venerdì 24 giugno 2016

Tranne il colore degli occhi di Roberta Marcaccio - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue

Ci sono amicizie che ti accompagnano e sostengono lungo tutta una vita, che resistono ai cambiamenti di gusti e di carattere, e a tutti i percorsi tortuosi che si compiono dall'infanzia all'età matura. Si stringono legami più solidi di quelli di sangue che non temono il confronto con innamorati, famiglia, carriera o successo. E ancora più preziose sono quelle amicizie così importanti negli anni giovanili che crediamo perdute col passare del tempo, ma riscopriamo salde nei momenti più difficili.
Racconta tutto questo Tranne il colore degli occhi, romanzo d'esordio di Roberta Marcaccio, pubblicato nella collana Amaranta di Antonio Tombolini Editore, accompagnando Michela e Annamaria attraverso cinquant'anni di vita, dall'infanzia e l'adolescenza nel piccolo paese del Matese alla grande città - Roma - dove le ritroviamo adulte e donne in carriera.
Attorno alla loro storia di amicizia si intrecciano amori e un mistero a lungo tenuto gelosamente nascosto che accompagnerà le protagoniste durante tutto il romanzo e verrà svelato solo nelle ultime pagine, come nella migliore tradizione del giallo classico.
Roberta Marcaccio, con la sua scrittura che coinvolge ed emoziona, accompagna il lettore indietro nel tempo, in atmosfere vintage, offrendogli un racconto intriso di sentimento.
Un romanzo da leggere tutto d'un fiato col rischio - per i più sensibili - che ci scappi pure la lacrimuccia.

lunedì 20 giugno 2016

La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di giugno della rivista letteraria on line Il Colophon.

Perché scrivere la biografia  —  del tutto inventata  —  di un personaggio letterario nato dalla fantasia di un altro scrittore? Può essere il tentativo di dare risposta a questa curiosità che ci spinge ad iniziare la lettura de La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson, oppure il fatto che quella vecchia pellaccia senza una gamba abbia colpito in modo indelebile il nostro immaginario di bambini mentre leggevamo L’isola del tesoro. In un altro suo libro, Diario di bordo di uno scrittore, Larsson racconta che da piccolo aveva letto varie volte il romanzo di Stevenson ed era rimasto affascinato da Silver. “Era una fascinazione fatta di repulsione quanto di attrazione. Ma com’è possibile provare allo stesso tempo simpatia e avversione per uno spietato mascalzone come Long John? […] Quello che mi interessava capire era piuttosto cosa rendesse Long John Silver così diverso da tutti gli altri, cosa lo facesse piacere e insieme detestare. Un altro motivo per lasciare a Silver raccontare la propria storia era più evidente, e può essere sintetizzato nelle domande: «Cos’era successo prima?» e «Cosa successe dopo?»”. Infatti nel romanzo di Stevenson conosciamo Silver come gestore di una taverna a Bristol, ex master mariner, che viene ingaggiato come cuoco sull’Hispaniola. Ma perché conosce il latino? In quali circostanze ha perso la gamba? Da dove viene il suo soprannome Barbeque? Ce lo racconta Larsson assieme a tanti altri episodi interessanti che tracciano un ritratto piuttosto realistico di quella che doveva essere la vita dei pirati storicamente esistiti. Benché le vicende biografiche di Silver nascano infatti dalla sua immaginazione, Larsson per scrivere questo romanzo si è documentato su trattati di storia seri e attendibili e su altri libri che basandosi su fatti veri hanno alimentato l’immaginario su bucanieri e uomini della filibusta. Come A General History of the Pyrates, di un certo Capitano Charles Johnson, pseudonimo usato da Daniel Defoe per raccontare le imprese di celebri personaggi realmente esistiti e di altri inventati di sana pianta. E proprio Defoe compare nel romanzo di Larsson impegnato in edificanti conversazioni con Long John Silver. È l’apoteosi della finzione narrativa: uno scrittore realmente esistito ma truffaldino (ha spacciato per storie vere tutti i suoi romanzi salvo poi essere sbugiardato in alcuni casi quando era ancora in vita, in altri molto dopo essere morto) incontra un personaggio di fantasia che però vuole essere percepito come reale! Ma anche in questo caso Larsson ha un motivo valido per giustificare il memorabile incontro: “Se la premessa era che Silver non fosse solo un personaggio del romanzo di Stevenson ma un famigerato pirata in carne e ossa, temuto anche tra i suoi simili, ero costretto a chiedermi perché nella sua esaustiva A General History of the Pyrates Defoe non citasse nemmeno di sfuggita né lui né quello che era stato a lungo il suo comandante, il capitano Flint. Insomma, per amore di verosimiglianza, ero costretto a spiegare in qualche modo il silenzio di Defoe. La soluzione era ovvia: bastava far sì che i due si incontrassero e si scambiassero informazioni. Silver promise a Defoe di fornirgli materiale per il suo libro, e l’altro in cambio avrebbe mantenuto il silenzio su Silver e Flint”. Mentre divoriamo le oltre 500 pagine del libro, sempre più affascinati da questo pirata fuori dagli schemi che mette i risparmi (frutto di arrembaggi e rapine) in banca, non beve (per avere sempre il controllo totale di ciò che accade), non va a donne e quando è imbarcato porta i guanti (affinché le sue mani restino morbide e bianche, non tradendo così la sua identità di marinaio), arriviamo a capire anche noi, come Larsson, come mai Silver sia così temuto e allo stesso tempo così rispettato: per la sua grande sete di libertà e voglia di vivere che regola tutte le scelte che compie durante la propria esistenza. E con questa intuizione ne arriva un’altra: la vera isola del tesoro non è quella che ogni pirata spera di trovare grazie a qualche provvidenziale mappa, ma la nave corsara stessa, un piccolo mondo regolato da leggi dure eppure spesso molto più giuste di quelle della terraferma, in cui ogni uomo dell’equipaggio ha la possibilità di affrancarsi e crearsi il proprio destino.

giovedì 16 giugno 2016

Il Colophon di giugno: L'isola riflessa

Lo so, lo so, questo blog non vede post da diverse settimane. Ma è stato un periodo impegnativo sul fronte lavorativo (e personale). Anche un periodo fruttuoso: presto vi racconterò di nuovi progetti  a cui sto lavorando.
Nel frattempo vi lascio in buone mani, anzi in buone letture!
Da pochi giorni è uscito il nuovo numero de Il Colophon che ha come tema L'isola riflessa.
Scrive Michele Marziani, direttore della rivista letteraria on line, "Cos’è un’isola se non un lembo di terra circondato dall’acqua? Ma ovunque ci sia un’isola quasi sempre appare un mondo a parte, isolato appunto, a volte ostinato. Cocciuto. Estremo. Che può contenere tesori. Ce l’ha raccontato Robert Louis Stevenson, ma dentro di noi lo sapevamo già, perché le isole le abbiamo lette nelle pagine indimenticabili di Jules Verne ed Emilio Salgari, le abbiamo visitate, alcuni di noi ci sono nati. L’isola è un luogo letterario senza pari. Non a caso la nostra vita perduta, l’infanzia, risiede in un’isola che non c’è (non c’è più).
Quando ho lanciato l’idea di questo numero de Il Colophon a tutti gli autori avevo dentro di me un piccolo desiderio: che ognuno di noi adottasse un’isola, grande o piccola, e la raccontasse. Attraverso un libro, una storia, un’intervista, un viaggio, un incontro. Ne è uscito un numero che credo sia particolarmente ricco, variegato, dove ogni lettore non è altro che il guardiano di un faro. La luce che ha dentro è lì per illuminare un pezzo di mondo. Attraverso le parole. È proprio vero: con i libri non si è mai soli. Al massimo qui, su un’isola.".
E davvero, in questo numero, trovete recensioni e articoli bellissimi, da perdercisi.
Tornerò qui presto, lo prometto, ma intanto buona lettura!

P.S. L'immagine è di Marta D'Asaro.