lunedì 24 aprile 2017

Punti e interrogativi di Manuela Bonfanti - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue

Quali sono i punti fermi - o che provano a esserlo - nella nostra vita di donne?
"Trenta metri di libri o l'equivalente in chili" possono cambiare la vita di Brunella e della zia Luce?
La prostituta Gisella saprà adeguarsi ai  "marciapiedi" digitali?
L'ingegner Mascagni supererà positivamente il colloquio di lavoro "malgrado" sia donna?
E le abitanti di Seborovsk - Siberia - che per protesta fermano il treno otterranno ciò che disperatamente desiderano?
Donne che fanno paura perché hanno un cervello o che vivono solo di apparenza, donne vittime della violenza o che nonostante tutto cercano un loro posto nel mondo.
E gli uomini? A dirla tutta non ne escono molto bene nei racconti che compongono Punti e interrogativi, pubblicato da Antonio Tombolini Editore nella collana Oceania dedicata agli scrittori italiani che vivono all'estero. Ma è chiaro che l'intenzione di Manuela Bonfanti non è quella di raccontare situazioni serene e normali, bensì dei bivi a cui spesso conduce la vita, occasioni in cui bisogna decidere - o capire - in fretta la strada da prendere. Mettere un punto o una virgola?
E perché alla fine ci si ritrova sempre con un punto interrogativo?
Quattordici storie assai ben scritte in cui le donne sono protagoniste o comprimarie, ma tutte  prima o poi consapevoli - come pensa la sarta Margherita - che "se c'era una vita da rammendare, voleva che fosse la sua".

Punti e interrogativi di Manuela Bonfanti
(Antonio Tombolini Editore, 2016)

venerdì 21 aprile 2017

Scritture Boreali alla Libreria Mondadori di Imola


Dopo il workshop Inquietudini nordiche, che presto riproporrò, ecco un nuovo appuntamento pensato nell'ambito del mio progetto Orð North: letteratura e cultura scandinava  di cui vi parlo nel dettaglio qui.
Lunedì 24 aprile alle ore 19 la Libreria Mondadori di Imola (Via Emilia 71) ospiterà Scritture boreali, un reading dedicato alla letteratura scandinava contemporanea.
Tra suggestioni paesaggistiche e musicali, grazie all'apporto artistico di Quintoveda e della Compagnia Alice Gira in Città, proporremo un viaggio nell’anima nordica e tra gli scrittori più significativi e interessanti di Svezia, Islanda, Finlandia e Norvegia.
L'evento è inserito nel cartellone del festival Enjoy Your Town.

giovedì 20 aprile 2017

Zanne di Piero De Fazio - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue

L'ispettore Pietro De Falco è un poliziotto che crede davvero nel proprio lavoro, ci mette impegno e dedizione anche a costo di scontrarsi con i superiori e le autorità per i suoi modi non sempre ortodossi.
Quando a causa di un incidente scopre di avere dei "poteri" inconsueti e pericolosi, decide di usarli per fare giustizia da sé, avventurandosi così in una situazione sempre più pericolosa e dai risvolti inquietanti.
Non voglio raccontare oltre di questo thriller duro e nero perché rovinerei la tensione creata dalla capace scrittura di Piero De Fazio che tiene il lettore "incollato" al romanzo fino all'ultima pagina.
Una scrittura che, nonostante la drammaticità e la crudezza dei fatti narrati, non rinuncia mai a una lieve ironia.
Proprio questo non prendersi mai completamente sul serio è uno dei pregi dell'autore, oltre all'innegabile capacità di tratteggiare in modo efficace i personaggi, anzi le personalità, e a indurre il lettore a sentirsi all'interno della vicenda, invischiato nella trama assieme ai protagonisti. Tanto  da arrivare alle ultime pagine con un certo dispiacere, perché si vorrebbe leggere ancora.
Un'ottima "prima" per De Fazio che speriamo ci regali presto altri romanzi.

Zanne. L'eredità del cane di Piero De Fazio
(Antonio Tombolini Editore, 2016)

mercoledì 19 aprile 2017

Poeti dei suoni - Tre incontri di ascolto guidato nel mondo della musica

Vorrei segnalarvi un'iniziativa molto interessante che si svolgerà a Quintoveda (Via Cavour 58, Imola) a partire dal 26 aprile. Si intitola Poeti dei suoni - Tre incontri di ascolto guidato nel mondo della musica, si tratta di conversazioni informali condotte dal Maestro Marco Belluzzi che aiuterà i partecipanti a scoprire o ad approfondire il jazz, la musica classica e il rock, suggerendo chiavi di lettura e diverse prospettive di approccio.
Il programma si articolerà in tre incontri che avranno inizio alle ore 20.30:

26 aprile "Il profondo e l'effimero. Il jazz e l'improvvisazione continua."

10 maggio "Il mito della forma". Chi ha paura della musica "classica?"

14 giugno "Apocalittico o integrato? Il rock e la ribellione tentata."

Nato a Bologna, Marco Belluzzi ha compiuto gli studi di Canto, Pianoforte, Composizione, Direzione di Coro e d’Orchestra nella città natale. Svolge un’intensa attività di pianista, sia nel campo della musica strumentale sia in quello della musica vocale da camera con particolare riferimento alla musica del XX secolo. In qualità di direttore, ha collaborato con importanti ensembles in Italia e all’estero. È visiting professor presso l’Istituto ‘Söngskóli Sigurðar Demetz’ e direttore principale presso l’Orchestra ‘Kammersveit Hjörleifs Valssonar’ di Reykjavík.
Come compositore è autore di musica sinfonica, da camera e vocale, musica corale e per il teatro.
Dirige il coro polifonico Attosecondo.

venerdì 14 aprile 2017

Questo bacio vada al mondo intero di Colum McCann - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di aprile 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Ci sono libri che ti toccano talmente in profondità da rimanerti dentro per giorni, settimane, mesi dopo che li hai terminati, continuando a parlarti. E mentre ne sei immerso non li vorresti abbandonare, vorresti che durassero all’infinito.
Questo bacio vada al mondo intero è uno di quei libri. E se ti fermi a riflettere non sapresti nemmeno dire di preciso perché: per la scrittura? per la trama? per l’atmosfera? Forse per tutto questo e tanto altro. Ma non parlerò dell’emozione e di quella sensazione simile all’innamoramento che ha suscitato in me, perché è soggettiva e personalissima. Vorrei rimanere coi piedi per terra e analizzare i motivi per cui, secondo me, si tratta di uno dei libri più belli che ho letto negli ultimi anni.
Per la scrittura certamente. McCann è essenziale e lineare, non ama giri di parole, eccessi, ridondanze, barocchismi e descrizioni inutili. Ma con una breve frase riesce a farti entrare nell’anima delle persone e delle situazioni. Frasi che nella loro essenzialità e concretezza sono spesso intrise di grande poesia.
“La sola cosa per cui valeva la pena intristirsi era sapere che a volte in questa vita c’è più bellezza di quanta il mondo possa reggerne”.
La stessa poesia che mette persino nel titolo originale, purtroppo convertito — in italiano — in una frase melensa che suggerisce un romanzo sentimentale. Il titolo originale infatti è Let the great world spin (Lascia che il mondo giri in vortici infiniti), anche il titolo di uno dei capitoli, e un verso della poesia Locksley Hall di Tennyson che racconta di un amore perduto.
La trama è intrigante, con questo acrobata in primo piano che si accinge ad attraversare un cavo d’acciaio teso tra due grattacieli in una New York attonita degli anni ’70. All’apparenza sembra che sia proprio questo episodio il filo che lega tutte le altre storie: uno strano sacerdote (irlandese emigrato negli USA come McCann) che si adopera per aiutare le prostitute di un quartiere disagiato, le madri di alcuni soldati caduti in Vietnam, una sgangherata coppia di artisti, e tante altre figure di grande intensità e forza drammatica. Storie che all’apparenza scorrono parallele ma che ad un certo punto della vicenda acquisiranno nuovi significati e si incastreranno perfettamente una nell’altra come pezzi di un puzzle.
Anche l’atmosfera di attesa, che spinge il lettore a sperare, e che pervade tutto il libro è certamente elemento di fascino. Il cavo teso su cui mantenersi in equilibrio non è solo quello dell’acrobata, sono i tanti fili invisibili che attraversano la storia e a cui si aggrappano i protagonisti per non cadere giù, per non farsi inghiottire dalla disperazione, l’amarezza, la noia, la disillusione.
Perché “c’è chi pensa che l’amore sia la fine della strada, e che se si è abbastanza fortunati da trovarlo, ci si ferma lì. Altri dicono che è come un burrone nel quale si precipita. Ma chiunque abbia vissuto almeno un po’ sa che muta con il passare dei giorni, e secondo l’energia che gli si dedica, lo si conserva o ci si aggrappa, oppure lo si perde, ma a volte capita che non sia nemmeno mai stato lì, fin dall’inizio”.


martedì 11 aprile 2017

Il peso sul cuore di Amanda Melling - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di aprile 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

Chi mette piede in Irlanda ne rimane irrimediabilmente affascinato e sovente si ammala di nostalgia per l’isola di smeraldo, ricca di paesaggi suggestivi e intrisa di storia e leggende.
Anche la protagonista de Il peso sul cuore cade in questa rete di fascinazione suo malgrado.
Erica, giovane ligure, parte alla ricerca della zia Flora, approdata anni prima in Irlanda e scomparsa senza lasciare tracce. Arrivata nel villaggio di Cong, dove vive il marito della zia, mentre cerca di scoprire cosa le è accaduto, Erica comincia a capire il motivo che ha spinto Flora a trasferirsi in quel luogo ricco di leggende e colori, di gente allegra e accogliente. Si sente sempre più affine a questa zia che non ha mai conosciuto, Ma si deve anche scontrare con un mistero fitto e con incredibili storie di folletti e luoghi magici.
Se la vicenda raccontata nel romanzo di Amanda Melling — di cui non voglio svelare altro — cattura il lettore fino all’ultima pagina, inseguendo misteri e sentimenti nascenti, grande importanza ha anche l’elemento descrittivo, perché attraverso le parole dell’autrice si riescono a vedere i luoghi, le persone, lo spirito di cui è intrisa l’isola. E si comprende il grande legame che i suoi abitanti hanno col Piccolo Popolo, non solo protagonisti del folklore locale ma appartenenti a una mitologia ancestrale e ancora sacra per molti irlandesi.
Una storia quindi che è un viaggio negli angoli più suggestivi d’Irlanda e attraverso una cultura nella quale l’elemento magico è ancora molto presente. E in cui abitudini vecchie di secoli continuano a essere in uso, come l’anello di Claddagh Ring, composto da due mani che tengono un cuore sormontato da una corona, che simboleggia i tre valori del vero amore (amicizia, amore, lealtà) e ancora oggi molti indossano: con la punta del cuore verso le dita se non sono impegnati, verso il polso se sono legati a qualcuno.
Un viaggio, quello di Erica, che diventa scoperta non solo di bei luoghi ma anche di una realtà diversa da quella a cui è abituata, e la induce ad aprire la mente e il cuore superando i confini in cui spesso la razionalità ci induce.
“Sull’isola di smeraldo tutto era possibile. Erica aveva imparato che una birra non è soltanto una birra, che i laghi oggi ci sono, ma domani possono sparire nel nulla, per poi tornare ancora. Aveva imparato che non c’è niente di strano nel credere che in fondo ad un arcobaleno ci possa essere una pentola d’oro, e che il verde può essere il colore dell’anima, non solo delle colline. Aveva imparato ad amare il gracchiare dei corvi, la forza del vento, l’irruenza dell’oceano, l’allegria di quella gente. E soprattutto, aveva scoperto che nessuno, proprio nessuno, può entrare nel tuo cuore come solo un irlandese sa fare”.

Il peso sul cuore di Amanda Melling
(Antonio Tombolini Editore, 2016)

martedì 4 aprile 2017

Orð North - Parole del nord: progetto dedicato alla letteratura e cultura scandinava

Il mio interesse per i paesi del Nord Europa è nato tanti anni fa, ispirato inizialmente dalla lettura di Karen Blixsen, Peter Høeg, Jostein Gaarder. Poi ho scoperto Arto Paasilinna e Björn Larsson e, grazie ai loro libri, la casa editrice Iperborea, specializzata proprio nella letteratura scandinava. In quel momento la curiosità e l'interesse si sono trasformati in un grande amore che mi ha spinto ad approfondire sempre più la conoscenza degli scrittori nordici e dei loro paesi. Con una particolare predilezione per l'Islanda, la sua lingua e Jón Kalman Stefánsson.
Ho iniziato a raccontare questo mio amore agli amici del Gruppo di lettura Quarta di copertina, ad altre persone ed è stata una grande gioia riuscire a trasmettere il desiderio  di leggere questi autori anche ad altre persone. Da questi primi risultati positivi ha iniziato a prendere forma un progetto che ho chiamato Orð North che in islandese significa "Parole del nord". I primi passi di Orð North si sono concretizzati nell'organizzazione del reading Scritture Boreali, che ha incontrato l'interesse del pubblico e che replicherò il 24 aprile nell'ambito del festival di arti performative Enjoy Your Town. E nella realizzazione di un workshop dal titolo Inquietudini nordiche che terrò, sempre nell'ambito di Enjoy Your Town, sabato 8 aprile dalle 16 alle 19 a Quintoveda (Via Cavour 58, Imola). Il workshop guiderà i partecipanti alla scoperta delle “inquietudini” che hanno caratterizzato la cultura e la società scandinava dai Vichinghi ai giorni nostri.
Un viaggio tra Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Islanda attraverso letteratura, arti visive, musica, cinema, storia, scienze e filosofia per approfondire gli elementi peculiari della cultura nordica antica e moderna.
La quota di partecipazione è di 15 euro (più tessera Panta Rei/Quintoveda 4 euro).
Se desiderate partecipare potete iscrivervi mandando una mail a carlacasazza67@gmail.com

martedì 28 marzo 2017

Inventario dei pensieri felici: il coro Attosecondo a Imola

Qualche tempo fa ho iniziato a pubblicare post dedicati alle persone, i luoghi, le attività che mi fanno stare bene. Ho intitolato la rubrica Inventario dei pensieri felici e in questo post vi spiego perchè.
Il coro Attosecondo non può mancare tra i miei pensieri felici. Ho assistito ad alcuni loro bellissimi concerti e quando ho saputo che sarebbe nata una loro piccola "succursale" romagnola a Imola ho contato i giorni che mancavano alla prima prova. Al momento, noi della "succursale", siamo un manipolo di acerbi coristi ma ci divertiamo, le serate volano, stiamo molto bene insieme. E poi cantare fa bene alla mente, alla respirazione e soprattutto al cuore.
Questo lunghissimo preambolo per segnalarvi un appuntamento a cui non potete mancare.
Sabato 1 aprile alle ore 18 il coro polifonico Attosecondo (quello ventennale bolognese, non la "succursale") terrà un concerto a Imola all'interno dei Chiostri del Museo di San Domenico.
L'evento fa parte del ricco calendario di appuntamenti del festival Enjoy Your Town.
Attosecondo si è costituito nel 1997 e riunisce una ventina di musicisti e cantanti accomunati dall'entusiasmo e dalla passione per la coralità, che si alternano nei diversi ruoli di coristi, solisti, strumentisti, arrangiatori e tecnici dando vita ad uno spettacolo che esprime una vera e propria coralità d'insieme.
Il gruppo ha inizialmente esplorato i canti della tradizione nera afro-americana, frequentemente personalizzati con propri arrangiamenti, e successivamente ha intrapreso altre strade musicali avvicinandosi al '900 storico e contemporaneo, alla musica popolare e pop. Questo ha permesso di sperimentare sonorità più vicine al gruppo sia culturalmente che anagraficamente.

venerdì 24 marzo 2017

L'elogio del barista di Caterina Ferraresi - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue


È chiaro fin da titolo e sottotitolo che questo libro affronta l'argomento psicanalisi in modo leggero. Attenzione: leggero, non superficiale.
Uno dei segreti forse più importanti per vivere bene è non prendersi mai troppo sul serio. Questo Caterina Ferraresi lo ha ben presente ed è la cifra stilistica della sua scrittura sottilmente ironica. Persino nel titolo che spiega nelle prime pagine: "Qualcuno - non ricordo chi - ha detto: se hai un problema puoi fare tre cose, parlarne con il tuo barista, andare in analisi o tenertelo per te. Il risultato alla fine sarà lo stesso".
In questo libro, davvero piacevolissimo - più che un saggio una interessante chiacchierata con una "addetta ai lavori" - si trovano tanti spunti di riflessione utili non solo a chi è indeciso se andare in terapia, ma a ciascuno di noi.
Aiuta ad accettare un po' di più la vita come viene. A capire che di fronte a certi eventi siamo impotenti, mentre in altre situazioni possiamo scegliere di dare una nuova direzione alla nostra vita se solo lo ammogliamo e senza aspettare che siano gli altri a rimetterci in piedi.
Che "non accettare la propria storia è causa di sofferenza. Di una sofferenza peraltro inutile e improduttiva perché impotente".
Che "ascoltare se stessi è la strada. Diventare sordi a chi ci dice cosa è bene per noi è la cura".
Perché "la vostra vita è vostra. Non di vostra madre, di vostra moglie, del vostro terapeuta e nemmeno di vostro figlio. È' così vostra che, se voi morite, tutti gli altri rimangono in vita. Magari disperati, ma vivi".
Sono solo alcuni dei tanti brani che ho sottolineato, esercizi di buon senso che a volte - immersi nei nostri problemi - perdiamo di vista.
Un piccolo libro prezioso nella sua ironica semplicità che aiuta a guardarsi dentro e regala qualche ora di piacevole lettura.

L'elogio del barista di Caterina Ferraresi
(Corbaccio Editore)

martedì 21 marzo 2017

Pane, marmellata e tè: vi leggo l'incipit

Volete ascoltare l'incipit di Pane, marmellata e tè - il giallo che ho pubblicato nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore - letto direttamente dalla mia voce?
Ebbene, mi sono attrezzata anche per questo!
Potete ascoltarlo a questo link su Spreaker oppure su iTunes.
Al momento il romanzo è disponibile in ebook ma mi dicono che presto arriverà la copia cartacea.
Seguitemi sul blog e vi terrò aggiornati!
E se qualcuno di voi l'ha già letto, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate e se la lettura vi ha divertito.

venerdì 17 marzo 2017

Inquietudini nordiche - Workshop l'8 aprile a Imola


Sono emozionata mentre scrivo questo post, perchè vi racconto il primo passo di un progetto ben più grande a cui tengo moltissimo e a cui sto lavorando da tempo.
Chi mi conosce bene sa della mia sviscerata passione per la letteratura e la cultura scandinava che spero verrà sublimata presto anche da un viaggio nei luoghi del mio cuore.
Nel frattempo, vorrei condividere il frutto delle mie letture, dei miei studi e approfondimenti con chi è interessato alle genti del nord, o semplicemente è curioso di avvicinarsi a una cultura che in Italia è stata riscoperta da qualche decennio, grazie anche all'accurato lavoro della casa editrice Iperborea, specializzata in autori del nord Europa.
In cosa consiste il mio progetto lo scoprirete via via leggendo questo blog, ma intanto vi presento il workshop Inquietudini nordiche che proporrò nell'ambito del festival di arti performative Enjoy Your Town sabato 8 aprile dalle ore 16 alle 19. Nel corso del pomeriggio condurrò i partecipanti alla scoperta delle "inquietudini" che hanno caratterizzato la cultura e la società scandinava dai Vichinghi ai giorni nostri.
Un viaggio tra Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia e Islanda attraverso letteratura, arti visive, musica, cinema, storia, scienze e filosofia per approfondire gli elementi peculiari della cultura nordica antica e moderna.
Il workshop si svolgerà nel teatro underground di Quintoveda (Via Cavour 58, Imola).
La quota di partecipazione è di 15 euro (più tessera Panta Rei/Quintoveda 4 euro).
Se desiderate partecipare potete iscrivervi mandando una mail a carlacasazza67@gmail.com

martedì 7 marzo 2017

Parola di scrittore a Rimini

Vorrei segnalarvi una bella rassegna che ha preso il via oggi a Rimini e proseguirà fino al 4 aprile. Si tratta della seconda edizione di Parola di Scrittore, conversazioni con gli autori organizzate da Scenafutura ad Alidangelocaffè Extrò di Rimini.
Tra gli ospiti della rassegna, avrò l'onore di conversare con due brave scrittrici e care amiche: Clara Piacentini, che presenterà Bianca come l’Africa il 14 marzo,  e Roberta Marcaccio, che parlerà di Tranne il colore degli occhi il 28 marzo.
Il programma della rassegna prevederà, inoltre, Stefano Rossini con POdissea, presentato da Paolo Vachino il 7 marzo; Sara Ceccarelli con Anna Maria Mozzoni. La vicenda di una donna che si è battuta per altre donne, presentata da Francesca Panozzo il 21 marzo; Oreste Delucca con La fèmina del prete presentato da Manuela Angelini il 4 aprile.
Tutti gli appuntamenti si svolgeranno alle 18.30 in Via Castefidardo 58.

lunedì 20 febbraio 2017

Upside Down Magazine mi ha intervistato


 Qualche giorno fa Silvia Casini (che ringrazio molto) di Upside Down Magazine mi ha intervistata.
Ecco il risultato della nostra chiacchierata, se volete leggerlo direttamente nel sito della rivista andate a questo link.

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…
Tenace, appassionata, gentile
Mai senza?
Libri.
Cosa le piace leggere?
Un po’ di tutto: narrativa e saggistica, anche sceneggiature. Più raramente la poesia. Non c’è un genere che prediligo, se il libro è ben scritto leggo dal fantasy al mainstream, dal giallo al rosa.
Se dovesse esprimere tre desideri?
La felicità per le persone che amo, vivere di scrittura, abitare in Nord Europa.
La sua vita in un tweet?
Vivo per scrivere e scrivo per vivere.
Ci parli del suo ultimo romanzo. A chi lo consiglierebbe e perché?
Pane, marmellata e tè è una storia gialla ma con qualche divagazione romantica. Per questo lo consiglio a chi ama i due generi. Devo dire che diversi uomini che lo hanno letto, meno sensibili al lato romantico della vicenda, si sono fatti però coinvolgere dalla suspense e dall’intreccio. Lo consiglio a chi ama i gialli classici, ma anche le storie un po’ romantiche.
Come nascono i suoi personaggi, vi è un collegamento con la realtà?
I miei personaggi hanno sempre un elemento di realtà. A volte anche solo un piccolo dettaglio fisico o caratteriale che mi ricorda persone che conosco o che incontro fugacemente e mi colpiscono, in altri casi sono un ritratto fedele di queste persone.
Le ambientazioni che sceglie provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?
No, sono tutti luoghi ben precisi e reali.
Come può riassumere ai suoi lettori il suo romanzo? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
Pane, marmellata e tè racconta di Beatrice Ardenzi, giornalista precaria nella redazione di un quotidiano di provincia, che si è sempre occupata di tematiche sociali, fino a quando il suo direttore le affida una inchiesta sul “mostro della palude”, serial killer che mutila e uccide persone anziane. Un caso difficile per il commissario Matteo Croci e il suo braccio destro, l’agente Alessio Pelliconi, in cui Beatrice si trova coinvolta suo malgrado. Tra i battibecchi con Croci e alcune intuizioni utili alle indagini, l’amicizia di Beatrice e Alessio si trasforma in qualcosa di più, complice un corso di panificazione. Beatrice e i poliziotti giungono all’epilogo del caso, ma non tutto è come sembra. Tornata alla routine di tutti i giorni, Beatrice crede di avere smesso per sempre i panni dell’investigatrice, ma a quanto pare il suo destino è di cacciarsi nuovamente nei guai: la prima vacanza con Alessio si trasforma in un’indagine a Parigi, tra sale da tè e ambasciate esotiche, per aiutare un’amica indagata per l’omicidio del principe ereditario del Brunei. E se una degustazione di tè rovina la loro vacanza, una prozia stramba e una marmellata forse letale mettono a dura prova la loro festa di fidanzamento. Riuscirà Beatrice, investigatrice “involontaria” e un po’ maldestra a risolvere i tre casi e a tenersi il fidanzato?
In realtà, è un romanzo di evasione, non c’è un messaggio preciso, tranne forse il fatto che niente è mai come sembra. Che non bisogna trarre delle conclusioni troppo in fretta.
È già al lavoro su un nuovo libro?
Sì, sto scrivendo di una nuova indagine che coinvolgerà Beatrice per la gioia di chi mi ha chiesto un seguito di Pane, marmellata e tè.

giovedì 9 febbraio 2017

Tutti i racconti di Flannery O'Connor - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di febbraio 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Flannery O'Connor è considerata una delle migliori autrici di racconti del Novecento e , in generale, della letteratura contemporanea. Varie generazioni di scrittori l'hanno eletta autrice di culto e hanno cercato di carpire dai suoi scritti, le interviste, le lettere, i testi delle sue conferenze, il segreto per dare vita a un racconto perfetto. Questa premessa è a mio avviso necessaria per sapere con chi si ha a che fare quando si inizia a leggere Tutti i racconti, la raccolta completa edita da Bompiani.
Anche il lettore più distratto e superficiale non può fare a meno di notare la nitidezza, il realismo, delle storie, l'innegabile abilità della O'Connor di farci vedere e sentire in modo tangibile le persone, i luoghi, le emozioni. Del resto è ben consapevole di questa sua capacità che ritiene fondamentale nello scrivere narrativa perché essa “opera tramite i sensi. […] Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare”.
Ma la realtà, nelle sue storie, è fatta di personaggi grotteschi, ignoranti, bigotti, razzisti, che si muovono in situazioni pervase di un amaro pessimismo e una cruda violenza che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini. In questo momento nel lettore nascono le prime domande, considerando anche che tutto ciò scaturisce dalla penna di una scrittrice cattolica degli anni '50. Perché esaspera nelle sue storie i peggiori difetti dei suoi conterranei del Sud degli Stati Uniti?
Christian Raimo in Lo stile trascendentale di Flannery O'Connor (prefazione a Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere di Flannery O'Connor, Minimum Fax) ci fa notare che nelle storie della scrittrice si può ritrovare “una filigrana di costanti, legate a una traccia a cui lei stessa si riconosceva fedele: 1) All'inizio ci viene in genere presentata una vicenda di problematiche quotidiane, spesso con qualche riverbero sociale […]. Il tutto riflesso nel punto di vista del protagonista, che è molto spesso un personaggio arcisicuro della propria visione religiosa o sociale o esistenziale che […] cerca di trasmettere a coloro che reputa da convertire […]. 2) In modo violento o insinuante avviene un evento del tutto inaspettato, che altro non è che la manifestazione della grazia. […] 3) Come confessa la stessa scrittrice, di fronte all'intervento del divino, nessun personaggio può lasciare le cose a metà […]. Perché o si accetta la grazia o la si rifiuta”. E tutti i racconti si concludono con uno di questi due esiti, quasi sempre in un crescendo di violenza che lascia raggelati.
Quindi la O'Connor non scrive solo per il gusto di raccontare, ma ha uno scopo edificante, ha scelto – consapevolmente o meno - di usare le sue storie per educare i lettori a comprendere il dono divino della grazia, riconoscerlo ed essere consapevoli di ciò che accade se si sceglie di non accettarlo.
Ma tanta violenza è necessaria? Risponde lei direttamente alla domanda: “Non solo la nostra epoca non ha un occhio molto acuto per le quasi impercettibili intrusioni della grazia, ma non dimostra nemmeno una particolare sensibilità per la natura delle violenze che le precedono e le seguono”. La violenza nei suoi racconti “è stranamente capace di ricondurre i personaggi alla realtà e di prepararli ad accettare il loro momento di grazia. Hanno la testa così dura che non c'è quasi altro sistema. […] Per lo scrittore autentico, la violenza non è mai fine a se stessa. È la situazione estrema che meglio rivela quel che siamo in sostanza”.
Al netto di questi approfondimenti sugli aspetti più evidenti del suo stile narrativo, utili per una lettura più consapevole, restano comunque delle storie coinvolgenti, ironiche, vivide, a volte estreme e inverosimili, altre di grande realismo, che nobilitano il racconto (spesso in Italia genere poco considerato) e offrono una grande prova letteraria.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il Colophon febbraio 2017: Per brevità chiamato artista

Protagonisti del primo numero 2017 de Il Colophon, rivista letteraria digitale diretta da Michele Marziani e pubblicata da Antonio Tombolini Editore, sono la narrativa breve, le short story, i racconti.
"Se vi capitasse mai la ventura di tentare la carriera di scrittore - scrive Michele Marziani nell'editoriale - e di farlo con una raccolta di racconti trovereste di fronte a voi una muraglia da fare invidia a quella cinese: «In Italia i racconti non si leggono» vi dirà qualsiasi editore nazionale che si rispetti. Così voi imparereste un’amara verità: in Italia i racconti non si pubblicano quasi mai.
Eppure nelle storie brevi spesso ha sede il cuore della narrativa. Perché scrivere racconti è difficile, inaspettatamente, incredibilmente, infinitamente difficile. Perché è una forma di scrittura che per riuscire impone una disciplina estrema. Un’indagine rapida, spesso invasiva, della quale resta a volte solo un’immagine sfocata. Ma in quella sfocatura sta tutta la bellezza".
Di questa bellezza si parla nel numero intitolato Per brevità chiamato artista, tra interviste, recensioni, racconti, articoli. Tutti interessantissimi e da non perdere.
C'è anche un mio contributo, la recensione a Tutti i racconti di Flannery O'Connor, la regina incontrastata del racconto, che ha molto da insegnare a lettori e scrittori anche oggi.
Come si fa a leggere Il Colophon? basta andare a questo link.

giovedì 2 febbraio 2017

Pane, marmellata e tè: la recensione di Roberto Baldini


Quando leggendo una recensione al tuo libro realizzi che lo scrivente ha colto esattamente lo spirito con cui tu hai lavorato alla storia, ti invade una sensazione bellissima, che ti sprona a scrivere ancora per mantenere vivo il legame empatico con chi ti ha capito.
La bella recensione di Roberto Baldini nel blog Scrivoleggo ha sortito proprio l'effetto apppena descritto.

Ecco cosa scrive Roberto:
"Tre casi per l’impareggiabile Beatrice...
Beatrice Ardenzi, giornalista.
No, non è la recensione di un biglietto da visita, soltanto la presentazione di una ragazza che parla chiaro, è schietta e sincera e sa farsi amare.
Beatrice è a proprio agio tra le tematiche sociali, eppure un bel giorno il suo direttore le appioppa un’inchiesta su di un serial-killer. Un tizio simpatico che fa a pezzetti le persone anziane, un vero simpaticone.
Lei dovrebbe soltanto riportare le notizie e trascriverle su carta, eppure si ritrova a indagare e a partecipare attivamente all’indagine, rischiando di non poter più scrivere articoli causa morte improvvisa…
Fortunatamente tutto finisce nel migliore dei modi e Beatrice pensa di potersi concedere un po’ di relax… sbagliato!
Una vacanza parigina si trasformerà in un’indagine sull’omicidio di un principe ereditario. Beh, se conoscete Beatrice, sapete che non si tirerà certo indietro!
Finalmente un po’ di tranquillità? Ancora no, mancano diverse pagine alla fine del libro e c’è tempo per un mistero che sa di dolce, forse anche troppo…
Carla Casazza ci narra tre storie con una freschezza e una dolcezza davvero rare da trovare in un panorama letterario intasato.
Un libro che sembra un gioco ma che parla di argomenti seri, nonostante lo faccia con una disinvoltura e una semplicità da lasciarci piacevolmente sorpresi.
Un libro da centellinare o assaporare in un sol boccone, magari proprio con una buona tazza di the. Occhio però agli ingredienti, non è detto che Beatrice giunga in tempo a salvarci…"
Se volete leggere la recensione nel blog di Roberto questo è il link.

martedì 17 gennaio 2017

Ricettario senza glutine e caseina di Letizia Bernardi Cavalieri

Vi vorrei parlare del Ricettario senza glutine e caseina di Letizia Bernardi Cavalieri per due motivi. Il primo è che ogni volta che esce un libro della collana Olos, che dirigo per Antonio Tombolini Editore, mi sento emozionata e orgogliosa come se lo avessi scritto io. Perchè è un progetto che amo molto, a cui tengo particolarmente, e per il quale seleziono solo testi che reputo ottimi.
Il secondo è un motivo più personale: per vari problemi di salute, da qualche anno, devo attenermi a una dieta con meno glutine possibile e senza lattosio. Inoltre sono allergica (in modo grave, rischio lo shock anafilattico) a diversi alimenti. Quando il medico mi spiegò cosa dovevo eliminare dalla mia alimentazione la prima cosa che pensai fu: e ora cosa mangerò? Superato il primo momento di "disperazione" (due dei cibi che adoro sono il pane e i formaggi) cominciai a cercare qualche ricetta per capire come organizzare i miei pasti, ma le soluzioni che trovavo erano spesso davvero poco golose.
Quando ho letto per la prima volta il Ricettario di Letizia mi è venuta l'acquolina in bocca. Perchè le ricette che propone sono sanissime e senza tanti ingredienti problematici come glutine, lattosio, caseina, soia, lieviti, zuccheri raffinati, ecc. ma sono allo stesso tempo golose: moltissimi piatti della migliore cucina italiana, qualche ricetta di cucina etnica e anche idee sfiziose. Agnolotti, fettuccine, gnocchi, ma anche involtini primavera e pollo al curry, baccalà al pomodoro e bouillabaisse di pesce, carciofi alla romana, pizza e piadina, muffin e persino il Montebianco. Sono solo alcune delle ricette che Letizia spiega in modo semplice e preciso per permettere a tutti di realizzarle.
Vi è venuta fame? Immagino di sì.
Se volete scoprire quante prelibatezze si possono preparare grazie al Ricettario senza glutine e caseina non vi resta che acquistarlo nei migliori store on line o direttamente a questo link.

mercoledì 21 dicembre 2016

Al paese dei libri di Paul Collins - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di dicembre della rivista letteraria on line Il Colophon.

Che libro strano! Al termine della lettura non avevo ben capito se mi fosse piaciuto o meno, e ancora oggi – a distanza di qualche giorno – non mi è ben chiaro.
Non si tratta di un romanzo, bensì della cronaca autobiografica (almeno così è fatto intendere al lettore) di un soggiorno dell'autore con moglie e figlio al seguito a Hay-on-Wye, il celebre villaggio gallese dove la densità di librerie è elevatissima. Collins vorrebbe stabilirvicisi in pianta stabile ma la difficoltà di trovare una casa adeguata da acquistare lo indurrà a tornare negli Stati Uniti. È chiaro che la trama esigua costituisce un pretesto per parlare di altro: Hay-on-Wye, i libri, gli scrittori, come appaiono la Gran Bretagna e i suoi abitanti agli occhi di uno statunitense.
Ho apprezzato le descrizioni dei luoghi (anche se forse a un europeo lo stupore che le pervade risulta abbastanza ingenuo) e ancora di più le digressioni sui libri. Collins a quanto pare è cultore e collezionista di libri insoliti o introvabili dell'Ottocento e Novecento e cita di frequente divertenti brani a proposito dei temi più disparati. Spunto interessante per una ricerca bibliografica.
Ho trovato acute e sagaci alcune sue riflessioni anche se mi pare di intuire che si tratti del “solito” bibliofilo col paraocchi che esalta l'odore dei libri e la loro muffa rossa ma non riesce a considerare della stessa utilità e valore un ebook: un preconcetto che limita ancora molto scrittori, editori e lettori ed è duro da superare. Questo dato di fatto mi suscita una domanda, forse provocatoria: se i libri aiutano ad aprire la mente, perché molti di coloro che li realizzano, li scrivono o ne sono dei consumatori assidui hanno un atteggiamento così chiuso e ottuso nei confronti delle nuove tecnologie e alle grandi possibilità che esse offrono?
Tornando a Il paese dei libri, ci sono due cose che mi hanno lasciata interdetta. La prima è la brutta figura che in questo libro fanno gli statunitensi: Collins li dipinge come zotici bigotti ricchi di denaro, beni e tecnologia, ma un bagaglio culturale inesistente. Sono d'accordo che in parte può essere così, ma mi pare che calchi un po' troppo la mano, soprattutto visto che sta parlando dei suoi connazionali.
Infine la domanda che mi ha “tormentato” durante tutta la lettura: Collins dice di essere uno scrittore, ma via via che si legge Il paese dei libri si scopre che la sua prima opera ancora non è stata pubblicata, è in fase di editing. Sorvoliamo l'annosa e controversa questione riguardo al diritto di definirsi scrittore, se e dopo quanti libri pubblicati, ma a parte questo come fa a vivere e mantenere una famiglia senza svolgere un altro lavoro? Ha ricevuto un anticipo così cospicuo? Davvero negli Stati Uniti accade ancora? In caso affermativo Collins non dovrebbe denigrare tanto gli USA dove il sogno di vivere facendo solo lo scrittore (e non altri due o tre mestieri per sopravvivere) è possibile. Se invece così non è, forse ho capito finalmente l'essenza di Al paese dei libri: non si tratta di un racconto autobiografico bensì di un romanzo distopico assai ottimista.

Al paese dei libri di Paul Collins
(Adelphi)

lunedì 19 dicembre 2016

La libreria dell'armadillo di Alberto Schiavone - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di dicembre 2016 della rivista letteraria on line Il Colophon


“Il destino di ogni libro è imprevedibile recita la quarta di copertina di questo romanzo, ed è imprevedibile anche ciò che ci leggerai dentro oltre a una bella storia, aggiungo io. Andiamo con ordine, però, iniziando dalla trama. Un vecchietto smemorato torna a casa dalla tabaccheria dove ha acquistato le sigarette e la commessa come resto gli ha dato un biglietto del SuperEnalotto. Essendo smemorato, appunto, si dimentica dell'estrazione e lascia il biglietto dentro al libro che sta leggendo: Randagio è l'eroe di Giovanni Arpino. Un libro ormai fuori catalogo, quasi irreperibile, ma che nella nostra storia fa un sacco di strada. Lo troviamo infatti il giorno dopo in uno scatolone abbandonato vicino ai cassonetti dalla nipote del vecchietto, e poi tra le mani di un librario cocciuto come un armadillo che sta cercando di salvare la propria libreria indipendente dal fallimento. Dalle mani del librario Randagio è l'eroe dovrebbe passare direttamente a quelle della dolce Francesca che lo sta cercando da tempo, ma si mettono in mezzo la sorte e un ragazzotto cinese che ama leggere di nascosto per non incappare nelle ire del padre, e che decide di rubare il prezioso volume visto che il libraio "ne ha tanti". E poi...non vi racconto oltre per non rovinarvi la sorpresa.
Vi posso raccontare, invece, le tante altre cose che ho trovato tra queste pagine. Ci ho trovato una dichiarazione d'amore per i libri libri: Ha mai osservato l'espressione di una persona che ha appena finito di leggere un libro? L'ideale è riuscire a vedergli scorrere addosso le ultime pagine, e seguirne il respiro fino alle ultimissime righe. È significativo anche come lo chiude. A volte un gesto violento, altre una carezza.
E l'atmosfera di certe librerie in cui potresti anche perderti, curiosando tra gli scaffali o chiacchierando col libraio o la libraia per ore. Sono fortunata, ne conosco diversi di luoghi così, ma stanno scomparendo piano piano, soprattutto nelle grandi città.
E ci ho trovato, ancora, la strenua resistenza di un libraio che fa questo mestiere per amore: l'unica maniera che abbiamo per aiutarli questi librai cocciuti e coraggiosi, sostenerli, incoraggiarli, è quella di frequentare le loro piccole isole del tesoro. Lo so che a volte è più comodo comprare on line senza uscire di casa, ma se davvero crediamo nel valore dei libri anche il banale gesto di acquistarli in libreria può significare molto.
La libreria dell'armadillo è stata anche l'occasione per conoscere Randagio è l'eroe, che mi ha incuriosito e ho cercato. Davvero è un libro difficile da reperire ma sono riuscita a procurarmelo: ancora non l'ho letto e confesso che forse mi sono creata molte aspettative che spero non saranno deluse. Proprio a proposito dei libri ormai fuori catalogo e quasi introvabili vorrei fare una riflessione: molti vedono gli ebook come una delle cause della crisi delle librerie indipendenti. Non credo che ci possa essere idea più sciocca considerando anche che il mercato degli ebook in Italia raggiunge ancora una fetta di pubblico piccolissima. Invece vedo in essi una grande risorsa proprio per ridare vita a questi testi ormai introvabili e che nessun editore è interessato a ripubblicare in edizione cartacea. L'ebook permetterebbe operazioni di recupero a costi bassissimi impedendo - inoltre - che certi testi di valore scompaiano completamente.
Ma torniamo alla Libreria dell'armadillo, un romanzo coinvolgente e delicato, che vi consiglio vivamente di leggere nel formato che vi piace di più, cartaceo o ebook. E se scegliete il cartaceo acquistatelo in una libreria... indipendente of course.

La libreria dell'armadillo di Alberto Schiavone
(Rizzoli)

giovedì 15 dicembre 2016

L'ora del tè: la chiacchierata nel salotto di Roberta Marcaccio

Roberta Marcaccio ha un bel blog che vi consiglio di seguire. All'interno del blog tiene una rubrica molto carina che si intitola L'ora del tè di cui sono stata ospite con mia grande emozione.
Ecco il risultato della chiacchierata che potete leggere anche direttamente a questo link.


Benvenuta Carla nel mio salotto, per me è un’emozione averti qui. So che ami gli infusi e i tè. Cosa posso offrirti mentre chiacchieriamo?
Un Earl Grey rigorosamente “liscio”.

Molto bene. Se sei pronta, iniziamo la nostra chiacchierata.
Prontissima.

A che età hai iniziato a scrivere?
Sette anni (e ho vinto il mio primo concorso letterario nazionale scolastico a otto).

Quali sono, se ne hai, le tue manie quando scrivi?
Non ne ho, a parte il fatto che ODIO chi sbircia nel mio pc o nel quaderno.

Il luogo in cui preferisci ambientare le tue storie?
Ovunque, basta che il luogo colpisca la mia immaginazione.

Il libro più bello che hai letto?
Difficile sceglierne uno. Negli ultimi anni “Questo bacio vada al mondo interno” di Colum McCann.

Il luogo più strano in cui scrivi?
Scrivo dappertutto: a casa, in treno, in auto, in aereo, nei caffè, su una panchina, ho scritto anche seduta sul sedile della moto… dipende cosa intendiamo per strano.

Sbirciando un po’ nel tuo bagaglio di referenze ho trovato molte cose interessanti:
agente letteraria, scrittrice, editor, direttrice di collana… È come se tutte le sfaccettature del mondo della scrittura, in te trovassero un centro. Penso, nel mio piccolo, a quanta fatica occorre per programmare un romanzo, scriverlo, promuoverlo, tenere un blog per aumentare la visibilità, ecc. Ed immagino la tua, di fatica, a fare collimare più esigenze diverse, tue e di altri. Inoltre curi diversi blog, recensisci libri, partecipi a gruppi di lettura, presenti libri… Insomma, hai una professionalità poliedrica.
La mia curiosità è: di tutte le attività che svolgi, quali ti hanno maggiormente aiutato nella tua carriera di scrittrice? Hanno influito in modo positivo oppure alcune sono state di intralcio?
Il tuo lavoro, ovviamente, ti impone di leggere molti libri. Facendo un calcolo approssimativo, quanti ne leggi in un anno?
Devo essere sincera al 100%? Dopo avere trascorso la giornata lavorativa a scrivere, promuovere, editare, ecc. gli altri autori, della mia vena creativa e della voglia di fare lo stesso per i miei progetti letterari resta molto molto poco. Anche perché spesso mi capita di lavorare fino a tardi. Tutto ciò quindi va a discapito della mia attività come scrittrice, della promozione dei miei libri, ecc. E non ti nascondo che sto facendo delle attente riflessioni sulla questione.
Quanti libri leggo in un anno tra quelli “per diletto” e quelli “per lavoro”? Circa 200 direi.

Certo che devi essere sincera. Mi piace parlare in modo diretto con le persone che incontro. È un po’ nella mia natura ed apprezzo chi lo è. Il tempo per la scrittura è tempo che va tolto a tutto il resto e spesso è la scrittura che ne soffre. Lo stesso vale per la promozione, le presentazioni. Ti capisco perché so cosa significa.
Con te vorrei affrontare un argomento che mi sta a cuore. Poi parleremo anche dei tuoi libri.
Tu leggi circa 200 libri ogni anno. Un numero notevole. Li leggi perché il tuo mestiere ovviamente lo richiede.
Parlando con Carla scrittrice mi piacerebbe avere una tua opinione sulla necessità di leggere per poter poi scrivere. Mi spiego meglio. Per scrivere è fondamentale leggere. Più libri si leggono più la scrittura si arricchisce, decolla. So anche che molti autori non leggono o leggono poco.
Quanto è importante invece la lettura per uno scrittore? È preferibile leggere un certo genere di libri o qualsiasi pagina scritta è adatta allo scopo? E infine, la lettura di libri di altri autori che uno scrittore fa, può condizionare il suo stile? Oppure migliorarlo?
Secondo me per uno scrittore la lettura è fondamentale.
Prima di tutto per i motivi più scontati, quelli per i quali la lettura è importante per tutti: sviluppa il senso critico, aiuta ad avere un punto di vista più ampio e obiettivo, mantiene vivo il cervello, spalanca nuovi orizzonti, ecc. Se una persona che si definisce scrittore non legge come può essere in grado di valutare ciò che ha scritto? Per valutare occorre essere in grado di confrontare il proprio lavoro con gli standard, con il resto della letteratura.
Inoltre leggere ci fa apprezzare (o detestare) strutture e stili narrativi diversi, ci mette di fronte a scritture di tutti i tipi che sentiremo più o meno congeniali alla nostra sensibilità. E anche leggere brutti libri (o quelli che noi riteniamo tali) può essere utile, per stabilire cosa proprio non ci piace, gli errori in cui non vogliamo cadere.
Non credo che la lettura possa condizionare il nostro stile, perché in ciò che scriviamo mettiamo sempre la nostra personalità. Piuttosto credo che sia ciò che ci piace che possa influenzarci. Mi spiego: io amo molto la scrittura asciutta, diretta, frasi brevi, poche leziosità. E infatti leggo molti autori nord europei, spesso accomunati da queste caratteristiche. Non amo molto i periodi lunghi, le descrizioni troppo ricche, le parole “barocche”, certi stili di autori sudamericani o mediterranei che mi paiono ridondanti. Quando scrivo, lo so, sono molto sintetica, essenziale. Ma certo la mia scrittura non è una copia dei miei autori preferiti. Forse la summa di tutti? O forse è solo la scrittura di Carla a cui piacciono le frasi brevi e poco leziose.
Certamente se leggiamo buoni libri miglioriamo la nostra scrittura.

Penso che tu ci abbia fornito un punto di vista molto interessante da cui osservare la nostra scrittura: ciò che ci piace influenza il nostro stile. Un punto di vista che non avevo mai considerato, su cui mi trovi molto d’accordo. Penso non solo ai libri che leggiamo ma anche a ciò che accade mentre viviamo e che spesso traduciamo in storie. Mi spiego e ti chiedo.
Una storia deve essere credibile o, per lo meno, coinvolgermi a tal punto da farmi accettare qualsiasi scelta dell’autore (mi vengono in mente almeno una decina di romanzi in cui mi sono stupita di ciò che accadeva ma ho accettato) tanto che è consigliabile che lo scrittore scriva di ciò che conosce bene. Nella tua esperienza di vita da scrittrice ti accade spesso di visitare luoghi, incontrare persone, vivere situazioni che poi diventano materia prima per le tue storie? Quanto di reale c’è nei tuoi racconti e quanto invece è frutto della tua fantasia?
Mi accade di continuo! Anzi, devo fissarmi dei paletti da sola perché grazie a luoghi, persone, vicende, conversazioni che mi ispirano ho già raccolto tante di quelle idee per altrettanti romanzi e racconti che non so se riuscirò a scriverli tutti in questa vita. C’è da dire però che sono anche molto critica. Tutte le idee di cui sopra me le appunto in un taccuino speciale, ma ogni tanto le rileggo e quelle che non mi convincono più le elimino.
Direi che la percentuale di reale e immaginario nelle mie storie è 50 e 50. Ma di solito la scintilla originale, quella da cui poi nasce la fase creativa, ha origine sempre nel reale.

Capisco bene cosa intendi. A volte anche camminando semplicemente per strada, la scintilla creativa che darà vita ad una storia può accendersi. Quando meno te lo aspetti.
Parliamo ora dei tuoi libri. Io ho letto sia Scritto sull’acqua che Pane, marmellata e tè. Il primo è una raccolta di racconti, mentre il secondo è un giallo-rosa che contiene tre avventure della simpatica Beatrice. Si tratta di storie brevi che nulla hanno da invidiare a romanzi più articolati. Personalmente trovo molto invitante la scrittura delle short story e devo dire che non è per niente facile scrivere condensando la storia.
Quando hai progettato Pane, marmellata e tè l’hai pensato con una struttura a racconti fin dall’inizio oppure hai valutato anche l’ipotesi del romanzo? I tre episodi di Beatrice possono essere considerati dei racconti lunghi, contengono diversi personaggi, hanno un andamento che ricorda molto il romanzo, ma per necessità narrativa prevedono molte delle caratteristiche di una short story: puntare l’occhio di bue su uno o pochi eventi in particolare, concentrarsi solo su alcuni dettagli, non dilungarsi nelle descrizioni. Alla luce di tutto questo, a tuo parere, è più facile scrivere un racconto rispetto ad un romanzo, o viceversa?
Pane, marmellata e tè è nato proprio con l’intenzione di proporre tre racconti legati tra di loro ma che allo stesso tempo siano episodi autoconclusivi. E infatti sono stati “costruiti” secondo questa esigenza.
Secondo me è più difficile scrivere un racconto, perché hai un minore “spazio di manovra” rispetto al romanzo: hai a disposizione meno pagine per delineare i personaggi, fare entrare il lettore nella storia, creare l’atmosfera che lo catturi. C’è da dire però che vengo da oltre vent’anni di giornalismo e sono quindi abituata a dovere esprimere molto in poche righe. I miei prossimi progetti, comunque, sono relativi ad alcuni romanzi piuttosto articolati, quindi ti saprò dire fra qualche mese se confermerò questa mia teoria o meno.

Ovviamente siamo curiosissimi dei tuoi futuri progetti, ma per scaramanzia non ti chiederò di cosa si tratta. Ne parleremo quando sarai pronta a svelarli.
Fra le tue pubblicazioni abbiamo citato alcuni saggi storici, fra cui Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente, pubblicato da Bacchilega Editore, la cronaca del viaggio dell’incrociatore Raimondo Montecuccoli, che partì da Napoli alla volta di Shanghai, in aiuto alla popolazione cinese. Il tuo è stato un importante lavoro di ricostruzione storica, che credo sia stato anche emozionante, visto che quel viaggio ha riguardato in qualche modo la tua famiglia. Ce ne vuoi parlare? Cosa ha significato per te scrivere questo libro? Quali sensazioni ha suscitato in Carla?
Con questa domanda avremmo finito la nostra intervista, ma di cose da chiederti ce ne sarebbero ancora tante. Possiamo ridarci appuntamento fra qualche mese, quando avrai qualche notizia in più da fornirci sui tuoi progetti futuri?
Però ho altre due curiosità (ed a questo punto non solo io). Tu vivi per scrivere e scrivi per vivere, una vita dedicata alla scrittura, ai libri, alla scoperta di autori esordienti e di novità letterarie. Quali sono le altre passioni di Carla, quelle che non riguardano libri e circondario?
E poi, se dovessi scegliere una fra le tante sfumature delle tue attività professionali (scrittrice, agente, editor, giornalista…) quale preferiresti esercitare per la vita?
Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente per me ha un grandissimo significato affettivo perché uno dei membri dell’equipaggio era mio nonno materno, Aroldo Sabbadin: i suoi racconti mi hanno affascinato fin da quando ero piccola e averli raccolti in un libro è come preservare la sua memoria ora che non c’è più. Ma è stata anche una importante operazione di ricerca perché questo episodio della storia della Marina Italiana è sconosciuto a molti e invece si è trattato di un evento significativo: la prima missione di pace della nostra Marina durante la quale sono state salvate migliaia di persone, occidentali ma soprattutto cinesi di Shanghai (la missione è stata svolta durante la guerra cino-giapponese). Oltre alle testimonianze di mio nonno ho raccolto quelle di altri membri allora ancora in vita dell’equipaggio: è stato come fare un commovente viaggio nel passato perché questi anziani marinai ricordavano nitidamente tutto e raccontavano la loro avventura con emozione. Nei loro occhi che brillavano ho rivisto i giovani sottufficiali del 1937.  Si è trattato comunque anche di una ricostruzione storica importante perché esistono pochissime informazioni in italiano sulla missione: in dieci anni ho raccolto materiale soprattutto in lingua inglese (articoli di giornale, diari e reportage, saggi storici) e sono riuscita a ricostruire spero al meglio la vicenda. Ma la cosa che mi ha reso più felice è che da quando è uscito il libro, dieci anni fa, ricevo regolarmente mail di parenti di ex membri dell’equipaggio che mi mandano immagini, memorie, ecc. Oppure semplicemente mi ringraziano per averlo scritto. Ho ricevuto email dalla Svezia, da Pechino, dal Canada, dagli USA. Tutto questo mi emoziona e avrei voluto poterlo condividere con mio nonno. Sto pensando a una seconda edizione del libro arricchita da tutto il materiale che mi è stato inviato in questi anni.
Rispondendo alle altre tue domande… certamente quando avrò novità interessanti sui miei nuovi progetti ti farò sapere.
Quali sono le mie passioni al di fuori dei libri e della scrittura?
Amo viaggiare, il fai da te (uncinetto, punto croce, cucito, creazioni con la carta o le perline), quando ho l’ispirazione giusta cucino.
Se potessi scegliere una sola delle mie attività professionali? Scrittrice, senza alcuna esitazione!

Sentirti parlare della tua esperienza di ricerca e scrittura di Montecuccoli e dell’effetto che sta suscitando in coloro che hanno partecipato alla missione e nei loro parenti emoziona un po’ tutti noi ed io credo che questo sia un libro da leggere e consigliare. Io per prima lo leggerò al più presto.
Grazie Carla per averci dedicato il tuo tempo e per avere condiviso con noi le tue passioni e qualche tuo piccolo segreto. Ti aspetto di nuovo nel mio salotto!




martedì 13 dicembre 2016

Pane, marmellata e tè - Incipit

Ormai lo sanno anche i muri che è uscito il mio nuovo libro. Ma siccome "la pubblicità è l'anima del commercio", non posso evitare di parlarne, anche se cerco di farlo senza ammorbare troppo i miei lettori (o fan? o follower? decidete voi).
Quindi nelle prossime settimane vi offrirò qualche dettaglio in più su Pane, marmellata e tè.
Cominciamo dall'incipit.
E se siete curiosi di leggere il resto... basta andare a questo link e acquistare l'ebook.
Buona lettura!

Fango, ovunque, sulle mani, sul viso. Se lo sente fra i denti.
E sangue. Tanto sangue. Ne avverte intensamente l'odore.
Beatrice si sveglia con un grido muto in gola.
Annaspando trova l'interruttore dell'abat-jour sul comodino e la luce calda che si diffonde la tranquillizza. Si alza a sedere sul letto, abbraccia le ginocchia e cerca di ridare un ritmo meno frenetico al cuore e al respiro.
Ancora quell'incubo che ritorna sempre con maggiore frequenza da quando ha intrapreso le ricerche per il dossier sui delitti seriali.
Non si è mai occupata di cronaca nera. Ma stavolta il direttore ha preferito dare un taglio più introspettivo al pezzo: niente morbosa caccia alle streghe e sensazionalismi, piuttosto una ricerca psicologica dei motivi per cui la fredda brutalità ha preso il sopravvento sul raziocinio e la compassione.
Niente giornalisti dallo scoop facile abituati a scavare nelle vite di vittime e carnefici per suscitare l'attenzione dei lettori. È più adatta lei, che solitamente scrive di impegno civile e problematiche sociali.
Si alza dal letto: ormai sa che non riuscirà a riprendere sonno. E poi fra meno di un'ora dovrebbe suonare la sveglia.
Infila un cardigan sulla camicia da notte e va in cucina, accende il bollitore, mette la bustina di tè nella tazza.
Quello che la turba non è tanto l'angoscia che prova a causa dell'incubo, quanto il fatto che lo scenario in cui ogni notte si ritrova non è descritto in nessuno dei rapporti analizzati per l'articolo.
Avrò poteri divinatori?
si chiede mentre versa l'acqua bollente.
Scrolla le spalle e con un grosso sospiro saluta la nuova giornata che ha davanti.

lunedì 12 dicembre 2016

Il Colophon di dicembre: Al paese dei libri

Ultimo numero del 2016 de Il Colophon quello appena uscito col titolo Al paese dei libri. Titolo ispirato al libro di Paul Collins che proprio io ho recensito per la rivista letteraria on line.
In questo numero si parla di libri - ma dai? - però sotto una luce particolare.
Di libri e coraggio.
No, non di libri che parlano di coraggio.
Bensì del coraggio di pubblicare libri belli, o fuori dagli schemi, o particolari ma comunque interessanti, senza sottostare solo e unicamente alle leggi del mercato.
Coraggio di essere dei veri librai, che sanno consigliare e incuriosire, non dei semplici commessi che potrebbero vendere un libro come si vende un paio di scarpe.
Coraggio di leggere un libro e dire che non ci è piaciuto, che è brutto o mal tradotto anche se è in vetta alle classifiche. Perchè è solo questo coraggio, e tutte le sue altre infinite sfumature, che salveranno i libri.
Un numero davvero bello, ricco pieno di spunti e contenuti, da gustarvi pagina dopo pagina con calma. Tanto la prossima edizione esce fra due mesi!
P.S. Le belle illustrazioni sono di Marta D'Asaro (anche lei ha il coraggio di proporre copertine fantastiche ma completamente fuori dagli schemi).

martedì 6 dicembre 2016

Fotogrammi in 6x6 di Michele Marziani - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue.

Tre fotografie, tre brevi episodi, possono contenere tanta forza narrativa da riuscire a raccontare vite intere. È quello che fa Michele Marziani in questo breve romanzo (o racconto lungo,come si preferisce) con la sua scrittura asciutta ma che con poche frasi riesce a dirti un sacco di cose, a farti entrare nel cuore dei personaggi e delle vicende.
Nel primo fotogramma siamo a Rimini nel 1968, conosciamo Stefano, bambino di prima elementare, che si sente fuori posto, diverso dai compagni di classe, e per questo ce l'ha un po' coi propri genitori che stanno a metà strada tra i “ricchi” e i “proletari”; la stessa divisione che Stefano vive anche tra i suoi compagni di classe dove si sente escluso da entrambi i gruppi. Suo padre insegna alle superiori, un lavoro “borghese” quindi, ma in casa si deve ugualmente fare economia con scelte insolite che il bambino a volte proprio non comprende.
Cambia fotogramma, siamo ancora a Rimini nel 1973. Stefano ha 11 anni e comincia ad essere cosciente di ciò che succede nel mondo. Ad accrescere la sua consapevolezza lo aiuta l'amicizia con Ursula, sua coetanea, figlia del segretario di un ministro di Allende scampato al colpo di stato e ospitata nel suo stesso condominio.
L'ultimo fotogramma è ambientato a Laigueglia, in Liguria, nel 1994. Non è più Stefano il protagonista, ma sua madre che scrive una lettera al nipotino Ernesto che dorme. Le è stato affidato perchè i genitori, entrambi brigatisti, sono in prigione.
Come ci si trasforma da bambini che si sentono fuori posto e cercano di capire il mondo a terroristi? Forse possiamo provare a capirlo leggendo questa storia.
Al contrario di quanto si può pensare, però, non è un libro “politicizzato” ma il racconto di pensieri ed emozioni legati ad alcuni frammenti del '900 visti attraverso gli occhi di un bambino che si chiede come mai le cose “vanno così” e deve scegliere se accettare le risposte che trova crescendo.

Fotogrammi in 6x6 di Michele Marziani
(Antonio Tombolini Editore – Collana Officina Marziani)

sabato 26 novembre 2016

La prima recensione a Pane, marmellata e tè

Mi sento un po' autoreferenziale in questo periodo, ma non posso evitare di parlare del mio nuovo libro che sta riscuotendo interesse e appprezzamenti. Quindi non me ne vogliate se vi stresserò un pochino.
Prima di lasciarvi alla lusingiera recensione di Roberta Marcaccio (se volete leggerla nel suo sito, questo è il link) aggiungo che fino il 6 dicembre il libro è in promozione a 1,99 euro (anziché 4,99) e che potete acquistarlo direttamente a questo link.

Tre casi per Beatrice.
Dalla routine quotidiana di un piccolo giornale, Beatrice si ritrova catapultata nel mondo dei serial killer. Un salto notevole per la nostra giovane giornalista, che per la prima volta vedrà affidarsi un incarico importante: il “mostro della palude”.
Pane, marmellata e tè è una raccolta di tre racconti con omicidio; protagonista è una giornalista, improvvisata investigatrice, che con il suo inaspettato fiuto e un po’ di fortuna risolve i casi con grande abilità.
Beatrice è fresca, spontanea. Dice quello che pensa e vive le situazioni con trasporto.
Pane, marmellata e tè è un giallo a tinte rosa: non è crudo, contiene una storia d’amore, si legge con facilità e non è sdolcinato.
Leggendo Pane, marmellata e tè se ne possono sentire i profumi, osservare i colori, percepire i sentimenti.
Una storia ricca di elementi sensoriali: l’odore del pane, il sapore del tè, della marmellata. La scrittura scorre e i tre racconti si leggono in un fiato, grazie alla simpatia della protagonista e alla bravura dell’autrice.
Pane, marmellata e tè è adatto a chi ama estraniarsi per un attimo da ciò che c’è fuori e isolarsi in un mondo parallelo. Entrare in un’altra vita e viverla. Ti senti partecipe, al fianco di Beatrice, mentre si muove, indaga, parla, ragiona, si esprime.
Pane, marmellata e tè è una bella lettura, divertente e piacevole. Bellissima anche la copertina, delicata ed accattivante.
Pane, marmellata e tè è scritto dalla bravissima Carla Casazza e pubblicato nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore.


venerdì 25 novembre 2016

Biografia imperfetta di una scrittrice: dedicato a Marina Sangiorgi

Martedì 29 novembre alle ore 20.30 alla Biblioteca Comunale di Imola (Via Emilia 80) Viaemiliaventicinque in collaborazione con Francesca Serragnoli organizzano l’incontro Biografia imperfetta di una scrittrice, serata intorno all’opera dell’autrice imolese Marina Sangiorgi prematuramente scomparsa alcuni mesi fa. Interverranno il professor Alberto Bertoni dell’Università di Bologna, Walter Raffaelli, editore, e Marisa Zattini, editrice.
Marina Sangiorgi, scrittrice imolese, ha pubblicato Frammenti di un’autobiografia imperfetta (Il Vicolo edizioni), Rubare tempo all’allegria (Raffaelli editore). I suoi racconti sono stati pubblicati in  La luna di traverso, Graphie, Fernandel e in varie antologie. Sulla rivista clanDestino ha curato la rubrica Salotto letterario. Membro attivo del gruppo di scrittura Viaemiliaventicinque, in ambito teatrale ha scritto testi messi in scena dal Tilt (trasgressivo imola laboratorio teatro).