martedì 7 settembre 2010

Troppe donne per un delitto di Annalucia Lomunno

Un uomo tutto muscoli e poco cervello, amato e conteso dalle donne, morto avvelenato. Una provincia superficiale, pettegola, maligna e superficiale. Donne false, calcolatrici, pericolose. Uomini ottusi e manipolabili. Un giallo di Agatha Christie? No, di Annalucia Lomunno. Siamo in una piccola cittadina pugliese, dove lo sport principale è impicciarsi e malignare dei fatti altrui. Non è immune nemmeno il commissario di polizia Antonia Veloce, che al contrario del nome è un po' lenta a cogliere connesioni e indizi, ma tant'è: lei fino a poco tempo prima lavorava all'Inps... poi ha vinto un concorso ed eccola alla sua prima indagine. L'occasione più guappa della sua vita, come dice Antonia, un modo per mettersi in buona luce col pubblico ministero Gianpaolo Mareggi che le piace assai. Per fortuna che il suo collaboratore Ago e la sorella Sabina che la aiutano a districarsi nei meandri dell'omicidio: chi ha avvelenato con un peperone sott'olio il bel Giacinto Catenaccio? I sospettati sono tanti, persino Maddalena che non si sa se sia morta o solo scomparsa nel nulla. Antonia un po' si diverte, immersa fino al collo nei pettegolezzi e negli intrighi dei suoi concittadini, un po' si sente inadeguata e incapace di svolgere questo nuovo lavoro accettato di malavoglia. Ma arranca sui tacchi altrissimi fino alla soluzione del caso, che riserva non poche sorprese.
Gli ingredienti per una lettura divertente e coinvolgente ci sono tutti, abbinati ad una scrittura veloce e atipica, che in un primo momento può spiazzare leggermente, in terza persona e tutta al tempo presente com'è, con frasi brevi e brusche. Alla voce narrante poi si intrecciano altre voci: quella misteriosa della scomparsa, le riflessioni di Antonia. Ne risulta un romanzo ritmato e godibile, che fa il verso alla piccola borghesia dipingendola in modo ridicolo e grottesco.

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