mercoledì 31 marzo 2010

giovedì 25 marzo 2010

Attenzione ai concorsi letterari furbetti

Capita a volte che un concorso letterario ben pubblicizzato paia interessante, anche se richiede una tassa di iscrizione. Uno si dice: "vale la pena investire una ventina di euro perchè mi sembra un'occasione interessante per fare conoscere la mia scrittura". E il concorso sembra talmente serio e ben fatto che tante persone che conosci - anche solo virtualmente - si iscrivono e partecipano. Salvo poi scoprire che sono state turlupinate per bene.
E' il caso del Fantasy Horror Haward di cui racconta nei dettagli il blogger Gelostellato, uno dei turlupinati, qui.

mercoledì 24 marzo 2010

I vincitori del Premio Nazionale di Poesia La Spezia Oggi

Sono stati proclamati i vincitori del Premio Nazionale di Poesia La Spezia Oggi.
Il Premio, alla prima edizione, è promosso dal portale d'informazione territoriale LaSpeziaOggi.it, ha avuto un notevole riscontro, con partecipazione da tutta Italia.
La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 27 marzo alle ore 16 presso l'Auditorium della Biblioteca Beghi. Ingresso libero.
Ai primi classificati un soggiorno premio nella città della Spezia, in occasione della cerimonia di premiazione, che si svolgerà sabato 27 marzo alle ore 16.

Sezione A, poesia inedita a tema libero
1° classificato
La pace ormai perduta di Marisa Provenzano (Catanzaro)
2° classificato
Un nuovo giorno di Loredana Paganelli (Genova)
3° classicato
A mio figlio di Anna Rosa Caruso (La Spezia)

Sezione B, poesia inedita a tema "il mare"
1° classificato
Mio mare di Caterina Zappia (Reggio Calabria)
2° classificato
Mare di Marina Pieretti (Massa)
3° classificato ex aequo
Vastità d'acque di Antonio Bicchieri (Taranto)
Il mio mare di Roberto Mestrone (Torino)

Sezione C, silloge inedita di poesie a tema libero
1° classificato
Diari del pellegrino di Efrem Osvaldo Bertulli (Milano)
2° classificato
Rammendi a tirar via di Anna Maria Cardillo (Roma)
3° classificato ex aequo
Selezione di Poesie di Marisa Astuti (La Spezia)
Pensieri in libertà di Edoardo Conficoni (Forlì)

martedì 23 marzo 2010

10 brumaio: un racconto di Riccardo Franzoni

Si parlava di uno scrigno, di un mese, novembre, e di un anniversario, il terzo, il quarto o il quinto?
“Vittoria non ricorda più quale sia, ha perso il conto ormai da troppo tempo e troppe volte. Spesso si è decisa a riprenderlo ma non è mai stata abbastanza forte da riuscire a proseguire."
A questo pensa la madre mentre dalla finestra guarda con severo affetto la figlia correre verso il cancello in cortile, affacciato sul mare.
Il vento autunnale alza delicatamente la lunga e pesante gonna di Vittoria, sembra affaticata anche la frizzante brezza marina. I suoi pensieri non sono solo i suoi ma di tutto l'ambiente circostante. Le palme piegate dall'arrivo dell'inverno sembrano porle la mano sulla spalla, le onde del mare si infrangono silenziose per non disturbare quel rito solenne che lei ripete ogni novembre, nell'anniversario della partenza del cugino per mare.
Corre fino al cancello nel giorno 10 del mese di brumaio, brandendo come fosse un'arma uno scrigno, lo apre dolcemente per paura di svegliare la natura appena addormentata sotto la coperta autunnale e aspetta fino al tramonto. Lo sguardo fisso verso il mare.
I capelli neri mossi dal vento le accarezzano la guancia, gli occhi carichi di lacrime piangono, scivolano sulla brezza i pensieri, le lacrime fino alle orecchie, sussurrando il ricordo delle parole che il cugino le pronunciò, allora bambina, in riva al mare la notte prima di salire sulla cannoniera.
«:...che io torni dalla guerra è praticamente impossibile, cara Vittoria, me lo sento, io non torno, io voglio morire là e là morirò sono sicuro. Ma, se nell'anniversario della mia partenza tu, porgendo lo scrigno al mare, riuscissi a racchiuderlo in esso, significherebbe che io starò tornando da te!»
Fantasie da bambini? Vittoria ha venticinque anni, è un insegnante. Per quanto noi possiamo essere persone adulte e razionali, spesso ci aggrappiamo comunque all'enorme piattaforma dell'irrazionalità, forse per sentirci meglio solo per un po'...è bello sognare. Vittoria ci crede ancora, porge lo scrigno al mare ormai gonfio di collera...
Un'onda enorme invade e distrugge la villa, il giardino, il cancello... lo scrigno.

Riccardo Franzoni, 19 anni, studente universitario e ... mio primogenito :-)
Questo è il suo primo racconto

giovedì 18 marzo 2010

Fulgida Barattoni: il reportage dall'Iraq

Fulgida Barattoni è una donna tenace e coraggiosa che spende il suo tempo e le sue energie per un mondo in cui pace e giustizia siano un diritto di tutti. Lo fa con le parole ma soprattutto coi fatti dando voce, attraverso sè stessa, alla società civile in particolare dei paesi devastati dalla guerra.
In veste di presidente della delegazione dell’Ufficio Italiano dell’International Peace Bureau si trova in questi giorni in Iraq, assieme ad una delegazione di sindaci, membri dell'IPB e operatori taliani, per una missione di pace e cooperazione nonché per partecipare alla cerimonia commemorativa della terribile strage compiuta con armi chimiche nel 1988 dal regime di Saddam Hossein contro la popolazione civile ad Halabija, nel Kurdistan Iracheno. Fulgida, attraverso sms e mail ci ha raccontato la giornata trascorsa ad Halabija.

Voglio riportare qui la sua testimonianza integrale perchè la ritengo di grande rilevanza e molto utile per comprendere come vive quel paese oggi.

«Sveglia alle 7,00. Due ore di viaggio per una strada tutta dritta, asfaltata di nuovo ma con già tante buche.
Lungo la strada praticamente mano a mano che ci si avvicina alla città si vedono camionette nere con soldati vestiti di nero, con corsetti antiproiettile, armati fino ai denti con le mitragliette sul tetto dell'auto, disseminati lungo i bordi della strada e mano a mano che ci si avvicina si fanno più frequenti.»
« Stiamo andando a Halabja sotto scorta. Qua è tutto tranquillo, l’Iraq galleggia nell’attesa dell’esito delle elezioni alle quali quest’anno hanno partecipato in massa anche gli Shiiti che l’altra volta si astennero in segno di protesta. Si configura un governo di coalizione dove i riformisti sono molto forti.
Tutti convengono comunque che il passato Presidente Talabani ha rappresentato un momento di unità del Paese molto forte anche se a quasi egemonia curda. Oggi darò lettura dei messaggi del Presidente Napolitano, l’ambasciatore Melani e il Presidente IPB di Ginevra Tomas Magnusson.
Ieri sera siamo stati invitati a cena, a casa di Aso che è un amico di Forlì che sempre ci aiuta quando abbiamo bisogno di traduttori dal kurdo.
Caro Aso, ci hai regalato una serata magica dove persone che un’ora prima nemmeno si conoscevano, senza parlare la stessa lingua, di culture e religioni differenti, per un magico volere divino si sono sentiti tutti insieme FAMiGLIA. Con le donne abbiamo scambiato vestiti, orecchini, bracciali e piccoli monili, così tanto semplicemente come fossimo sorelle, zie, parenti. Una serata magica, nella quale Allah, Dio, il Signore degli uomini era con noi ed esultava di questa fratellanza tra i suoi figli.
C’è una sicurezza da far paura: ogni 100 metri militari con mitra e camionette armate. Lungo la strada, ragazzi con le bandiere del Kurdistan ci salutano e ricordano a tutti che siamo fra un popolo che dal loro dolore e sofferenza vogliono ripartire in pace.
Dai morti di Halabja IPB è con loro per costruire azioni concrete di pace. A maggio 20 studenti arriveranno in Italia, in Sicilia dalla nostra Socia Mariapia Indelicato a fare alta formazione.
E nella città di Mazzarino partirà una nuova mostra, su Halabja e le stragi dell’Anfal.»
« La cerimonia di commemorazione della strage di Halabja si e' svolta in grande compostezza nonostante il massiccio impiego di soldati impiegati per garantire la sicurezza.
La prima fase ha avuto luogo nel piazzale antistante il museo ricostruito a nuovo dopo la sua distruzione nel 2006: noi eravamo l'unica delegazione straniera ufficiale che portava anche un messaggio del Capo dello Stato pertanto ci hanno dato grande rilievo riservandoci molte attenzioni (sia io che il sindaco di Mazzarino e la rappresentante del sindaco di Firenze Susanna Agostini con delega per le relazioni internazionali siamo stati intervistati da diverse televisioni).
Io accompagnata dai rappresentati delle due citta' italiane Mazzarino e Firenze sono salita sul palco ed ho aperto il mio discorso con alcune parole che ho pronunciato in kurdo perché tutti mi comprendessero: "Rosh Bash! Busi Peshmerga, im ro huda lagal mana" Buon giorno, saluto i partigiani, oggi Dio e' fra di noi".
Sono stata l'unica rappresentante straniera a parlare. Sono stata l'unica "donna" a tenere un discorso.
Dopo di me si sono alternati gli interventi istituzionali ma poi con una scusa mi sono allontanata e sono andata nel parchetto dietro il monumento, dove c'era un gruppo di bimbetti tutti vestiti a festa che venivano tenuti buoni "a fatica" in attesa che venisse il loro momento (dovevano sfilare con le bandierine del Kurdistan in mano alla fine della cerimonia).
Difficile tenere buoni 30 bambini vivaci, i bambini ovunque nel mondo sono pieni di vitalità e non si possono tenere fermi a lungo!
Allora ho pensato di sedermi sul prato insieme a loro e di giocare.
Prima ci siamo presentati. Ognuno diceva il suo nome e l'età', preciso che la nostra traduttrice ufficiale era una bimbetta magrina di 12 anni vestita di paillettes gialle.
Finite le presentazioni... che fare? Ci siamo messi a cantare "nella vecchia fattoria" facendo a turno i versi degli animali! Abbiamo riso tanto, alla fine temevamo di disturbare la cerimonia che si stava svolgendo poco distante con i nostri ia,ia oh! Un fantastico vocio di bambini che cercano riuscendoci a fatica di cantare sottovoce in italiano una canzoncina dove i versi degli animali sono l'unica cosa che non necessita di traduzione...
E abbiamo cantato anche "singhi iaia iuppi iuppi aia", canzone che di sicuro conoscono quelli che hanno fatto grandi dei figli.
Alla fine della cerimonia i bambini sono stati chiamati in fretta a fare la loro sfilata ed io sono stata "tanata" dalla guardia del corpo del ministero degli Interni che mi rimproverava di essere sparita e lui non mi trovava (per forza! mi ero vestita come tutte le donne kurde e in mezzo alla bambine kurde vestite anche loro a festa con le paillettes colorate lui per quanto mi avesse cercata non mi aveva vista - mi ero ben mimetizzata!)»
E Fulgida conclude raccontando una storia. « 16 marzo 1988 la strage ad Halabja. I primi giornalisti che accorsero ed ebbero occasione di precipitarsi trovarono l'inimmaginabile, strade cosparse di corpi, bambini, donne, vecchi, anche gli animali, TUTTI MORTI. Una donna iraniana inorridita cammina fra questi morti, sente un lamento, sposta il corpo di una giovane donna e trova un bambino di 40 giorni che piange. Un miracolo, lo prende, lo lava, lo avvolge e lo porta con se in Iran. Oggi quel bambino e' cresciuto, si chiama Ali',  e quella donna gli racconta la sua storia, lui chiede di tornare di tornare a visitare Halabja.
Nel monumento fra i tanti nomi che vede impressi sulle pareti dei morti di quel 16 marzo 1988 vede anche il suo. Esulta, chiama il direttore, dice "io sono vivo!" Vengono chiamati i parenti, viene fatto l'esame del DNA, il nome di quel ragazzo sulle pareti del monumento dedicato ai caduti di Halabja viene cerchiato di verde. Alì oggi in questo giorno di commemorazione rappresenta la speranza, la vita che continua, e che ritorna alle sue radici. Alì trascorre diverso tempo con noi, racconta la sua storia, ci abbracciamo. 
Oggi la delegazione incontrerà tutti quei giornalisti e ci sarà una giornata dedicata ai media, alla comunicazione. Senza quei coraggiosi giornalisti, senza le loro macchine fotografiche, senza quelle immagini, oggi la strage di Halabja sarebbe una delle tante dimenticate, invece quello che Saddam Hussein fece con le armi chimiche oggi si vede, su quelle immagini sono stati fatti i processi e sono state pronunciate le condanne.
C'è da segnalare che in Irak il Kurdistan e' l'unica regione autonoma, e con la sua autonomia se la sta cavando alla grande perché il paese che ci ospita e noi percorriamo in auto tutti i giorni lo vediamo anno dopo anno crescere anzi "esplodere" sotto tutti gli aspetti, architettonico, stradale, delle infrastrutture. Si sviluppa un poco a patch work per via degli appalti che non sono effettuati sulla base di piani regolatori ma comunque e' bello vedere la vita che rinasce.
Quando arrivammo qui per la prima volta rimasi colpita dal fatto che il paesaggio era brullo, non c'erano alberi perché Saddam Hussein li aveva abbattuti per potere meglio scovare i partigiani, non c'erano volatili ne' insetti.
Oggi l'orizzonte ci riempie gli occhi di colline verdi, ci sono rondini, passeracei, e i soliti immancabili corvi, oggi i fiori che sono stati portati al cimitero delle vittime di Halabja non sono di carta come furono i nostri primi fiori che noi come italiani portammo per la prima volta. Oggi i fiori sono veri, questo significa che ci sono nel paese serre dove coltivano i fiori. quindi anche gli insetti sono tornati.
La vita vince sempre!!!!! anche sui cattivi!!!!! Sarà dura riuscire a parlare di RICONCILIAZIONE e di PERDONO ma questa e' la nostra di missione di italiani, cristiani, cattolici che nel perdono trovano la salvezza. In Iraq i nemici li hanno impiccati, in Kurdistan si fa fatica a parlare di perdono quando ancora i morti sono sepolti senza nome, ma noi ci proviamo perché nella nostra diversità abbiamo anche noi qualche cosa di dire e regalare come opzione di pace.
PENSATE alla città di Halabja era stata data l'opzione di potere giustiziare nella propria piazza il chimico Ali, quello che materialmente costruì per ordine di Saddam Hussein le bombe micidiali che sconvolsero la popolazione di questo piccolo paesino. Eppure i cittadini hanno detto di NO! non hanno voluto che l'esecuzione del chimico Ali avvenisse del loro paese. Mi hanno detto: il nostro e' un paese di martiri, di cittadini morti ingiustamente, non e' un paese di assassini.
La nostra legge prevede la pena di morte
I giudici giustizino coloro che ritengono si siano macchiati di colpe gravi, i giudici, non la gente sia chiamata a fare questo.
A mio parere credo che anche queste poche parole rappresentino e diano il chiaro senso della dignità di questo popolo. Un popolo che ha sofferto e che fondamentalmente guarda al futuro, guarda al loro Kurdistan diviso "unito solo nelle loro preghiere" ma vogliono la pace, non la vendetta, vogliono che il mondo parli di loro, vogliono che i loro morti riposino nella memoria di tutti gli uomini che insieme a loro lotteranno perché siano per sempre bandite le armi chimiche dalla faccia della terra.
Questa e' la mission, mia e di Kareem Khder all'interno della Commissione delle Nazioni Unite per la regolamentazione delle armi chimiche e batteriologiche e per l'abolizione delle armi di distruzione di massa. Notate che si tratta di tre commissioni distinte e separate! CHIMICHE - BATTERIOLOGICHE - DI DISTRUZIONE DI MASSA! mentre noi vorremmo e lavoreremo perché ce ne sia una soltanto! Quando sono in troppi si fa caos e non si mettono mai d'accordo...!»

mercoledì 17 marzo 2010

Imola da raccontare di Roberta Giacometti

Proprio come recita il sottotitolo, sono sguardi, ritratti e ricordi, quelli che Roberta Giacometti mette su carta nel libro Imola da raccontare (Bacchilega Editore). Non solo i suoi, anche quelli di altre voci imolesi, che regalano al lettore un ritratto inedito, intimo, legato col filo delle emozioni, della città dagli anni'30 del Novecento ad oggi.
Storie di persone qualunque grazie a cui si conosce un'Imola scomparsa, o strettamente conservata nei ricordi degli anziani, che Roberta Giacometti racconta con partecipazione e levità. Ma troviamo anche riflessioni sui luoghi di oggi e quelli di ieri, quasi che le parole fermassero in scatti fotografici angoli della città particolarmente significativi o cari per l'autrice.
E infine ci sono i suoi ricordi di bambina, scanditi dal dialetto e da immagini che sente la necessità di articolare in parole, in frasi.
Racconti che - come scrive l'autrice « interpretano la mia idea di casa natale, che trascende il luogo e la famiglia, indispensabile per sentirmi a casa nella vita e nel mondo».

martedì 16 marzo 2010

Giornata Mondiale della Poesia

Associazione culturale Brianze e Organizzazione di volontariato MOLO in collaborazione con Associazione Culturale La passione per il delitto organizzano per domenica 21 marzo 2010 a Villa Greppi, Monticello Brianza (Lc) la Giornata Mondiale della Poesia con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e il 1st St. Patrick’s Day.
Info e programma qui

lunedì 15 marzo 2010

Femminile molto singolare: dieci più

Con un ritardo mostruoso (Fantozzi cit.) vorrei raccontarvi in due parole la bella esperienza vissuta domenica 7 marzo al festival Femminile molto singolare, ideato e reso possibile da Paola Pioppi e dall'associazione La passione per il delitto che hanno dato vita ad un evento davvero ben costruito (da cui il dieci più).
Si è discusso di temi interessanti che spaziavano dalla cucina alla comunicazione attraverso i blog, dai sentimenti alle madri fino alla nuova criminalità delle donne. Tutto, ovviamente, declinato in prospettiva femminile.  
Sono intervenute scrittrici, blogger, artiste che hanno dato vita ad una nuova immagine corale e - a mio avviso - molto positiva e incoraggiante della femminilità oggi. Di certa meravigliosa intelligente femminilità oggi. Di questa giornata hanno parlato prima e meglio di me Alessandra Buccheri ed Elisabetta Bucciarelli, mentre nel blog dedicato all'evento potete leggere la rassegna stampa completa e cutiosare nella galleria fotografica.

lunedì 8 marzo 2010

8 marzo

Da wikipedia: La Giornata Internazionale della Donna, comunemente definita Festa della Donna, è una giornata commemorativa celebrata l'8 marzo di ogni anno, che intende ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Se tracciamo un bilancio, dai primi anni del '900 - quando si è iniziato a celebrare la festa della donna - ad oggi, a parte il diritto di voto, le conquiste sociali, politiche ed economiche femminili non sono state considerevoli: nel nostro paese, in particolare, le donne continuano ad essere sottorapresentate nelle posizioni predominanti del mondo della politica e dell'economia, continuano ad essere pagate meno degli uomini, ad essere trattate come cittadini di serie B. E nonostante un secolo di lotte proseguono in tutto il mondo le discriminazioni e le violenze cui sono fatte oggetto.
Cosa c'è da festeggiare quindi?
Dovremmo scendere in piazza piuttosto.
La mimosa è una simpatica pianticella, ma regalateci considerazione e rispetto che lo preferiamo.

venerdì 5 marzo 2010

Domenica 7 marzo a Villa Greppi

Ricordo a chi fosse dalle parti della Brianza: domenica 7 marzo a Villa Greppi c'è questo festival che promette dibattiti interessanti.
Si chiama Femminile molto singolare e al primo incontro in programma partecipo anche io.