mercoledì 8 luglio 2015

Il secondo numero de Il Colophon e la mia recensione a Milano non è Milano di Aldo Nove

Da ieri è on line il secondo numaro della rivista letteraria digitale Il Colophon questa volta tutta dedicata a Milano.
Un numero ricchissimo, con interviste a Giorgio Fontana, Marco Missiroli, Paolo Cognetti, Laura Pariani, Antonio Moresco e tanti altri scrittori, editori, agenti che vivono e lavorano a Milano.
Ci sono bei racconti e numerose recensioni, tra le quali la mia a Milano non è Milano di Aldo Nove che riporto qui di seguito.

Appare evidente fin dal titolo — Milano non è Milano  — che non abbiamo fra le mani una guida turistica. Piuttosto il ritratto, un po’ scombinato e frammentario, che uno scrittore — Aldo Nove — fa della propria città. A modo suo. E infatti inizia a raccontare il capoluogo lombardo attraverso il mito del dio azteco Axolotl che incessantemente si trasforma per non morire. Come Milano.
Proseguendo nella lettura pare incredibile che grazie al puzzle di citazioni da wikipedia o dal sussidiario delle elementari, ai versi di poesie e canzoni, Nove riesca davvero a rendere l’idea di cosa significa per lui questa città, al di fuori degli stereotipi e dall’immagine che se ne fa per lo più chi non ci vive e l’ha sperimentata superficialmente come turista o per lavoro.
“[…] per un bambino che arriva a Milano dalla provincia, Milano è un sogno, strano. Anche un incubo, potremmo dire. ʻUn sogno guasto e cavo al centroʼ, ha detto un grande poeta milanese, Milo De Angelis, forse il più capace, negli ultimi trent’anni, di descrivere le suggestioni e le inquietudini del capoluogo lombardo. O più sobriamente, senza suggestioni metafisiche, quello che avverti, che avvertivo da bambino, era l’urto di una città ʻacuta e duraʼ (Franco Buffoni, altro grande poeta lombardo).”
Attraverso gli occhi di un bambino della provincia vediamo la Milano degli anni Ottanta, attraverso gli occhi più disincantati di Nove ormai adulto scopriamo curiosità che nelle guide turistiche non compaiono, conosciamo la storia di una città distrutta tante volte ma che è sempre stata in grado di rialzarsi in piedi, ha ripulito ogni volta la sua immagine a costo di nascondere le vestigia del passato e si è reinventata continuamente.
Aldo Nove, con la sua scrittura discontinua e un po’ straniante, intrisa di ironia, riesce nell’intento di farci penetrare — per quanto possibile — nell’anima della città rimbalzandoci da piazza Duomo ai Mac Donalds, da Via Montenapoleone agli ipermercati, dal Cenacolo di Leonardo alla metro. Sono tanti anche i luoghi di cui non parla — la Scala, l’Accademia di Brera, giusto per ricordare i più noti — ma già cominciamo a conoscerla un po’ meglio (forse) e a capire se ci affascina o no, trovare la chiave di lettura per interpretare questa città e le sue mille facce in continuo divenire. E decidere se vogliamo approfondirne ulteriormente la conoscenza e la frequentazione. “Milano è come la punta di un iceberg. Sotto, immensa, c’è la sua storia. Ogni tanto un’onda ne scopre un frammento, prima che le acque, nell’opera di corrosione inarrestabile che questa città si è proposta per esistere sempre presente a se stessa, ne presente, lo riportino sotto.”

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