domenica 27 dicembre 2009

Pianoforte vendesi di Andrea Vitali


Notte dell'Epifania a Bellano, anno 1966. "Il Pianista" - così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate -, ladro di professione aspetta l'occasione di qualche scippo tra la folla che assisterà alla processione dei Re Magi. Ma piove e fa freddo e lui cerca rifugio in un androne. Si imbatte nel cartello affisso su un vecchio portone: "Pianoforte vendesi". Incuriosito, dopo aver saputo che l'appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, decide di entrare. Da questo momento non sarà più sicuro di vivere un sogno o la realtà grazie all'incontro con una strana vecchina. Un racconto ironico e magico come solo Vitali sa fare. Pianoforte vendesi (Ed. Garzanti) è un racconto gustoso e ironico che non disattende le aspettative e con il consueto stile dell'autore, dipinge scenari di provincia in modo davvero efficace, tanto da permettere al lettore di "vedere" la storia: un'anziana signora, un ladro che si crede cinico e si scopre romantico, un pianoforte in vendita. E una passione così forte da toccare il cuore anche di chi non si credeva capace di magia.

martedì 22 dicembre 2009

Auguri

Sono giorni intensi tra gli ultimi impegni di lavoro, l'acquisto dei regali che per me hanno un significato speciale - non consumistico - ma un segno tangibile del mio affetto, la spesa a cui seguirà una lunga sessione in cucina per preparare un pranzo di Natale romagnolo doc, e tante altre cose.
Perciò vi lascio i miei auguri un po' in anticipo perchè non so se riuscirò a passare da qui nei prossimi giorni.
Che sia per tutti voi un Natale sereno da trascorrere con chi amate.


lunedì 21 dicembre 2009

Idee regalo dell'ultimo minuto 2: L'antologia di Scrigno


Scrigno è un sito letterario nato dalla passione per la lettura e la scrittura. Con il tempo molti naviganti del web, quasi fosse luogo prezioso ritrovato, hanno lasciato in custodia racconti, impressioni, idee per letture proprie e altrui, approfondimenti di autori noti. Scrigno ha commentato poesie, partecipato a storie a più mani, ha contribuito a rendere il sito più dinamico e a farci vincere una sfida che vuole il web pieno solo di cose utili. Abbiamo fatto molti incontri positivi in questi tre anni di vita di Scrigno, scegliendo di dare risalto ad autori esordienti pubblicati da piccole case editrici perché abbiamo creduto in loro e nei messaggi scritti nelle loro pagine. Messaggi spesso universali che andavano conservati in un luogo “sicuro” e per questo diffusi il più possibile. Da buoni lettori amanti del libro come oggetto da toccare, abbiamo pensato a questa rivista; intende portare fuori dal virtuale ciò che Scrigno racchiude di più prezioso in sé, i pensieri di chi ha lasciato un segno e la traccia di un percorso di tutti coloro che a questo segno hanno dedicato tempo, passione e amore. Buona lettura La redazione: Enrico Maria Carmona, Silvia Armanini, Stefano Chiarato, Alessio Pracanica, Marco Bianchi, Carla Casazza, Claudia, Maurizio Verduchi, Nadia Zapperi.


L'antologia di Scrigno la potete acquistare qui.

Idee regalo dell'ultimo minuto: La signora del caviale


A leggere il titolo del nuovo romanzo di Michele Marziani, “La signora del caviale” (Cult Editore), vengono subito alla mente atmosfere baltiche e ricche signore dell’Est, invece è ambientato nel ferrarese. Il libro, infatti, racconta di una comunità di pescatori di storioni sulle rive del Po. Un intreccio di uomini, di storie e di amori, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza discreta e distante della signora del caviale. Ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po. Un romanzo poetico e forte che si legge tutto d’un fiato e che non si dimentica. Una storia che fa un tuffo nel passato e racconta un mondo ormai scomparso, quello della gente di golena.

« In riva al Po io li vedo i miei pescatori – racconta Marziani - , così come lungo la ferrovia che da Ferrara conduce a Suzzara ritrovo il capostazione e il giovane Nello e nelle vie del ghetto ebraico di Ferrara sento il passo lieve della Signora del caviale. Nel tempo di oggi sento il brivido degli errori di ieri.».

giovedì 17 dicembre 2009

Alessandro Bastasi fra i dieci finalisti di ScripTAG

Il racconto L'uomo del piano di sopra di Alessandro Bastasi (nickname Voyager) è tra i dieci finalisti del concorso ScripTAG lanciato da Scripta-Volant. Potete scaricare l'ebook con tutti e dieci i racconti qui oppure sfogliarlo on line a questo link.

venerdì 11 dicembre 2009

Scrigno: il concorso

La rivista letteraria on line Scrigno compie tre anni e per festaggiare fa le cose in grande con un concorso.
Ogni partecipante può presentare una sola opera di propria produzione, che non sia mai stata premiata e/o pubblicata in altro concorso, pena l’esclusione. L’elaborato dovrà avere una lunghezza massima 5800 battute (spazi compresi) e contenere nella narrazione, all’inizio, alla fine o entrambi, la seguente frase: “Si parlava di uno scrigno, di un mese, novembre, e di un anniversario, il terzo…”
C'è tempo fino al 15 gennaio 2010 per partecipare.
Qui potete leggere il regolamento completo.

lunedì 7 dicembre 2009

Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca
(proverbio cinese)

giovedì 26 novembre 2009

Velluto nero

La prima volta che ho incontrato Michel non ho fatto una gran bella figura.
Anche se l’ho colpito. In senso fisico, intendo.
Ero immersa nel contenitore per i surgelati del discount quando, alzandomi di scatto, ho centrato in pieno con una pizza surgelata il sorvegliante del negozio.
Michel, appunto.
Lui, impassibile, mi ha fatto un mezzo sorriso mentre io, mortificata, mi scusavo.
“Non è niente”. Ha sorriso ancora ed è andato oltre.
Ho terminato la spesa in fretta, quasi per cancellare – sparendo dalla sua vista – la figuraccia.
Ma non sono riuscita a cancellare dalla mia mente quel sorriso e due occhi di velluto nero.
Così sono tornata al discount. Dovevo rivederlo.
Stavo pensierosa a fissare alcune bottiglie di Albana: se mio padre mi avesse vista in quel momento avrebbe sollevato le sopracciglia e scosso la testa rabbuiato.
Papà è un viticoltore di quelli vecchio stampo, che il suo vino lo produce con amore e dedizione, fregandosene del marketing e di tutte quelle scemenze moderne (beh, lui direbbe qualcosa di più forte, non certo “scemenze”).
Mio padre conosce le sue vigne da quando è nato, ci è vissuto in mezzo per 65 anni: hanno raccolto le sue confidenze.
Persino il primo bacio alla mamma l’ha dato tra i filari del Pignoletto.
“So che non dovrei essere io a dirlo, ma se vuole del vino buono davvero non è qui che deve cercare”.
Era Michel. Lui, gli occhi di velluto nero. E una voce corposa e armonica come il Sangiovese.
Galeotto fu lo scaffale del vino.
Perché dall’Albana la conversazione si spostò verso altri vitigni, altri argomenti.
Abbiamo continuato, poi, a raccontarci di fronte ad una pizza.
Viene dal Senegal, Michel. E’ agronomo, e ha scelto l’Italia per specializzarsi in enologia. Ma si è ritrovato a fare il vigilante nel discount perché deve pur mangiare.
Che tanti italiani di un enologo senegalese non ne vogliono sentire parlare.
Eppure quando Michel racconta del suo sogno, una vigna, una cantina tutta sua, gli brillano gli occhi di velluto nero.
Sembra mio padre quando parla dei suoi vitigni.
Mio padre.
A volte ha delle idee così antiche. Come la terra che calpesta ogni giorno.
Ho provato a parlargli di Michel. Ma quando ha saputo che è senegalese mi ha chiesto con un’espressione allarmata “Sarà mica negro?”.
Alla fine l’ho convinto a conoscerlo.
Ora stiamo per varcare il cancello di casa dei miei. Michel guida cercando di mostrarsi tranquillo, ma dai suoi gesti capisco che non lo è.
Metto una mano sulla sua.
“Vedrai che andrà tutto bene”
Di fronte al casale centenario, i miei genitori ci aspettano.
La mamma indossa uno dei completi buoni. E sorride.
Papà, con gli abiti di tutti i giorni, è serio, le braccia lungo i fianchi, apre e chiude i pugni nervosamente.
Mi fa tenerezza quando porge la mano a Michel per stringerla con energia: un gigante d’ebano e un ometto tutto rughe ristrettosi con l’età.
L’imbarazzo è tangibile ma ognuno fa del suo meglio per alleggerire l’atmosfera del pranzo.
A turno io, mamma e Michel cerchiamo di mantenere viva la conversazione.
Papà risponde a monillabi e guarda ostinatamente nel piatto.
Noto che mamma osserva Michel di sottecchi, poi si accorge che la sto guardando a mia volta e sorride. Nei suoi occhi leggo approvazione.
Si alza. Va in cucina e torna con il secondo.
Mio padre stappa una nuova bottiglia.
Michel assapora il vino e pare improvvisamente rapito.
Chiude gli occhi, sospira. Sorride.
Papà lo fissa interrogativo.
“Ma questo è Bursôn!” esclama Michel con entusiasmo.
E sono fiera della sua approfondita cultura enoica.
Papà, impegnato a bere pure lui, manda di traverso. Tossisce.
E’ diventato rosso scuro come il vino che ha nel bicchiere.
Io e Michel siamo in piedi e lo guardiamo preoccupati.
Papà smette di tossire. Si pulisce la bocca nel tovagliolo. Scosta la sedia rumorosamente e si alza.
Fa due passi verso Michel che troneggia su di lui ma ha la stessa espressione di un bambino che sta per essere punito.
Papà lo guarda e improvvisamente lo abbraccia.
“Benvenuto a casa mia, figliolo!”.

mercoledì 25 novembre 2009

Contro la violenza sulle donne

Ne scrivo poche righe solo come segno, come promemoria, come traccia tra migliaia. Ma non ci dovrebbe essere una giornata così. Tutti i 365 santi giorni di cui si compone un anno dovrebbero essere vissuti nel rispetto della donna, nella difesa della donna.
Se ne volessi parlare per bene mi ci vorrebbero pagine e pagine. Ma non serve poi molto se non cambia prima un certo modo di vedere, percepire, intendere - qui da noi - le donne. E la violenza di cui non siamo vittime solo noi ma tutti i deboli: bambini, portatori di handicap. Deboli fisicamente intendo.
Ho letto un intervento che condivido, quello di Giulia Blasi.
Ecco unisco la mia voce alla sua: "C’è molto che un uomo può fare, per prevenire la violenza sulle donne. Resta da vedere se è disposto a farlo."

La vita è teatro

"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei. Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca priva di applausi."

Charlie Chaplin

lunedì 23 novembre 2009

Alessandro Bastasi partecipa al concorso Roma Europa Web Factory col racconto La quinta dimensione.
Lo potete leggere qui.
E se vi piace votatelo!

Colonne d'Ercole a Ozzano Emilia

Per chi segue il lavoro della Compagnia Letteraria Colonne d'Ercole o chi lo volesse scoprire, segnalo che l'Istituzione "Anna Frank", il Comune di Ozzano dell'Emilia (BO) e la Biblioteca comunale "8 marzo 1908", per la rassegna "I venerdì della Biblioteca", presentano Venerdì 27 novembre 2009 ore 21 Presso la Biblioteca Comunale di Ozzano Emilia, in Piazza Allende 18 Letture teatrali dal libro Sputi. Storie di disprezzo della Compagnia Letteraria Colonne d'Ercole a cura de "La Compagnia del Conte" di Stefano Farolfi, accompagnamento musicale di Diego Chillo, allestimento video di Maria Cristina Paglia.

venerdì 20 novembre 2009

Se c’é un tempo per dormire e uno per morire, forse c’é anche un tempo infinito per sognare

(Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll)

Il corpo delle donne secondo Paola Pioppi

Una riflessione sul corpo delle donne che ritengo molti interessante e condivido.
Qui sul blog Senza una Destinazione.

giovedì 19 novembre 2009

Viaggiare in treno: l'Odissea de' noartri

In questi giorni aggiorno poco il blog ma non è per incuria: sono prigioniera di un lavoro impegnativo che mi esaurusce ore, pensieri ed energie (oltre a rubarmi buona parte del sonno notturno).
Ma ce la posso fare!
Nel frattempo vi lascio una riflessione di Michele Marziani sul viaggiare in treno che condivido in pieno.
La potete leggere qui.

lunedì 16 novembre 2009

Il Montecuccoli con lo sconto

Se non avete ancora acquistato il libro Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente, se lo volete regalare a Natale, se volete risparmiare un po', ecco un occasione da non lasciarsi scappare.
Fino al 15 dicembre 2009 potrete ricevere a casa vostra il libro senza spese di spedizione e con la dedica (a richiesta) a 15 euro.
Per richieste e informazioni potete scrivere a carlacasazza67@gmail.com

giovedì 12 novembre 2009

I bambini sanno spremere la felicità da tutto quello che gli capita

(Donato Carrisi, Il suggeritore)

mercoledì 11 novembre 2009

Il Grande Romanzo Aperto

L'ho tenuta per me a lungo questa notizia, un po' perchè è una novità per la mia penna, un nuovo tipo di scrittura che non conoscevo, e quando mi approccio a cose che non conosco sono sempre cauta.
E poi l'ho tenuto per me per scaramanzia: hai visto mai che non riesca a tener fede all'impegno fino alla fine?
Ma cosiderato che ormai mi sono inserita nel meccanismo e mi diverto molto... ecco qui.
Sono anche io fra gli autori del Grande Romanzo Aperto, idea lanciata dal gruppo Scrittura Industriale Collettiva.
Ormai lo stato dei lavori è a buon punto e a giorni inizieremo la fase clou, la vera scrittura del romanzo, che è ambientato nell'Italia devastata dalla guerra degli anni '43-'45.
Vi terrò aggiornati sul procedere dell'opera ma già vi anticipo che la storia è densa, coinvolgente, ricca di spunti storici e umani. Una bella storia insomma!

martedì 10 novembre 2009

Dialogo poetico a quattro mani

Carla                                                           Frank




Tomba morta,                                             mia dimora/
privata delle lacrime                                   nel fluire del corso degli abissi
e del rimpianto,                                           tra incavi di pietra fugati d’ombra/
nell’assenza silenziosa                              sconvolta/frangenti
di un fiore o un’epigrafe                           scolpiti in cicloni zodiacali/
tenace conservi memento                         nell’innalzarsi al cielo
di colui che non è più,                               di folgore cieca/
scivolato via dalla memoria                      punita/si arresta dal tempo
e dal tempo.                                                 il progredire.

06/11/2009                                        (acqua, terra, fuoco – 08/11/2009)

lunedì 9 novembre 2009

Caduti dal muro: Berlino 9 novembre 1989


Proprio in questi giorni sto leggendo Caduti dal muro di Tito Barbini e Paolo Ciampi.
E' stata una strana casualità a farmelo iniziare proprio ora, non una decisione ponderata. Mi sono accorta solo l'altro giorno della coincidenza.
Oggi però, a vent'anni esatti dall'evento che ha segnato una pietra miliare della storia europea più attuale, le parole di Tito e Paolo rimbalzano nella mia mente con particolare intensità.

venerdì 6 novembre 2009

Dove va la letteratura? secondo Sciascia

di Leonardo Sciascia

Dove va la letteratura italiana? Ma secondo certe analisi, certe diagnosi – e cioè secondo certi desideri, certi dettami, certi decreti dati in sede sociologica – dovrebbe anche lei, come tutti e tutto, andare a casa. Tornare, come ormai si dice e per moda si impone, al privato.
Ma dove può stare di casa, la letteratura italiana? Non pare ne abbia ancora di assegnata, né in città né in campagna. Nemmeno la più piccola dacia. Per sua fortuna – anche se qualcuno ci terrebbe ad averla.
Può trovare qualche casa d’affitto: ad equo o inequo o iniquo canone. Ma son case così rumorose, piene di spifferi e forse anche di fantasmi, che è preferibile restarsene all’aperto.
Direi, ecco, che è costretta a starsene fuori: con orecchie intente, sguardo acuto, sospettosa, guardinga, insicura, con soprassalti e freddo nelle ossa. A meno che non preferisca l’iniquo canone.


(trascrizione dell'originale esposto alla libreria Ubik di Savona)

Letto qui, su Nazione Indiana

giovedì 5 novembre 2009

Buongiorno!


Questo il buongiorno del cielo, stamane, dalla finestra della mia camera.

mercoledì 4 novembre 2009

Le voci di Alda su RadiOplà

“Non cercate di prendere i poeti perché vi scapperanno tra le dita.”



Abbiamo nella mente un’idea, forse folle ma buona.
Abbiamo voglia di ascoltare Alda attraverso la vostra voce… che è la SUA voce.
Abbiamo voglia di non dimenticarla.
Abbiamo voglia che stia sempre con noi.

Per questo radioOplà! e Oplà!tv lanciano un progetto a tutti voi. Come fare?
Inviate con una mail (circopla@oplamilano.it) un file audio mp3 di una poesia, un brano, un articolo di Alda letto da voi e firmato in voce con il vostro nome seguito da “per Alda”, oppure andate direttamente al CircOplà! in via vigevano 6 a Milano e registrate con loro.

Il 1° dicembre sarà aperta al CircOplà una mostra evento dedicata a Lei e la vostra voce la ricorderà.

Contatti e info: circopla@oplamilano.it oppure 02 34934782

Fulgida Stella: dedicato a John Keats

I primi giorni, dopo l’incidente e la lunga degenza in ospedale, Emma ci era tornata quasi senza pensarci, come se una forza di attrazione la conducesse sempre lì.
Poi aveva capito che era l’istinto del “ritorno a casa” perché, su quei gradini consunti dal tempo, si sentiva bene, molto meglio che nel piccolo appartamento che condivideva con la cugina.
Già dai tempi dell’università, quando si era stabilita definitivamente a Roma, la scalinata di Trinità dei Monti era il suo luogo preferito: si sedeva lì in ogni stagione per studiare, leggere i classici della letteratura, un giallo mozzafiato o, semplicemente, si incantava a guardare le persone che passavano.
Dopo la laurea il suo gradino preferito – il quinto a partire dal basso – era divenuto il luogo in cui preparava le lezioni e correggeva i compiti in classe, ma anche il testimone dei primi tentativi di dare corpo a qualche racconto.
Quel luogo doveva averle portato fortuna, (non si può mettere la virgola prima di una congiunzione subordinativa quindi mai la virgola prima di perché) perché i racconti erano piaciuti, tanto da essere pubblicati in un’antologia. Si era convinta così a fare il grande passo: scrivere il suo primo romanzo.
O la va o la spacca si era detta, e aveva consumato ore, giorni ed il (lo so che la d eufonica è corretta ma se leggi il brano a voce alta ed il è bruttissimo quindi in questo caso ho lasciato e il) gradino, dedicando tutto il tempo libero ad una storia che scaturiva dalla sua penna quasi con volontà propria.
Era primavera e la scalinata di Trinità dei Monti le faceva compagnia con i suoi fiori, mentre i turisti lanciavano monetine nella fontana della Barcaccia augurandosi che realmente quel rito scaramantico li avrebbe riportati ancora nella città caput mundi.
Immersa totalmente nella sua storia, quasi non si era accorta che la primavera aveva lasciato il posto all’estate.
Dove ho la testa? si diceva, ma viveva quella svagatezza come uno stato di grazia, quasi fosse innamorata.
Stava incamminandosi per rientrare nel suo caldo appartamentino di periferia quando era accaduto l’inevitabile: mentre si chinava per raccogliere un foglio sfuggitole dal quaderno un ciclista forsennato e distratto l’aveva travolta in pieno facendola cadere all’indietro e battere , battendo (in questo caso è proprio errato il modo verbale che hai messo visto che deve concordare con cadere) violentemente la testa sul selciato.
I parenti avevano temuto l’irreparabile vedendola giacere giorni e giorni nel reparto di rianimazione, esangue e senza apparenti segni di vita.
Poi, Emma aveva reagito ad un raggio di sole dispettoso che si era posato sui suoi occhi chiusi e la lenta risalita verso la vita era ripresa.

Sono stata fortunata pensò, mentre riponeva gli appunti. Quel giorno di autunno non era riuscita a fare grandi progressi col suo libro perché distratta dai turisti che si godevano Roma ed il (stesso discorso di prima sulla d eufonica) sole ancora caldo.
La coda dell’occhio le cadde di fronte, dalla parte opposta della scalinata, dove un giovane scriveva con foga (in) su di un taccuino. Era vestito come un dandy d’altri tempi e i capelli castani e ribelli si agitavano a ritmo della sua mano che nervosa, faceva scorrere una matita sul foglio.
Inglese, stabilì Emma che a furia di osservare i turisti era diventata esperta in materia.
Rimase ad osservarlo perché aveva qualcosa che la incantava: pallido, con un bel naso deciso e le labbra virili, aveva le guance scavate ma imporporate dalla foga della scrittura.
Bello e tormentato, decise prima di distogliere lo sguardo perché lui si era interrotto.
Emma si alzò a malincuore avviandosi rassegnata verso la trafila di metropolitana e autobus che la attendeva per rientrare a casa. Col pensiero però era ancora lì, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ad osservare il dandy inglese, come lo aveva battezzato tra sé e sé.

«Emma? Emmaaaaaaa? Hei! Sto parlando con te! Pronto, pronto, mi senti?»
Si riscosse alla vista della cugina che le sventolava il tovagliolo davanti al viso.
«Scusami Lisa, ero soprapensiero!»
«Me ne sono accorta» sorrise la ragazza «che hai, sei innamorata?»
«No, stavo pensando ad una persona…»
«Mmmmm una persona carina?»
La incalzò Lisa.
«No, no, non pensare chissà cosa. C’è un ragazzo – io l’ho soprannominato il dandy inglese – che da qualche giorno viene sempre a sedersi sulla scalinata di Trinità dei Monti proprio di fronte a me. E scrive in continuazione, con foga. Non si guarda mai intorno. Tanto che sono riuscita ad osservarlo bene perché non alza mai gli occhi verso di me. Mi incuriosisce. Magari anch’io quando scrivo sembro così assorta come lui…»
«Sì, sì, ho capito. Uno di questi giorni mi ospiti sul tuo gradino preferito così vedo anch’io questo romantico misterioso che ti distoglie dalla scrittura del libro. Ma ora ascoltami che ti devo raccontare di ieri sera con Giacomo.»

Ormai era diventata un’abitudine: Emma si sedeva, apriva il suo quadernetto di appunti e iniziava a scrivere.
Poi – dopo una decina di minuti – sbirciava di fronte a sé con discrezione per assicurarsi che il dandy fosse lì.
Sembrava che l’aspettasse perché puntualmente, tutte le volte che la ragazza si sincerava della sua presenza, lui c’era.
Impossibile che non si guardi mai attorno, pensava Emma che sperava di incontrare il suo sguardo almeno una volta.
Aveva provato a fissarlo per lungo tempo, ma niente da fare.
Poi si era resa conto di essere un po’ troppo invadente ed aveva rivolto la propria attenzione alle bozze del libro: le mancava l’ultimo capitolo, ma la storia – ora – non fluiva veloce come era accaduto all’inizio.
Devo distrarmi di meno, pensò.
Qualcuno le mise le mani davanti agli occhi e per un folle attimo pensò che fosse lui. Ma la voce di Lisa la riportò alla realtà.
«Sorpresa!!!!!» le sorrise la cugina. Poi abbassando la voce ad un sussurro «allora dov’è il tuo romantico dandy?»
Emma glielo indicò con discrezione, arrossendo.
«Non prendermi in giro: per venire qui ho discusso con la titolare che non voleva darmi un’ora di permesso!»
Emma guardò Lisa stupita e incalzò «Ma non lo vedi? E’ proprio qui di fronte. Ha una giacca marrone e una camicia bianca con un grande colletto aperto. Segui il mio dito, guarda, lì.»
Lisa guardò nella direzione indicata dalla cugina mentre il sorriso le si spegneva in viso. Poi si voltò con aria preoccupata verso Emma.
«Ma lì non c’è niente. Solo un vaso di fiori…»
«Lisa, smettila!»
«Emma, non sto scherzando»
Emma impallidì.
«Oddio» sussurrò «eppure io lo vedo, davvero...»

Quella sera nessuna delle due ragazze aveva fame. Spiluccavano la cena ed intanto cercavano di spiegare l’accaduto.
«Non prendertela, Emma, in fondo è poco che ti sei riavuta dall’incidente, hai battuto violentemente la testa, magari soffri di allucinazioni…»
«Un’allucinazione sempre uguale tutti i giorni? Mi sembra difficile… Io una teoria ce l’avrei. Ma te la dico solo se prometti di non prendermi per matta.»
«Promesso!» e Lisa incrociò le dita come quando erano bambine e si scambiavano segreti, nascoste sotto al tavolo della cucina della nonna.
«Ho letto» proseguì Emma « che chi è stato tra la vita e la morte come me, sviluppa una sensibilità particolare, che gli permette di vedere e di percepire presenze sospese tra due dimensioni»
«Vuoi dire che…»
«Che lui è un fantasma» la interruppe Emma con voce tremante.
Lisa rimase in silenzio.
«Voglio scoprire chi è» continuò Emma in un sussurro.

Non ne parlarono più.
Evitavano accuratamente di toccare l’argomento nei momenti che trascorrevano insieme, ma una sottile barriera ora le divideva. Si sforzavano di essere quelle di sempre tuttavia, a volte, Emma sorprendeva la cugina ad osservarla con aria preoccupata. Le loro chiacchierate di un tempo sembravano divenute ad un tratto artificiose.
Nonostante fosse inverno, Emma continuava a sedersi ogni giorno sulla scalinata, ma invece che concentrarsi sul proprio romanzo, sfogliava volumi di storia della città per capire chi fosse il misterioso fantasma.
La presenza costante di quella figura tormentata però non la preoccupava, anzi, le faceva compagnia e si sentiva davvero serena solo quando lo guardava scrivere, quando sapeva che lui era lì.
Ormai il lungo permesso per malattia che aveva ottenuto stava per scadere e presto sarebbe tornata alle supplenze qua e là nelle scuole superiori della provincia romana.
Voleva terminare il romanzo prima di riprendere a lavorare.
Così cercò di accantonare per un po’ il mistero del dandy e di mettersi d’impegno a scrivere le poche pagine che le mancavano alla parola “fine”.

Ci siamo, ci siamo quasi, pensò leggendo e rileggendo l’ultimo capitolo del romanzo. Era il 23 febbraio: ancora quattro giorni e poi sarebbe dovuta tornare a scuola. Si sentiva incalzata dalla necessità di scrivere un finale all’altezza del resto, qualcosa di magico ed evocativo.
Aveva trascorso la notte a spulciare poesie d’amore perché voleva che la sua storia terminasse così, con dei versi che lei non era in grado di comporre ma che toccassero il cuore.
Aveva letto frasi bellissime, da Prevert a Neruda, ma non erano ciò che cercava: sapeva che la poesia giusta l’avrebbe fatta palpitare.
Le accadeva sempre così: leggeva, leggeva, leggeva poi si soffermava su alcune righe e sentiva il cuore in gola. Pensandoci su era da un po’ che non provava quel tipo di emozione leggendo poesia. Ma sperava che capitasse di nuovo.
Assorta nei suoi propri pensieri non si accorse di fissare da qualche tempo il “suo” fantasma, o quello che era.
La risata fragorosa di un turista la riscosse e mentre indugiava ancora un attimo sul giovane misterioso, lui alzò lo sguardo e la guardò diritta negli occhi.
Il cuore di Emma si fermò un istante poi iniziò a battere veloce mentre paralizzata lo osservava alzarsi e, con un sorriso malinconico, dirigersi verso di lei. Sentiva di avere il viso in fiamme e le orecchie che fischiavano.
In pochi passi lui le fu di fronte e le tese un foglio, stavolta sorridendo apertamente.
Emma non riusciva a parlare ma prese il foglio sfiorando le sue dita: pareva reale, in carne ed ossa, non era evanescente come avrebbe dovuto essere un fantasma.
Quando le loro mani si sfiorarono lui le fece (come) come (nel senso di quasi lasciamo così) una carezza ed Emma, per l’emozione, lasciò cadere il foglio.
Si chinò per raccoglierlo e quando rialzò la testa lui era sparito.
Con le mani tremanti e un groppo in gola lesse ciò che le aveva scritto:

Fulgida stella, come tu lo sei
fermo foss'io, però non in solingo
splendore alto sospeso nella notte
con rimosse le palpebre in eterno
a sorvegliare come paziente
ed insonne Romito di natura
le mobili acque in loro puro ufficio
sacerdotale di lavacro intorno
ai lidi umani della terra, oppure
guardar la molle maschera di neve
quando appena coprì monti e pianure.

No, eppure sempre fermo, sempre senza
mutamento sul vago seno in fiore
dell'amor mio, come guanciale; sempre
sentirne il su e giù soave d'onda, sempre
desto in un dolce eccitamento
a udire sempre sempre il suo respiro
attenuato, e così viver sempre,
o se no, venir meno nella morte.

John Keats

Emma aveva trovato la sua poesia.

John Keats (1795-1821) poeta inglese immaginifico e malinconico, compose le sue migliori opere dopo avere conosciuto nel 1818 Fanny Brawne ed essersene innamorato ricambiato.
Nel 1820 a causa della salute sempre più cagionevole dovette lasciare Fanny e l’Inghilterra per stabilirsi a Roma in un palazzo affacciato sulla scalinata di Trinità dei Monti.
Morì il 23 febbraio 1821 e fu sepolto nel Cimitero protestante di Roma dove, su sua richiesta, fu posta una lapide la cui epigrafe aveva composto lui stesso: Here lies One Whose Name was writ in water (Qui giace colui il cui nome fu scritto nell'acqua).

Aria nuova

Era un po' che meditavo di farlo e finalmente -  a costo di notti insonni - mi sono decisa e ho cambiato piattaforma blog.
Nuova veste, quindi, ma questo mio angolino resta sempre uguale: qualche chiacchiera sui libri, i viaggi, l'attualità, e quant'altro mi passa per la testa.
Per dare un segno di continuità col vecchio blog, inauguro questo nuovo con l'ultimo racconto che ho pubblicato "di là".
Buona lettura!