giovedì 4 febbraio 2010

Carnevale col morto nella Imola rinascimentale

Crudele destino per il celebre capitano di ventura Guidarello Guidarelli, sopravvissuto a ferite e battaglie, amato dalle donne, bellissimo e coraggioso, quasi una star ante litteram del Rinascimento.

Un ballo in maschera a Palazzo Sassatelli di Imola, nel febbraio 1501, gli risultò fatale e lo portò alla ribalta della cronaca del tempo ben più dei suoi successi militari. Nei primi mesi del 1501 Cesare Borgia era a Imola col suo stato maggiore per preparare l'impresa di Faenza. Essendo in periodo di carnevale, decise di dare un ballo in maschera per l'ultimo giorno di febbraio. Guidarello, condottiero del Borgia, aveva prestato a Virgilio Romano, nobile pare appartenente al casato degli Orsini, una camicia, o meglio una sopravveste in broccato ricamata in oro e all'ultima moda (alla spagnola), un oggetto che a quei tempi conferiva un certo prestigio a chi lo indossava (simili sopravesti venivano persino tramandate per testamento). Guidarello chiese la restituzione della camicia per indossarla al ballo ma evidentemente Virgilio trovò il capo di suo gradimento e, pur di conservarlo per sé, mentre si trovavano a Palazzo Sassatelli (ora Monsignani) ferì a morte Guidarello. Non lo tagliò propriamente a pezzi come narra il Fantaguzzi nelle "Cronache cesenati", ma lo ferì seriamente. Il giovane, prontamente soccorso dal suo famiglio Molinario, fu portato a casa di Pensiero Sassatelli dove stilò il proprio testamento chiedendo di essere seppellito a Ravenna, e dove dopo pochi giorni spirò invocando la sua amata Benedetta del Sale.
Cesare Borgia, avvisato dell'accaduto, ordinò di catturare Virgilio e di fargli tagliare la testa. La vicenda del giovane condottiero dovette apparire particolarmente cruenta anche ai contemporanei visto che ne è data notizia nei famosi "Diari" ( 1496-1533) del cronista veneziano Marin Sanudo, negli "Epitaphia" di Bernardino Catti ( 1502) e con dovizia di particolari nelle "Cronache cesenati" del già nominato Fantaguzzi. Ma la vicenda non si concluse con la morte dei due protagonisti. La tragica fine di Guidarello, cantato da D'Annunzio e di cui raccontò anche Byron, divenne leggenda: le fanciulle si recavano a baciare la statua marmorea che lo ritrae, attribuita a Tullio Lombardo, ospitata all'Accademia di Belle Arti di Ravenna: si diceva che chi baciasse il bel Guidarello si sarebbe sposata entro l'anno. Peccato che alcuni anni fa si sia scoperto che la statua non fu realizzata da Tullio Romano ma da un anonimo artista ottocentesco, perdendo quindi il valore artistico che le era attribuito. Non ha perso fascino, però, la storia del condottiero sfortunato, romantico protagonista di un antico e tragico carnevale imolese.

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