mercoledì 30 settembre 2015

Otto sedie per un racconto: laboratorio di scrittura narrativa tenuto da Michele Marziani

Vorrei segnalarvi l'interessante workshop che terrà il mio caro amico e bravissimo scrittore Michele Marziani.

È vero che in Italia i racconti non si leggono?
È quello che sostengono spesso gli editori di fronte agli scrittori che propongono le loro raccolte.
O forse è più vero che in Italia i buoni racconti non si scrivono? Come si sente dire a volte dagli sconsolati lettori italiani.
Forse la verità sta nel fatto che da noi, tramontata la novella e trasformatasi in racconto, c'è poca cultura delle storie. Ci piace di più il romanzo e costa meno fatica: bello lungo, tra le pieghe della narrazione perdona molto all'autore.
Il racconto no, è un esercizio Zen, il fermo immagine su un particolare della vita: non si può sfocare a caso. Eppure i grandi racconti sono capaci di trafiggerci e segnarci per sempre. Questo ci hanno insegnato i novellieri del passato e i narratori del Novecento. In particolare gli americani.
Facciamo allora del racconto la nostra palestra di scrittura.

Otto sedie per un racconto è un laboratorio di scrittura narrativa tenuto da Michele Marziani che si svolgerà a Rimini da novembre 2015 a aprile 2016.
È stato pensato dopo il successo di Otto incontri per un romanzo terminato a maggio 2015. Qui si possono leggere i riassunti delle giornate

mercoledì 16 settembre 2015

L’arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di settembre della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Fredrik Sjöberg è uno scrittore ed entomologo svedese che vive con la famiglia nella piccola isola di Runmarö nell’arcipelago di Stoccolma: la sua materia di studio sono i sirfidi, mosche “specializzate” nel mimetismo delle quali possiede una ricchissima collezione che ha persino esposto alla 53esima Biennale d’Arte di Venezia all’interno del Danish and Nordic Pavilions.
Difficile assegnare una categoria letteraria a L’arte di collezionare mosche che non è un romanzo e nemmeno un saggio: vi sono raccolti episodi biografici, riflessioni, cenni più o meno approfonditi a scienziati e scrittori che hanno avuto un significato nel percorso umano e scientifico di Sjöberg. Il tutto è scritto con uno stile ironico e piacevole che appassiona e consente di conoscere personaggi o argomenti sui quali non mi sarei mai soffermata.
Come Renè Malaise (1892–1978), entomologo, esploratore e scrittore svedese che per Sjöberg costituisce un mito. Ne racconta le fasi salienti della vita in diverse parti del libro offrendo il ritratto di una figura complessa, interessante e poco conosciuta al di fuori dell’ambiente scientifico, che ha vissuto un’esistenza avventurosa e fuori dagli schemi affrontando spedizioni di ricerca in luoghi allora ai limiti della civiltà come la Kamchatka o Burma, ma che oggi è conosciuto soprattutto per avere inventato la trappola per insetti che porta il suo nome. O come Ester Blenda Nordström (1891–1948), compagna per alcuni anni di Malaise, giornalista e avventuriera di grandissimo fascino, antesignana di Kerouac, che nei primi anni del Novecento viaggiò attraverso gli Stati Uniti in autostop e scrisse originali e avvincenti reportage: American: come un immigrato in America (1919) che racconta il suo viaggio negli USA, Serva tra le serve (1914) in cui descrive le difficili condizioni delle domestiche del Södermanland sperimentate di persona nel periodo che trascorse in incognito facendosi passare, appunto, per una serva, Il popolo delle capanne (1916) dedicato alla popolazione nomade dei Sami fra cui lavorò come insegnante per nove mesi. Peccato che questi libri si trovino solo in lingua svedese.
Ma sono una scoperta gli stessi sirfidi, che comprendono oltre 6,000 specie e per difendersi riescono a mimetizzarsi assumendo l’aspetto di tantissimi altri insetti. «… i sirfidi — scrive Sjöberg — sono bestiole miti, facili da collezionare e che si presentano sotto molti travestimenti. A volte non sembrano neanche mosche. Alcuni assomigliano alle vespe, altri alle api, ai terebranti, agli asteridi o a quelle zanzare filiformi, dalle zampe delicate, tanto piccole che la gente normale nemmeno ci fa caso. Diverse specie hanno l’aspetto di grossi, ispidi, bombi, con tanto di ronzio e di polline nella peluria. Solo l’esperto non si lascia ingannare: non siamo in molti, ma viviamo a lungo».
Attraverso i sirfidi, Sjöberg riesce persino a trovare un legame tra narrazione e paesaggio. «… il paesaggio può trasmettere una specie di esperienza letteraria a diversi livelli di profondità […]: prima di tutto bisogna conoscere la lingua. In un dizionario tutto fatto di animali e di piante, dunque, le mosche sono vocaboli in grado di narrare storie di ogni tipo seguendo il codice delle leggi grammaticali dell’evoluzione e dell’ecologia».
Un libro particolare e ricco di elementi utili per “leggere” la natura e il paesaggio attraverso inediti punti di vista.

lunedì 14 settembre 2015

Hotel del ritorno alla natura di George Simenon

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di settembre della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Il professor Müller, esimio medico e scienziato berlinese, si è ritirato a vivere in un’isola deserta delle Galapagos assieme alla sua assistente Rita, inseguendo il mito del ritorno alla natura e il desiderio di un’esistenza quasi del tutto solitaria. Non ha tagliato però completamente i legami col resto del mondo grazie a una nave che passa ogni sei mesi a portare notizie, posta e provviste e grazie alla quale il professore fa giungere in Europa un libro in cui racconta la sua esperienza che suscita interesse e viene tradotto in diverse lingue. La fama dell’isola, chiamata Floreana, si diffonde e in occasione di uno dei passaggi della nave sbarcano i coniugi Herrmann col figlio tubercolotico Jef che nel clima dell’isola trova l’ambiente adatto per rimanere in vita, cosa che non sarebbe accaduta nella nativa Germania. Per fortuna Floreana è abbastanza grande per permettere ai cinque (che presto diventeranno sei visto che la signora Hermann è incinta) di coabitare rispettando le debite distanze: Müller e Rita, che convivono senza coinvolgimenti sessuali (anche se Rita è innamorata del professore) nel loro buen retiro ispirato ad uno stile libero e selvatico, gli Herrmann minuscola enclave tedesca e borghese che resiste con le abitudini europee. Ogni tanto si incontrano e socializzano ma senza esagerare. Tutto procede nel migliore dei modi finché sull’isola non sbarca la contessa Von Kleber accompagnata dai due spasimanti Nic e Kraus. La donna, insopportabile, promiscua, manipolatrice e bugiarda, vorrebbe costruire un Hôtel del ritorno alla natura in cui ospitare ricchi e annoiati personaggi a caccia di “selvatiche” emozioni. La presenza dei nuovi arrivati scombina l’equilibrio dell’isola e scatena tutta una serie di eventi che porteranno a un tragico epilogo.
Al di là della vicenda — pare ispirata a un fatto di cronaca — raccontata nello stile coinvolgente e asciutto di Simenon, che tiene incollato il lettore al romanzo fino alle ultime pagine, Hôtel del ritorno alla natura propone alcune riflessioni molto attuali benché sia stato scritto nel 1935. La necessità di recuperare un rapporto più stretto con la natura, di isolarsi dall’eccesso di socialità e da un mondo che va troppo veloce e ritrovare il piacere della lentezza sono temi molto sentiti anche oggi tanto che, se non fosse per alcuni chiari riferimenti temporali all’interno del romanzo, sembrerebbe appena scritto. Ma siamo realmente capaci di tornare a una vita naturale e selvatica oppure ricreeremmo — come fanno gli Herrmann — una copia semplificata della nostra esistenza ultra sociale e sovrastrutturata?
Per contro, la terribile duchessa incarna tutta la deprecabile categoria di coloro che vedono la natura incontaminata come un filone d’oro da sfruttare finché si può senza preoccuparsi delle conseguenze per il pianeta.
Tra le righe si legge anche la fragilità di ogni comunità, piccola — piccolissima come quella di Floreana — o grande che sia il cui equilibrio è davvero appeso a un filo sottile e bastano alcuni avvenimenti all’apparenza poco degni di nota per mandare all’aria questa armonia per sempre. Forse proprio perché è l’uomo l’elemento dissonante della natura.

giovedì 10 settembre 2015

Terzo numero de Il Colophon: Il segreto del bosco vecchio

È on line il nuovo numero della rivista letteraria bimestrale Il Colophon, che ha per titolo Il segreto del bosco vecchio, in omaggio a Buzzati e indaga del rapporto tra uomo, natura e letteratura.
Scrive il direttore della rivista Michele Marziani:
"Il tema della natura l’ho proposto alla redazione in modo semplice. Mi permetto, da direttore, solo questo intervento, trovare l’argomento intorno al quale sviluppare ogni numero della rivista. Ho detto: il titolo è Il segreto del bosco vecchio come lo splendido romanzo di Dino Buzzati. L’argomento è questo: la natura come luogo di narrazione. Dal fantasy ai grandi classici americani. Un percorso attraverso la scrittura e l’ambiente. Da Tolkien a Into the Wild, passando per Jack London e Dino Buzzati. Cos’è questo grande bisogno di natura che ci accompagna?"
Il tema è stimolante e gli articoli, le recensioni, i racconti raccolti in questo numero sono davvero una piccola miniera di tesori.
La copertina, e le illustrazioni interne, sono come sempre della bravissima Marta D'Asaro
Buona lettura!