venerdì 28 novembre 2014

Freccia di Emilio Alessandro Manzotti


Diego ha poco più di vent'anni ma ha già dovuto affrontare grandi dolori e scelte importanti, crescendo in fretta e trasformandosi da allegro e spericolato liceale in giovane imprenditore senza una famiglia alle spalle. Ciò che lo sostiene è il suo grande sogno, da realizzare a qualunque costo, e l'amore per Alice.
Anche Alice, studentessa universitaria brillante e indipendente, nello spazio di una notte vede andare in frantumi la sua esistenza già provata in passato dalla perdita della madre e si trova coinvolta in una situazione complicata in cui si scontrano amore e desiderio di vendetta. E anche Alice ha un sogno a cui si aggrappa ora più che mai. Attorno a Diego e Alice si muovono i loro amici: carini, divertenti, stralunati o confusi, innamorati e insicuri, come tutti i ragazzi di vent'anni.
Romanzo di formazione? Non proprio o non solo.
Perché mentre nel mondo "terreno" seguiamo le complesse e coinvolgenti vicende che coinvolgono Diego Alice e i loro amici, all'Inferno il giovane diavolo Freccia - che in vita aveva uno stretto legame con Diego - deve fare i conti con situazioni pericolose e personaggi ambiziosi e infidi. Mentre cerca di abituarsi ad una realtà che non avrebbe mai immaginato di dovere affrontare, scopre che esistono persone positive e possibilità di redenzione perfino nell'oltretomba. Sempre che un angelo troppo zelante non gli metta i bastoni fra le ruote...
Difficile sintetizzare in breve, e senza svelare troppo, una trama avvincente che si sviluppa su diversi piani narrativi, con una scrittura accurata e diretta, che trascina il lettore nel vortice degli eventi che si susseguono sempre più veloci fino ai capitoli finali. Tanti personaggi, ma tutti ben delineati e realistici: nessun buono o cattivo assoluto, bensì esseri umani o ultraterreni "veri", con i loro pregi e difetti, che proprio per questo risultano più simpatici (o antipatici) al lettore.
Una storia avvincente, si diceva, ma anche vari temi su cui riflettere: il coraggio di realizzare i propri sogni a qualunque costo, la scelta tra giustizia e perdono, la speranza che anche nelle situazioni peggiori ci sia sempre una possibilità di uscita. Si arriva all'ultima pagina con la voglia e il coraggio di prendere in mano il proprio destino.
Un bel romanzo per chi, giovane o adulto che sia, desidera volare con l'immaginazione e ritrovare la voglia di sognare.

giovedì 27 novembre 2014

Non riesco più a dire addio di Anna Rastello

Ho conosciuto Anna Rastello alcuni anni fa al concorso letterario Turno di notte. In quella occasione mi ha raccontato dell'esperienza da cui, qualche tempo dopo, sono nati il libro e il documentario "Il cammino di Marcella": 1600 km a piedi da Sarzana ai Pirenei per mantenere fede ad una promessa e fare conoscere come la disabilità si possa "riscattare" dall'handicap.
Dopo questo primo incontro ho seguito con interesse e partecipazione le varie iniziative che Anna ha portato avanti con tenacia, passione e grande sensibilità, per dare voce e gambe a chi non ne ha e richiamare all'attenzione dell'opinione pubblica soprattutto le problematiche legate alla disabilità.
In questo secondo libro "Non riesco più a dire addio", autoprodotto, Anna racconta in modo sincero e diretto la sua esperienza di mamma di tre figlie biologiche e otto figli in affidamento familiare che si sono avvicendati nella sua accogliente casa: le gioie, le difficoltà, la fatica e i dolori, l'impegno di crescere nel modo migliore così tanti ragazzi.
Una autobiografia avvincente come un romanzo ma intrisa della grande forza e umanità di Anna.
Un libro che ti resta dentro, che commuove, fa riflettere e dà coraggio.
"Cosa vuol dire essere figli? Cosa vuol dire essere genitori? Niente di più che essere presenti al bisogno, asciugare le lacrime nei momenti di tristezza, esultare delle gioie e delle conquiste piccole e grandi, sorreggere nelle debolezze, aiutare a far fruttare i talenti che ciascuno ha in dote nel momento in cui nasce."

martedì 25 novembre 2014

Il ragno e la mosca. Dialogo sulla libertà di Alberto Ramundo e Paolo Vachino


I poeti Alberto Ramundo e Paolo Vachino fanno parte dell’associazione culturale onlus “L’officina” per la quale conducono laboratori di scrittura creativa con persone che vivono situazioni di disagio.Hanno realizzato diversi progetti (e ne stanno seguendo tuttora) con uomini e donne reclusi in carceri "normali" o di massima sicurezza.
Da questa esperienza è nato il libro Il ragno e la mosca. Dialogo sulla libertà, in cui raccontano la reclusione - reale o fittizia - che esseri umani impongono ai loro simili o addirittura a se stessi. E lo fanno dando vita ad un dialogo serrato tra un ragno (Paolo) e una mosca (Alberto) in una sorta di fiaba-metafora che nulla ha della fiaba tranne l'elemento fantastico dello scambio di opinioni fra i due insetti.
Il risultato sono pagine dense e intense di una prosa poetica che gioca con le assonanze e le parole, difficile da descrivere ma che la sottoscritta consiglia vivamente di leggere.

"Tesso e ripasso sul filo. Ritesso e mi sposso sul vuoto. Ruoto per dare una forma, lasciare un'orma nell'aria. Coronaria piena di sangue e di seta. Vita d'atleta ma solo per catturare prede. Un piede avrei voluto al fondo delle zampe. Vampe di fatica a forza di inventarmi trame di morte. Corteggiare destini morenti. Castigo di vite perdenti il senso dello stare insieme. Tare terrene e non divine. Incline coatto alla ripetizione. Immobile nella mia postazione d'attesa. Sino alla resa definitiva. Morte cosa viva."

(Italic, 2014)