giovedì 24 agosto 2017

Massimo Lazzari mi intervista per il suo sito

Non vorrei sembrare autoreferenziale, ma che ci posso fare se parlano di me? 😊
Stamattina ho iniziato alla grande con la bellissima intervista che mi ha fatto Massimo Lazzari per il suo sito.
La versione integrale la potete leggere a questo link, ma la riporto anche qui per comodità.


Carla nasce nel 1967 a Pisa, da una famiglia di origine veneta. Vive a Imola da più di 30 anni e ormai la Romagna ce l’ha nel sangue e nel cuore. Ha iniziato nel 1993 – subito dopo la laurea in Scienze dell’educazione – le prime collaborazioni come free-lance per alcune testate locali, a cui, negli anni, ha abbinato l’attività di addetto stampa e curatrice di mostre, coordinamento editoriale, copy per la pubblicità e redattrice per il web. Si è poi specializzata in giornalismo turistico ed enogastronomico.
Ma l’amore per i libri e la letteratura, che la accompagna fin da bambina, negli ultimi dieci anni ha prevalso, così attualmente oltre all’attività giornalistica e di comunicazione, svolge quella di editor, social media manager e consulente editoriale (il suo sito è www.carlacasazza.com).
Dirige Olos, la collana di Antonio Tombolini Editore di saggistica che si occupa di discipline olistiche, bio-naturali e self help . Ha fatto parte del collettivo SIC (Scrittura Industriale Collettiva) che ha pubblicato il romanzo In territorio nemico (Minimum Fax, 2013). Collabora con il sito dedicato ai libri Bookavenue e la rivista letteraria Il Colophon.
Ha pubblicato due saggi storici, Governo ed amministrazione ad Imola nella prima età moderna (ormai esaurito) e Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente (Bacchilega Editore, 2006), la raccolta di racconti Scritto sull’acqua (Narcissus Self Publishing, 2012), il saggio Agente Letterario 3.0 Reloaded (Errant Editions, 2014), e i tre racconti gialli Pane, marmellata e tè (Antonio Tombolini Editore, 2016).
Io ho letto questo suo ultimo lavoro e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Infatti, nonostante il titolo evochi un libro di ricette, o un romanzo rosa per signore, questo libro non è nulla di tutto ciò. È un sorprendente e avvincente giallo in tre atti, dove pane, marmellata e tè diventano gli ingredienti principali di altrettanti casi che Beatrice, la giornalista d’inchiesta protagonista delle storie, è chiamata a risolvere. Un po’ Agatha Christie un po’ Stieg Larsson, Carla ha dimostrato che la narrativa gialla non è prerogativa solo degli autori scandinavi (che tra l’altro mi ha confessato di amare parecchio, con una predilezione particolare per la letteratura islandese).
Ma vediamo di conoscere meglio questa poliedrica autrice che dalla Romagna strizza l’occhio al Nord-Europa.
Carla, perché la scrittura?
Non mi sono mai posta la domanda. Appena sono stata in grado di mettere in fila qualche frase di senso compiuto ho iniziato a scrivere e non ho più smesso. Potrei risponderti che vivo per scrivere e scrivo per vivere. Credo che in questa frase ci sia l’essenza di tutto quello che sono.
Qual è stato il tuo percorso in questo campo?
A parte la scrittura personale e la collaborazione alle superiori con qualche giornale scolastico e di alcune associazioni, ho iniziato a scrivere in modo più serio subito dopo la laurea quando ho iniziato a collaborare con un settimanale della mia città. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti da quando avevo 27 anni. E, come si può leggere dalle mie note biografiche, ho fatto della scrittura la mia professione.
La più grande soddisfazione avuta?
La pubblicazione di Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente, un mix tra saggio storico e diario di viaggio che raccoglie le memorie e le bellissime foto di mio nonno, sottufficiale di Marina, uno dei membri della missione italiana che intervenne a Shanghai durante la guerra cino-giapponese salvando molte vite di occidentali e di cinesi. E che visitò il Giappone: furono il primo equipaggio militare italiano a mettere piede in Giappone. Le ricerche per quel libro mi hanno impegnata per anni e non esiste nessun altro documento italiano, a parte il mio saggio, dedicato a quella missione. Il libro è andato esaurito: ho ricevuto mail di lettori provenienti da Pechino, la Svezia, USA, Sud America. Ancora oggi, dopo 11 anni dalla sua uscita, ricevo messaggi di persone che lo hanno letto e apprezzato.
E la delusione più grande?
Nessuna delusione.
Il tuo sogno?
Potermi dedicare solo ai miei libri invece che lavorare per i libri degli altri. Sia chiaro, amo il mio lavoro, ma dopo otto ore di editing, comunicazione, promozione dei libri altrui non sempre ho l’energia per dedicarmi ai miei progetti letterari. Vorrei potergli dedicare più tempo, anche perché ne ho un bel numero che aspettano di essere sviluppati.
Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere questa professione?
Prima di tutto imparare a scrivere bene in italiano, correttamente, senza errori e orrori. Non basta una bella storia, occorre saperla raccontare con un linguaggio fluente e accattivante. E in parallelo: leggere, leggere, leggere e ancora leggere. Libri belli o brutti, impegnati o leggeri. Più si legge più si alimenta il proprio senso critico, si “assorbe” la capacità di scrivere in modo efficace, si capisce in quali errori non cadere, ecc.
A cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto scrivendo il seguito di Pane, marmellata e tè. Mentre però il primo libro è composto da tre racconti collegati tra di loro, il nuovo libro sarà un romanzo. Ho scritto Pane, marmellata e tè quasi per gioco, non immaginavo che venisse accolto così positivamente. In tanti mi hanno chiesto una nuova avventura di Beatrice e Alessio, perciò mi sono messa all’opera e mi sto divertendo molto nelle vesti della Agatha Christie de noartri.

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