lunedì 11 maggio 2015

Tra Rothko e tre finestre di Corrado Paina - La mia recensione pubblicata su Il Colophon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di maggio della rivista letteraria on line Il Colophon.

Nella Toronto dei primi anni 2000, Luigi Sasta — anziano direttore del quotidiano Stampa Italica — si trova coinvolto nelle indagini per l’omicidio di Michele Carrieri, persona all’apparenza integerrima, che si è ricostruito una vita in Canada cambiando persino nome in Michael Carrier.
Un giallo “classico” che Corrado Paina — alla sua prima prova come romanziere dopo avere pubblicato varie sillogi poetiche — usa come “pretesto” per raccontare la realtà degli emigranti italiani (e non solo) in Canada. Un racconto che viene direttamente dall’esperienza dell’autore poiché Paina vive in Canada da circa trent’anni.
Già dall’incipit è fortissima la presenza di questo tema che diviene anche uno degli elementi importanti dell’indagine per la quale il sergente Stevens chiede l’aiuto del vecchio amico Sasta: perché Michele Carreri ha cambiato nome? Voleva integrarsi completamente nel nuovo Paese in cui viveva, oppure aveva qualcosa da nascondere? Chi lo ha ucciso mentre stava visitando una mostra all’Art Gallery of Ontario? Cosa nasconde la sua compagna Valeria Furlon, che appare reticente a raccontare il passato dell’uomo?
Sono queste le domande che affollano la mente di Luigi Sasta, emigrante anche lui, ma di quelli radicati da tempo nella comunità, che dirige un giornale in lingua italiana sull’orlo del fallimento, perché ormai a Toronto di italiani che leggono nella loro lingua d’origine ce ne sono pochi. Attraverso i pensieri e gli spostamenti di Luigi entriamo nei quartieri che un tempo furono degli emigranti, conosciamo una comunità — quella degli italo-canadesi — ormai completamente integrata nella società e cultura del paese che li ospita, ma che conserva le tipicità della patria d’origine, forse per nostalgia, forse perché è difficile dissociarsene completamente. Come è difficile cancellare i pregiudizi — a volte davvero banali e scontati — che sussistono tuttora nei confronti dei nostri connazionali: “italiano uguale mafia, intrallazzi, guai”. E si comprende anche l’origine dei pregiudizi osservando con gli occhi di Sasta i suoi scalcinati colleghi della redazione.
L’anziano giornalista, nonostante l’angina che lo tormenta, fiuta una buona pista e incalza il presunto colpevole fino a rischiare la propria vita. E intanto fantastica di un ritorno in Italia (da cui era partito bambino piccolo), di un buen retiro nelle Marche. Ma quando le indagini lo portano davvero a rientrare nel nostro Paese, si trova in mezzo a una Milano che non riconosce più, così come non riconosce la sua nazione d’origine che sembra meno italiana degli italiani di Toronto.
Un esordio molto interessante sia per l’autore, sia per la collana Oceania di Antonio Tombolini Editore, dedicata agli autori in lingua italiana che vivono in altre nazioni e che proprio con Tra Rothko e Tre Finestre inaugura le proprie pubblicazioni.

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