lunedì 19 giugno 2017

Viaggio nella letteratura per l'infanzia

Il presente articolo è uscito sul numero 13 de la rivista letteraria Il Colophon.

Qual è lo stato dell’arte della letteratura per bambini e ragazzi in Italia e nel resto del mondo?
Questa domanda, lo scorso aprile, mi ha accompagnato durante tutta la visita alla Bologna Children’s Book Fair, appuntamento irrinunciabile per chi vuole farsi un’idea di quello che in molti considerano — a torto — un settore editoriale di secondaria importanza.
Prima di iniziare a curiosare tra gli stand dei tanti editori italiani e stranieri presenti, ho sfogliato la cartella stampa e mi sono rincuorata leggendo i dati dell’AIE (Associazione Italiana Editori): nel 2016 il fatturato di questo settore è cresciuto del 5,3% e quasi un quarto (il 23,4%) dei libri venduti lo scorso anno sono libri per bambini e ragazzi.
I dati, dicevo, sono incoraggianti. Peccato che quelli relativi agli adulti seguano invece un trend negativo. Dove e perché si perdono per strada tanti promettenti lettori? Cosa li fa disinnamorare dei libri una volta raggiunta la maggiore età?
Questi interrogativi mi fanno compagnia mentre sfoglio volumi bellissimi, con illustrazioni che sono piccole opere d’arte e contenuti divertenti o profondi o interessanti, ma anche quando inorridita evito alcuni stand in cui sono esposti libri che definire kitch è un eufemismo. E la prima evidenza salta agli occhi prepotente: in questo settore editoriale il divario tra prodotto commerciale e prodotto di qualità si nota molto di più che nel caso degli adulti. Difficile trovare vie di mezzo: o libri che porteresti subito a casa anche se non hai bambini a cui leggerli, o edizioni brutte esteticamente e pure vuote di contenuti. Per fortuna i secondi casi sono in netta minoranza rispetto ai primi.
Prendo in mano piccoli capolavori: illustrazioni magiche che non sono più un completamento della storia ma varcano il confine e divengono arte. Infatti sta crescendo il fenomeno degli adulti che collezionano questi volumi, quasi una sorta di cataloghi delle opere di illustratori di culto.
Ma i contenuti non sono da meno. Sempre più improntati a un impegno divulgativo e nell’affrontare tematiche sociali anche scottanti. Meno fiabe e storie classiche per lasciare posto a testi anche divertenti e giocosi ma che contengono significati ben più profondi.
È una tendenza che ho notato già da alcuni anni (sono una aficionada della Bologna Children’s Book Fair) ma che in questa edizione mi è sembrata molto più decisa.
Non avevo mai visto, ad esempio, tanti libri come quest’anno dedicati alle donne celebri: dalle scrittrici (come In attesa di un sole. L’amore immaginato di Emily dedicato a Emily Dickinson, o Una stanza tutta per me che parla di Virginia Wolf) alle scienziate (La signora degli abissi. Sylvia Earle si racconta, Ada la scienziata su Ada Lovelace, Marie Curie, la signora dell’atomo) a quelle che hanno sfidato le convenzioni ieri e oggi (Storie della buonanotte per bambine ribelli). Ma si parla molto anche di famiglie convenzionali e non affrontando il classico tema dell’arrivo di un fratellino o quello più complesso dell’adozione, dei rapporti difficili coi genitori o delle famiglie di coppie gay.
Ho visto tanti bei volumi divulgativi sulla storia, la scienza, la geografia, ma alcuni in particolare dedicati al fenomeno delle migrazioni contemporanee (diversi sulla situazione di Lampedusa).
Non mancano argomenti “sempreverdi” declinati però in modo attuale, come l’amore romantico affrontato con ironia, o gli eroi ma non convenzionali come ad esempio gli atleti olimpionici. Si trovano ancora tanti libri dedicati agli animali ma con una particolare attenzione all’approccio ecologico, di rispetto dell’ambiente e delle altre specie viventi.
Un discorso a parte lo meritano gli albi illustrati: ne ho visti di bellissimi dedicati in particolare all’arte come La mela di Magritte del grande illustratore fiammingo Klaas Verplancke, pubblicato dal Moma di New York e portato in Italia dall’editore Fatatrac. E stanno prendendo piede anche le graphic novel appositamente pensate per i lettori più giovani, mentre fino a pochi anni fa erano realizzate esclusivamente per gli adulti.
Infine, nell’editoria per bambini e ragazzi rientrano anche i libri interattivi che se un tempo, per i più piccoli, sfruttavano l’uso di materiali diversi e stimoli tattici e, per i più grandi, la possibilità di interagire con le storie scegliendo varie opzioni (i “famosi” librogame degli anni ‘80), oggi adottano soluzioni digitali che sfruttano la realtà aumentata o quella virtuale con risultati — in alcuni casi — davvero sensazionali: se conquistano una lettrice seriale over 40 come me, posso immaginare che potere d’attrazione abbiano su un adolescente che vive in simbiosi col suo smartphone. Ma ciò che conta è che i ragazzi leggano, su quale supporto non importa.
La visita alla fiera è terminata. Ho lasciato gli occhi e il cuore su almeno una ventina di volumi: per fortuna che in questa sede non è possibile acquistarli altrimenti avrei fatto pazzie.

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