lunedì 30 gennaio 2012

Anime tagliate di Francesco Scardone

"Il fatto è che io ci ho provato. Ci ho provato per davvero. Ma non ho trovato null'altro. Qualcosa che vada oltre l'angoscia. Qualcosa in più del supplizio. La vita finisce lì dove finisce il dolore. Fine. Dissolvenza. Non ha senso sperare in altro. Continuare a illudersi. Il dolore è l'unica dimensione possibile. È l'unico stato pensabile. È la sola cosa sensata. Reale."

Ed è appunto attraverso il dolore, estremo, verso sè stesso e inflitto agli altri, che il protagonista di Anime tagliate cerca la redenzione. Nel tentativo di cancellare un'infanzia che l'ha segnato facendone un borderline, e di trovare un proprio posto nel mondo. Il romanzo - attraverso diversi flashback - racconta la storia di un giovane transessuale frustrato, che si sente inadeguato e convive con infondati sensi di colpa, ma attraverso rapporti estremi, cruenti e mercenari tenta di riscattarsi, vendicandosi di coloro che troppo assomigliano, nei comportamenti, a chi lo ha fatto nel passato sentire sbagliato ed insignificante. Le sue vicende si intrecciano a quelle di Luisella, commessa altrettanto borderline, trash, grottesca e disperata.
Un romanzo forte e crudele, ben scritto, ma a mio avviso troppo intriso di ingenuità e stereotipi che non si adattano ad una storia così forte, che racconta un drammatico disagio senza censure. Ci si aspetterebbe qualcosa di più, che rompa gli schemi, che sia come un pugno nello stomaco a tradimento, non solo un pizzicotto sul braccio.

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