martedì 30 luglio 2013

Sindrome di Lumière - Racconto

Qualche settimana fa ho partecipato al divertente concorso letterario Turno di notte. Ecco il raccontino che è nato da quella piacevole serata sulle colline imolesi.

Beh, questa cosa è decisamente strana. Sono in fila alla cassa del cinema per fare il biglietto, quando d'un tratto mi si avvicina un tipo mai visto con la faccia più arrabbiata del mondo. E ringhia "Hai un bel coraggio a venire qui, Andrea!"
"Eh?" dico io, mentre le altre persone in fila ci guardano perplesse.
"Aspetta che Roberto scopra che sei qui, e poi vedrai" ruggisce il tipo, arrabbiatissimo. E poi scompare a passo svelto.
Ora, ho due domande nella testa.
Chi è Roberto?
E soprattutto, chi diavolo sarebbe Andrea?
Io no di sicuro.
Io mi chiamo Marco e finalmente torno al cinema dopo un lungo ricovero in ospedale.
Mi chiamo Marco e amo il cinema. È la mia grande passione.
Purtroppo durante la degenza in clinica non ho avuto molte possibilità di coltivarla. Tranne leggere le edizioni del Morandini degli ultimi dieci anni. E vedermi qualche film sull'iPad. Che tra l'altro è il modo più triste per vederli. Ma meglio che niente.
Prima del ricovero però qui ero di casa. Non mi perdevo una proiezione.
Alcuni film, i più belli, li ho visti dieci, venti, trenta volte. Ne conosco i fotogrammi a memoria.
So ripetere tutti i dialoghi di Nuovo Cinema Paradiso dall'inizio alla fine...e dalla fine all'inizio.
Sono stato fortunato perché la mia passione è diventata anche un lavoro. Come? No, non sono un attore e nemmeno un regista. Men che meno uno sceneggiatore. Ma esistono tante altre professioni nel magico mondo della celluloide.
Il proiezionista ad esempio. Chi è? Colui che proietta il film, ovviamente. Ecco, dai e dai, a furia di tampinare il gestore del cinema, ho iniziato a lavorare come proiezionista. Supplente.
Sostituivo il vecchio Marco quando aveva le fasi acute di artrite e non poteva muovere le mani.
Entravo nella stanza di proiezione, posizionavo la bobina della pellicola, pronto per dare il via alla magia del cinema, e mi sentivo l'uomo più felice del mondo.
Poi a Marco è successo quel brutto incidente e io sono diventato il proiezionista titolare. Buffo no? Persino lo stesso nome del vecchio...
È stato il periodo più bello della mia vita.
Le bobine dei film già proiettati me le portavo a casa e mi riguardavo i fotogrammi più belli ancora, ancora, ancora...
Poi però il titolare del cinema ha iniziato a dirmi cose strane.
Innanzitutto ha preso la curiosa abitudine di chiamarmi Andrea. Bah. Chissà perché?
Dopo qualche tempo ha iniziato ad esasperarmi chiedendo conto delle bobine che, a suo dire, sparivano. Brontolava perché diceva che quelle dei film non più in programmazione dovevamo restituirle al distributore. Secondo me era una scusa perché avrebbe voluto portarsele a casa lui, invece ero più veloce io a intascarmele. He, he. Era un tipo ben strano quel Roberto!
Ma in fondo, nonostante le sue fisse, abbiamo continuato a lavorare bene insieme.
Fino a quella tremenda settimana di gennaio. Era un freddo polare. Al cinema si ruppe l'impianto di riscaldamento. C'erano dei momenti che avevo le mani talmente congelate da non riuscire nemmeno a posizionare la bobina nel proiettore.
Non sapevo come fare. Di rinunciare al film non se ne parlava. Così mi venne un'idea.
Ammucchiai qualche fascio di pellicole sul pavimento e diedi fuoco.
Uno spettacolo magico: le pellicole tra le fiamme assumevano forme incredibili, si contorcevano, mentre singoli fotogrammi lanciavano bagliori suggestivi.
Mi incantai a guardare quel singolare falò. Persi la cognizione del tempo. Finché Roberto irruppe nella stanza di proiezione come una furia.
Iniziò a gridare che ero pazzo, che il fumo aveva invaso il cinema e il sistema antincendio era entrato in azione. Che stavano arrivando i pompieri. Che se non fossi sparito dalla sua vista nel giro di pochi secondi mi avrebbe strangolato con le sue mani.
Era un tipo ben strano quel Roberto!
Non amo le liti perciò me ne tornai a casa amareggiato.
Pensavo di lasciare trascorrere qualche giorno affinché le acque si calmassero e poi tornare al mio amato lavoro.
Al cinema invece ci sono tornato solo oggi, dopo un lungo ricovero in clinica.
Hanno detto che soffrivo di identificazione proiettiva e sono il primo caso conclamato di Sindrome di Lumiere.
Hanno detto che mi chiamo Andrea.
Ora, ho due domande nella testa.
Chi è Roberto?
E soprattutto, chi diavolo sarebbe Andrea?
Io no di sicuro.



venerdì 12 luglio 2013

Storie di Antarica de Il Daz


Questo libro, che l'autore definisce "fantafiaba" riserva non poche sorprese. Sorprese per il pubblico giovanissimo a cui è destinato e che troverà intrigante, oltre alla storia in sé, il modo in cui è condotta la narrazione. Sorprese però anche per un lettore adulto che in Storie di Antarica riscopre un interessante mix di favola tradizionale, con tanto di morale, e racconto fantastico racchiusi in un'architettura narrativa originale.
Ma andiamo per ordine. Storie di Antarica è composto da cinque fiabe, ciascuna autoconclusiva e con una autonomia narrativa. Questo permette di leggerle singolarmente e in tempi diversi senza perdere nulla in coinvolgimento e fascino affabulatorio. Però, se lette una dopo l'altra, si scopre che la fiaba successiva racconta aspetti della precedente sotto un punto di vista diverso disvelando nuovi dettagli. Così si giunge all'ultima scoprendo via via nuovi elementi della vicenda, aggiungendo tessere al mosaico iniziato con la prima fiaba. I protagonisti, che di storia in storia intrecciano sempre più i propri destini, sono una regina frivola e vanitosa, un valoroso cavaliere con trascorsi da pavido,  un re strambo che colleziona oggetti incantanti, un cantastorie senza talento e con scarsa fiducia in se stesso e uno stregone assetato di potere. Non mancano a far da cornice un drago terribile, un magico pesce parlante e tanti altri personaggi.
L'autore, che si firma con lo pseudonimo Il Daz, ci offre una scrittura ironica e garbata, ritmata e ricca di elementi divertenti e fantasiosi. Il testo è arricchito dalle simpatiche illustrazioni in bianco e nero di Davide Cassetta.