lunedì 6 settembre 2010

Il Campiello a Michela Murgia

Ho letto Accabadora di Michela Murgia in tempi non sospetti, quando ancora nemmeno era uscita la cinquina finalista del Campiello. Da tempo seguo il blog della Murgia, ho apprezzato "Il mondo deve sapere" in cui ha raccontato le proprie disavventure come addetta al call center della Kirby, ritengo la sua scrittura incisiva e coinvolgente. Accabadora mi ha catturatto, avvolto, conquistato. Non ne ho scritto la recensione, perchè non mi sentivo ancora pronta per raccontarlo agli altri: mi capita a volte di dovere sedimentare un libro per mesi e mesi prima di sentirmi pronta a parlarne. Avvertivo come un senso di inadeguatezza, temevo di sminuirlo, visto anche il tema spinoso che tratta. Sono contenta che Michela abbia vinto il Campiello. Se lo merita totalmente. Sono contenta come se lo avesse vinto una mia amica. Anche se non ci conosciamo. Ci siamo scambiate due parole (nel senso proprio di due) a Femminile molto singolare, la bella manifestazione organizzata da Paola Pioppi,  ma nemmeno si ricorderà di me: le facevo i complimenti per il blog, lei cortesemente mi ha ringraziato, ma chissà quante persone che si complimentano incontra.
Credo sia molto importante questa vittoria di Michela, non solo perchè è un apprezzamento del suo valore come scrittrice. Ma anche perchè in mezzo al velinismo imperante, ad un maschilismo sempre più gretto ed offensivo, vedere riconosciute l'intelligenza e la capacità di una donna vera, concreta e coerente fa bene al cuore.

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