mercoledì 22 luglio 2015

Splendido come il sole di Tulum di Federica D'Ascani

Confesso che non amo molto i romanzi "rosa" o sentimentali, preferisco altri generi, ma ogni tanto - per curiosità - qualcuno lo leggo. In questo caso avevo avuto modo di apprezzare altri testi di tutt'altro genere della D'Ascani (horror) e mi incuriosiva
vedere come se la cava con spasimi di cuore e romanticherie. Non sono stata delusa perché Splendido come il sole di Tulum si è rivelata una lettura molto piacevole per due motivi: innanzitutto la scrittura ironica e accattivante, poco melensa ma a tratti molto divertente. In secondo luogo perché la trama - pur rientrando nei canoni della storia d'amore - non è così scontata come ci si può aspettare, affrontando anche tematiche come l'amore gay, che possono risultare "scomode".  La storia, infatti, è quella di Fanny, abbandonata dal futuro marito a due ore dalle nozze, che decide di consolarsi facendo ugualmente il viaggio previsto dalla luna di miele, ma accompagnata dal suo migliore amico, Davide. Lui accetta volentieri sia perché l'occasione di un viaggio in Messico è assai ghiotta, sia perché vuole farsi una nuova vita lontano dall'uomo che ama ma che non lo ricambia. Così Fanny e Davide fuggono entrambi dai fantasmi che li  tormentano e si tuffano  - nel vero senso della parola - nella meraviglia di Tulum, bellissima località di mare dove entrambi incontrano qualcuno che fa battere loro nuovamente il cuore. Tra tentennamenti, paura di soffrire, colpi di scena e situazioni imbarazzanti, la storia procede ritmata e accattivante fino al prevedibile happy end.  Una lettura piacevole e fresca adatta a ravvivare queste torride giornate estive.

Splendido come il sole di Tulum
Federica D'Ascani
Rizzoli (Youfeel)

lunedì 20 luglio 2015

L'amore cattivo di Francesca Mazzucato

Per esprimere certi concetti, a volte, non è necessario prendere a prestito termini complicati. Bastano parole elementari, come quelle che usano i bambini.
Nel caso dell'amore, per esempio. C'è l'amore buono, quello che fa stare bene, rende felici, e c'è l'amore cattivo che avvelena l'esistenza.
Non poteva scegliere titolo più efficace Francesca Mazzucato per il suo nuovo romanzo che racconta questo sentimento pericoloso dal quale sgorgano ferite interiori ed esteriori.
Lo racconta in modo intenso ed efficace, declinandolo secondo le diverse sfumature in cui si può incontrare. Perché è amore cattivo non solo quello tra due amanti, può esistere anche nei rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, ecc.
Attraverso la storia di Nora, giovane donna in fuga dall'amore cattivo della propria famiglia, che reitera le sue sofferenze accettando un rapporto di coppia - quello con Alessandro - altrettanto tossico, la Mazzucato dipinge situazioni più o meno gravi, più o meno estreme, in cui molte, moltissime donne si ritroveranno. Perché la violenza che fa male e lascia ferite indelebili è sì quella fisica, ma anche quella psicologica e verbale. Spesso la più subdola e difficile da riconoscere come tale.
Un romanzo doloroso che offre spunti di riflessione e può mettere molti lettori - e soprattutto lettrici - di fronte ad una nuova consapevolezza, ma anche uno "strumento" utile per riconoscere certe trappole affettive ed evitare di esservi trascinati dentro.
Un libro ben scritto, appassionante e con importanti risvolti educativi. Da leggere e far leggere.
"L'amore cattivo morde il corpo e lo sventra. Avvilisce l'anima. La rimpicciolisce e la devasta.
L'amore cattivo incenerisce ogni cosa. È piromane, assassino, criminale. Difficile però che resti lontano, escluso, in prigione.
La cenere aumenta man mano.
In maniera infida. Giorno dopo giorno.
Restano polvere, odore di bruciato, impronte di baci malefici.
L'amore cattivo è senza suono e senza odore.
La frontiera fangosa delle anime prostituite."
L'amore cattivo
di Francesca Mazzucato
Giraldi Editore, 2015

mercoledì 8 luglio 2015

Il secondo numero de Il Colophon e la mia recensione a Milano non è Milano di Aldo Nove

Da ieri è on line il secondo numaro della rivista letteraria digitale Il Colophon questa volta tutta dedicata a Milano.
Un numero ricchissimo, con interviste a Giorgio Fontana, Marco Missiroli, Paolo Cognetti, Laura Pariani, Antonio Moresco e tanti altri scrittori, editori, agenti che vivono e lavorano a Milano.
Ci sono bei racconti e numerose recensioni, tra le quali la mia a Milano non è Milano di Aldo Nove che riporto qui di seguito.

Appare evidente fin dal titolo — Milano non è Milano  — che non abbiamo fra le mani una guida turistica. Piuttosto il ritratto, un po’ scombinato e frammentario, che uno scrittore — Aldo Nove — fa della propria città. A modo suo. E infatti inizia a raccontare il capoluogo lombardo attraverso il mito del dio azteco Axolotl che incessantemente si trasforma per non morire. Come Milano.
Proseguendo nella lettura pare incredibile che grazie al puzzle di citazioni da wikipedia o dal sussidiario delle elementari, ai versi di poesie e canzoni, Nove riesca davvero a rendere l’idea di cosa significa per lui questa città, al di fuori degli stereotipi e dall’immagine che se ne fa per lo più chi non ci vive e l’ha sperimentata superficialmente come turista o per lavoro.
“[…] per un bambino che arriva a Milano dalla provincia, Milano è un sogno, strano. Anche un incubo, potremmo dire. ʻUn sogno guasto e cavo al centroʼ, ha detto un grande poeta milanese, Milo De Angelis, forse il più capace, negli ultimi trent’anni, di descrivere le suggestioni e le inquietudini del capoluogo lombardo. O più sobriamente, senza suggestioni metafisiche, quello che avverti, che avvertivo da bambino, era l’urto di una città ʻacuta e duraʼ (Franco Buffoni, altro grande poeta lombardo).”
Attraverso gli occhi di un bambino della provincia vediamo la Milano degli anni Ottanta, attraverso gli occhi più disincantati di Nove ormai adulto scopriamo curiosità che nelle guide turistiche non compaiono, conosciamo la storia di una città distrutta tante volte ma che è sempre stata in grado di rialzarsi in piedi, ha ripulito ogni volta la sua immagine a costo di nascondere le vestigia del passato e si è reinventata continuamente.
Aldo Nove, con la sua scrittura discontinua e un po’ straniante, intrisa di ironia, riesce nell’intento di farci penetrare — per quanto possibile — nell’anima della città rimbalzandoci da piazza Duomo ai Mac Donalds, da Via Montenapoleone agli ipermercati, dal Cenacolo di Leonardo alla metro. Sono tanti anche i luoghi di cui non parla — la Scala, l’Accademia di Brera, giusto per ricordare i più noti — ma già cominciamo a conoscerla un po’ meglio (forse) e a capire se ci affascina o no, trovare la chiave di lettura per interpretare questa città e le sue mille facce in continuo divenire. E decidere se vogliamo approfondirne ulteriormente la conoscenza e la frequentazione. “Milano è come la punta di un iceberg. Sotto, immensa, c’è la sua storia. Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere sempre presente a se stessa, ne presente, lo riportino sotto.”

venerdì 3 luglio 2015

Olos: discipline olistiche, bio-natuarli e self help

Sta muovendo i primi passi Olos, collana di saggistica dedicata alle discipline olistiche, bio-natuarli e al self help, pubblicata da Antonio Tombolini Editore e curata da me.
Ancora non ha un logo, ma la bravissima desiger Marta D'Asaro ne creerà presto uno ad hoc.
Se avete testi interessanti relativi a queste tematiche inviatemeli alla mail carlacasazza67@gmail.com
Olos in greco significa tutto, intero. Da questo termine nasce il significato delle discipline olistiche, che analizzando l'individuo nel suo insieme cercano di comprendere l'origine dei suoi problemi fisici o emotivi e si adoperano affinché - grazie al riequilibrio di corpo, mente, spirito ed emozioni - tali problemi vengano superati.
In questa collana troverete quindi saggi dedicati alle diverse discipline olistiche, ma anche a quelle bio-naturali - cioè volte al benessere della persona - e testi che approfondiscono i temi legati al self help o auto aiuto.
I libri che proponiamo sono scritti da esperti del settore e vengono selezionati con cura per offrire una visione quanto più ampia possibile sulle tante metodologie antiche e moderne che sono a nostra disposizione per prenderci cura di noi stessi.
Crediamo sia importante fornire alle persone gli strumenti per stare bene nel proprio corpo e con sè stessi e riteniamo utile offrire una informazione più completa possibile relativamente alle tecniche naturali per raggiungere questo benessere.
Un benessere di cui molti sentono il bisogno, immersi come sono in una vita frenetica e carica di stress. Soffermarsi a leggere i libri utili a questo scopo è il primo passo verso una migliore qualità della propria vita.

giovedì 2 luglio 2015

Assaggi di parole

Assaggi di parole è un progetto che io e  Francesca Mazzucato (Errant Editions) abbiamo coccolato a lungo: ora finalmente sta prendendo forma.
Come dice il nome stesso offrirà assaggi di autori esordienti e non. Racconti o romanzi brevissimi, interessanti e di qualità che permetteranno ai lettori di conoscere autori esordienti, riscoprire scrittori già noti, gustarne gli scritti.
Inizialmente l’edizione sarà solo digitale, ma in seguito valuteremo altre possibilità.
Man mano che il progetto prende corpo vi darò maggiori dettagli e aggiornamenti.
Intanto potete vedere il bel logo disegnato da Alberto Malossi e contattarci alla mail info.assaggidiparole@gmail.com

lunedì 29 giugno 2015

La semplice fama del trifoglio: un nuovo titolo al blog

Qualcuno di scarsa fantasia ha pensato bene di copiare il titolo del mio blog che da anni e anni era Scrivere è vivere.
Irritante. Assai.
Non amo le omologazioni così ho deciso di scegliere un nuovo titolo.
E la scelta è caduta sul primo verso di una poesia di Emily Dickinson che regala diversi spunti di riflessione:

La semplice Fama del Trifoglio
Rimembrata dalla Mucca -
È meglio dei patinati Reami
Della notabilità.
La rinomanza percepisce se stessa
E ciò degrada il Fiore -
La Margherita che si è guardata indietro
Ha Compromesso il suo potere -


The Clover's simple Fame
Remembered of the Cow -
Is better than enameled Realms
Of notability.
Renown perceives itself
And that degrades the Flower -
The Daisy that has looked behind
Has Compromised it's power -


Purtroppo ho dovuto eliminare anche la bella testata grafica sulla quale avevo lavorato a lungo. Presto ne creerò una nuova.

Inventario dei pensieri felici

Da oggi, oltre a parlarvi dei libri che leggo, inizierò a scrivere di interessanti iniziative a cui partecipo, luoghi magici che frequento, persone belle che incontro, e tutto ciò che della mia vita è degno di essere raccontato.
Raccoglierò i post di questo tipo sotto la "rubrica" Inventario dei pensieri felici perché i pensieri felici sono il motore che ci aiuta a stare bene e affrontare la quotidianità.
Ricordate Peter Pan? Per poter fare volare Wendy le soffiò addosso la polvere di fata - che la ritrosa Trilly gli aveva fornito - ma per "attivare" la magia occorreva concentrarsi su un pensiero felice.
Come Wendy anche io posso volare (almeno col cuore e la fantasia) grazie ai pensieri felici.

giovedì 11 giugno 2015

VII Edizione Concorso letterario Turno di notte

Officine Wort in collaborazione con  Azienda Vitivinicola Gandolfi e Bacchilega Editore lancia la VII edizione del Concorso Letterario per racconti in lingua italiana  Turno di Notte.
Una notte di fine estate fra le colline imolesi dedicata agli amanti della scrittura. Dopo il successo delle passate sei edizioni ci ritroveremo anche quest’anno a condividere un’altra bellissima avventura letteraria.
Un appuntamento, di persona o virtuale, per scrivere in compagnia un racconto e condividere la propria storia.
Chi vorrà essere fisicamente presente potrà trovarsi con gli altri partecipanti sabato 4 luglio 2015, alle ore 21.30 (così ci scappa una bottiglia di vino e qualche chiacchiera prima di cominciare) presso l’Azienda Vitivinicola Gandolfi (Via Loreta Berlina 1/2 Dozza Imolese – Bo) mentre tutti quelli che non riusciranno ad essere presenti di persona, potranno partecipare scrivendo in contemporanea dal luogo in cui si trovano.
I racconti dovranno essere sviluppati da un incipit appositamente scritto anche quest’anno da Carlo Lucarelli, che ringraziamo, e che verrà comunicato verbalmente ai presenti alle ore 22 del 4 luglio 2015 e contemporaneamente diffuso in rete sul sito di riferimento del concorso www.officinewort.it. Gli elaborati dovranno essere consegnati o inviati a mezzo e-mail entro le ore 5 del 5 luglio 2015. Per l’iscrizione e qualsiasi chiarimento il bando è su http://www.officinewort.it.
Il racconto primo classificato verrà pubblicato sul settimanale Imolese Sabato Sera e sul sito di Officine Wort assieme al secondo e al terzo classificato oltre che sui mezzi di comunicazione che fanno riferimento alla Cooperativa Bacchilega, a Officine Wort e a Carlo Lucarelli. Per i vincitori, attestato, libri e prodotti tipici offerti dall’Azienda Vitivinicola Gandolfi.
Gli autori dei primi tre racconti classificati verranno avvisati a mezzo mail almeno cinque giorni prima della premiazione. I racconti verranno letti da attori nel corso della cerimonia di proclamazione del vincitore che avverrà in data ancora da fissarsi e che verrà resa nota quanto prima, presso la BIM Biblioteca Comunale di Imola (via Emilia 80), cui parteciperà anche lo scrittore Carlo Lucarelli autore dell’incipit, che premierà il vincitore e i finalisti.
LEGGETE IL BANDO

giovedì 4 giugno 2015

Notte di nebbia in pianura di Angelo Ricci

In occasione dell'uscita di una nuova edizione - stavolta digitale - di Notte di nebbia in pianura di Angelo Ricci, pubblicato nella collana Officina Marziani di Antonio Tombolini Editore, e che assieme a L’Odore Del Riso e a Sette Sono I Re completa una potente trilogia della pianura dello scrittore pavese, vorrei riproporre un'intervista a Ricci che pubblicai qualche anno fa su Bookavenue.

Lo chiarisce subito il titolo: la storia che racconta Angelo Ricci in Notte di nebbia in pianura, anzi le storie, si svolgono contemporaneamente in una notte invernale di quelle in cui la nebbia della pianura padana la fa da padrona. Una notte tristemente fredda e umida, come tristi e fredde sono le vite dei protagonisti di questo impietoso ritratto dei nostri tempi. Vite che si sfiorano ma non hanno in realtà elementi decisivi di contatto, solo qualcosa di amaro da mandare giù per tutti. C'è l'ex avvocato che per vivere presenta aste televisive in una anonima rete privata, l’ubriaco Sticazzi che comunica esclusivamente col turpiloquio, un giovane infelice sia per la sua nuova condizione di orfano che per la sua enorme stazza. E poi una donna arrestata per favoreggiamento di un terrorista islamico che in realtà l'ha raggirata facendo leva sul suo bisogno d'amore e infine una partita di pocker tra amici italiani a cui assistono le fidanzate dell'Est Europa. Cinque episodi che nella narrazione asciutta, brusca, ritmata di Ricci continuano ad alternarsi come in un caleidoscopio duro, ironico e amaro, un girotondo in cui vengono messe a nudo con uno sguardo disincantato e distante miserie, solitudini, ambizioni, sconfitte, desideri e sogni infranti.

Le storie che racconti nel tuo primo romanzo sono amare, senza un finale positivo, senza speranza. Hai voluto esasperare questo aspetto della realtà per lanciare un messaggio provocatorio oppure hai realmente una visione negativa dei nostri tempi e dell'animo umano?

Non credo alla letteratura, ai romanzi che lanciano messaggi. Come diceva E. M. Forster “la storia è in movimento, l’arte è immobile”, cioè l’atto stesso dello scrivere o del raccontare o del narrare è parte fondamentale dell’animo umano, ed è un atto che vive di vita propria, anche se non può prescindere da ciò che accade. Ci mettiamo di fronte al computer, a scrivere le nostre storie, spinti dalla stessa esigenza del raccontare, del narrare che mosse il primo homo sapiens a disegnare di notte sulla parete di una caverna, con una selce affilata, le scene di caccia alle quali aveva assistito durante il giorno. Certamente gli avvenimenti che circondano le nostre vite hanno una forte influenza nel momento in cui decidiamo di raccontare una storia. Non esiste un modo di scrivere del tutto asettico, ed è giusto che sia così. Credo tuttavia che l’animo umano debba essere il luogo principe da indagare, da esplorare, naturalmente per mezzo degli stilemi e della struttura narrativa. Da indagare più ancora dei nostri tempi. Anche perché la realtà è sempre vissuta e interpretata dal nostro animo e quindi anche la nostra contemporaneità, i nostri tempi. Ed è proprio dall’interpretazione che il nostro animo ne fa, che nascono le nostre paure, le nostre angosce, i nostri desideri più o meno legittimi, più o meno nascosti.

La tua scrittura è abbastanza singolare: secca, sincopata, brusca, con frequenti ripetizioni di frasi che danno la misura dell'ossessione che abita i tuoi personaggi. Questo stile è nato così, spontaneamente, oppure è frutto di uno studio attento?

Non mi piace scrivere dando l’impressione di possedere verità rivelate, verità che comunque non posseggo. Né, tantomeno, mi piacciono certi scrittori che sembrano comporre un eterno bigliettino dei Baci Perugina. Non credo che la scrittura debba essere ridondante e amo molto di più il “non detto” del “detto”. Non sopporto nemmeno le descrizioni dei luoghi o dei personaggi; naturale che, in certi casi, non se ne possa fare a meno, anche in relazione all’aspetto generale della storia da raccontare. Tuttavia la chiave di volta di una narrazione è il dialogo. Un dialogo serrato, senza respiro, angosciante e, come giustamente dici, ossessivo. Quanto questo stile sia spontaneo, non ti saprei dire.
E non so nemmeno quali autori mi abbiano influenzato e se lo abbiano fatto, perché sono da sempre un lettore onnivoro, che peregrina dai classici russi e francesi a Philiph Dick e DeLillo. Non è nemmeno frutto di una programmazione a tavolino. Probabilmente è un mix di spontaneità e di studio, non so. Posso solo dirti che, quando scrivo, scrivo quello che vorrei leggere.

La nebbia invernale è uno dei protagonisti inconsapevoli della tua storia. La nebbia che intristisce e raggela i cuori. Credi che i luoghi e le situazioni siano complici se non responsabili delle negatività umane oppure vengono utilizzati solo come alibi per giustificare la naturale propensione della nostra specie all'agire negativo?
Noi influenziamo pesantemente i luoghi e i luoghi influenzano noi, altrettanto pesantemente. È un rapporto di reciproco scambio o, se vuoi, di reciproca dannazione.

La scrittura è una passione che coltivi da tempo o nata negli ultimi anni? Che importanza riveste nella tua vita?
Fino all’età di quattordici anni non sono assolutamente stato un lettore. Poi, la professoressa di Italiano della prima liceo, ci diede da leggere per l’estate i soliti autori che si indicano agli studenti: Bassani, Calvino, Pirandello, Tobino, ecc. ecc. Rimasi talmente colpito dalla lettura de Il clandestino, di Mario Tobino che provai subito a scrivere un libro. Me lo ricordo ancora. A cose fatte lo rilessi e altro non era se non il riassunto (composto malissimo!) proprio di quel romanzo di Tobino. Dopo quella parentesi del tutto ridicola, ho ricominciato a scrivere su vent’anni. Ma ho sempre buttato via tutto. Solo sui trentacinque ho cominciato a capire che quello che scrivevo poteva avere un qualche senso e allora ho iniziato a conservare, rileggere, strutturare quello che scrivevo.
Francamente non so dirti quanta importanza rivesta la scrittura nella mia vita, ma, probabilmente, è solo perché ho paura di ammettere che ne rivesta troppa.

Hai trovato difficoltà, come esordiente, a pubblicare il tuo romanzo?
Ero semplicemente uno dei tanti. Non conoscevo nessuno nel campo delle case editrici. Soltanto Mino Milani, col quale ero in rapporti per via di una iniziativa culturale che ci vedeva coinvolti. Con grande pudore gli feci leggere le mie cose e lui mi disse “sei bravo, sai scrivere”. Così feci rilegare il manoscritto e lo spedii ad una ventina di editori. Per un paio d’anni ricevetti molti silenzi e un paio di rifiuti espliciti. Poi, finalmente, la pubblicazione. 

mercoledì 27 maggio 2015

L'amore non c'entra di Luca Martini

La mia recensione pubblicata su BookAvenue

Quanto amore c'è nelle nostre vite? Quanto influisce nelle nostre scelte, nei nostri comportamenti?
E la sua assenza come ci trasforma? Parliamo di amore a 360 gradi, amore sentimentale, per un amico, un figlio, per la musica, l'arte, o semplicemente per la vita.
I diciotto racconti che compongono la raccolta L'amore non c'entra di Luca Martini potrebbero fornire delle risposte a questi interrogativi, oppure dimostrarci che non serve immaginare trame elaborate per colpire la sensibilità del lettore perchè in ogni gesto quotidiano, a volte anche banale, raccontato in queste storie, ritroviamo tutta la drammaticità o la tenereezza o l'assurdità o l'ironia dell'esistenza.
Sono storie legate da un filo di malinconia, i cui personaggi spesso si sono persi, hanno smarrito la trama dei sogni che
inseguivano un tempo, si sono rassegnati a farsi trascinare dalla vita, lontano da ciò che avrebbero voluto essere. C'è chi si ritrova, fa in tempo a corregere il tiro e tornare sul percorso tracciato dalla buone intenzioni, c'è chi invece manca l'appiglio e continua a farsi trascinare dall'esistenza.
La scrittura essenziale, senza sbavature, ma allo stesso tempo molto emozionante di Martini, tratteggia piccoli scorci di vita con vivido realismo, con delicatezza e un filo di ironia che non guasta mai. Racconta storie un po'surreali che però - in questo nostro strano mondo - potrebbero essere più vicine alla realtà di quanto immaginiamo.
Diciotto racconti che si possono gustare uno alla volta, o leggere d'un fiato come un romanzo che cattura, e in entrambi i casi restano dentro, sedimentano, ti tornano in mente dopo giorni, segno che sono stati capaci davvero di parlarti.

L'amore non c'entra
di Luca Martini
(Edizioni La Gru, 2015)

lunedì 11 maggio 2015

Tra Rothko e tre finestre di Corrado Paina - La mia recensione pubblicata su Il Colophon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di maggio della rivista letteraria on line Il Colophon.

Nella Toronto dei primi anni 2000, Luigi Sasta — anziano direttore del quotidiano Stampa Italica — si trova coinvolto nelle indagini per l’omicidio di Michele Carrieri, persona all’apparenza integerrima, che si è ricostruito una vita in Canada cambiando persino nome in Michael Carrier.
Un giallo “classico” che Corrado Paina — alla sua prima prova come romanziere dopo avere pubblicato varie sillogi poetiche — usa come “pretesto” per raccontare la realtà degli emigranti italiani (e non solo) in Canada. Un racconto che viene direttamente dall’esperienza dell’autore poiché Paina vive in Canada da circa trent’anni.
Già dall’incipit è fortissima la presenza di questo tema che diviene anche uno degli elementi importanti dell’indagine per la quale il sergente Stevens chiede l’aiuto del vecchio amico Sasta: perché Michele Carreri ha cambiato nome? Voleva integrarsi completamente nel nuovo Paese in cui viveva, oppure aveva qualcosa da nascondere? Chi lo ha ucciso mentre stava visitando una mostra all’Art Gallery of Ontario? Cosa nasconde la sua compagna Valeria Furlon, che appare reticente a raccontare il passato dell’uomo?
Sono queste le domande che affollano la mente di Luigi Sasta, emigrante anche lui, ma di quelli radicati da tempo nella comunità, che dirige un giornale in lingua italiana sull’orlo del fallimento, perché ormai a Toronto di italiani che leggono nella loro lingua d’origine ce ne sono pochi. Attraverso i pensieri e gli spostamenti di Luigi entriamo nei quartieri che un tempo furono degli emigranti, conosciamo una comunità — quella degli italo-canadesi — ormai completamente integrata nella società e cultura del paese che li ospita, ma che conserva le tipicità della patria d’origine, forse per nostalgia, forse perché è difficile dissociarsene completamente. Come è difficile cancellare i pregiudizi — a volte davvero banali e scontati — che sussistono tuttora nei confronti dei nostri connazionali: “italiano uguale mafia, intrallazzi, guai”. E si comprende anche l’origine dei pregiudizi osservando con gli occhi di Sasta i suoi scalcinati colleghi della redazione.
L’anziano giornalista, nonostante l’angina che lo tormenta, fiuta una buona pista e incalza il presunto colpevole fino a rischiare la propria vita. E intanto fantastica di un ritorno in Italia (da cui era partito bambino piccolo), di un buen retiro nelle Marche. Ma quando le indagini lo portano davvero a rientrare nel nostro Paese, si trova in mezzo a una Milano che non riconosce più, così come non riconosce la sua nazione d’origine che sembra meno italiana degli italiani di Toronto.
Un esordio molto interessante sia per l’autore, sia per la collana Oceania di Antonio Tombolini Editore, dedicata agli autori in lingua italiana che vivono in altre nazioni e che proprio con Tra Rothko e Tre Finestre inaugura le proprie pubblicazioni.

venerdì 8 maggio 2015

Slow Reading Manifesto: incontro a Pesaro il 9 maggio

Lo Slow Reading Manifesto arriva a Pesaro, dove il 9 maggio alla Biblioteca San Giovanni (Via Passeri 102) dalle ore 17 si parlerà di questa iniziativa nata per valorizzare una modalità di lettura che, con l’avvento del digitale, rischia l’estinzione. Ci si confronterà anche sulla profonda rivoluzione che l’editoria sta vivendo e su tanti altri temi legati alla lettura e ai libri. Ad illustrare il presupposti dello Slow Reading Manifesto sarà il suo stesso ideatore, Antonio Tombolini, editore e CEO di Simplicissimus Book Farm, affiancato da Michele Marziani – direttore editoriale di Antonio Tombolini Editore – e Marco Valenti – scrittore – che spiegheranno in modo semplice cos’è un ebook, come si usa, quali opportunità offre ad un lettore e racconteranno il loro rapporto con la lettura slow e la loro esperienza con la pubblicazione in ebook.
“Noi siamo le nostre (mancate) letture”, afferma Antonio Tombolini e prosegue “lo Slow Reading con l’avvento del digitale, rischia l’estinzione. E con essa rischiano di estinguersi i libri intesi come contenuti da fruire lentamente. È importante salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà”.

giovedì 7 maggio 2015

Amsterdam è una farfalla di Marino Magliani - La mia recensione pubblicata su Il Colophon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di maggio della rivista letteraria on line Il Colophon.

Difficile definire Amsterdam è una farfalla con poche parole: non è un romanzo vero e proprio, nemmeno una guida turistica per ciclisti o un racconto biografico. Anzi è tutto questo e molto altro.
Marino Magliani scrive in prima persona e inizialmente si pensa di leggere gli appunti di uno scrittore italiano trapiantato in Olanda a cui è stato chiesto di scrivere un libro per raccontare Amsterdam ai lettori che amano la bicicletta. E in queste prime pagine Magliani riporta le sue riflessioni riguardo al progetto da realizzare, il timore di scrivere una banale guida turistica e la nascita dell’idea attorno a cui vorrebbe scrivere il libro: seguire un personaggio immaginario, Gregorio Sanderi, che nel 2100 va alla ricerca della luce di Amsterdam.
Così Magliani prende la bicicletta, lui ligure di montagna non avvezzo ai pedali, e inizia piuttosto impacciato a cercare i luoghi della luce nella città. Ma il suo traduttore Roland Fagel, interpellato per qualche consiglio sul libro, lo fa desistere da questo progetto che giudica bruttissimo e decide di accompagnare Magliani in una esplorazione della Amsterdam meno conosciuta e più interessante, sempre a cavallo della due ruote. Nelle loro peregrinazioni, che durano qualche giorno, Fagel si assume il ruolo di guida e di memoria della città, coadiuvato dall’energica Welmoet, che non perde occasione per provarci con Magliani. Insieme a questo improbabile trio, il lettore comincia a conoscere gli aspetti meno noti della città, la sua storia, i luoghi magici e gli eventi — anche piuttosto recenti — che ne hanno forgiato il carattere. Come le speculazioni urbanistiche legate al progetto della metropolitana o il movimento dei Krakers che negli anni Settanta e Ottanta occupavano abitazioni abbandonate affinché non fossero buttate giù, vista l’abitudine delle amministrazioni locali di radere al suolo interi isolati quando gli edifici sono in disuso per costruirne di nuovi, perché — scrive Magliani — «Per gli olandesi riutilizzare significa radere al suolo».

venerdì 20 marzo 2015

Magnitudo apparente di Roberta De Tomi

Confesso che questo romanzo di Roberta De Tomi ha toccato particolarmente la mia sensibilità perché si svolge subito dopo il terremoto in Emilia del 2012 e racconta, tra le altre vicende, quella di un adolescente che ha vissuto il terremoto direttamente sulla sua pelle. Dive vivo io, in Romagna, il sisma non è stato così tragico come nella Bassa Modenese, ma ha scosso noi tutti ugualmente.
E in Magnitudo apparente è ben descritta la paura strisciante che continua a gelarti per mesi, il panico ad ogni scossa anche
minima, il senso di provvisorietà che ti assale. Roberta De Tomi lo fa attraverso le sensazioni di Nicolò, quindicenne schivo che
subito dopo il sisma viene mandato da alcuni parenti a Milano. Qui il ragazzo deve fare i conti prima di tutto con la nuova
dimensione della metropoli, lui abituato ad un piccolo paesino. E poi si trova a contatto con una realtà familiare molto diversa
dalla propria: una cugina Neet spigolosa e in crisi, un cugino e perfettino che fa brevi e frettolose apparizioni in casa, uno
zio freddo e assente, e una zia che ha sacrificato la propria creatività per la famiglia e ora si trova improvvisamente ignorata dal marito e senza obbiettivi.
La vicenda si complica ulteriormente quando la cugina Nicole trova delle mail indirizzate al padre che la mettono sulle tracce di un mistero scottante. Il tutto raccontato con una scrittura coinvolgente e piacevole.
Ma al di là della storia avvincente, che diventa sempre più incalzante e cattura il lettore, ci sono altri aspetti di questo romanzo che ritengo interessanti.
Innanzitutto un approfondimento sulla realtà dei Neet, che sempre di più sta divenendo problema sociale. In inglese Neet è l'acronimo di "Not (engaged) in Education, Employment or Training" e viene usato per quelle persone, soprattutto giovani, che hanno terminato gli studi ma non trovano lavoro e ormai scoraggiati restano a vivere in famiglia sempre meno speranzosi di riuscire a costruirsi un futuro autonomo. A dire il vero Nicole non ha ancora gettato le armi e, dopo una fase di grande
scoraggiamento, troverà il percorso da seguire per costruirsi una professionalità.
Significativa anche la figura della zia Rosanna, che dopo anni di annullamento delle proprie aspirazioni in nome della famiglia, a causa dell'indifferenza sempre più manifesta del marito diviene consapevole del fatto che annullarsi non porta a niente, che è importante conservare e alimentare le proprie aspirazioni e la propria creatività.
Un bel romanzo con tanti spunti di riflessione.

Magnitudo apparente di Roberta De Tomi
Lettere Animate Editore
Formato: E-book

martedì 17 marzo 2015

Rip di Marco Valenti - Recensione

Rip di Marco Valenti è un romanzo che ti colpisce a tradimento. In senso positivo ovviamente. Inizi a leggerlo e ti fai subito catturare dalle riflessioni del protagonista, Luca, che ha appena perso il padre Giovanni. Ed è assalito dal dolore, ma si trova anche in un certo senso sospeso, tra la disperazione e il sollievo, non in grado ancora di capacitarsi che un capitolo molto difficile della sua vita è terminato. E ancora ignaro che non è tutto finito, che nel nostro Paese spesso non c'è pace nemmeno dopo avere esalato l'ultimo respiro. Il padre di Luca, prima di morire era malato di Alzheimer, e tutti sappiamo come questa malattia cambi e devasti chi ne è colpito e i suoi familiari. Ci si immedesima in Luca, anche grazie alla scrittura intima e diretta di Valenti, e si continua a farlo per tutto il romanzo che ripercorre le assurde – ma purtroppo realistiche – disavventure di un figlio che non riesce a dare l'ultimo doveroso saluto al padre a causa di una stupida e contorta burocrazia che gli impedisce di rispettare le ultime volontà di Giovanni.
Ma, dicevo, il romanzo ti colpisce a tradimento, se ti soffermi appena un attimo a scavare tra i semplici fatti. Se rallenti il ritmo della lettura e trattieni la curiosità di scoprire come finisce la storia, inizi ad assaporare una bella scrittura, con un carattere tutto suo intriso di ironia; ti rendi conto che Valenti avrebbe potuto anche raccontarti altro, niente di così drammatico e vero, e la sua scrittura ti avrebbe catturato lo stesso. Ecco dove sta il tradimento. Credi di leggere un romanzo incentrato su temi tragici come l'Alzheimer e la perdita di un genitore, ma capisci invece di trovarti di fronte ad una buonissima prova letteraria.
Ci sono libri che ti rimangono dentro per la storia che raccontano, altri per la scrittura che gusti, su cui ti soffermi. In Rip ci sono entrambe le cose. E forse il valore più grande di questo romanzo è il suo stile e la sua scrittura, non tanto la vicenda umana, con tutto il rispetto che ad essa va riconosciuto.

Rip
di Marco Valenti
Antonio Tombolini Editore - Collana Officina Marziani

mercoledì 11 marzo 2015

Workshop di pronto soccorso letterario

L'Associazione MaggiePlanning e l'Agenzia Letteraria Carta e Calamaio propongono sabato 18 aprile un workshop di pronto soccorso letterario per avere consigli, informazioni, suggerimenti relativi alla scrittura, all'editing, e alle dinamiche del mondo editoriale. Vi piacerebbe cimentarvi nella scrittura ma non avete una storia interessante da raccontare? Avete in mente una storia bellissima ma quando vi trovate davanti il foglio bianco non sapete da che parte cominciare a scrivere? Dubbi riguardo alla struttura del testo? Vorreste dare vita a personaggi che "lascino il segno"? Come scrivere dialoghi plausibili ed efficaci? Avete bisogno di consigli relativi alla revisione? Siete in grado di tagliare un testo senza pietà e di rileggerlo con senso critico? Sapete dire che differenza c'è tra editing e correzione di bozze? E come si procede per fare un editing efficace? Una volta che il manoscritto è pronto come ci si muove? A chi è consigliabile farlo leggere? Self publishing or not self publishing? Come dare inizio all'impervio percorso verso la pubblicazione con buoni risultati e senza farsi raggirare? Quali sono gli errori da non commettere? Come funziona davvero il mondo editoriale? Quali sono i miti e le leggende metropolitane? E una volta pubblicato il libro come ci si comporta?
Se vi siete posti uno, alcuni o tutti questi interrogativi il workshop di pronto soccorso letterario - editoriale è quello che fa per voi. Una giornata di chiacchierate, approfondimenti, consigli, "trucchi del mestiere", curiosità e buona cucina assieme ad un professionista del settore, in uno scenario rilassante e suggestivo.
Docente sarà Carla Casazza: scrittrice, editor, giornalista pubblicista, si occupa di scrittura e comunicazione editoriale con una particolare attenzione agli autori esordienti.
Il corso si svolgerà all'ArtemusicaB&B di Montefiore Conca (Rimini) dalle ore 11 alle 18. Ai partecipanti sono richieste solo carta e penna. Numero massimo dei partecipanti: 15. Costo del corso: 50 euro (pranzo incluso).

Informazioni, iscrizioni e prenotazioni: maggieplanning@gmail.com
cell 349 7591991
Iscrizioni entro il 10 aprile.
È richiesto il versamento di una caparra di 25 euro entro il 14 aprile. Il resto va pagato direttamente durante la prima lezione.

Il programma della giornata sarà il seguente:
ore 10.30 accoglienza con ciambella e caffè all'Artemusica B&B che si trova in Via Gemmano 19 - Montefiore Conca (Rimini)
ore 11 – 13.30 prima parte del workshop
ore 13.30 – 15 pausa pranzo (è previsto anche un menù vegetariano)
ore 15 – 18 seconda parte del corso

L'ArtemusicaB&B offre anche la possibilità di pernottare e se richiesto il servizio navetta dalla stazione di Cattolica.


martedì 20 gennaio 2015

Franz Ferdinand. Da Mayerling a Sarajevo. L'erede al trono Francesco Ferdinando d'Austria-Este (1863-1914)

Lo storico Roberto Coaloa, in questo meticoloso e approfondito saggio ci permette di conoscere più da vicino la figura dell'Arciduca Franz Ferdinand e la rete di avvenimenti che, da Mayerling al fatidico 28 giugno 1914, ne determinarono la morte strumentalizzata immediatamente allo scopo di innescare la Prima Guerra Mondiale.
Scrive Coaloa nelle prime pagine del libro: "Una delle tante domande che devo pormi ogni qual volta scrivo di storia è: devo giudicare o devo comprendere? Spesso lo storico si identifica nella figura del giudice del passato (ma anche il pubblico che lo legge commette questo sbaglio: aspettando dei giudizi anzichè la narrazione dei fatti e la loro analisi). La storia è una vasta esperienza delle varietà umane, un lungo incontro degli uomini. La storia non è testimonianza inerte di cose morte, bensì memoria cosciente. Come la vita, nella comprensione e nell'incontro tra uomini, la storia progredisce nello scambio fraterno. Analizziamo quindi la complessa figura del principe Rodolfo, senza giudicarlo, cercando - semplicemente - di comprenderlo."
Con questo spirito Coaloa prende il via dal tragico suicidio/omicidio di Mayerling per tratteggiare lo scenario in cui si compì il destino di Franz Ferdinand che pareva già scritto: i segnali dell'attentato di Sarajevo erano chiari e numerosi ma vennero ignorati (volutamente od ottusamente?) da coloro che non avevano in simpatia le idee politiche di Franz Ferdinand, considerato rispetto agli altri membri della corte ultra tadizionalisti un "liberale".
Di certo un avvenimento che si sarebbe potuto evitare se chi doveva vigilare sulla sicurezza dell'erede al trono fosse stato meno superficiale e se i primi soccorsi che gli prestarono fossero stati meno goffi e incerti.
Insomma, leggendo il saggio ci si fa l'idea che Franz Ferdinand fosse assai scomodo per tutta quella parte della corte che anelava alla guerra e che sarebbe tornato più utile da morto come pretesto occasionale per innescare il conflitto che devastò l'Europa.
Franz Ferdinand, infatti, non approvava la politica balcanica espansionista del ministro degli affari esteri conte Berchtold che secondo lui rischiava di mettere in disaccordo l'Austria sia con la Germania che con la Russia. E allo stesso tempo si opponeva al Capo di Stato Maggiore Franz Conrad von Hotzendorf che aspirava a regolare il più presto possibile il contenzioso con la Serbia.
L'Arciduca riteneva importante consolidare l'autorità dello Stato e accrescere la popolarità della Corona concedendo però, allo stesso tempo, maggiore autonomia ai diversi gruppi linguistici dell'Impero. Per questo appoggiava il progetto della creazione, accanto ad Austria e Ungheria, di una terza entità territoriale che comprendesse Dalmazia, Regno di Croazia-Slovenia e la Bosnia-Erzegovina. Una entità che avrebbe fatto anche da "cuscinetto" al crescente irredentismo serbo. Questo progetto di "Trialismo" però incontrava molte resistenze e opposizioni negli ambiti del potere.
Ovviamente la questione trattata da Coaloa non si riduce a un'analisi delle sole idee politiche dell'Arciduca ma ci offre un completo panorama delle potenze in gioco e delle dinamiche che condussero al conflitto, nonchè un vivido ritratto di Franza ferdinad e della sua famiglia. Un libro interessante, esaustivo e completo che merita di essere letto.

Franz Ferdinand. Da Mayerling a Sarajevo. L'erede al trono Francesco Ferdinando d'Austria-Este (1863-1914)
di Roberto Coaloa
Parallelo45 Editore, 2014

lunedì 12 gennaio 2015

Le naviganti di Liliana Peirano

Un romanzo attualissimo che affronta il tema della maternità e della depressione post partum in maniera originale. Quattro donne, ciascuna con un atteggiamento diverso nei confronti dell'essere madre, si ritrovano in un microcosmo al femminile: una vacanza che assume i risvolti del giallo quando una di loro, reduce da una dura depressione post partum, scompare con la sua bambina di sette mesi.
Al di là dell'intreccio avvincente, il romanzo è interessante per gli approfondimenti psicologici e il racconto assai vero di ciò che provano le neo mamme. Utile quindi anche a comprendere meglio le pieghe drammatiche che possono prendere certe esperienze di maternità e a rendersi conto che le madri in quanto tali non sono inossidabili, ma donne con insicurezze e fragilità come tutti.
Un bel libro utile, interessante e ben scritto.

venerdì 28 novembre 2014

Freccia di Emilio Alessandro Manzotti


Diego ha poco più di vent'anni ma ha già dovuto affrontare grandi dolori e scelte importanti, crescendo in fretta e trasformandosi da allegro e spericolato liceale in giovane imprenditore senza una famiglia alle spalle. Ciò che lo sostiene è il suo grande sogno, da realizzare a qualunque costo, e l'amore per Alice.
Anche Alice, studentessa universitaria brillante e indipendente, nello spazio di una notte vede andare in frantumi la sua esistenza già provata in passato dalla perdita della madre e si trova coinvolta in una situazione complicata in cui si scontrano amore e desiderio di vendetta. E anche Alice ha un sogno a cui si aggrappa ora più che mai. Attorno a Diego e Alice si muovono i loro amici: carini, divertenti, stralunati o confusi, innamorati e insicuri, come tutti i ragazzi di vent'anni.
Romanzo di formazione? Non proprio o non solo.
Perché mentre nel mondo "terreno" seguiamo le complesse e coinvolgenti vicende che coinvolgono Diego Alice e i loro amici, all'Inferno il giovane diavolo Freccia - che in vita aveva uno stretto legame con Diego - deve fare i conti con situazioni pericolose e personaggi ambiziosi e infidi. Mentre cerca di abituarsi ad una realtà che non avrebbe mai immaginato di dovere affrontare, scopre che esistono persone positive e possibilità di redenzione perfino nell'oltretomba. Sempre che un angelo troppo zelante non gli metta i bastoni fra le ruote...
Difficile sintetizzare in breve, e senza svelare troppo, una trama avvincente che si sviluppa su diversi piani narrativi, con una scrittura accurata e diretta, che trascina il lettore nel vortice degli eventi che si susseguono sempre più veloci fino ai capitoli finali. Tanti personaggi, ma tutti ben delineati e realistici: nessun buono o cattivo assoluto, bensì esseri umani o ultraterreni "veri", con i loro pregi e difetti, che proprio per questo risultano più simpatici (o antipatici) al lettore.
Una storia avvincente, si diceva, ma anche vari temi su cui riflettere: il coraggio di realizzare i propri sogni a qualunque costo, la scelta tra giustizia e perdono, la speranza che anche nelle situazioni peggiori ci sia sempre una possibilità di uscita. Si arriva all'ultima pagina con la voglia e il coraggio di prendere in mano il proprio destino.
Un bel romanzo per chi, giovane o adulto che sia, desidera volare con l'immaginazione e ritrovare la voglia di sognare.

giovedì 27 novembre 2014

Non riesco più a dire addio di Anna Rastello

Ho conosciuto Anna Rastello alcuni anni fa al concorso letterario Turno di notte. In quella occasione mi ha raccontato dell'esperienza da cui, qualche tempo dopo, sono nati il libro e il documentario "Il cammino di Marcella": 1600 km a piedi da Sarzana ai Pirenei per mantenere fede ad una promessa e fare conoscere come la disabilità si possa "riscattare" dall'handicap.
Dopo questo primo incontro ho seguito con interesse e partecipazione le varie iniziative che Anna ha portato avanti con tenacia, passione e grande sensibilità, per dare voce e gambe a chi non ne ha e richiamare all'attenzione dell'opinione pubblica soprattutto le problematiche legate alla disabilità.
In questo secondo libro "Non riesco più a dire addio", autoprodotto, Anna racconta in modo sincero e diretto la sua esperienza di mamma di tre figlie biologiche e otto figli in affidamento familiare che si sono avvicendati nella sua accogliente casa: le gioie, le difficoltà, la fatica e i dolori, l'impegno di crescere nel modo migliore così tanti ragazzi.
Una autobiografia avvincente come un romanzo ma intrisa della grande forza e umanità di Anna.
Un libro che ti resta dentro, che commuove, fa riflettere e dà coraggio.
"Cosa vuol dire essere figli? Cosa vuol dire essere genitori? Niente di più che essere presenti al bisogno, asciugare le lacrime nei momenti di tristezza, esultare delle gioie e delle conquiste piccole e grandi, sorreggere nelle debolezze, aiutare a far fruttare i talenti che ciascuno ha in dote nel momento in cui nasce."

martedì 25 novembre 2014

Il ragno e la mosca. Dialogo sulla libertà di Alberto Ramundo e Paolo Vachino


I poeti Alberto Ramundo e Paolo Vachino fanno parte dell’associazione culturale onlus “L’officina” per la quale conducono laboratori di scrittura creativa con persone che vivono situazioni di disagio.Hanno realizzato diversi progetti (e ne stanno seguendo tuttora) con uomini e donne reclusi in carceri "normali" o di massima sicurezza.
Da questa esperienza è nato il libro Il ragno e la mosca. Dialogo sulla libertà, in cui raccontano la reclusione - reale o fittizia - che esseri umani impongono ai loro simili o addirittura a se stessi. E lo fanno dando vita ad un dialogo serrato tra un ragno (Paolo) e una mosca (Alberto) in una sorta di fiaba-metafora che nulla ha della fiaba tranne l'elemento fantastico dello scambio di opinioni fra i due insetti.
Il risultato sono pagine dense e intense di una prosa poetica che gioca con le assonanze e le parole, difficile da descrivere ma che la sottoscritta consiglia vivamente di leggere.

"Tesso e ripasso sul filo. Ritesso e mi sposso sul vuoto. Ruoto per dare una forma, lasciare un'orma nell'aria. Coronaria piena di sangue e di seta. Vita d'atleta ma solo per catturare prede. Un piede avrei voluto al fondo delle zampe. Vampe di fatica a forza di inventarmi trame di morte. Corteggiare destini morenti. Castigo di vite perdenti il senso dello stare insieme. Tare terrene e non divine. Incline coatto alla ripetizione. Immobile nella mia postazione d'attesa. Sino alla resa definitiva. Morte cosa viva."

(Italic, 2014)

venerdì 31 ottobre 2014

Le microtirature di Agente Letterario 3.0 Reloaded




Qualche mese fa vi ho parlato del mio ebook Agente letterario 3..0. Reloaded pubblicato da Errant Editions.
Errant ha ideato una bellissima iniziativa, le Microtirature, a cui ho subito aderito: alcuni dei loro ebook sono stati realizzati anche in formato cartaceo, ma trattandosi di Errant non poteva essere qualche cosa di convenzionale. E infatti le Microtirature sono realizzate a mano una per una dai bravissimi Ermanno e Maurizio della Legatoria Montanari.
E ogni ebook ha una versione in microtiratura completamente diversa dalle altre.
Così è nata anche la microtiratura di Agente Letterario 3.0 Reloaded che potete vedere in queste immagini.
Beh da vivo, ve lo assicuro, è bellissimo: dal titolo sovraimpresso lettera per lettera a caldo in lamina d'oro, al dettaglio del bottone di pelle rossa realizzato solo per questo libro... Insomma un oggetto da collezione!
Se qualcuno di voi vuole regalarsi o regalare questo libro denso di contenuti ed esclusivo nella confezione può scrivermi alla mail carlacasazza67@gmail.com.





lunedì 8 settembre 2014

Anime Nere di Andrea Biondi

Se inizi a leggere un romanzo dopo cena e ti ritrovi in piena notte ancora incollato al bookreader perchè non riesci a darti pace finchè non arrivi alla parola fine...significa che quel romanzo funziona. Un po' me lo aspettavo perchè di Andrea Biondi avevo già letto con soddisfazione e divertrimento "Due". Ma "Anime Nere" mi ha piacevolmente stupito per diversi motivi: innanzitutto tocca generi narrativi che solitamente non mi appassionano granchè come le storie di guerra, l'horror, lo splatter. In secondo luogo strizza l'occhio all'ucronia e quando ci si imbarca in imprese del genere occorre farlo bene, altrimenti si rischia di inciampare malamente. Ma il risultato finale di questo romanzo nato dalla sceneggiatura di una web serie che sta ottenendo premi in tutto il mondo, è davvero coinvolgente. Scritto con il solito stile gigionesco e ironico di Andrea Biondi, che riesce ad affiancare situazioni buffe e grottesce, drammatiche o coi toni della commedia, il romanzo è ambientato nell'entroterra riminese degli anni '50. Non si respira tuttavia aria di ricostruzione perchè in questa storia la seconda guerra mondiale non è ancora terminata, il Terzo Reich ha conquistato tutta l'Europa grazie a terribili armi segrete come i Golem e le Valchirie, e - a causa dell'uso sconsiderato di una sostanza chimica "strategica" - per tutto il vecchio continente si sta propagando una invasione di zombie famelici. In questo scenario apocalittico, i nostri eroi, i membri di un gruppo paramilitare, cercano di conservare cara la pelle. Sono guidati da Romano, ex ufficiale fascista, e formano un gruppo assai eterogeneo: c'è Jean, pilota francese, riservato e serio, i fratelli Moragna che hanno un trascorso come alpino uno e come partigiano l'altro, il Pelloni donnaiolo incallito e classico "patacca" romagnolo che ha conservato la voglia di scherzare nonostante tutto, un prete disperato e inselvatichito, e due ragazze, Elena e Sara, coraggiose e determinate senza avere perso la loro femminilità.
Tra soldati del Reich, valchirie spietate, golem incontrollabili, zombie che spuntano come funghi e uno scenziato folle che possiede la chiave per salvare l'umanità, cercano di sopravvivere e di evitare l'Armageddon che farebbe scomparire per sempre il genere umano. A raccontarla così sembra il soggetto di un fumetto o di un B Movie, ma vi assicuro che la vicenda ti cattura pagina dopo pagina con un ritmo sempre più sincopato fino all'ultima riga.
Come ho accennato prima, "Anime Nere" originariamente era la sceneggiatura della web serie Inglorious Hunterz che sta diventando un cult per gli appassionati del genere: tra i premi vinti recentemente quelli al Los Angeles Web Series Festival 2014 (regia, montaggio, serie, colonna sonora e miglior canzone) e il premio per i migliori effetti visivi al Rome Web Awards 2014.

venerdì 5 settembre 2014

Workshop di pronto soccorso letterario-editoriale

(foto di Alessandro Ariaudo)

Ti piacerebbe cimentarti nella scrittura ma non hai una storia interessante da raccontare?
Oppure hai in mente una storia bellissima ma quando ti trovi davanti il foglio bianco non sai da che parte cominciare?
Hai dei dubbi riguardo alla struttura del testo?
Vorresti dare vita a personaggi che “lascino il segno”?
Come scrivere dialoghi plausibili ed efficaci?
Hai bisogno di consigli relativi alla revisione? Sei in grado di tagliare senza pietà e di rileggere con senso critico?
Sai dire che differenza c’è tra editing e correzione di bozze? E come si procede per fare un editing efficace?
Una volta che il manoscritto è pronto come ci si muove?
A chi è consigliabile farlo leggere?
Self publishing or not self publishing?
Come dare inizio all’impervio percorso verso la pubblicazione con buoni risultati e senza farsi raggirare? Quali sono gli errori da non commettere?
Come funziona davvero il mondo editoriale? Quali sono i miti e le leggende metropolitane?
E una volta pubblicato il libro come ci si comporta?

Se ti sei posto uno, alcuni o tutti questi interrogativi il workshop di pronto soccorso letterario – editoriale è quello che fa per te.
Un fine settimana di chiacchierate, approfondimenti, consigli, “trucchi del mestiere”, curiosità assieme ad un professionista del settore, in uno scenario rilassante e suggestivo.
Quando: sabato 18 e domenica 19 ottobre 2014
Dove: Rifugio Casa Ponte a Tredozio (Forlì)
Con chi: Carla Casazza, editor, agente letterario e autrice
Quota di partecipazione: euro 80 comprensivo di workshop, cena del 18, pernottamento e colazione del 19 per chi si iscrive entro il 30 settembre 2014. Per chi si iscrive dall’1 ottobre la quota è di 100 euro.
Programma: il workshop inizierà alle ore 14 di sabato 18 settembre. Alle ore 20 cena con chiacchiere letterarie. Domenica l’attività riprenderà dopo la colazione alle ore 9.30 e terminerà alle 13. Chi desidera può trattenersi per un pranzo – spuntino (costo 10 euro) e ulteriori approfondimenti delle tematiche con Carla fino alle ore 18.

 Info e prenotazioni:
Carla Casazza carlacasazza67@gmail.com
Rifugio Casa Ponte
0546 943178 cell. 340 1571813 email: info@rifugiocasaponte.it

L’iniziativa è riservata ai soci dell’Associazione Mario Albertarelli: la tessera associativa 2014, del costo di 2 euro, verrà rilasciata al momento dell’arrivo al rifugio.

mercoledì 2 luglio 2014

Polvere di stelle: laboratorio per bambini a Casa Ponte

Chiara Argnani, pedagogista e artista visiva, propone domenica 13 luglio, Polvere di stelle, un laboratorio interattivo per bambini al Rifugio Casa Ponte.
Partendo dalla lettura animata di una fiaba per bambini dal misterioso titolo ” i tre piccoli lupi e il maiale cattivo”, si svilupperà un percorso creativo che vedrà i bambini presenti direttamente coinvolti in alcuni fuori programma di trucco e improvvisazione. Al termine della lettura si metterà in atto una mini recita auto-gestita dai bambini di quanto ascoltato e/o il trasferimento pittorico della storia su supporto cartaceo o altro (da definire). Al termine sarà offerta una merenda con le stesse cose che i protagonisti del racconto mangiavano nella storia ( te nero cinese, fragole e lupini, e per gli intolleranti alle fragole, ciliegie).
Il laboratorio proposto è stato ripetutamente sperimentato con diversi bambini presso le scuole dell’infanzia, e ha sempre visto i piccoli partecipanti divertirsi e affascinarsi ai colori, alle storie, alla gestualità di Chiara Argnani, che vanta un lungo percorso educativo e pedagogico, oltre a un’intensa attività artistica.
Programma:
domenica pomeriggio ore 15.00
durata massima 2 ore
merenda ore 17.00
Quota di partecipazione: 10 euro a bambino
(compresa la merenda e i materiali per il laboratorio)
Info e prenotazioni: Rifugio Casa Ponte tel. 0546 943178 cell. 340 1571813 email: info@rifugiocasaponte.it