Gramos: lo ricordate?
A questo link potete leggere l'articolo di Morgan Palmas su Gramos, un bambino kossovaro affetto da una grave malattia, che necessita di tutto l'aiuto possibile. Perdete cinque minuti, leggete ciò che scrive Morgan, che segue le vicende del piccolo Gramos da anni, e se volete compiete un piccolo grande gesto.
AVVERTENZA: non sono abituata a leggere i libri con la matita rossa in mano, per cui - salvo casi eclatanti di "malascrittura" - le recensioni che vedete pubblicate in questo blog raccontano le emozioni e/o le riflessioni che la lettura dei volumi citati mi suscita, senza la pretesa di criticare lo stile letterario altrui.
Se volete inviarmi comunicati, segnalazioni, libri da recensire, manoscritti per valutazione e/o editing, richieste di redazione testi e articoli, o semplicemente volete comunicare con me scrivete a carlacasazza67@gmail.com
Astenersi maleducati, polemici e attaccabrighe.
Astenersi maleducati, polemici e attaccabrighe.
Sesta edizione, il 12 febbraio 2010, per M'illumino di meno, Giornata del Risparmio Energetico lanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, RAI Radio 2 e che ha riscosso un ottimo successo gli anni scorsi con l'adesione di migliaia di ascoltatori e di intere città in Italia e all’estero. Quest'anno il “silenzio energetico” simbolico a cui gli organizzatori dell'iniziativa invitano tutti a partecipare si trasforma in una festa dell’energia pulita. Su http://www.caterpillar.rai.it/, sarà possibile segnalare la propria adesione e trovare tutti i materiali per diffondere l’iniziativa a lavoro, a scuola o nella propria città.
Dal 25 al 28 febbraio a Bologna si svolgerà Critical Book & Wine, manifestazione che intende connettere produzione indipendente di qualità di chi fa libri e di chi fa vini a momenti di relazione sul tema del consumo critico, quindi consapevole, sensibile, intelligente.
Quattro giorni per riflettere su nuove forme di produzione e di mercato, per conoscere le novità e i migliori libri in catalogo di oltre 30 case editrici indipendenti e vini di aziende selezionate di varie regioni e per incontrare alcuni dei vignaioli che li hanno prodotti.
Il tutto correlato da eventi culturali, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, reading, concerti, degustazioni di vini e di prodotti tipici.
Info su: http://www.criticalbookandwine.it/
Giovedì 25 febbraio alle ore 21 sarà a Critical Book & Wine Michele Marziani che presenterà il suo ultimo romanzo La signora del caviale.
Quattro giorni per riflettere su nuove forme di produzione e di mercato, per conoscere le novità e i migliori libri in catalogo di oltre 30 case editrici indipendenti e vini di aziende selezionate di varie regioni e per incontrare alcuni dei vignaioli che li hanno prodotti.
Il tutto correlato da eventi culturali, presentazioni di libri, spettacoli teatrali, reading, concerti, degustazioni di vini e di prodotti tipici.
Info su: http://www.criticalbookandwine.it/
Giovedì 25 febbraio alle ore 21 sarà a Critical Book & Wine Michele Marziani che presenterà il suo ultimo romanzo La signora del caviale.
(Dopo averne tanto parlato, ecco finalmente la mia recensione).All'inizio non ci si fa caso: si comincia a leggere Marlowe ti amo tutto d'un fiato. come è giusto che avvenga per un buon giallo, che cattura, avvince, spinge a divorare le pagine per raggiungere il finale. Ma via via che i capitoli scorrono, diviene chiaro che non si tratta di un semplice romanzo giallo. Anzi forse il genere è solo un pretesto per dire altro.
Così, una volta arrivati all'ultima pagina, lo si riprende in mano e non ci si fa più incantare dall'atmosfera americana anni '50, dal detective sgualcito in conflitto costante col suo doppio, impegnato in un indagine che pare roba da niente e invece è la punta di un iceberg, affettuosamente sollecito con ma' e rispettoso ascoltatore dei consigli che pa' gli impartisce dall'aldilà. E mentre ti lasci incantare da una scrittura elegante e senza sbavature che gioca col lettore attraverso pirotecniche metafore, capisci che l'essenza di questo libro è tutta nel titolo. perché Marlowe ti amo si presenta come un giallo ma in realtà è una dichiarazione d'amore: alla letteratura, a Raymond Chandler, a Joseph Conrad, al jazz e alla vita, bella o brutta che sia.
Così, una volta arrivati all'ultima pagina, lo si riprende in mano e non ci si fa più incantare dall'atmosfera americana anni '50, dal detective sgualcito in conflitto costante col suo doppio, impegnato in un indagine che pare roba da niente e invece è la punta di un iceberg, affettuosamente sollecito con ma' e rispettoso ascoltatore dei consigli che pa' gli impartisce dall'aldilà. E mentre ti lasci incantare da una scrittura elegante e senza sbavature che gioca col lettore attraverso pirotecniche metafore, capisci che l'essenza di questo libro è tutta nel titolo. perché Marlowe ti amo si presenta come un giallo ma in realtà è una dichiarazione d'amore: alla letteratura, a Raymond Chandler, a Joseph Conrad, al jazz e alla vita, bella o brutta che sia.
Crudele destino per il celebre capitano di ventura Guidarello Guidarelli, sopravvissuto a ferite e battaglie, amato dalle donne, bellissimo e coraggioso, quasi una star ante litteram del Rinascimento.Un ballo in maschera a Palazzo Sassatelli di Imola, nel febbraio 1501, gli risultò fatale e lo portò alla ribalta della cronaca del tempo ben più dei suoi successi militari. Nei primi mesi del 1501 Cesare Borgia era a Imola col suo stato maggiore per preparare l'impresa di Faenza. Essendo in periodo di carnevale, decise di dare un ballo in maschera per l'ultimo giorno di febbraio. Guidarello, condottiero del Borgia, aveva prestato a Virgilio Romano, nobile pare appartenente al casato degli Orsini, una camicia, o meglio una sopravveste in broccato ricamata in oro e all'ultima moda (alla spagnola), un oggetto che a quei tempi conferiva un certo prestigio a chi lo indossava (simili sopravesti venivano persino tramandate per testamento). Guidarello chiese la restituzione della camicia per indossarla al ballo ma evidentemente Virgilio trovò il capo di suo gradimento e, pur di conservarlo per sé, mentre si trovavano a Palazzo Sassatelli (ora Monsignani) ferì a morte Guidarello. Non lo tagliò propriamente a pezzi come narra il Fantaguzzi nelle "Cronache cesenati", ma lo ferì seriamente. Il giovane, prontamente soccorso dal suo famiglio Molinario, fu portato a casa di Pensiero Sassatelli dove stilò il proprio testamento chiedendo di essere seppellito a Ravenna, e dove dopo pochi giorni spirò invocando la sua amata Benedetta del Sale.
Cesare Borgia, avvisato dell'accaduto, ordinò di catturare Virgilio e di fargli tagliare la testa. La vicenda del giovane condottiero dovette apparire particolarmente cruenta anche ai contemporanei visto che ne è data notizia nei famosi "Diari" ( 1496-1533) del cronista veneziano Marin Sanudo, negli "Epitaphia" di Bernardino Catti ( 1502) e con dovizia di particolari nelle "Cronache cesenati" del già nominato Fantaguzzi. Ma la vicenda non si concluse con la morte dei due protagonisti. La tragica fine di Guidarello, cantato da D'Annunzio e di cui raccontò anche Byron, divenne leggenda: le fanciulle si recavano a baciare la statua marmorea che lo ritrae, attribuita a Tullio Lombardo, ospitata all'Accademia di Belle Arti di Ravenna: si diceva che chi baciasse il bel Guidarello si sarebbe sposata entro l'anno. Peccato che alcuni anni fa si sia scoperto che la statua non fu realizzata da Tullio Romano ma da un anonimo artista ottocentesco, perdendo quindi il valore artistico che le era attribuito. Non ha perso fascino, però, la storia del condottiero sfortunato, romantico protagonista di un antico e tragico carnevale imolese.
Se un libro non mi piace non lo butto, perché i libri non si buttano e meritano rispetto anche se non piacciono. Lo regalo a qualcuno, possibilmente non a un amico.
Loriano Macchiavelli
Loriano Macchiavelli
Nello ha 12 anni, corre veloce sulla bici come un gregario di Bartali e va a pesca con l'amico Nicola. Attraverso i suoi occhi scorrono le vicende de La signora del caviale, terzo romanzo di Michele Marziani. Inizialmente sono gli occhi ingenui e influenzati dalla E ancora il parroco che suona l'armonium su una barca in mezzo al Po per rendere più proficua la pesca, Bechi che si difende dall'orrore della guerra smettendo di parlare, Nicola che spera di sognare il cavallo bianco perché significa che pescherà lo storione della sua vita. Su tutti aleggia il ricordo della signora del caviale, elegante figura del passato felice di Nello: prima che la guerra travolgesse ogni cosa, con le uova di storione produceva l'ottimo caviale del Po e dava di che vivere alla comunità di pescatori.
La scrittura di Michele Marziani, intensa e delicata allo stesso tempo, ci accompagna lungo questa storia che conquista e coinvolge, tra un sorriso e un groppo in gola.
Nei prossimi giorni pubblicherò la recensione che ho fatto al bel romanzo dell'esordiente Frank Spada, Marlowe ti amo. Una storia in sette giorni.
In attesa di leggere le mie impressioni, e se volete conoscere più da vicino questo misterioso autore, ha appena inaugurato un suo blog personale sul sito della Robin Edizioni.
Questo.
In attesa di leggere le mie impressioni, e se volete conoscere più da vicino questo misterioso autore, ha appena inaugurato un suo blog personale sul sito della Robin Edizioni.
Questo.
Sono on line i dieci racconti finalisti selezionati dalla giuria di Scrigno per il concorso che la rivista letteraria on line ha lanciato qualche tempo fa. Se volete leggerli e votarli andate qui.
L'amore non potrà mai essere descritto alla maniera del cielo o del mare o di un altro qualsiasi mistero: è l'occhio col quale vediamo, è il trasgressore nel santo, è la luce all'interno del colore.
(The million dollar hotel)
(The million dollar hotel)
La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta.
Anna Frank
Anna Frank
Anche i pr rischiano la vita, anzi la perdono proprio.
E' quello che accade nell'agenzia in cui è ambientato "Anche la morte fa notizia" di Lucia T. Ingrosso. Tra il glamour del bel mondo e le piccole e grandi miserie umane un affascinante poliziotto indaga su una morte all'apparenza immotivata. Ma c'è anche chi si improvvisa detective perchè vuole capire cosa è accaduto realmente. Tra colpi di scena e un finale inaspettato.
E tra le righe della storia impariamo a conoscre più da vicino il mondo della comunicazione, della notizia a tutti i costi, dell'arrivismo e della professionalità. Descritto con tutte le sfumature del caso da chi questo mondo lo conosce molto bene.
Ci si meraviglia per atteggiamenti sfrontati all'eccesso ma allo stesso tempo ci si consola constatando che c'è anche chi prende sul serio una professione troppe volte stigmatizzata come sola apparenza.
Un giallo avvincente e ben concertato dall'autrice che fa restare il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina.
E' quello che accade nell'agenzia in cui è ambientato "Anche la morte fa notizia" di Lucia T. Ingrosso. Tra il glamour del bel mondo e le piccole e grandi miserie umane un affascinante poliziotto indaga su una morte all'apparenza immotivata. Ma c'è anche chi si improvvisa detective perchè vuole capire cosa è accaduto realmente. Tra colpi di scena e un finale inaspettato.
E tra le righe della storia impariamo a conoscre più da vicino il mondo della comunicazione, della notizia a tutti i costi, dell'arrivismo e della professionalità. Descritto con tutte le sfumature del caso da chi questo mondo lo conosce molto bene.
Ci si meraviglia per atteggiamenti sfrontati all'eccesso ma allo stesso tempo ci si consola constatando che c'è anche chi prende sul serio una professione troppe volte stigmatizzata come sola apparenza.
Un giallo avvincente e ben concertato dall'autrice che fa restare il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina.
Una sorpresa! Marlowe ti amo il primo romanzo di Frank Spada è già in libreria da ieri!
Leggetelo, ne vale la pena!
E sarete concordi con me nel fare i complimenti all'autore per il traguardo raggiunto e augurargli tutto il successo che merita!
Leggetelo, ne vale la pena!
E sarete concordi con me nel fare i complimenti all'autore per il traguardo raggiunto e augurargli tutto il successo che merita!
Sapete, tutto sta nel credere, e se noi crediamo fermamente in una cosa, allora quella cosa è vera, e se tanti altri credono nella stessa cosa, allora quella, è la realtà!
(The million dollar hotel - Wim Wenders)
(The million dollar hotel - Wim Wenders)
Tutti mi chedono perchè gioco a rugby, solitamente rispondo in fretta con motivi stupidi perchè spiegare la realtà è lungo e la spiegherò qui a voi.
Io gioco a rugby per tre motivi, ma questi possono essere capiti veramente solo da un giocatore.
Il primo motivo è perchè quando sei nello spogliatoio e ne stai per uscire senti il rumore dei tacchetti di ferro che sbattono sul pavimento e capisci che quello sarà l'ultimo suono tranquillo e ben preciso che sentirai prima di ottanta minuti di terra, fango, sudore e urla, ovvero prima della partita.
Il secondo motivo è racchiuso proprio all'inizio di quegli ottanta minuti di confusione, è il calcio d'inizio, quando una delle due squadre sta per calciare, non importa se è la tua o sono gli avversari, tu sai solo che quando la palla sarà in aria dovrai partire e fare il tuo dovere; la palla è stata calciata e tu scatti e in quel momento tutti i dubbi, problemi e le incertezze della vita scompaiono dalla tua mente perchè tu in quel momento pensi: ora c'è solo il rugby.
Infine il terzo motivo può essere capito solo da un flanker perchè avviene durante una mischia, quando l'arbitro fischia e ti posizioni, poi iniziano i comandi(bassi), e senti il peso della prima linea che ti schiaccia, ma il tuo dovere è sostenerla quindi ti carichi di quel peso, poi (tocco) è il modo con cui i piloni si dichiarano guerra e tu fai lo stesso con chi ti sta di fronte, ma tu lo fai con lo sguardo, (pausa) la calma prima della tempesta, tu sei pronto con tutti i muscoli pronti a tendersi per sostenere una prima linea e per poter spingere contro gli avversari, sai che tra un attimo sarà guerra aperta e tutto solo per un pallone, (ingaggio) inizia la guerra e tu devi anche vedere chi vince la palla, l'hanno vinta gli altri, cazzo, appena la palla esce scatti sei pronto e placchi l'apertura che ha appena ricevuto la palla, e la placchi con tutta la tua rabbia, e ti senti libero da tutti i pesi della vita. Così è anche dopo la partita quando insieme a quell'apertura ci mangi un piatto di pasta perchè non c'è rabbia fra voi, perchè tutto è rimasto sul campo dove i fili d'erba sono scossi da un lieve vento che basta a spargere le voci rimaste dalla tua battaglia di soli ottanta minuti.
Alessandro Franzoni, 15 anni, ruolo flanker... mio figlio :-)
Io gioco a rugby per tre motivi, ma questi possono essere capiti veramente solo da un giocatore.
Il primo motivo è perchè quando sei nello spogliatoio e ne stai per uscire senti il rumore dei tacchetti di ferro che sbattono sul pavimento e capisci che quello sarà l'ultimo suono tranquillo e ben preciso che sentirai prima di ottanta minuti di terra, fango, sudore e urla, ovvero prima della partita.
Il secondo motivo è racchiuso proprio all'inizio di quegli ottanta minuti di confusione, è il calcio d'inizio, quando una delle due squadre sta per calciare, non importa se è la tua o sono gli avversari, tu sai solo che quando la palla sarà in aria dovrai partire e fare il tuo dovere; la palla è stata calciata e tu scatti e in quel momento tutti i dubbi, problemi e le incertezze della vita scompaiono dalla tua mente perchè tu in quel momento pensi: ora c'è solo il rugby.
Infine il terzo motivo può essere capito solo da un flanker perchè avviene durante una mischia, quando l'arbitro fischia e ti posizioni, poi iniziano i comandi(bassi), e senti il peso della prima linea che ti schiaccia, ma il tuo dovere è sostenerla quindi ti carichi di quel peso, poi (tocco) è il modo con cui i piloni si dichiarano guerra e tu fai lo stesso con chi ti sta di fronte, ma tu lo fai con lo sguardo, (pausa) la calma prima della tempesta, tu sei pronto con tutti i muscoli pronti a tendersi per sostenere una prima linea e per poter spingere contro gli avversari, sai che tra un attimo sarà guerra aperta e tutto solo per un pallone, (ingaggio) inizia la guerra e tu devi anche vedere chi vince la palla, l'hanno vinta gli altri, cazzo, appena la palla esce scatti sei pronto e placchi l'apertura che ha appena ricevuto la palla, e la placchi con tutta la tua rabbia, e ti senti libero da tutti i pesi della vita. Così è anche dopo la partita quando insieme a quell'apertura ci mangi un piatto di pasta perchè non c'è rabbia fra voi, perchè tutto è rimasto sul campo dove i fili d'erba sono scossi da un lieve vento che basta a spargere le voci rimaste dalla tua battaglia di soli ottanta minuti.
Alessandro Franzoni, 15 anni, ruolo flanker... mio figlio :-)
“... mi chiedo come si fa a distinguere la verità quando guardi le cose con gli occhi deboli del tuo doppio”
Sarà nelle librerie i primi giorni di febbraio 2010 Marlowe ti amo - Una storia in sette giorni, romanzo d'esordio di Frank Spada pubblicato dalla Robin Edizioni - Biblioteca del Vascello (Roma).
Un intreccio scaturito dalla penna dell'autore quasi per magia, come se il personaggio stesso del romanzo avesse guidato la mano di Frank Spada per far rivivere l'omonimo eroe di Raymond Chandler a cinquant'anni dalla morte del celebre scrittore americano.
California, anni Cinquanta: una ragazza fuggita da casa, allo sbando tra i night club e il ricordo del padre morto in un incidente aereo. La matrigna, occhi di smeraldo, è in pena per trovarla. Un incarico apparentemente semplice per un detective come Marlowe, se non fosse per il suo doppio, il compare che lo tiene costantemente in bilico tra l’osservazione di un entomologo e il raccontarsela da solo. Un Cessna schiantato in circostanze misteriose e un’eredità da capogiro lo spingono a incontrare un uomo in carrozzella. E gli incarichi diventano due, riferiti alla stessa persona.
Tra un pranzo da Minnie’s, una visita a Mà, troppi liquori e sigarette fumate in conversazioni immaginarie con Pà, Marlowe percorre le strade di Bel Air e gli altopiani di San Ferdinando a bordo della sua Olds, cercando di allargare il panorama con l’aiuto di una lente, per comporre le scene di una storia che sembra più grande di quel che gli vogliono far credere. Finirà per oltrepassare i confini segnati per lui, in un universo popolato da figure ambigue che neppure un terremoto potrà scuotere. La colonna sonora è il jazz della West Coast e il regista uno che si scrive i copioni da solo.
Marlowe ti amo, il primo romanzo di Frank Spada, è un omaggio originale alle atmosfere di Chandler, tra un assolo di Art Pepper, Shorty Rogers e i suoi Giants e uno struggente Bobby Hackett che gira in un juke-box.
Frank Spada, pseudonimo, è nato a Udine. Dopo avere dato vita al suo detective Marlowe, ormai conquistato dalla scrittura, ha continuato a narrare storie. Suoi racconti sono stati selezionati in concorsi e premi letterari, e sono pubblicati in varie antologie e online.
CI FU UN TEMPO in cui la terra dove sono nato si chiamava Persia. Ma io non appartengo alla razza persiana né a nessun’altra razza. Non sono un meticcio e, al contrario di tutti gli altri gatti del mondo, non ho neppure un nome. Meglio così, piuttosto che quei nomi idioti del tipo: Fuffi, Pallino o Ginger. Per il mio piccolo amico, Mustafà, ero semplicemente “il gatto del soldato”.Io e Mustafà ci eravamo conosciuti a scuola. Suo padre lo accompagnava ogni giorno tenendolo per mano sino al cancello. Il padre di Mustafà, lungo e magro, portava sempre una giacca scura con le maniche troppo corte. Mustafà era minuto, di pelle olivastra, le manine gesticolanti, un tipetto tutto nervi e calzoncini corti. Entrava in classe con gli occhi neri che brillavano. Lì trovava i suoi compagni. I suoi prediletti erano Sultan, Mohammed, Kadim, Ismaeel, Alì. Quel giorno la maestra Shajida stava raccontando una storia straordinaria. L’ovale del suo volto da ragazzina era incorniciato dallo hijab. Nel silenzio dell’aula echeggiava la musica ininterrotta della sua voce. Tutti ascoltavano come se fosse la preghiera del venerdì.
Era la prima volta che Mustafà sentiva parlare a quel modo della sua città. Non aveva mai pensato che potesse essere diversa da come l’aveva sempre vista. Tutti quei popoli che l’avevano abitata – Sumeri Accadi Amorrei Assiri Persiani – ebbene, l’avevano anche amata. La maestra Shajida evocava un sacco di cose meravigliose: Babilonia, i giardini pensili, il codice di Hammurabi, i califfi abbàsidi, le mille e una notte, Madit el Salama – l’antico nome di Baghdad, che significa la Città-della-pace. Mustafà ascoltava e fantasticava. La maestra Shajida raccontava di un genio della lampada magica che a bordo del tappeto volante viaggiava attraverso il tempo e lo spazio. Il viaggio lo trasfigurava, logorava vesti e corpo, erodeva il potere della lampada sino a ridurla a un rottame. La lampada magica era Baghdad e il genio era il suo spirito.
– Tamerlano trionferà di nuovo, – disse la maestra Shajida. – È il destino di queste terre. La Città-della-pace verrà rasa al suolo per l’ennesima volta e insieme a questa scomparirà un pezzo di storia dell’umanità.
Mustafà rimase allibito:
– Scompariranno anche i gatti? – chiese, sgranando gli occhioni neri che brillavano.
Le labbra della maestra Shajida si incresparono e apparvero due file di perle bianchissime:
– Sì, – disse. – Anche i gatti.
All’improvviso nella scuola irruppero dei soldati. Americani. O forse Europei, per Mustafà non c’era differenza. Torsi corazzati, teste da crostacei, divise maculate, zaini come gobbe di cammelli. Dalle imbracature pendevano borracce e fucili mitragliatori. Aprivano le porte con calci violenti. Uno di loro aveva la pelle scura e le palme delle mani bianche. Spinse la maestra Shajida contro il muro e le fece cadere lo hijab. Sbocciò una chioma di capelli corvini. La maestra Shajida restò in silenzio. Un altro soldato, il viso disseminato di efelidi, impartì ordini nervosi e riunì tutti in un angolo. Sia lui che quello con la pelle scura sembravano divorati dalla paura. Dalla porta aperta Mustafà vide passare nel corridoio il bidello Abù e il direttore della scuola. Avevano le braccia dietro la schiena. Alcuni soldati li pungolavano con la punta dei fucili. Il bidello Abù e il direttore della scuola subivano in silenzio. Il soldato con la pelle scura minacciò la maestra Shajida e la costrinse in ginocchio. L’altro, quello con le efelidi, rivolse a Mustafà e ai compagni qualche parola sibilante e fece cenno di stare tranquilli. Con un gioco di prestigio estrasse dal taschino alcune caramelle. I compagni di Mustafà corsero a prenderle. Lui no. Il soldato allora rovistò nello zaino e ne cavò una lattina rossa con incomprensibili scritte bianche. I compagni l’assaggiarono e Kadim disse che era dolcissima. Ma Sultan disse che sapeva di metallo. Mustafà non volle provarla. A Mustafà non piaceva il sapore del metallo. Il soldato gli si avvicinò, sorrise. Aveva gli occhi di un azzurro trasparente. Si levò di tasca un piccolo taccuino e una matita. Fu allora che mi disegnò. Come se sapesse che a Mustafà piacevano i gatti.
Mi disegnò in un modo molto buffo. Una testina tonda tonda, gli orecchi a triangolo, le zampette gommose, un codone grasso e grosso a forma di punto interrogativo. Soprattutto i baffi, lunghissimi, che uscivano dal taccuino. Ecco, così:
Gli occhi neri di Mustafà brillarono. Volle subito diventare mio amico e mi disse l’unica frase occidentale che conosceva:
– I have a dream.
Ho fatto un sogno. Gliel’aveva insegnata la maestra Shajida. Avrei voluto dirgli la stessa cosa, perché anche i gatti dei soldati hanno i loro sogni. Ma un urlo attraversò il corridoio. Spari nel cortile, grida più acute. Il soldato con le efelidi lasciò il taccuino, sfondò la finestra con il banco di Kadim e si affacciò impugnando il fucile mitragliatore. Sparò sparò sparò. Mustafà e i suoi compagni si tappavano gli orecchi. I colpi rimbombavano nell’aula come una scarica di fulmini. Facevano male ai timpani. Kadim disse qualcosa ma Mustafà non capì.
I soldati uscirono di corsa e non si videro più. La maestra Shajida riordinò lo hijab e si sedette al tavolo con il volto tra le mani. Un’esplosione fece tremare i vetri delle altre finestre. La maestra Shajida non si mosse. Mustafà guardò fuori con i suoi grandi occhi neri che brillavano. Sdraiato per terra, lo sguardo verso il cielo, c’era il soldato con le efelidi. Aveva una macchia rossa all’altezza dell’ascella sinistra. Non si muoveva. Un corpo come tanti, buttato là in mezzo alla strada. Di lui ero rimasto solo io, il suo gatto disegnato. Mustafà mi raccolse e mi parlò. Disse che sarebbe stata una bella cosa spedirmi alla famiglia del soldato con le efelidi, in qualche parte del mondo. Spedire altri gatti disegnati a tutte le famiglie di quei soldati. Per farlo avrebbe dovuto portarmi nel Castello dalle mille e una porta e lì, nella stanza esagonale, gli specchi mi avrebbero moltiplicato un numero sufficiente di volte per spedirmi in tutto il mondo. Ma forse non sarebbe servito a niente. I grandi non capiscono i gatti disegnati.
– I grandi no, – gli dissi con un miagolio, – però ti capirebbero i bambini di tutto il mondo. E forse anche quei grandi che di notte sognano di essere bambini. Ma raccontami di questo castello, a noi gatti piacciono molto le storie.
– Sì, gatto del soldato, – disse Mustafà. – Una notte ho sognato che Allah, il Clemente e il Misericordioso, mi mostrava un Castello con mille e una porta. Erano porte di legno massiccio. Ogni califfo che vi aveva regnato ne aveva aggiunta una, ma soltanto la prima, quella più interna, nascondeva il terribile segreto. Nella serratura di ogni porta era infilata una chiave. La gente del vicino villaggio diceva che il castello era abitato dal leggendario Harùn al-Rashìd, il califfo dei califfi, colui che decide il destino di ogni credente. La porta più interna nascondeva il futuro di ciascuno di noi. Ma io non davo ascolto e le aprivo tutte. Alla fine c’era una stanza esagonale con le pareti ricoperte di specchi. In mezzo a questa, moltiplicato mille e una volta dagli specchi in fuga, trovavo il leggendario califfo Harùn al-Rashìd e il suo fedele portaspada Masrur. La mano del destino, per mezzo del portaspada Masrur, stava per giustiziare una fila di condannati. Mi avvicinavo e inorridivo. Era un solo bambino riflesso negli specchi mille e una volta. E quel bambino ero io.
– Non so cosa significhi, mio piccolo amico, – gli dissi con un miagolio, – ma non è certo un bel sogno.
– Non lo è. Come non lo è il destino che è toccato a noi bambini di Baghdad. Ma io sono fortunato perché ho te, gatto del soldato.
Prese la matita e sotto le mie zampette gommose disegnò un minareto.
– Dall’alto del minareto vedrai tutto, – disse Mustafà, – potrai persino sognare di volare. Io lo faccio spesso, sai? Quando c’è il vento che soffia dal deserto chiudo gli occhi e sogno di volare. Ci riesco davvero. Persino quando scoppiano le bombe. Sogno che lo spostamento d’aria mi faccia volare via. Nella vita l’importante non è volare ma sognare di farlo.
Fu allora che Mustafà incominciò a disegnarmi. Dapprima si limitò a ricopiare il disegno che aveva fatto il soldato. Lo ripeté due, tre, quattro volte. La sua mano divenne più sicura e riempì il taccuino di miei ritratti. I gatti disegnati si moltiplicavano tra i fogli come nel Castello dalle mille e una porta. A scuola, mentre la maestra Shajida spiegava, Mustafà mi disegnava, staccava accuratamente la pagina del taccuino e la regalava al compagno più vicino. Non soltanto la classe di Mustafà, ma l’intera scuola si riempì di gatti disegnati. Feci la mia apparizione persino su qualche lavagna. Alcuni compagni di Mustafà, tra cui l’amico Kadim, impararono a disegnarmi. Ben presto Baghdad pullulò di gatti disegnati. Incominciai a circolare in altre scuole, nei luoghi di ristoro, nei mercati. Molti dei disegni riportavano un titolo in inglese: Soldier’s cat. Per questo ci fu chi mi scambiò per un marchio di fabbrica, chi per il simbolo di un partito o di un gruppo terroristico, chi mi credette un segnale in codice, chi una spia americana. Nessuno si chiedeva che nome potessi avere e neppure sapeva che non l’avevo affatto, né conosceva il nome del mio padrone, né dove abitassi. Ma non ero un gatto anonimo: per tutti i bambini di Baghdad ero “il gatto del soldato”.
Finché un giorno uno dei miei ritratti finì tra le mani di un giornalista europeo, Enzo Baldoni. Più che un giornalista, credo che fosse un idealista. Con uno scanner digitalizzò la mia immagine e la inviò non soltanto alla sua redazione, ma la divulgò attraverso la rete raggiungendo i computer di tutto il mondo. Mi trovai così sulle prime pagine di molti giornali, fra cui l’iracheno Al-Sabah.
Mustafà era contento:
– Hai visto, gatto del soldato? – mi disse. – Il Castello dalle mille e una porta esiste davvero e tu sei entrato nella stanza esagonale senza accorgertene. Non sei fortunato?
– Certo, mio piccolo amico, fortunato davvero. Quando ti dissi che avevo anch’io un mio sogno, ebbene era questo: che tutti, nel mondo, si accorgessero che esistono ancora gatti disegnati.
– Se ne accorgeranno anche i capi di questi soldati?
– Oh no, Mustafà. Chi comanda questi soldati continuerà a fingere di non vederli.
– Vorrei che non fosse così, gatto del soldato. Vorrei che i gatti disegnati si ribellassero e che miagolassero a tutti gli abitanti della Terra quanto può essere bello avere un gatto come te.
Fu l’ultima volta che vidi brillare gli occhi neri di Mustafà. Da allora incominciai a fare dei brutti sogni. Il più brutto riguardava proprio il mio piccolo amico. Sognai suo padre, lungo e magro, che lo teneva per mano sino al cancello. Sognai un’esplosione devastante come l’urlo delle orde di Tamerlano. Il padre di Mustafà fu scagliato per aria. Lo sognai che si rialzava smarrito, la giacca scura imbiancata di polvere. Il califfo Harùn al-Rashìd e il suo fedele Masrur si erano portati via Mustafà.
Poi sognai che qualcuno scriveva questa storia e qualcun altro, con raccapriccio, la leggeva.
Un gatto disegnato non dovrebbe fare questi sogni.
Ringrazio Romano Augusto Fiocchi per avermi autorizzato a pubblicare il racconto
Anche se non è fresco di pubblicazione (è uscito nel 2006) Entro nel sogno - Immagini a contatto con l'India (Bacchilega Editore) di Ermes Ricci racchiude un fascino senza tempo che lo rende costantemente attuale e meritevole di essere sfogliato. Fascino senza tempo come quello dell'umanità colorata e assorta in preghiera sulle rive del Gange che Ermes, fotografo imolese quotato a livello nazionale e internazionale, ritrae abbinandole a scene di ordinaria quotidianità. Foto a colori dalle tinte cangianti e immagini in bianco e nero che rimandano l'essenza poetica di un popolo e di un paese ricchissimi di suggestioni. Ci si sofferma su espressioni intense, assorte, sui colori incredibili delle vesti, su scene di massa che ci riportano un mondo diversissimo dal nostro sentire ma che, stranamente, ci dà l'idea di una serenità che non appartiene alle nostre città più ricche, pulite e ordinate (almeno in molti casi).
Scrive Angela Staude Terzani nella prefazione cogliendo in pieno - a mio avviso - l'essenza di questo libro: «Si può fotografare l'India in tanti modi, si possono fotografare i morenti, i lebbrosi, gli affamati, gli storpi, i poverissimi - e sono tanti. Oppure si possono fotografare i ricchi, i grassi, i prepotenti - e non sono poi tanto pochi nemmeno quelli oggigiorno. Ma si perde allora quel che più conta di capire degli Indiani: la loro filosofia del vivere. Ermes è riuscito a compiere il passo, a "entrare nel sogno". Lui non è l'osservatore di cose curiose, strambe, crudeli o magiche, di cui in India ce ne sono tante. Lui è un partecipante. Entra nelle celebrazioni, cammina sul fuoco, mangia, beve, dorme con la gente. [...]"É arrivata. Tutta l'India è arrivata a me", scrive in uno dei bei testi che accompagnano le sue foto. "Agguanto la macchina fotografica ed entro nel sogno." E c'entra davvero.»
Accompagnano le immagini appunti e suggestioni in cui Ermes annota storie, impressioni, commenti che completano e arricchiscono questo intenso viaggio ideale nell'India che lui ha imparato ad amare.
Scrive Angela Staude Terzani nella prefazione cogliendo in pieno - a mio avviso - l'essenza di questo libro: «Si può fotografare l'India in tanti modi, si possono fotografare i morenti, i lebbrosi, gli affamati, gli storpi, i poverissimi - e sono tanti. Oppure si possono fotografare i ricchi, i grassi, i prepotenti - e non sono poi tanto pochi nemmeno quelli oggigiorno. Ma si perde allora quel che più conta di capire degli Indiani: la loro filosofia del vivere. Ermes è riuscito a compiere il passo, a "entrare nel sogno". Lui non è l'osservatore di cose curiose, strambe, crudeli o magiche, di cui in India ce ne sono tante. Lui è un partecipante. Entra nelle celebrazioni, cammina sul fuoco, mangia, beve, dorme con la gente. [...]"É arrivata. Tutta l'India è arrivata a me", scrive in uno dei bei testi che accompagnano le sue foto. "Agguanto la macchina fotografica ed entro nel sogno." E c'entra davvero.»
Accompagnano le immagini appunti e suggestioni in cui Ermes annota storie, impressioni, commenti che completano e arricchiscono questo intenso viaggio ideale nell'India che lui ha imparato ad amare.
Notte dell'Epifania a Bellano, anno 1966. "Il Pianista" - così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate -, ladro di professione aspetta l'occasione di qualche scippo tra la folla che assisterà alla processione dei Re Magi. Ma piove e fa freddo e lui cerca rifugio in un androne. Si imbatte nel cartello affisso su un vecchio portone: "Pianoforte vendesi". Incuriosito, dopo aver saputo che l'appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, decide di entrare. Da questo momento non sarà più sicuro di vivere un sogno o la realtà grazie all'incontro con una strana vecchina. Un racconto ironico e magico come solo Vitali sa fare. Pianoforte vendesi (Ed. Garzanti) è un racconto gustoso e ironico che non disattende le aspettative e con il consueto stile dell'autore, dipinge scenari di provincia in modo davvero efficace, tanto da permettere al lettore di "vedere" la storia: un'anziana signora, un ladro che si crede cinico e si scopre romantico, un pianoforte in vendita. E una passione così forte da toccare il cuore anche di chi non si credeva capace di magia.
Sono giorni intensi tra gli ultimi impegni di lavoro, l'acquisto dei regali che per me hanno un significato speciale - non consumistico - ma un segno tangibile del mio affetto, la spesa a cui seguirà una lunga sessione in cucina per preparare un pranzo di Natale romagnolo doc, e tante altre cose.
Perciò vi lascio i miei auguri un po' in anticipo perchè non so se riuscirò a passare da qui nei prossimi giorni.
Che sia per tutti voi un Natale sereno da trascorrere con chi amate.
Perciò vi lascio i miei auguri un po' in anticipo perchè non so se riuscirò a passare da qui nei prossimi giorni.
Che sia per tutti voi un Natale sereno da trascorrere con chi amate.
Scrigno è un sito letterario nato dalla passione per la lettura e la scrittura. Con il tempo molti naviganti del web, quasi fosse luogo prezioso ritrovato, hanno lasciato in custodia racconti, impressioni, idee per letture proprie e altrui, approfondimenti di autori noti. Scrigno ha commentato poesie, partecipato a storie a più mani, ha contribuito a rendere il sito più dinamico e a farci vincere una sfida che vuole il web pieno solo di cose utili. Abbiamo fatto molti incontri positivi in questi tre anni di vita di Scrigno, scegliendo di dare risalto ad autori esordienti pubblicati da piccole case editrici perché abbiamo creduto in loro e nei messaggi scritti nelle loro pagine. Messaggi spesso universali che andavano conservati in un luogo “sicuro” e per questo diffusi il più possibile. Da buoni lettori amanti del libro come oggetto da toccare, abbiamo pensato a questa rivista; intende portare fuori dal virtuale ciò che Scrigno racchiude di più prezioso in sé, i pensieri di chi ha lasciato un segno e la traccia di un percorso di tutti coloro che a questo segno hanno dedicato tempo, passione e amore. Buona lettura La redazione: Enrico Maria Carmona, Silvia Armanini, Stefano Chiarato, Alessio Pracanica, Marco Bianchi, Carla Casazza, Claudia, Maurizio Verduchi, Nadia Zapperi.
L'antologia di Scrigno la potete acquistare qui.
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A leggere il titolo del nuovo romanzo di Michele Marziani, “La signora del caviale” (Cult Editore), vengono subito alla mente atmosfere baltiche e ricche signore dell’Est, invece è ambientato nel ferrarese. Il libro, infatti, racconta di una comunità di pescatori di storioni sulle rive del Po. Un intreccio di uomini, di storie e di amori, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza discreta e distante della signora del caviale. Ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po. Un romanzo poetico e forte che si legge tutto d’un fiato e che non si dimentica. Una storia che fa un tuffo nel passato e racconta un mondo ormai scomparso, quello della gente di golena.
« In riva al Po io li vedo i miei pescatori – racconta Marziani - , così come lungo la ferrovia che da Ferrara conduce a Suzzara ritrovo il capostazione e il giovane Nello e nelle vie del ghetto ebraico di Ferrara sento il passo lieve della Signora del caviale. Nel tempo di oggi sento il brivido degli errori di ieri.».
« In riva al Po io li vedo i miei pescatori – racconta Marziani - , così come lungo la ferrovia che da Ferrara conduce a Suzzara ritrovo il capostazione e il giovane Nello e nelle vie del ghetto ebraico di Ferrara sento il passo lieve della Signora del caviale. Nel tempo di oggi sento il brivido degli errori di ieri.».
Per chi in questi mesi ha letto i racconti di Frank Spada pubblicati sul mio blog e le notizie che aggiornano sull'attività del misterioso autore che scrive sotto pseudonimo, ecco un piccolo regalo: la copertina di Marlowe ti amo. Un romanzo in sette giorni, che sarà pubblicato i primi di febbraio da Robin Edizioni.
Il racconto L'uomo del piano di sopra di Alessandro Bastasi (nickname Voyager) è tra i dieci finalisti del concorso ScripTAG lanciato da Scripta-Volant. Potete scaricare l'ebook con tutti e dieci i racconti qui oppure sfogliarlo on line a questo link.
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