In realtà è completamente autosufficente ma gli sguardi pietosi della gente sono per lei un ostacolo ben più invalicabile dei marciapiedi malridotti e degli scalini. Il suo mondo così è circoscritto alla madre e alla sorella - che spesso fanno da parafulmine ai suoi malumori - e a qualche raro amico. Unico sfogo, unica passione che la coinvolge e la sprona è la poesia: inizialmente scrive solo per sè, poi pian piano imparerà a condividere i suoi versi anche con gli altri. E proprio grazie alla poesia troverà la strada per uscire dalla sua gabbia dorata, per smettere di indugiare nell'autocommiserazione, per aprirsi agli altri.
Grazia riesce a raccontare la storia di Emilia senza facili stereotipi e buonismi, presentandola con i suoi pregi e con i suoi tanti difetti. Mettendo in evidenza che a volte la malattia rende malevoli con chi ci sta intorno e ci vuole bene. Insomma dando vita ad un personaggio estremamente umano e per questo nè completamente positivo nè completamente negativo.
Poetessa "convertita" alla narrativa, nel senso che questo romanzo è la sua prima prova letteraria "in prosa", tra l'altro ottimamente riuscita, Grazia lascia traccia dei suoi intensi versi anche tra le pagine di questa storia.
Qui l'intervista all'autrice











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