venerdì 28 marzo 2014

La madre assente di Hanne-Vibeke Holst

La danese Helena Tholstrup, direttrice dell'Opera di Berlino, è in procinto di ricevere un prestigioso premio e chiede alla sua unica figlia Sophie, che ha sempre trascurato in nome della carriera, di condividere questo momento importante. Sophie si presenta poche ora prima della premiazione col fidanzato, musulmano, Khalil, sorprendendo e imbarazzando la madre che non era stata informata della relazione. La sorpresa e l'imbarazzo si trasformano in angoscia quando Khalil, dopo la premiazione, prende in ostaggio madre e figlia.
Inizia così La madre assente di Hanne-Vibeke Holst, un romanzo in cui nulla è come sembra. Innanzitutto perchè si è convinti di avere a che fare con un thriller ma ben presto ci si accorge che la vicenda si svolge su due piani spazio-temporali diversi: la Berlino di oggi e la Danimarca dagli anni '40 agli ultimi palpiti del XX secolo. Quindi il romanzo prende anche connotazioni storiche molto interessanti, tra l'altro, per conoscere le vicende più recenti di quel paese, in particolare durante e subito dopo la seconda guerra mondiale.
Ma la destabilizzazione, assai piacevole, del lettore, avviene anche e soprattutto man mano che si delineano i personaggi: ogni volta che si elabora una precisa opinione su uno di essi si è costretti a ricredersi perchè vengono continuamente rimescolate le carte in tavola e ci troviamo di fronte a caratteri psicologici complessi (è questo a mio avviso uno degli elementi che conferisce valore al romanzo). Persino "la madre assente" che dà il titolo al libro nella traduzione italiana, e che inizialmente crediamo di avere identificato nella protagonista
Helena, man mano che si dipana la vicenda passa il testimone ad altre madri, punta il dito su altre assenze. I livelli di lettura non terminano qui: la Holst affronta tematiche assai dense come l'integralismo islamico, la diffidenza degli occidentali verso i musulmani, la resistenza, il rapporto genitori - figli. Insomma un bel calderone di spunti di riflessione che danno spessore ad una trama avvincente e ben costruita, raccontata con una scrittura scorrevole e interessante, almeno a giudicare dalla traduzione di Maria Valeria D'Avino e Eva
Kampmann.

mercoledì 26 marzo 2014

La parte di niente e La parte di niente II di Angelo Ricci

" Ombre dal tremore sensuale danzano nelle tenebre che avvolgono come una mater luciferina le pupille di Borges, il grande aedo argentino.Grida di battaglia si materializzano dalle fauci infuocate di guerrieri che si prostrano di fronte alla ricompensa eterna del Walhalla. Rune misteriche si fondono in un amplesso di calda carnalità insieme a profili essenziali di scribi assisi in piazze di geometriche città che ospitano mastabe sumere.Destini definitivi, giocati e persi in lotterie sataniche, diluiscono il tempo che scorre in labirinti estremi, dove ripugnanti esseri metà uomini e metà demoni stuprano fanciulle profumate.Mappe di territori abitati da belve che prevedono il futuro e compongono domande senza risposta alcuna ammantano e coprono, scurendolo senza possibilità di salvezza, l’intero orbe terraqueo..."

Basta leggere poche righe de La parte di niente per sentirsi immersi nelle suggestioni postmoderne che spesso caratterizzano gli scritti di Angelo Ricci e che con evidenza lo hanno ispirato in vari suoi scritti. Questi due ebook - La parte di niente e La parte di niente II. La parte degli scrittori - che assieme all'ultimo di prossima uscita, andranno a comporre una "efferata trilogia" (come lo stesso autore l'ha definita), sono piccoli scrigni preziosi che racchiudono le migliori caratteristiche della letteratura a cui intendono fare omaggio.
Ma prima di tutto sono un evidente tributo a Roberto Bolaño.
Certo, per apprezzare i due scritti occorre avere le basi necessarie a riconoscere le tante citazioni e i sottili riferimenti non solo letterari ma anche cinematografici, e per districarsi nel girotondo di personaggi presi a prestito dal reale o dalla fantasia di altri scrittori a loro volta qui citati, come De Lillo, Moresco, Borges.
Come una sorta di "Bignami" del postmoderno ne possiamo individuare, tra le righe, le caratteristiche salienti: narrazione frammentaria, simulazione e dissimulazione della realtà care a Philip K. Dick, la scrittura labitintica e complessa di Pynchon, il male come elemento caratterizzante di tutta la realtà che si ritrova continuamente nelle opere di Bolaño.
Così che autori e trame diventano un unico coacervo inestricabile che dà corpo allo scrittore unico, idealizzato da Ricci che arriva a citare persino se stesso.
È la Bisanzio dell'editoria, bellezza.

venerdì 14 marzo 2014

Adamante. Ciò che resta del nero di Maria Silvia Avanzato

Case Adamo è un piccolo paese ai piedi dell'Appennino bolognese senza alcun fascino, polveroso e vecchio, tanto quanto il cinema Adamante, con un glorioso passato, fatto costruire dal Duce e luogo di svago degli abitanti della zona per tanti anni.
Tra le poltroncine del cinema c'è chi ha sognato, chi ha pianto, chi si è innamorato, addirittura (si dice) chi è venuto al mondo. E anche se ora è in rovina la gente di Case Adamo lo guarda con referente affetto ricordando gli antichi fasti. Il vecchio proprietario è morto e nessuno è venuto a reclamare l'edificio. Finchè non si presenta Rachele Biasetti, la figlia ed erede del proprietario che vorrebbe radere al suolo il cinema e trasformare l'area magari in un bel centro commerciale, nonchè ristrutturare velocemente Casa Biasetti e venderla al miglior offerente. Mentre Rachele, mal vista dai paesani, tenta (non è così facile come pensava) di dare corpo al suo progetto, Guerzo, Fish e Bag, tre ragazzotti del paese, programmano di intrufolarsi nel cinema e verificare di persona cosa c'è dentro e se davvero ci vive una misteriosa bambina o se si tratta di un fantasma. Entrare sembra un gioco da ragazzi ma non lo è sia a causa di tutta una serie di imprevisti che li obbligano a rimandare continuamente l'impresa, sia perchè aleggia la paura: anni prima un ragazzino che si è intrufolato nel cinema è morto tragicamente.
Attorno si muovono una girandola di personaggi piuttosto inquietanti e grotteschi, severi e rancorosi, strambi o borderline che colorano di nero la vicenda e portano ad un epilogo inaspettato. Maria Silvia Avanzato, nelle storie nere e gotiche si muove a suo agio molto più che in altri generi in cui si è cimentata con buoni risultati, ma non così efficaci come nel caso del noir: perchè le storie nere le sa vestire di malinconia, orrori e ironia, tratteggia efficacemente personaggi "da paese" come la brutta, rancorosa e bigotta Bice dell'emporio, Lucio il "tardo" del paese con l'ormone folle, Senuga il becchino "giustiziere", l'altrettanto bigotta Olga Bagatto madre del metallaro Bag, Guerzo adolescente complicato che fa innamorare tutte le ragazzine, e Fish il suo amico che sembra ancora un bambino. E poi la vecchia Matilde della foresta, Loris serio e composto che ama la musica lirica, Damian il suo uomo di fatica sudamericano ladro e infido, e tanti altri comprimari che aggiungono carattere ad una vicenda sempre più intricata e misteriosa.
Una lettura coinvolgente, godibile, ricca di ritmo e ben scritta. Un romanzo da divorare, prima che Adamante divori voi.

giovedì 6 marzo 2014

Il vento contro: rave partigiano

L’Associazione Mario Albertarelli, in collaborazione con Scenafutura, organizza per il 25, 26 e 27 aprile al Rifugio Casa Ponte di Tredozio (FC) Il vento contro – Rave partigiano, ovvero un raduno letterario e non solo intorno ai temi della Resistenza.
Tre giorni di incontri, presentazioni e musica per ricordare, attraverso la letteratura, i fatti drammatici della nostra storia di liberazione partigiana, e per riflettere sulla Resistenza nella sua accezione più ampia: in carcere, in manicomio, nel mondo del lavoro, in ogni situazione di marginalità e confine.
Un fitto programma che sarà inaugurato proprio il 25 aprile alle ore 15.30 dal poeta Paolo Vachino, con il reading poetico ÀNCÒRA R’ESISTI-AMO (anche gli accenti, gli apostrofi e i trattini – il 25 aprile – sono liberi). La Poesia è essere forti di fronte alle debolezze del mondo, e non il contrario, indeboliti dalle sopraffazioni del reale. I poeti sono la parte più aspra, feroce, dura e petrosa della dolcezza dell’essere. Vivere la cattività della parola significa amare ancora di più la Libertà che la Vita ci mette a disposizione. Per questa ragione (e per tante altre, molte sconosciute) Paolo Vachino farà risuonare i versi di Alexandros Panagoulis, Alda Merini, Izet Sarajilic, Nazim Hikmet, Cesare Pavese, Renzo Casali, Stefano Tassinari, Guido Catalano.
A seguire, alle ore 18.00, Gianluca Costantini, disegnatore, e Elettra Stamboulis, scrittrice e sceneggiatrice, presenteranno la graphic novel di impegno civile Cena con Gramsci, edizioni BeccoGiallo. Un viaggio a fumetti alla ricerca delle radici e del senso delle parole di Antonio Gramsci. Nato da uno spettacolo teatrale, Cena con Gramsci interroga il lettore proprio sulla permanenza e sulla possibilità dell’attualità dell’intellettuale sardo.
Al termine della presentazione cena a tema con i sapori e i cibi che contraddistinguono l’ottima e semplice cucina del rifugio.
Alle ore 21.30  Michele Marziani, scrittore, traccerà un ricordo e leggerà brani tratti da Tornim a baita del comandante Federici, al secolo Giovanni Battista Stucchi, partigiano, socialista, membro del CLN Alta Italia, capo di Stato maggiore del Comando generale del Corpo volontari della libertà e rappresentante delle formazioni partigiane “Matteotti”, nonché comandante militare della Repubblica dell’Ossola. Sarà presente con una sua testimonianza anche Michele Isman, nipote di G.B. Stucchi.
Sabato 26, alle ore 15.00,  incontro con Carla Casazza, autrice (assieme ad altri 115 autori) di In territorio nemico, romanzo collettivo sulla Resistenza, pubblicato da Minimum Fax. In territorio nemico è una nuova epica della Resistenza. Un’epopea corale resa possibile dal lavoro di oltre cento scrittori e ispirata alle testimonianze di chi la guerra l’ha vissuta e non ha cessato di raccontarla. Un romanzo vivo e toccante che, tenendo ben presente l’eredità di Fenoglio, Malaparte e Calvino, apre una rinnovata prospettiva sull’esperienza tragica e fondativa della seconda guerra mondiale italiana.
Alle ore 17.30 conversazione con Michele Marziani e con lo scrittore ligure Giacomo Revelli, autore del bellissimo Nel tempo dei lupi, edizioni Pentàgora. Una storia al confine tra la modernità delle tecnologie più avanzate e l’apparente immobilità del mondo pastorale, tra un giovane del nostro tempo e un vecchio che sembra provenire dal passato, tra Italia e Francia, tra l’umano e il selvatico, tra la deriva della ragione e la sapienza dell’istinto.
Un romanzo di formazione, sul ritorno a origini che abbiamo dimenticato.
Alle 19.00 proiezione del documentario E ci si ritrova dall’altra parte di Nicola Farina. Una storia realmente accaduta ai tempi della Resistenza: due sorelline, i cui genitori furono uccisi perché spie fasciste, vennero adottate da una famiglia francese e da una italiana rispettivamente, pur essendo cresciute  entrambe in terra brigasca e avendo lì i loro legami. Oggi hanno accettato di raccontare questa storia pur correndo il rischio di andare incontro a delle dure verità.
Il film è condotto con una delicatezza estrema e porta alla scoperta della comunità del luogo, dei fatti storici personali e collettivi che muovono la vicenda, senza incorrere in nessun rischio di revisionismo storico, ma trattando i fatti con ricerche d’archivio.
Seguirà cena golosa con cibi sani e naturali.
Alle 21.30 concerto del poliedrico musicista Marco Celli in arte McNando, che eseguirà brani dal suo ultimo lavoro L’elefante perduto. McNando è un progetto, nel panorama folk e world contemporaneo, unico e travolgente. McNando propone, in un sound originale e perfettamente amalgamato, brani tradizionali (irlandesi, scozzesi, bretoni, indiani e etnici) e composizioni proprie, accurati arrangiamenti con costruzione live di loops acustici e improvvisazioni, canzoni melodiche e un pizzico di follia, meditazione e delirio. Le canzoni e i brani sono accompagnati da musica e ritmi suonati, autoregistrati e riprodotti al momento, durante il concerto.
Domenica 27, dalle ore 10.30, gli ospiti e i partecipanti si recheranno sui prati e nei boschi intorno al rifugio, per comporre insieme Da Fischia il vento a Davide Van De Sfroos, repertorio di canti partigiani e brani di resistenza civile, che saranno eseguiti dai presenti in un coro improvvisato e guidato dall’emergente Giulia Marziani, giovane promessa della creatività musicale.
Alle ore 13.00 ritorno al rifugio per pranzo conviviale e saluti.
Durante i tre giorni si svolgerà inoltre la Festa Della Liberazione Dei Colori, interventi estemporanei di  Claudio Jaccarino e Paolo Vachino che eseguiranno  gli ormai collaudatissimi e molto apprezzati ritratti acquarello-poetici dei partecipanti.
La partecipazione agli eventi è gratuita. Posti limitati.
Per chi intende soggiornare presso il rifugio durante i tre giorni sono previste agevolazioni.
Quota forfettaria dal 25 al 27 aprile (due mezze pensioni + pranzo light sabato e domenica) € 100 bevande incluse + tessera associativa 2 euro, rilasciata al momento dell’arrivo al rifugio.
Il pernottamento è in camera comune a 12 letti.
Necessario portare  lenzuola o sacco a pelo, federa e asciugamani.
Il rifugio è immerso nella natura appenninica ma è raggiungibile in auto.
Per chi arriva in treno, è possibile concordare in anticipo con il gestore del rifugio la possibilità di un passaggio in auto dalla stazione di Faenza.
Info e prenotazioni:
Rifugio Casa Ponte, località Tredozio (FC) Tel. 0546 943178 – 340 1571813 info@rifugiocasaponte.it