lunedì 21 maggio 2012

Le intermittenze della morte di Josè Saramago

Non avevo mai letto nulla di Saramago fino ad oggi e devo confessare che all'inizio la sua scrittura mi ha piuttosto destabilizzata. Superate però le prime pagine, mi sono abituata a questo stile particolare, avaro di punti, prodigo di periodi lunghi ed articolati, che ignora i segni d'interpunzione del discorso diretto e - concentratami sulla narrazione - ho trovato la lettura avvincente e stimolante.
Che succederebbe se improvvisamente in una fantomatica nazione non morisse più nessuno? Quali sarebbero le conseguenze poilitiche, sociali, economiche, umane? E se poi di colpo, dopo alcuni mesi, ricominciassero a morire anche le persone la cui dipartita era stata interrotta?
Saramago immagina con ironia sferzante questa situazione che è pretesto di tantissime riflessioni. E anche di molte disgressioni, visto che spesso parte per la tangente e disquisisce su argomenti a volte seri, a volte surreali e che nulla hanno a che fare con la vicenda che sta raccontando. Notevole pure l'eleganza verbale con cui sferra stoccate coraggiose e micidiali ai politici, alla Chiesa, alla stampa, e a tanti altri.
Mi ha un po' deluso il finale del romanzo, troppo melenso e nello stile "happy end" rispetto al resto del libro, caustico e cinico quanto basta.
Ma nel complesso è un libro che regalerei e consiglierei e che mi fa venire voglia di leggere altre opere di Saramago. Concludo citando un brano del libro che ho letto e riletto.

"Voi, gli esseri umani, conoscete solo questa piccola morte quotidiana che sono io, questa che persino nei peggiori disastri è incapace di impedire che la vita continui, un giorno verrete a sapere che cos'è la Morte con la lettera maiuscola, e in quel momento, se lei, improbabilmente, ve ne desse il tempo, capireste la differenza reale che c'è fra il relativo e l'assoluto, fra il pieno e il vuoto, fra l'essere ancora e il non essere più."

Nessun commento: