lunedì 26 marzo 2012

La casa sopra i portici di Carlo Verdone

Difficile dare una valutazione omogenea a questo libro, affascinante per le vicende che racconta e i personaggi che tratteggia, ma piuttosto deludente per quanto riguarda la scrittura. Se infatti le memorie di famiglia del noto attore e regista Carlo Verdone coinvolgono il lettore trasportandolo nelle tante stanze de "La casa sopra i portici", tra i personaggi celebri che la frequentavano e gli aneddoti che commuovono o fanno sorridere, la scrittura è davvero trascurata, quasi che sia stata pubblicata direttamente una prima stesura del libro su cui nessun editor ha messo mano. Questo è un peccato perchè se il progetto fosse stato curato maggiormente, il risultato sarebbe stato davvero un buon libro. Lasciando da parte questa "stonatura" formale, Verdone è riuscito a rendere tangibile l'atmosfera che si respirava nella sua casa di famiglia e ha "dipinto" in maniera molto efficace le figure dei suoi genitori. Mi ha colpito in particolare quella del padre, grande intellettuale, capace però di entusismi freschi e sinceri: come la grande passione per i film di Jerry Lewis e il genere western, oppure la foga con cui giocava a calcio - in canottiera - coi propri figli nel parco.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

un'altra scrittrice frustrata...

Carla Casazza ha detto...

Mi spiace, ma anche se scrivo per professione non sono una scrittrice. Sono invece una lettrice attenta e apprezzo, oltre alle belle storie, la buona scrittura. Inoltre lavoro nel campo dell'editoria e so bene che quando si tratta di un esordiente o di un autore poco noto certe "licenze poetiche" (li vogliamo chiamare così gli scivoloni formali di questo libro?) non sono ammesse. Infine caro commentatore anonimo, io mi firmo...lei no.

Anonimo ha detto...

Confermo... lei è una scrittrice mancata e frustrata. Destinata a restare nell'ambito di un blog. Si chiama Carla, ma potrebbe essere chiunque. Il web è così... Garantisce l'anonimato anche a chi si firma. Ognuno può ergersi giudice di tutto e va bene così. Basta un blog e via.
Ho letto il libro e non mi è sembrato poi questo schifo di cui lei parla. Non ci ho trovato condannabili "licenze poetiche" e non mi aspettavo di trovarmi di fronte a un testo "alto". In quelle righe ho sentito parlare davvero Verdone e credo che il fine fosse quello di restituire al lettore l'integrità e la genuinità del personaggio che si vede sullo schermo. Senza falsare nulla con voli di scrittura.
Se poi lei si aspettava un testo di alto profilo allora cambi mestiere o, perlomeno, cambi i suoi obiettivi di lettura. La "bassa narrativa" le sarà grata. Agostino Calenda (ma potrei essere chiunque, il web è questo)