lunedì 14 settembre 2015

Hotel del ritorno alla natura di George Simenon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di settembre della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Il professor Müller, esimio medico e scienziato berlinese, si è ritirato a vivere in un’isola deserta delle Galapagos assieme alla sua assistente Rita, inseguendo il mito del ritorno alla natura e il desiderio di un’esistenza quasi del tutto solitaria. Non ha tagliato però completamente i legami col resto del mondo grazie a una nave che passa ogni sei mesi a portare notizie, posta e provviste e grazie alla quale il professore fa giungere in Europa un libro in cui racconta la sua esperienza che suscita interesse e viene tradotto in diverse lingue. La fama dell’isola, chiamata Floreana, si diffonde e in occasione di uno dei passaggi della nave sbarcano i coniugi Herrmann col figlio tubercolotico Jef che nel clima dell’isola trova l’ambiente adatto per rimanere in vita, cosa che non sarebbe accaduta nella nativa Germania. Per fortuna Floreana è abbastanza grande per permettere ai cinque (che presto diventeranno sei visto che la signora Hermann è incinta) di coabitare rispettando le debite distanze: Müller e Rita, che convivono senza coinvolgimenti sessuali (anche se Rita è innamorata del professore) nel loro buen retiro ispirato ad uno stile libero e selvatico, gli Herrmann minuscola enclave tedesca e borghese che resiste con le abitudini europee. Ogni tanto si incontrano e socializzano ma senza esagerare. Tutto procede nel migliore dei modi finché sull’isola non sbarca la contessa Von Kleber accompagnata dai due spasimanti Nic e Kraus. La donna, insopportabile, promiscua, manipolatrice e bugiarda, vorrebbe costruire un Hôtel del ritorno alla natura in cui ospitare ricchi e annoiati personaggi a caccia di “selvatiche” emozioni. La presenza dei nuovi arrivati scombina l’equilibrio dell’isola e scatena tutta una serie di eventi che porteranno a un tragico epilogo.
Al di là della vicenda — pare ispirata a un fatto di cronaca — raccontata nello stile coinvolgente e asciutto di Simenon, che tiene incollato il lettore al romanzo fino alle ultime pagine, Hôtel del ritorno alla natura propone alcune riflessioni molto attuali benché sia stato scritto nel 1935. La necessità di recuperare un rapporto più stretto con la natura, di isolarsi dall’eccesso di socialità e da un mondo che va troppo veloce e ritrovare il piacere della lentezza sono temi molto sentiti anche oggi tanto che, se non fosse per alcuni chiari riferimenti temporali all’interno del romanzo, sembrerebbe appena scritto. Ma siamo realmente capaci di tornare a una vita naturale e selvatica oppure ricreeremmo — come fanno gli Herrmann — una copia semplificata della nostra esistenza ultra sociale e sovrastrutturata?
Per contro, la terribile duchessa incarna tutta la deprecabile categoria di coloro che vedono la natura incontaminata come un filone d’oro da sfruttare finché si può senza preoccuparsi delle conseguenze per il pianeta.
Tra le righe si legge anche la fragilità di ogni comunità, piccola — piccolissima come quella di Floreana — o grande che sia il cui equilibrio è davvero appeso a un filo sottile e bastano alcuni avvenimenti all’apparenza poco degni di nota per mandare all’aria questa armonia per sempre. Forse proprio perché è l’uomo l’elemento dissonante della natura.

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