mercoledì 27 dicembre 2017

La figlia del partigiano O'Connor di Michele Marziani - Recensione

Questa recensione è stata pubblicata su BookAvenue

 In certi casi la vita ci riserva delle svolte inaspettate, che possono stordire oppure dare una nuova sferzata di energia, o entrambe le cose. È quello che accade a Pablita O'Connor, vedova sessantenne che vive nelle Alpi piemontesi e si porta dietro un nome ingombrante. Nome che è il ricordo più vivo dell'amato padre, Malachy O'connor, partito dall'Irlanda nel 1936 per combattere accanto agli antifascisti durante la guerra di Spagna e finito, poi, a fare il partigiano sui monti dell'Ossola. Proprio per percorrere le tracce lasciate dal padre, per capire qualcosa di più delle proprie radici, Pablita parte per un viaggio avventuroso e imprevedibile che le riserverà incontri speciali la cambierà per sempre.
Un romanzo bello e scritto con lo stile diretto e accattivante proprio di Michele Marziani che miscela sapientemente vicende storiche, riflessioni, una trama avvincente e il filo  rosso dell'ironia che lega il tutto in una storia di quelle da leggere tutto d'un fiato.
Si scoprono vicende storiche sconosciute ai più, si vede l'Irlanda con nuovi occhi.
Pablita è un personaggio che resta nel cuore. La lenta consapevolezza che in lei si fa strada riguardo al padre, il capire che per conoscere  una persona non basta viverci accanto per tanti anni, comprendere che lo stesso vale per se stessi, sono riflessioni preziose che questo romanzo fa scaturire con garbo e leggerezza.

La figlia del partigiano O'Connor
di Michele Marziani
(Edizioni Clichy, 2017)

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