mercoledì 29 gennaio 2014

Non c'è notte tanto lunga che tu non possa camminare ancora nel sole di Valerio Giovetti

A volte capita di pensarci: come potremmo reagire a un dolore tanto grande quanto la perdita di un figlio. E ci si chiede se è possibile superarlo. Rialzarsi. Riprendere una vita normale. Dopo.
Gianni Michelini, il protagonista di Non c'è notte tanto lunga che tu non possa camminare ancora nel sole, secondo romanzo di Valerio Giovetti, attraverso questo dolore ci è passato. Ed è sopravvissuto. A scapito del suo matrimonio che dopo la tragica morte della figlia in un incidente d'auto è naufragato nel mare delle recriminazioni e dei sensi di colpa dei due coniugi. Ora Gianni sopravvive con una rasseganzione che ne ingrisce la quotidianità. E di cui nemmeno si rende conto. Proprio lui che per la bellezza ha una sensibilità speciale, e insegna estetica all'Università di Bologna. Ed è la bellezza discreta e riservata di una laureanda - Amelia Borghi - ad innescare in Gianni nuove curiosità, spirito investigativo, e - forse - anche un desiderio di riscatto, un tentativo di esorcizzare i suoi sensi di colpa. Per una serie di coincidenze si trova ad indagare sulla scomparsa di Amelia, coinvolgendo alcuni amici e addentrandosi in un passato, quello della ragazza, torbido e doloroso. Nel frattempo l'autore ogni tanto propone dei flash back che ripercorrono la vicenda di Gianni come padre e gli ultimi momenti di vita della figlia.
Una storia che all'apparenza segue un ritmo lento e molto riflessivo e poi prende velocità via via che si dipana: come se il romanzo prendesse la rincorsa seguiamo Gianni e gli altri protagonisti in situazioni che dalla banale routine si spostano sempre più verso il paradossale e l'ambiguo. Non è un eroe positivo Gianni. Anzi. All'inizio è pure mediamente antipatico con questa sua grigia mitezza di fondo, questa religiosità che pare un rifugio e un alibi, questo essersi arreso prima del tempo. Con l'incalzare della storia può diventare più simpatico, più umano e carnale, ma resta sempre così, sospeso tra il vivere davvero e il galleggiare nella mediocrità.
In realtà la vicenda narrata, un po' romanzo introspettivo un po' giallo, è un pretesto per affrontare diverse tematiche: le barriere che innalziamo per difenderci dal dolore, i meccanismi che scattano per assolverci dai sensi di colpa, ed altre ben più drammatiche e spinose come la violenza fisica e psicologica sui minori, la pedofilia e l'omosessualità di entrambi i generi.
Un romanzo che lancia interrogativi, ma non si schiera e non fornisce risposte. Per riflettere e gustarsi una buona scrittura.

Nessun commento: