giovedì 7 maggio 2015

Amsterdam è una farfalla di Marino Magliani - La mia recensione pubblicata su Il Colophon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di maggio della rivista letteraria on line Il Colophon.

Difficile definire Amsterdam è una farfalla con poche parole: non è un romanzo vero e proprio, nemmeno una guida turistica per ciclisti o un racconto biografico. Anzi è tutto questo e molto altro.
Marino Magliani scrive in prima persona e inizialmente si pensa di leggere gli appunti di uno scrittore italiano trapiantato in Olanda a cui è stato chiesto di scrivere un libro per raccontare Amsterdam ai lettori che amano la bicicletta. E in queste prime pagine Magliani riporta le sue riflessioni riguardo al progetto da realizzare, il timore di scrivere una banale guida turistica e la nascita dell’idea attorno a cui vorrebbe scrivere il libro: seguire un personaggio immaginario, Gregorio Sanderi, che nel 2100 va alla ricerca della luce di Amsterdam.
Così Magliani prende la bicicletta, lui ligure di montagna non avvezzo ai pedali, e inizia piuttosto impacciato a cercare i luoghi della luce nella città. Ma il suo traduttore Roland Fagel, interpellato per qualche consiglio sul libro, lo fa desistere da questo progetto che giudica bruttissimo e decide di accompagnare Magliani in una esplorazione della Amsterdam meno conosciuta e più interessante, sempre a cavallo della due ruote. Nelle loro peregrinazioni, che durano qualche giorno, Fagel si assume il ruolo di guida e di memoria della città, coadiuvato dall’energica Welmoet, che non perde occasione per provarci con Magliani. Insieme a questo improbabile trio, il lettore comincia a conoscere gli aspetti meno noti della città, la sua storia, i luoghi magici e gli eventi — anche piuttosto recenti — che ne hanno forgiato il carattere. Come le speculazioni urbanistiche legate al progetto della metropolitana o il movimento dei Krakers che negli anni Settanta e Ottanta occupavano abitazioni abbandonate affinché non fossero buttate giù, vista l’abitudine delle amministrazioni locali di radere al suolo interi isolati quando gli edifici sono in disuso per costruirne di nuovi, perché — scrive Magliani — «Per gli olandesi riutilizzare significa radere al suolo».

Ma di pari passo con l’esplorazione di Amsterdam si dipana una trama sempre più coinvolgente che ha il suo culmine con l’esplorazione dei canali sotterranei della città, esperienza interessante e terrorizzante allo stesso tempo, tra cimiteri di biciclette, inquietanti animali del sottosuolo e cunicoli che conservano intatte testimonianze della storia passata. Ora Magliani e Fagel non hanno più il controllo del libro che segue autonomamente un suo epilogo.
«I libri non vengono mica come vuoi tu. Immagini un posto mai visto, e poi scopri che era diverso. Questo libro avrebbe dovuto essere una guida e accompagnare il ciclista attraverso una lista di piste ciclabili, di parchi, poi s’era trasformato provvisoriamente nella mappatura della luce e del tempo nell’anno 2100, e da oggi mi sembrava impantanato nelle paludi di un polder».
Al contrario di quanto scrive però, Magliani si destreggia benissimo nelle paludi della scrittura, che è intrigante, ironica, ricca di ritmo, e offre al lettore una bella storia che si sviluppa in un crescendo fino alla suspense degli ultimi capitoli. Allo stesso tempo tratteggia efficaci ritratti dei luoghi di Amsterdam e della sua gente. Analizza il modo di pensare degli olandesi, le loro abitudini, le loro idiosincrasie, e aiuta ad entrare non solo nel cuore di una città, ma anche nell’anima di un popolo.
Arrivati all’ultima pagina si è incerti se definirlo un romanzo, una guida o un diario. L’unica certezza è che Amsterdam è una farfalla è un gran bel libro.

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