AVVERTENZA: non sono abituata a leggere i libri con la matita rossa in mano, per cui - salvo casi eclatanti di "malascrittura" - le recensioni che vedete pubblicate in questo blog raccontano le emozioni e/o le riflessioni che la lettura dei volumi citati mi suscita, senza la pretesa di criticare lo stile letterario altrui.

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martedì 24 novembre 2009

Il panno rosso di Frank Spada

(Racconto gentilmente concessomi da Frank Spada)

Novembre, e domenica scorsa, dalle mie parti c’era il sole, un po’ di Bora dalle cime e l’aria frizzantina.
Primo pomeriggio e salgo in automobile: quattro passi a Cividale e un caffè, mi dico. Quando arrivo... di parcheggi liberi neanche l’ombra. Chiedo. Ah! Il mercatino, capisco. Ormai che sono qua... due sigarette gomito sul finestrino e finalmente trovo.
A inizio Corso: una fiumana; m’inoltro intimorito. Vedo un tizio al sole con un libro in mano – sta assorto a leggere seduto a un tavolo coperto da un panno rosso rubino.
Sopra: quattro o cinque attrezzi in legno e ferro arrugginito ricordano il passato dei braccianti.
Dopo qualche ora, camminando tra il pattume in mostra tra le bancarelle, e i Musi rosa davanti al cielo che tramonta, quando ritorno sui miei passi il tizio è ancora lì, seduto all’ombra di un’insegna appena accesa davanti a un bar. Sul panno rosso, i pezzi in vendita sono gli stessi, non uno di meno, e lui, assorto a leggere, rivelando la piega beata di un sorriso non si accorge che traballo per quanto sono stanco. Appoggiandomi al suo tavolo, sbircio e leggo il titolo: “Rivoluzione inoperosa”. Poi mi aggrappo alle gambe e entro nel bar: una cioccolata con panna, che se non la smetto di mandar giù sempre di fretta quel che ingoio mi ustionerò anche la voce, e mi risento in forza; tanto da tornare a Udine e arrivare a casa stanco come se avessi guidato l’automobile senza pedali che avevo da bambino.

Dicembre, IV domenica d’Avvento e a Cividale c’è l’antiquariato di Natale, quello vero, e io sono ancora qua – questa volta sono venuto apposta, per comperare un oggetto che... inizio Corso, guardo in giro e vedo il tavolo – il panno è lo stesso, ma al posto di quel tizio c’è una donna. Gli oggetti in mostra... collanine, cianfrusaglie esotiche di pietre plasticate. Chiedo. No, non sa darmi indicazioni. Insisto. Dice che non sa dove sia finito. Spiego il mio interesse per quegli oggetti da lavoro visti proprio su quel tavolo. Il suo viso si chiude alle parole, gli occhi si velano di... la invito al bar accanto. "Due caffè, uno corretto grappa, per piacere, e un bicchiere d'acqua di rubinetto", e mi racconta una storia lunga quanto la vita disperata di una madre, e di un figlio, un anarchico che non ha mai fatto del male a nessuno, un buon ragazzo, insomma, che adesso... voleva incendiare il mondo, e l'hanno messo in prigione.
Andando via, dopo averla aiutata a metter via le cose dalla tavola (quattro tavolini pieghevoli, accostati uno all'altro) le ho promesso che tornerò a cercarla la terza domenica di Gennaio, sempre qui, a Cividale, nel duemila e dieci (mi ha detto che si chiama Nadia - io, invece gli detto il nome dell'autore di quel libro, uno pseudonimo).
 
Se amate il dialetto potete leggere la versione in friulano sul blog Contecurte

3 commenti:

gelo ha detto...

Bulo Frank!
:)

ps
epperò il friulano è una lingua, Carla :)

Anonimo ha detto...

Sì! E un amico è un amico!
F.S.

Carla Casazza ha detto...

Ops!!!
Scusami Gelo, chiedo umilmente venia!!!!!