giovedì 17 aprile 2014

Fuori piove di Nicola Nicodemo

Seconda prova letteraria per il giovanissimo Nicola Nicodemo che dopo La gatta che suonava il piano, propone ora Fuori piove. Sei racconti in 300 parole più cinque da twittare una breve antologia "social". Infatti i sei racconti di cui si compone - tutti rigorosamente sviluppati in 300 parole - sono intercalati da cinque brevissime narrazioni in inglese adatte da twittare.
Con una scrittura maturata dalla prova precedente e molto gradevole, Nicodemo traccia nei sei racconti pennellate di vita, emozioni e affetti piccoli o grandi: il rimpianto per un fratello o un padre che non ci sono più, la scoperta di un rifugio accogliente dove perdersi, un attimo che può cambiare l'esistenza, la nuova consapevolezza di una madre, un sorriso enigmatico. Il risultato sono dei fotogrammi che lasciano intuire storie ben più articolate, come se ci affacciassimo per un istate nelle vite e nei sentimenti di altre persone.
Una lettura veloce e piacevole che termina forse troppo in fretta. Credo sia il momento per Nicodemo di cimentarsi in una sfida ben più impegnativa con un testo più lungo e articolato.

martedì 15 aprile 2014

Diverso sarò io: concorso etico - letterario

L'Associazione  Culturale  Pescepirata  lancia la  seconda  edizione  del  Concorso  letterario Diverso sarò io, la cui partecipazione è gratuita  e  aperta  a  tutti gli  scrittori  professionisti  e  non professionisti. Ogni  partecipante  potrà inviare  un  solo  racconto  senza  limitazioni  di  genere  (da 4.000 a 18.000 battute) sul tema della diversità, secondo quanto specificato nel bando disponibile a questo link .
Diverso Sarò Io è un concorso etico, apolitico e non ideologico che chiede di raccontare la diversità e il coraggio di viverla.
Il tema di questa seconda edizione di Diverso sarò io è "il coraggio": di essere diversi in una  società che  discrimina  ogni  variazione  dallo  standard,  di  dire  no,  di  opporsi, ma anche quello di accettare e accettarsi.
Il tema di fondo è ispirato dalla strofa della canzone dei Queen "Show must go on"
La mia anima è colorata come le ali delle farfalle
Le fiabe di un tempo invecchieranno, ma non moriranno mai
Posso volare, amici miei
Lo spettacolo deve andare avanti,
Lo affronterò con un sorriso
Non mi arrenderò mai
Lo spettacolo deve andare avanti,
Dentro, il mio cuore è rotto
Il mio trucco potrebbe scrostarsi
Ma il mio sorriso regge ancora
(testo e musica Brian May, Queen. Diritti riservati)
Una  selezione  dei  racconti  in  concorso  nella  prima  edizione  (2  Aprile-20  Maggio  2013) è stata pubblicata in cartaceo a cura di UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che fa capo alle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. L’antologia “Diverso Sarò Io – racconti sulla diversità a 360 gradi” è edita da Armando Editore.
I  finalisti  vinceranno libri offerti  da  editori  indipendenti,  rappresentanti  di  un'editoria  giovane, innovativa  e  onesta  (NOEAP):  Neo  Edizioni,  Miraggi  Edizioni,  Edizioni  La  Gru,  Ad  est dell'Equatore,  Las  Vegas  Edizioni,  Iperborea,  Gorilla  Sapiens  e  La  Piccola  Volante  e  la  libreria Trame di Bologna.
Danno il loro contributo attivo anche le Agenzie Letterarie Luna Letteraria e Carta e Calamaio.
La premiazione avverrà durante le giornate del Festivaletteratura di Mantova presso la Libreria IBS (Via Verdi, 50 – Mantova) Domenica 7 settembre 2014 alle ore 16.00.
L’associazione  culturale  Pescepirata è nata  per  proporre,  diffondere,  stimolare  la  passione  per scrittura  e  lettura,  offrendo  un punto  di  riferimento,  un  luogo,  virtuale  e  non,  in  cui  realizzare  le proprie aspirazioni culturali, sociali e artistiche.
Il  forum  di  Pescepirata  è attivo  quotidianamente  nelle  sue  diverse  aree tematiche, primo fra tutti il laboratorio di scrittura con vere e proprie sezioni didattiche e pratiche.
Tra le moltepliciattività svolte sul forum, l’organizzazione di contest e concorsi letterari ha ottenuto ottimi risultati sia in termini di partecipazione che di qualitàdelle opere presentate.
Diverso Sarò Io, un concorso innovativo che associa il piacere della produzione letteraria all’utilità sociale, è una delle attività più apprezzate di Pescepirata.
Hanno aderito all'iniziativa molti importanti organismi nazionali: UNAR –Ufficio Antidiscriminazioni RazzialiAmnesty International –sezione italiana, Arcigay – Associazione LGBT Italiana  Fish Onlus –Federazione Italiana per il superamento dell’handicap, AIPD - Associazione Italiana Persone Down, AIAS Bologna –Associazione Italiana Assistenza Spastici, Famiglie Arcobaleno –Associazione Genitori Omosessuali, Associazione Luca Coscioni per la libertàdella ricerca scientificaCasa della Fraterna Solidarietàdi SassariCerti Diritti – Associazione RadicaleELSA Padova The European Law Students’ AssociationRete NEAR –Network giovanile Antidiscriminazioni Razziali, Gay Statale MilanoCollettivo IntersexioniIreos – comunità queer autogestitaUn mondo per tutti OnlusAnffAS  Onlus  – Associazione  Nazionale  Famiglie  di  persone  con  disabilità Intellettiva  e/o Relazionale.
Fanno  parte  della  giuria:  Massimiliano  Tosarelli  (presidente  A.C.  Pescepirata),  Fabio  Cicolani
(scrittore  e illustratore),  Viola  Cappelli (redattrice), Sara  Deodati  (Agenzia  Luna  Letteraria),  Ada
Ferrara  (UNAR),  Bruno  Catarsi  (staff  Pescepirata),  Carla  Casazza  (Agenzia  Letteraria  Carta  e
Calamaio).

venerdì 28 marzo 2014

La madre assente di Hanne-Vibeke Holst

La danese Helena Tholstrup, direttrice dell'Opera di Berlino, è in procinto di ricevere un prestigioso premio e chiede alla sua unica figlia Sophie, che ha sempre trascurato in nome della carriera, di condividere questo momento importante. Sophie si presenta poche ora prima della premiazione col fidanzato, musulmano, Khalil, sorprendendo e imbarazzando la madre che non era stata informata della relazione. La sorpresa e l'imbarazzo si trasformano in angoscia quando Khalil, dopo la premiazione, prende in ostaggio madre e figlia.
Inizia così La madre assente di Hanne-Vibeke Holst, un romanzo in cui nulla è come sembra. Innanzitutto perchè si è convinti di avere a che fare con un thriller ma ben presto ci si accorge che la vicenda si svolge su due piani spazio-temporali diversi: la Berlino di oggi e la Danimarca dagli anni '40 agli ultimi palpiti del XX secolo. Quindi il romanzo prende anche connotazioni storiche molto interessanti, tra l'altro, per conoscere le vicende più recenti di quel paese, in particolare durante e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Ma la destabilizzazione, assai piacevole, del lettore, avviene anche e soprattutto man mano che si delineano i personaggi: ogni volta che si elabora una precisa opinione su uno di essi si è costretti a ricredersi perchè vengono continuamente rimescolate le carte in tavola e ci troviamo di fronte a caratteri psicologici complessi (è questo a mio avviso uno degli elementi che conferisce valore al romanzo). Persino "la madre assente" che dà il titolo al libro nella traduzione italiana, e che inizialmente crediamo di avere identificato nella protagonista
Helena, man mano che si dipana la vicenda passa il testimone ad altre madri, punta il dito su altre assenze. I livelli di lettura non terminano qui: la Holst affronta tematiche assai dense come l'integralismo islamico, la diffidenza degli occidentali verso i musulmani, la resistenza, il rapporto genitori - figli. Insomma un bel calderone di spunti di riflessione che danno spessore ad una trama avvincente e ben costruita, raccontata con una scrittura scorrevole e interessante, almeno a giudicare dalla traduzione di Maria Valeria D'Avino e Eva
Kampmann.

mercoledì 26 marzo 2014

La parte di niente e La parte di niente II di Angelo Ricci

" Ombre dal tremore sensuale danzano nelle tenebre che avvolgono come una mater luciferina le pupille di Borges, il grande aedo argentino.Grida di battaglia si materializzano dalle fauci infuocate di guerrieri che si prostrano di fronte alla ricompensa eterna del Walhalla. Rune misteriche si fondono in un amplesso di calda carnalità insieme a profili essenziali di scribi assisi in piazze di geometriche città che ospitano mastabe sumere.Destini definitivi, giocati e persi in lotterie sataniche, diluiscono il tempo che scorre in labirinti estremi, dove ripugnanti esseri metà uomini e metà demoni stuprano fanciulle profumate.Mappe di territori abitati da belve che prevedono il futuro e compongono domande senza risposta alcuna ammantano e coprono, scurendolo senza possibilità di salvezza, l’intero orbe terraqueo..."

Basta leggere poche righe de La parte di niente per sentirsi immersi nelle suggestioni postmoderne che spesso caratterizzano gli scritti di Angelo Ricci e che con evidenza lo hanno ispirato in vari suoi scritti. Questi due ebook - La parte di niente e La parte di niente II. La parte degli scrittori - che assieme all'ultimo di prossima uscita, andranno a comporre una "efferata trilogia" (come lo stesso autore l'ha definita), sono piccoli scrigni preziosi che racchiudono le migliori caratteristiche della letteratura a cui intendono fare omaggio.
Ma prima di tutto sono un evidente tributo a Roberto Bolaño.
Certo, per apprezzare i due scritti occorre avere le basi necessarie a riconoscere le tante citazioni e i sottili riferimenti non solo letterari ma anche cinematografici, e per districarsi nel girotondo di personaggi presi a prestito dal reale o dalla fantasia di altri scrittori a loro volta qui citati, come De Lillo, Moresco, Borges.
Come una sorta di "Bignami" del postmoderno ne possiamo individuare, tra le righe, le caratteristiche salienti: narrazione frammentaria, simulazione e dissimulazione della realtà care a Philip K. Dick, la scrittura labitintica e complessa di Pynchon, il male come elemento caratterizzante di tutta la realtà che si ritrova continuamente nelle opere di Bolaño.
Così che autori e trame diventano un unico coacervo inestricabile che dà corpo allo scrittore unico, idealizzato da Ricci che arriva a citare persino se stesso.
È la Bisanzio dell'editoria, bellezza.

venerdì 14 marzo 2014

Adamante. Ciò che resta del nero di Maria Silvia Avanzato

Case Adamo è un piccolo paese ai piedi dell'Appennino bolognese senza alcun fascino, polveroso e vecchio, tanto quanto il cinema Adamante, con un glorioso passato, fatto costruire dal Duce e luogo di svago degli abitanti della zona per tanti anni.
Tra le poltroncine del cinema c'è chi ha sognato, chi ha pianto, chi si è innamorato, addirittura (si dice) chi è venuto al mondo. E anche se ora è in rovina la gente di Case Adamo lo guarda con referente affetto ricordando gli antichi fasti. Il vecchio proprietario è morto e nessuno è venuto a reclamare l'edificio. Finchè non si presenta Rachele Biasetti, la figlia ed erede del proprietario che vorrebbe radere al suolo il cinema e trasformare l'area magari in un bel centro commerciale, nonchè ristrutturare velocemente Casa Biasetti e venderla al miglior offerente. Mentre Rachele, mal vista dai paesani, tenta (non è così facile come pensava) di dare corpo al suo progetto, Guerzo, Fish e Bag, tre ragazzotti del paese, programmano di intrufolarsi nel cinema e verificare di persona cosa c'è dentro e se davvero ci vive una misteriosa bambina o se si tratta di un fantasma. Entrare sembra un gioco da ragazzi ma non lo è sia a causa di tutta una serie di imprevisti che li obbligano a rimandare continuamente l'impresa, sia perchè aleggia la paura: anni prima un ragazzino che si è intrufolato nel cinema è morto tragicamente.
Attorno si muovono una girandola di personaggi piuttosto inquietanti e grotteschi, severi e rancorosi, strambi o borderline che colorano di nero la vicenda e portano ad un epilogo inaspettato. Maria Silvia Avanzato, nelle storie nere e gotiche si muove a suo agio molto più che in altri generi in cui si è cimentata con buoni risultati, ma non così efficaci come nel caso del noir: perchè le storie nere le sa vestire di malinconia, orrori e ironia, tratteggia efficacemente personaggi "da paese" come la brutta, rancorosa e bigotta Bice dell'emporio, Lucio il "tardo" del paese con l'ormone folle, Senuga il becchino "giustiziere", l'altrettanto bigotta Olga Bagatto madre del metallaro Bag, Guerzo adolescente complicato che fa innamorare tutte le ragazzine, e Fish il suo amico che sembra ancora un bambino. E poi la vecchia Matilde della foresta, Loris serio e composto che ama la musica lirica, Damian il suo uomo di fatica sudamericano ladro e infido, e tanti altri comprimari che aggiungono carattere ad una vicenda sempre più intricata e misteriosa.
Una lettura coinvolgente, godibile, ricca di ritmo e ben scritta. Un romanzo da divorare, prima che Adamante divori voi.

giovedì 6 marzo 2014

Il vento contro: rave partigiano

L’Associazione Mario Albertarelli, in collaborazione con Scenafutura, organizza per il 25, 26 e 27 aprile al Rifugio Casa Ponte di Tredozio (FC) Il vento contro – Rave partigiano, ovvero un raduno letterario e non solo intorno ai temi della Resistenza.
Tre giorni di incontri, presentazioni e musica per ricordare, attraverso la letteratura, i fatti drammatici della nostra storia di liberazione partigiana, e per riflettere sulla Resistenza nella sua accezione più ampia: in carcere, in manicomio, nel mondo del lavoro, in ogni situazione di marginalità e confine.
Un fitto programma che sarà inaugurato proprio il 25 aprile alle ore 15.30 dal poeta Paolo Vachino, con il reading poetico ÀNCÒRA R’ESISTI-AMO (anche gli accenti, gli apostrofi e i trattini – il 25 aprile – sono liberi). La Poesia è essere forti di fronte alle debolezze del mondo, e non il contrario, indeboliti dalle sopraffazioni del reale. I poeti sono la parte più aspra, feroce, dura e petrosa della dolcezza dell’essere. Vivere la cattività della parola significa amare ancora di più la Libertà che la Vita ci mette a disposizione. Per questa ragione (e per tante altre, molte sconosciute) Paolo Vachino farà risuonare i versi di Alexandros Panagoulis, Alda Merini, Izet Sarajilic, Nazim Hikmet, Cesare Pavese, Renzo Casali, Stefano Tassinari, Guido Catalano.
A seguire, alle ore 18.00, Gianluca Costantini, disegnatore, e Elettra Stamboulis, scrittrice e sceneggiatrice, presenteranno la graphic novel di impegno civile Cena con Gramsci, edizioni BeccoGiallo. Un viaggio a fumetti alla ricerca delle radici e del senso delle parole di Antonio Gramsci. Nato da uno spettacolo teatrale, Cena con Gramsci interroga il lettore proprio sulla permanenza e sulla possibilità dell’attualità dell’intellettuale sardo.
Al termine della presentazione cena a tema con i sapori e i cibi che contraddistinguono l’ottima e semplice cucina del rifugio.
Alle ore 21.30  Michele Marziani, scrittore, traccerà un ricordo e leggerà brani tratti da Tornim a baita del comandante Federici, al secolo Giovanni Battista Stucchi, partigiano, socialista, membro del CLN Alta Italia, capo di Stato maggiore del Comando generale del Corpo volontari della libertà e rappresentante delle formazioni partigiane “Matteotti”, nonché comandante militare della Repubblica dell’Ossola. Sarà presente con una sua testimonianza anche Michele Isman, nipote di G.B. Stucchi.
Sabato 26, alle ore 15.00,  incontro con Carla Casazza, autrice (assieme ad altri 115 autori) di In territorio nemico, romanzo collettivo sulla Resistenza, pubblicato da Minimum Fax. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana.
Alle ore 17.30 conversazione con Michele Marziani e con lo scrittore ligure Giacomo Revelli, autore del bellissimo Nel tempo dei lupi, edizioni Pentàgora. Una storia al confine tra la modernità delle tecnologie più avanzate e l’apparente immobilità del mondo pastorale, tra un giovane del nostro tempo e un vecchio che sembra provenire dal passato, tra Italia e Francia, tra l’umano e il selvatico, tra la deriva della ragione e la sapienza dell’istinto.
Un romanzo di formazione, sul ritorno a origini che abbiamo dimenticato.
Alle 19.00 proiezione del documentario E ci si ritrova dall’altra parte di Nicola Farina. Una storia realmente accaduta ai tempi della Resistenza: due sorelline, i cui genitori furono uccisi perché spie fasciste, vennero adottate da una famiglia francese e da una italiana rispettivamente, pur essendo cresciute  entrambe in terra brigasca e avendo lì i loro legami. Oggi hanno accettato di raccontare questa storia pur correndo il rischio di andare incontro a delle dure verità.
Il film è condotto con una delicatezza estrema e porta alla scoperta della comunità del luogo, dei fatti storici personali e collettivi che muovono la vicenda, senza incorrere in nessun rischio di revisionismo storico, ma trattando i fatti con ricerche d’archivio.
Seguirà cena golosa con cibi sani e naturali.
Alle 21.30 concerto del poliedrico musicista Marco Celli in arte McNando, che eseguirà brani dal suo ultimo lavoro L’elefante perduto. McNando è un progetto, nel panorama folk e world contemporaneo, unico e travolgente. McNando propone, in un sound originale e perfettamente amalgamato, brani tradizionali (irlandesi, scozzesi, bretoni, indiani e etnici) e composizioni proprie, accurati arrangiamenti con costruzione live di loops acustici e improvvisazioni, canzoni melodiche e un pizzico di follia, meditazione e delirio. Le canzoni e i brani sono accompagnati da musica e ritmi suonati, autoregistrati e riprodotti al momento, durante il concerto.
Domenica 27, dalle ore 10.30, gli ospiti e i partecipanti si recheranno sui prati e nei boschi intorno al rifugio, per comporre insieme Da Fischia il vento a Davide Van De Sfroos, repertorio di canti partigiani e brani di resistenza civile, che saranno eseguiti dai presenti in un coro improvvisato e guidato dall’emergente Giulia Marziani, giovane promessa della creatività musicale.
Alle ore 13.00 ritorno al rifugio per pranzo conviviale e saluti.
Durante i tre giorni si svolgerà inoltre la Festa Della Liberazione Dei Colori, interventi estemporanei di  Claudio Jaccarino e Paolo Vachino che eseguiranno  gli ormai collaudatissimi e molto apprezzati ritratti acquarello-poetici dei partecipanti.
La partecipazione agli eventi è gratuita. Posti limitati.
Per chi intende soggiornare presso il rifugio durante i tre giorni sono previste agevolazioni.
Quota forfettaria dal 25 al 27 aprile (due mezze pensioni + pranzo light sabato e domenica) € 100 bevande incluse + tessera associativa 2 euro, rilasciata al momento dell’arrivo al rifugio.
Il pernottamento è in camera comune a 12 letti.
Necessario portare  lenzuola o sacco a pelo, federa e asciugamani.
Il rifugio è immerso nella natura appenninica ma è raggiungibile in auto.
Per chi arriva in treno, è possibile concordare in anticipo con il gestore del rifugio la possibilità di un passaggio in auto dalla stazione di Faenza.
Info e prenotazioni:
Rifugio Casa Ponte, località Tredozio (FC) Tel. 0546 943178 – 340 1571813 info@rifugiocasaponte.it

lunedì 24 febbraio 2014

La vita non dura un quarto d'ora di William A. Prada

Racconto lungo o romanzo breve? Potrebbe essere "catalogato" come romanzo o è più indicato dire che si tratta di una sorta di epistolario? E prima ancora, si tratta di fiction o di una storia autobiografica?
Sono tante le domande che si affollano inziando a leggere La vita non dura un quarto d’ora, in cui un figlio già adulto si racconta al padre scomparso, distillando assieme leggerezza, ironia, dolore, senso di vuoto per una assenza così importante.
E in realtà poco ci importa che si tratti di finzione o realtà perchè le riflessioni e gli aneddoti che si incrociano nelle pagine dell'ebook emozionano, fanno sorridere o ci inchiodano lì a riflettere che certe considerazioni sono venute in mente anche a noi pensando ad un genitore che ci ha lasciato o ci lascerà. Perchè purtroppo, pur augurandoci che accada il più tardi possibile, sappiamo che ci dovremo passare, se non ci siamo già passati.
E mentre leggiamo capiamo quello che - immagino - ha capito l'autore scrivendo: per quanto il dolore sia terribile e ci paia inaffrontabile, non rinunciamo ai ricordi, manteniamo viva la memoria di chi ha intrecciato la sua vita con la nostra, perchè proprio attraverso questa memoria rendiamo tangibili e incorruttibili al trascorrere del tempo coloro che tanto ci mancano, dimenticandoci per un po' la loro assenza.

mercoledì 29 gennaio 2014

Non c'è notte tanto lunga che tu non possa camminare ancora nel sole di Valerio Giovetti

A volte capita di pensarci: come potremmo reagire a un dolore tanto grande quanto la perdita di un figlio. E ci si chiede se è possibile superarlo. Rialzarsi. Riprendere una vita normale. Dopo.
Gianni Michelini, il protagonista di Non c'è notte tanto lunga che tu non possa camminare ancora nel sole, secondo romanzo di Valerio Giovetti, attraverso questo dolore ci è passato. Ed è sopravvissuto. A scapito del suo matrimonio che dopo la tragica morte della figlia in un incidente d'auto è naufragato nel mare delle recriminazioni e dei sensi di colpa dei due coniugi. Ora Gianni sopravvive con una rasseganzione che ne ingrisce la quotidianità. E di cui nemmeno si rende conto. Proprio lui che per la bellezza ha una sensibilità speciale, e insegna estetica all'Università di Bologna. Ed è la bellezza discreta e riservata di una laureanda - Amelia Borghi - ad innescare in Gianni nuove curiosità, spirito investigativo, e - forse - anche un desiderio di riscatto, un tentativo di esorcizzare i suoi sensi di colpa. Per una serie di coincidenze si trova ad indagare sulla scomparsa di Amelia, coinvolgendo alcuni amici e addentrandosi in un passato, quello della ragazza, torbido e doloroso. Nel frattempo l'autore ogni tanto propone dei flash back che ripercorrono la vicenda di Gianni come padre e gli ultimi momenti di vita della figlia.
Una storia che all'apparenza segue un ritmo lento e molto riflessivo e poi prende velocità via via che si dipana: come se il romanzo prendesse la rincorsa seguiamo Gianni e gli altri protagonisti in situazioni che dalla banale routine si spostano sempre più verso il paradossale e l'ambiguo. Non è un eroe positivo Gianni. Anzi. All'inizio è pure mediamente antipatico con questa sua grigia mitezza di fondo, questa religiosità che pare un rifugio e un alibi, questo essersi arreso prima del tempo. Con l'incalzare della storia può diventare più simpatico, più umano e carnale, ma resta sempre così, sospeso tra il vivere davvero e il galleggiare nella mediocrità.
In realtà la vicenda narrata, un po' romanzo introspettivo un po' giallo, è un pretesto per affrontare diverse tematiche: le barriere che innalziamo per difenderci dal dolore, i meccanismi che scattano per assolverci dai sensi di colpa, ed altre ben più drammatiche e spinose come la violenza fisica e psicologica sui minori, la pedofilia e l'omosessualità di entrambi i generi.
Un romanzo che lancia interrogativi, ma non si schiera e non fornisce risposte. Per riflettere e gustarsi una buona scrittura.

lunedì 27 gennaio 2014

Carne innocente di Laura Costantini e Loredana Falcone

La storia raccontata in Carne innocente si svolge su due piani temporali diversi, la Roma del 1943 e quella del 2011, che si alternano e ci fanno seguire in parallelo le vicende di Elide e Nemo. Elide è una prostituta che ha ucciso un capitano delle SS; incidentalmente si trova nel ghetto durante i rastrellamenti e viene arrestata come ebrea e destinata al campo di concentramento. Perchè non ha rivelato la sua identità? Perchè ha lasciato che la credessero ebrea benchè non lo sia?
"Fa freddo, l'ottobrata romana è andata persa insieme alle speranze di essere fuori da questa maledetta guerra. E ora questa cosa degli ebrei. [...] Elide sa che questa per i giudei di Roma è la resa dei conti. [...] "Povera carne innocente", ha sentito mormorare a una donna mentre i camion si radunavano davanti a S.Angelo in Pescheria. Nessuno lo direbbe di lei, messa davanti a un plotone d'esecuzione. Invece qui, in quest'aula dove sudore, lacrime e paura rendono tutti fratelli, lei è una vittima come tutti gli altri. Le lacrime di quella donna sconosciuta hanno mondato la sua anima."
Nella Roma attuale, del 2011, il giornalista Nemo Rossini attende invano ad un appuntamento Rachel, amica americana ebrea di origini italiane. Passano alcuni giorni ma di Rachel non c'è traccia e Nemo convince l'amico maresciallo Vergassola ad indagare sulla scomparsa della donna. Purtroppo Rachel viene trovata morta e le indagini proseguono per scoprire i colpevoli dell'omicidio. Perchè Rachel era tornata in Italia? Che legami aveva con la famiglia ebrea sterminata nell'Olocausto e di cui conservava la foto in borsa?
Chi ha letto altri romanzi della coppia Costantini Falcone conosce Nemo Rossini e il maresciallo Vergassola, protagonisti anche di Fiume Pagano. Ma Carne innocente non è un vero e proprio "sequel", piuttosto una diversa luce sotto cui vedere questi due personaggi che qui appaiono molto più tangibili, emotivi, vivi e reali. Di primo acchito questo romanzo di Laura Costantini e Loredana Falcone coinvolge, commuove, fa riflettere, lascia traccia. Un buon romanzo, quindi, e già saremmo soddisfatti. Poi a ripensarci, a soppesarlo, ci si sorprende delle tante implicazioni e dell'alchimia di elementi che lo caratterizza e la stima per le autrici cresce.
Perchè le autrici riescono a combinare una vicenda "gialla", con la memoria di avvenimenti terribili e tragici come l'Olocausto, e lo fanno con rispetto, partecipazione, ma senza censure o buonismi. A questo combinano un intreccio ben costruito, la giusta dose di suspance e la scanzonata lievità di alcuni personaggi che stempera il tutto con ironia. Facendo sì che un romanzo godibile e avvincente, divenga anche memento.
"Questa è la Casa della Memoria, il nostro compito è ricordare al mondo quello che è successo. Per farlo dobbiamo essere i primi a non dimenticare, mai".

venerdì 17 gennaio 2014

In territorio nemico a Ferrara e Imola

Doppia presentazione, il prossimo fine settimana, per In territorio nemico.
Sabato 25 gennaio
io, Stefano Miniato e Natan Mondin in rappresentanza della SIC saremo ospiti del cps La Resistenza di Ferrara (Via Della Resistenza 34): la presentazione inizierà alle 16.30, a seguire Damiano Cason (basso), Andrea Rubino (chitarra) e Giovanna Belcastro (voce) interpreteranno alcuni brani tratti dal romanzo.
Domenica 26 gennaio invece "giocherò in casa" perchè la presentazione sarà ospitata alle ore 21 al csa Brigata 36 di Imola (Via Riccione 4). Con me stavolta solo Stefano Miniato e i ragazzi che interpreteranno brani del romanzo con accompagnamento musicale.

venerdì 29 novembre 2013

In territorio nemico: presentazione a Imola

Martedì 3 dicembre, alle ore 20.30, Vanni Santoni e le SICster Carla Casazza, Elisa Massari e Morena Fanti presenteranno In territorio nemico alla Biblioteca Comunale di Imola (Via Emilia 80).

In territorio nemico è un'opera corale realizzata dalla Scrittura Industriale Collettiva (SIC), un gruppo di 115 autori che ha lavorato seguendo il metodo ideato da Vanni Santoni e Gregorio Mangini.
In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana.

mercoledì 6 novembre 2013

Rien ne va plus di Angelo Ricci

"Lo sai che io sono stato Dio?"
Inizia in una sala da gioco televisiva, nell'atmosfera artefatta di sfavillante nulla, questo racconto di Angelo Ricci che fa parte della collana Inaspettati/ Unexpected di Errant Editions. Ebook brevi che propongono racconti da leggere nello spazio di un viaggio in metropolitana, nella pausa pranzo, in un intervallo di tempo breve in cui non si vuole rinunciare ad un buon testo compiuto.
Partendo dal casinò virtuale, si intrecciano la vicenda dell'anonima conduttrice dall'avvenenza evanescente quanto una giocata on line, e quella del deejay Lawrence Sheik, famoso per le sue originali performance chiamate "barricate sonore", di cui resta un sospetto fino al termine del racconto: forma di protesta estrema attraverso la musica, o spudorata operazione di marketing mascherata con finalità ideologiche?
Citazioni tra le righe trasformano il gioco narrativo in caccia al tesoro letterario; sono accompagnate dall'uso disinvolto di un lessico ricercato che diviene esso stesso divertissement come gli infiniti rimandi a persone e luoghi icone di un'epoca, gli anni '70 e '80. Un caleidoscopio vorticoso e colorato che rende perfettamente la frenesia creativa e allucinata, la sete di sensazioni che appaghino tutti i sensi, ma soprattutto la mente e, per alcuni protagonisti di quei decenni, ancora di più il conto in banca.
Ne risulta un racconto visionario e assai criptico che di queste caratteristiche fa un punto di forza. Una sorta di ballata psichedelica evocativa e coinvolgente.
"Faites vos jeux.
Les jeux sont faits.
Rien ne va plus"

lunedì 28 ottobre 2013

Fegato e cuore di Alessandro Marchi

Steve Campbell, a causa di una imprevedibile concatenazione di eventi, ha due cuori. Non tutti e due contemporaneamente funzionanti, è chiaro. Uno gli batte in petto e l'altro riposa - amorevolmente conservato sotto formalina - in un barattolo posizionato in bella vista in salotto.
Ma Steve - una promettente carriera come calciatore del West Ham sfumata a causa di una malformazione cardiaca - è solo uno dei protagonisti di Fegato e cuore, romanzo d'esordio di Alessandro Marchi.
Voce narrante della storia - infatti - è Vincenzo Caligiuri, per gli amici Vinnie, giovane immigrato italiano a Londra, che incrocia casualmente Steve sulla sua strada e ne diviene amico assieme al collega Craig. I tre arrivano a condividere un "progetto imprenditoriale" che avrà vita breve, anzi brevissima, e l'abitazione. Ne nasce un sodalizio che li legherà sempre più coinvolgendoli in improbabili vicende sportive e al limite della legalità. Sullo sfondo una Londra proletaria e multietnica molto vicina ai romanzi di Nick Hornby.
E il fegato? Quello se lo rode Steve sempre più deluso dal calcio attuale e intrappolato nella pericolosa rete del "ai miei tempi...", mentre rischia di giocarselo definitivamente con interminabili bevute di birra.
Ne risulta una storia divertente, ben scritta, ma che lascia spazio anche a momenti intensi e ad alcune riflessioni sullo sport, l'amicizia, le difficoltà di chi tenta di costruirsi un futuro come immigrato o di chi il futuro ricco di promesse se lo è visto scivolare tra le mani.

venerdì 25 ottobre 2013

Crune d'aghi per cammelli di Maria Silvia Avanzato

Maria Silvia Avanzato in Crune d'aghi per cammelli racconta con la sua abituale e sferzante ironia le (dis)avventure di Edgarda Solfanelli, giovane aspirante scrittrice, con un'unica ignominiosa pubblicazione all'attivo che desidera con tutta se stessa finisca nel limbo dei libri mai letti.
Edgarda, circondata da improbabili personaggi come la fan psicopatica Lavinia La Stalker, oppure l'amica sex addicted ribattezzata per meriti sul campo La Zozzona, frequenta una pletora di scrittori che, diciamocelo, ricordano molto da vicino il gruppo dei giovani scrittori bolognesi (che leggo e apprezzo assai).
Scopo principale - sia per finalità professionali che personali - di Edgarda è quello di conquistare, letterariamente parlando (e non solo), l'editore dei suoi sogni, Valerio La Sorte delle Edizioni La Sorte di Ravenna (e anche in questo caso la somiglianza con un certo editore del mondo reale si ritrova con grande evidenza).
Riuscirà la Nostra a pubblicare un libro dignitoso e a potersi fregiare con diritto del titolo di scrittrice? Oppure definitivamente sconfitta dovrà rassegnarsi qualche oscuro lavoro per portare a casa la pagnotta?
Il risultato è un romanzo divertente e ben scritto ma, se non ci si ferma alla superficie della storia, si ritrova anche la difficile realtà degli autori esordienti che per avere una chanche spesso scendono a tristi compromessi o si barcamenano come equilibristi.
Si sorride via via che scorrono le pagine, ma resta un po' di amaro in bocca al pensiero che fatti e personaggi di fantasioso hanno ben poco e rispecchiano, purtroppo, la realtà attuale.
Ora, però, Maria Silvia regalaci anche qualcosa di cattivo e noir che, si sa, ti riesce altrettanto bene.




martedì 22 ottobre 2013

Domani è un altro giorno di Caterina Ferraresi

Caterina è giunta alla soglia della cinquantina conducendo una vita noiosetta e banale. Ma quando il marito, con il quale il rapporto si è assai intiepidito, le annumncia che si è innamorato di un'altra donna e che intende andarci a vivere insieme, le crolla ugualmente il mondo addosso. E improvvisamente si accorge di quanto è grigia la sua esistenza tra le traduzioni part-time dall’olandese per una ditta di tulipani, la figlia studentessa universitaria che ha poco tempo e scarse attenzioni per la madre, e un gatto un po' stranito.
Così si rifugia nella settimanale seduta di analisi del gelido dottor Sigfrido e nei consigli disfattisti delle amiche, ciniche e disilluse all'ultimo stadio. Che fare per riprendere in mano la propria vita? La "classica" vacanza a Sharm? Ma il destino ha in serbo per Caterina sviluppi inattesi e imprevedibili.
Raccontato così può sembrare il classico romanzetto rosa però ci si ricrede quasi subito grazie all'ironia di cui è intriso e la capacità, pur raccontando con realismo una storia come ne capitano tante, di non cadere mai nel melodrammatico, anche se una nota amara ogni tanto fa capolino.
Le vicende sentimentali della protagonista man mano che si procede nella storia passano in secondo piano lasciando spazio al racconto di altre difficoltà comuni a tante donne di mezza età: la precarietà del lavoro, i rapporti con i figli adulti già difficili per sè e resi ancora più complessi se si è genitori separati, la tendenza ad adagiarsi in situazioni che non soddisfano ma che si tengono strette solo per paura di un salto nel vuoto affrontando nuovi possibili percorsi, la capacità o meno di reinventare una vita che si credeva ormai stabilizzata in banale routine.
Una scrittura agile e fresca,  ironica ed estremamente piacevole per una lettura non impegnativa ma che lascia comunque traccia.

venerdì 18 ottobre 2013

Lucide ossessioni di Valeria Francese, Roberta De Tomi e Claudia Barbarano

Lucide ossessioni raccoglie tre racconti molto diversi tra loro per stile e tematica, ma legati dal filo rosso della sofferenza al femminile. Le protagoniste delle tre storie, infatti, pur essendo estremamente dissimili tra loro, sono accomunate dal dolore per l'abbandono al quale reagiscono in modo assai pericoloso. Pericoloso all'apparenza per gli altri, ma in realtà le principali vittime sono loro stesse.
"Pericolo delle altezze" di Valeria Francese è un monologo interiore con una costruzione narrativa che sarebbe molto adatta alla trasposizione teatrale; ripercorre - nelle poche ore in cui si svolge la vicenda - il dramma di una madre che dopo avere dedicato tutta la vita all'unico figlio, lo perde in modo improvviso e tragico.
"Pandora" di Claudia Barbarano oscilla tra riferimenti mitologici e citazioni classiche: la scelta di utilizzare un linguaggio freddo e high-tech rende ancora più cupa e inquietante la storia di un tragico amore saffico.
"Follia d'ardesia" di Roberta De Tomi, quasi un romanzo breve, procede con il ritmo serrato e incalzante del thriller ma la coinvolgente vicenda che ci racconta in realtà - leggendo bene tra le righe - è un pretesto per analizzare i devastanti effetti che può procurare l'abbandono affettivo su una personalità fragile come quella della protagonista, la quale riesce ad essere alle stesso tempo vittima e carnefice.
Tre sensibilità che raccontano e interpretano con intensa efficacia l'universo femminile attuale.

martedì 30 luglio 2013

Sindrome di Lumière - Racconto

Qualche settimana fa ho partecipato al divertente concorso letterario Turno di notte. Ecco il raccontino che è nato da quella piacevole serata sulle colline imolesi.

Beh, questa cosa è decisamente strana. Sono in fila alla cassa del cinema per fare il biglietto, quando d'un tratto mi si avvicina un tipo mai visto con la faccia più arrabbiata del mondo. E ringhia "Hai un bel coraggio a venire qui, Andrea!"
"Eh?" dico io, mentre le altre persone in fila ci guardano perplesse.
"Aspetta che Roberto scopra che sei qui, e poi vedrai" ruggisce il tipo, arrabbiatissimo. E poi scompare a passo svelto.
Ora, ho due domande nella testa.
Chi è Roberto?
E soprattutto, chi diavolo sarebbe Andrea?
Io no di sicuro.
Io mi chiamo Marco e finalmente torno al cinema dopo un lungo ricovero in ospedale.
Mi chiamo Marco e amo il cinema. È la mia grande passione.
Purtroppo durante la degenza in clinica non ho avuto molte possibilità di coltivarla. Tranne leggere le edizioni del Morandini degli ultimi dieci anni. E vedermi qualche film sull'iPad. Che tra l'altro è il modo più triste per vederli. Ma meglio che niente.
Prima del ricovero però qui ero di casa. Non mi perdevo una proiezione.
Alcuni film, i più belli, li ho visti dieci, venti, trenta volte. Ne conosco i fotogrammi a memoria.
So ripetere tutti i dialoghi di Nuovo Cinema Paradiso dall'inizio alla fine...e dalla fine all'inizio.
Sono stato fortunato perché la mia passione è diventata anche un lavoro. Come? No, non sono un attore e nemmeno un regista. Men che meno uno sceneggiatore. Ma esistono tante altre professioni nel magico mondo della celluloide.
Il proiezionista ad esempio. Chi è? Colui che proietta il film, ovviamente. Ecco, dai e dai, a furia di tampinare il gestore del cinema, ho iniziato a lavorare come proiezionista. Supplente.
Sostituivo il vecchio Marco quando aveva le fasi acute di artrite e non poteva muovere le mani.
Entravo nella stanza di proiezione, posizionavo la bobina della pellicola, pronto per dare il via alla magia del cinema, e mi sentivo l'uomo più felice del mondo.
Poi a Marco è successo quel brutto incidente e io sono diventato il proiezionista titolare. Buffo no? Persino lo stesso nome del vecchio...
È stato il periodo più bello della mia vita.
Le bobine dei film già proiettati me le portavo a casa e mi riguardavo i fotogrammi più belli ancora, ancora, ancora...
Poi però il titolare del cinema ha iniziato a dirmi cose strane.
Innanzitutto ha preso la curiosa abitudine di chiamarmi Andrea. Bah. Chissà perché?
Dopo qualche tempo ha iniziato ad esasperarmi chiedendo conto delle bobine che, a suo dire, sparivano. Brontolava perché diceva che quelle dei film non più in programmazione dovevamo restituirle al distributore. Secondo me era una scusa perché avrebbe voluto portarsele a casa lui, invece ero più veloce io a intascarmele. He, he. Era un tipo ben strano quel Roberto!
Ma in fondo, nonostante le sue fisse, abbiamo continuato a lavorare bene insieme.
Fino a quella tremenda settimana di gennaio. Era un freddo polare. Al cinema si ruppe l'impianto di riscaldamento. C'erano dei momenti che avevo le mani talmente congelate da non riuscire nemmeno a posizionare la bobina nel proiettore.
Non sapevo come fare. Di rinunciare al film non se ne parlava. Così mi venne un'idea.
Ammucchiai qualche fascio di pellicole sul pavimento e diedi fuoco.
Uno spettacolo magico: le pellicole tra le fiamme assumevano forme incredibili, si contorcevano, mentre singoli fotogrammi lanciavano bagliori suggestivi.
Mi incantai a guardare quel singolare falò. Persi la cognizione del tempo. Finché Roberto irruppe nella stanza di proiezione come una furia.
Iniziò a gridare che ero pazzo, che il fumo aveva invaso il cinema e il sistema antincendio era entrato in azione. Che stavano arrivando i pompieri. Che se non fossi sparito dalla sua vista nel giro di pochi secondi mi avrebbe strangolato con le sue mani.
Era un tipo ben strano quel Roberto!
Non amo le liti perciò me ne tornai a casa amareggiato.
Pensavo di lasciare trascorrere qualche giorno affinché le acque si calmassero e poi tornare al mio amato lavoro.
Al cinema invece ci sono tornato solo oggi, dopo un lungo ricovero in clinica.
Hanno detto che soffrivo di identificazione proiettiva e sono il primo caso conclamato di Sindrome di Lumiere.
Hanno detto che mi chiamo Andrea.
Ora, ho due domande nella testa.
Chi è Roberto?
E soprattutto, chi diavolo sarebbe Andrea?
Io no di sicuro.



venerdì 12 luglio 2013

Storie di Antarica de Il Daz


Questo libro, che l'autore definisce "fantafiaba" riserva non poche sorprese. Sorprese per il pubblico giovanissimo a cui è destinato e che troverà intrigante, oltre alla storia in sé, il modo in cui è condotta la narrazione. Sorprese però anche per un lettore adulto che in Storie di Antarica riscopre un interessante mix di favola tradizionale, con tanto di morale, e racconto fantastico racchiusi in un'architettura narrativa originale.
Ma andiamo per ordine. Storie di Antarica è composto da cinque fiabe, ciascuna autoconclusiva e con una autonomia narrativa. Questo permette di leggerle singolarmente e in tempi diversi senza perdere nulla in coinvolgimento e fascino affabulatorio. Però, se lette una dopo l'altra, si scopre che la fiaba successiva racconta aspetti della precedente sotto un punto di vista diverso disvelando nuovi dettagli. Così si giunge all'ultima scoprendo via via nuovi elementi della vicenda, aggiungendo tessere al mosaico iniziato con la prima fiaba. I protagonisti, che di storia in storia intrecciano sempre più i propri destini, sono una regina frivola e vanitosa, un valoroso cavaliere con trascorsi da pavido,  un re strambo che colleziona oggetti incantanti, un cantastorie senza talento e con scarsa fiducia in se stesso e uno stregone assetato di potere. Non mancano a far da cornice un drago terribile, un magico pesce parlante e tanti altri personaggi.
L'autore, che si firma con lo pseudonimo Il Daz, ci offre una scrittura ironica e garbata, ritmata e ricca di elementi divertenti e fantasiosi. Il testo è arricchito dalle simpatiche illustrazioni in bianco e nero di Davide Cassetta.

martedì 11 giugno 2013

In territorio nemico: presentazione a Forlì

Sabato 15 giugno alle ore 18 nell'ambito della rassegna Totally Lost di Spazi Indecisi ( Ex Deposito ATR, Largo Savonarola - Forlì) le SICster Carla Casazza, Morena Fanti ed Elisa Massari presenteranno il romanzo In territorio nemico (Minimum Fax) scritto dai 115 autori che compongo il collettivo SIC (Scrittura Industriale Collettiva).

lunedì 6 maggio 2013

Nessuna più di AA.VV. contro la violenza sulle donne

Quartanta racconti di altrettanti autori che si sono ispirati a reali fatti di cronaca avvenuti negli ultimi anni in Italia: tutto tristemente reale. Questo è Nessuna più, edito da Elliot, curato da Marilù Oliva, antologia dedicata al femminicidio. Non è una parola che mi piace molto, ma esprime in sintesi il terribile significato che racchiude: assassinio di una donna, assassinii di tante donne.
In Italia, ogni anno, più di cento donne vengono uccise, nella maggioranza dei casi per mano di un uomo che ha avuto una relazione affettiva con la vittima o che la conosceva: mariti, compagni, ex fidanzati, padri, fratelli, vicini, amici, colleghi. D'accordo, accade anche agli uomini di essere malmenati, feriti, uccisi dalle donne di cui si fidano, che amano. Ma purtroppo i numeri non mentono, e la violenza sulle donne nel nostro paese è
una emergenza sociale.
Ci raccontano questa brutale realtà Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Loredana Falcone, Vittoria A., Romano De Marco, Maurizio de Giovanni, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marina Marazza, Marco Marsullo, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti
Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Gianpaolo Zarini.
E lo fanno in modo intenso, tanto che non si riescono a leggere più di due o tre racconti alla volta, perchè commuovono, feriscono, sconcertano. Dal punto di vista letterario il libro è ben scritto, e risulta interessante osservare come ciascun autore ha declinato il tema secondo il proprio stile narrativo. Così c'è chi racconta i fatti con crudezza, chi con distaccata oggettività, chi con delicatezza. Una denuncia corale alla violenza di genere. Ma - a mio avviso - anche alla violenza di ogni genere.
I proventi del libro vanno a sostegno del Telefono Rosa che conduce da 25 anni una battaglia civile necessaria e importantissima.

martedì 30 aprile 2013

Agente Letterario 3.0: la recensione di Cassandra Traverso

Lasciatemi gongolare un po' per le recensioni che riceve il mio ebook Agente Letterario 3.0. A volte, qualche conferma, dà la carica giusta per lavorare meglio.
Ecco quindi la recensione di Cassandra Traverso che potete leggere anche qui:

Essendo del settore, sono stata in grado di apprezzare l'utilità di questo vademecum anche se l'argomento che tratta è talmente vasto e sfaccettato che necessiterebbe di un respiro più ampio e maggior approfondimento. Comunque, a prescindere dalla brevità, l'ho trovato chiaro e onesto da poter sembrare ai più superficiali a tratti scontato come poi spesso solo il buon senso sa esserlo.

Molto utile ad ingenui e romantici. Resto in attesa di un approfondimento.

mercoledì 17 aprile 2013

Agente Letterario 3.0: la recensione di Franco Ferdori

La recensione di Franco Ferdori al mio ebook Agente Letterario 3.0.

Incuriosito dalla grande differenza tra le due recensioni precedenti ho deciso di dare un'occhiata a questo ebook e con sorpresa ho verificato come a volte giudizi troppo negativi vengano dati con leggerezza.
Il libro fa una breve carrellata sulla situazione editoriale e sulle varie strade che un aspirante scrittore può intraprendere.
Certamente non approfondisce le varie problematiche, ma non mi è parso assolutamente che possa essere definito un'esca per autori sprovveduti, anzi.
Si parla del ruolo di agente letterario come un professionista tenuto a fornire preventivi prima di iniziare i lavori, si parla di letture di manoscritti e valutazioni gratuite dove ciò che eventualmente viene fatta pagare è l'urgenza del servizio, si precisa che nel mondo digitale sono molti gli strumenti che un autore fai da te può sfruttare in proprio senza legarsi a case editrici a pagamento, ecc.
Ovviamente, mi viene da dire, fa notare che il lavoro di qualità deve essere remunerato e però dice anche in modo chiaro che nessun agente serio è in grado di garantire la pubblicazione ad un autore che a lui si rivolge.
Ancora più incuriosito, ho fatto una veloce visita al sito dell'agenzia che ha realizzato questo breve ebook ed ho trovato altre numerose informazioni interessanti, sempre gratuite.
Di sicuro dopo la lettura di questo ebook non ho risolto i miei problemi di aspirante autore, ma nemmeno ho avuto a che fare con qualcuno che ha come suo obiettivo non dichiarato quello di ingannare chi cerca un aiuto da esperti del settore editoriale.