venerdì 29 luglio 2016

La mia intervista su Ingresso Libero

Ebbene, una volta tanto non sono io a intervistare bensì l'oggetto dell'intervista. L'amico scrittore Luca Martini mi ha fatto otto domande per Ingresso Libero, una bella rivista digitale che invito a leggere in toto.
A questo link la potete scaricare in pdf

Per i più pigri riporto qui di seguito l'intervista

1. Carla, saltando i convenevoli che non ci piacciono: cosa rispondi a chi afferma che, molto spesso, conta più l’editor dello scrittore?Rispondo che non è così se intendiamo l'editor come un professionista che può contribuire a perfezionare un testo che ha già un proprio carattere, una trama ben costruita, dei contenuti interessanti. Certo può capitare che un editor trasformi un'opera ancora acerba in qualcosa di prezioso, ma ci vuole una buona materia prima. Come il tagliatore di diamanti: prende un minerale grezzo e ne fa un tesoro prezioso perché sa come valorizzare al meglio ciò che ha tra le mani. Ma non otterrebbe lo stesso risultato con una pietra comune. Di solito comunque il testo su cui l'editor lavora è già buono. C'è poi chi pensa che l'editor sappia compiere magie e trasformare un'accozzaglia di parole in un libro dignitoso: in questo caso però meglio rivolgersi alla fata turchina o a un bravo ghost writer.

2. Ci sono stati autori con i quali non avresti voluto lavorare? (vogliamo i cognomi, per i nomi va bene l’anonimato...)
L'editor fa voto di silenzio. No comment.

3. Ti senti più editor, scrittrice o lettrice? (non vale dire tutti e tre...ok?)
Lettrice: è nato tutto dal primo libro che ho letto da sola, ne è seguito un secondo, e un terzo. A otto anni divoravo già un romanzo dietro l'altro a cui mi ispiravo per storie incredibili che inventavo la sera prima di dormire. Da qui è nata la voglia di scrivere. A lungo è stata solo una passione, ma a 26 anni ho iniziato la mia prima collaborazione giornalistica e poi i casi della vita o il disegno del fato (a seconda di come la vedete) mi hanno offerto sempre nuove possibilità di lavorare nell'ambito della scrittura in un continuo evolversi professionale. Ho scritto come giornalista, come copy, come redattrice e da una decina d'anni ho intrapreso la professione dell'editor. Ma se vincessi alla lotteria e potessi costruirmi una vita ideale dividerei equamente il mio tempo tra la lettura e la scrittura.
Niente più editing.

4. Come fai a conciliare il tuo lavoro di scrittrice con quello di editor (ergo: non sei gelosa del successo di uno scrittore con cui hai lavorato che magari diventa più popolare di te?)
La gelosia e l'invidia non fanno parte del mio DNA. Quindi sono felice se uno scrittore con cui ho lavorato diventa popolare. Tra l'altro non sono nemmeno particolarmente ambiziosa, non mi interessa il successo – anche perché ho un carattere schivo e non amo trovarmi al centro dell'attenzione – tutto quello che mi interessa è che ciò che scrivo venga letto e che faccia breccia nel cuore o nella mente di qualcuno. O che comunque lasci un segno, susciti una riflessione, smuova un emozione, insomma che non siano parole al vento.

5. È vero che il tuo lavoro, alla lunga, logora e nuoce gravemente alla salute?
Verissimo. Nuoce soprattutto allo stomaco e alle coronarie vedere la nostra povera lingua italiana bistrattata. A parte gli scherzi, il lavoro dell'editor richiede pazienza, diplomazia e sensibilità (se uno non possiede queste doti meglio che faccia altro) ma dà anche grandi soddisfazioni e io sono molto orgogliosa quando un libro a cui ho contribuito viene apprezzato dai lettori e dalla critica.

6. Quando qualcuno ti avvicina, quanto tempo ci metti a capire che nasconde un libro nel cassetto da lasciarti nelle mani? E nel caso, che fai? Lo uccidi o bruci solo il manoscritto?
Considerando che secondo le statistiche un italiano su due ha scritto un libro, quando qualcuno mi avvicina so già quasi sicuramente che non è per i miei occhioni blu. Però visto che sono di indole pacifica provo a scoraggiarlo presentandogli scenari apocalittici del mondo dell'editoria. Se non desiste gli faccio un preventivo.

7. Quali sono gli scrittori che avresti voluto rappresentare o editare?
Editare. Il lavoro di rappresentanza è una necessità, è nato per vari e misteriosi influssi astrali ma non lo amo molto. Tornando alla domanda, sognare non costa niente. Avrei voluto editare Colum McCann, Paul Auster, Björn Larsson, di italiani Laura Pariani, Chiara Palazzolo, Aldo Nove, Loriano Macchiavelli, Massimo Carlotto. Se avessi la macchina del tempo John Steinbeck. Però devo dire che ho avuto la fortuna di lavorare con scrittori molto bravi.

8. Consiglieresti a un giovane di fare l’agente letterario? Come si impara, e, soprattutto, si guadagna bene?
Glielo sconsiglierei con tutto il cuore. La fatica e l'impegno sono grandissimi, occorre una lunga gavetta perché non esistono corsi di formazione ma si impara sul campo, e i risultati economici non sono per nulla proporzionali allo sforzo. A meno che uno non abbia la fortuna di entrare in quelle due o tre agenzie italiane che rappresentano il gotha della letteratura, è una professione che si intraprende solo per passione, come del resto molte altre professioni in ambito culturale.