lunedì 28 novembre 2011

L'ipotetica assenza delle ombre di Massimo Padua

Dopo la parentesi più intimista de L'eco delle conchiglie di vetro, Massimo Padua torna alle atmosfere gotiche già accennate in La luce blu delle margherite, proponendo un noir intenso e coinvolgente. Se avete letto con attenzione queste poche righe introduttive già vi sarà saltato agli occhi un particolare: i titoli dei romanzi di Padua sono una promessa, un'anticipazione, di ciò che racchiudono. Mistero, eleganza, suggestione. Perchè non è solo la storia a catturarvi, ma anche la scrittura ricercata e che richiama le atmosfere degli autori romantici tedeschi e inglesi.
Il protagonista de L'ipotetica assenza delle ombre è Marco, giovane scrittore in crisi creativa, giornalista squattrinato, timido e introverso, tormentato dalla morte improvvisa della sorella Anna da cui stenta a riprendersi; riceve una inaspettata e misteriosa eredità: un certo Newman, pittore, che Marco non conosce, gli ha lasciato una inquietante villa in campagna. Marco ci si trasferisce e assieme a Bea, amica con cui instaura un legame sempre più intenso e importante, scopre gli inquietanti ritratti di cui Newman ha disseminato la casa ed esplorando stanza dopo stanza riporta alla luce i misteri celati nell'abitazione. Misteri che lentamente disveleranno legami sempre più stretti con il passato di Marco e delle persone a lui più care. Un romanzo dal ritmo incalzante che si legge tutto d'un fiato, travolti nel gorgo sempre più nero che sta inghiottendo Marco e Bea.

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