lunedì 20 febbraio 2017

Upside Down Magazine mi ha intervistato


 Qualche giorno fa Silvia Casini (che ringrazio molto) di Upside Down Magazine mi ha intervistata.
Ecco il risultato della nostra chiacchierata, se volete leggerlo direttamente nel sito della rivista andate a questo link.

Ha carta bianca e tre aggettivi per descriversi…
Tenace, appassionata, gentile
Mai senza?
Libri.
Cosa le piace leggere?
Un po’ di tutto: narrativa e saggistica, anche sceneggiature. Più raramente la poesia. Non c’è un genere che prediligo, se il libro è ben scritto leggo dal fantasy al mainstream, dal giallo al rosa.
Se dovesse esprimere tre desideri?
La felicità per le persone che amo, vivere di scrittura, abitare in Nord Europa.
La sua vita in un tweet?
Vivo per scrivere e scrivo per vivere.
Ci parli del suo ultimo romanzo. A chi lo consiglierebbe e perché?
Pane, marmellata e tè è una storia gialla ma con qualche divagazione romantica. Per questo lo consiglio a chi ama i due generi. Devo dire che diversi uomini che lo hanno letto, meno sensibili al lato romantico della vicenda, si sono fatti però coinvolgere dalla suspense e dall’intreccio. Lo consiglio a chi ama i gialli classici, ma anche le storie un po’ romantiche.
Come nascono i suoi personaggi, vi è un collegamento con la realtà?
I miei personaggi hanno sempre un elemento di realtà. A volte anche solo un piccolo dettaglio fisico o caratteriale che mi ricorda persone che conosco o che incontro fugacemente e mi colpiscono, in altri casi sono un ritratto fedele di queste persone.
Le ambientazioni che sceglie provengono dal reale o sono anche una proiezione dell’anima?
No, sono tutti luoghi ben precisi e reali.
Come può riassumere ai suoi lettori il suo romanzo? Qual è il messaggio che vuole trasmettere?
Pane, marmellata e tè racconta di Beatrice Ardenzi, giornalista precaria nella redazione di un quotidiano di provincia, che si è sempre occupata di tematiche sociali, fino a quando il suo direttore le affida una inchiesta sul “mostro della palude”, serial killer che mutila e uccide persone anziane. Un caso difficile per il commissario Matteo Croci e il suo braccio destro, l’agente Alessio Pelliconi, in cui Beatrice si trova coinvolta suo malgrado. Tra i battibecchi con Croci e alcune intuizioni utili alle indagini, l’amicizia di Beatrice e Alessio si trasforma in qualcosa di più, complice un corso di panificazione. Beatrice e i poliziotti giungono all’epilogo del caso, ma non tutto è come sembra. Tornata alla routine di tutti i giorni, Beatrice crede di avere smesso per sempre i panni dell’investigatrice, ma a quanto pare il suo destino è di cacciarsi nuovamente nei guai: la prima vacanza con Alessio si trasforma in un’indagine a Parigi, tra sale da tè e ambasciate esotiche, per aiutare un’amica indagata per l’omicidio del principe ereditario del Brunei. E se una degustazione di tè rovina la loro vacanza, una prozia stramba e una marmellata forse letale mettono a dura prova la loro festa di fidanzamento. Riuscirà Beatrice, investigatrice “involontaria” e un po’ maldestra a risolvere i tre casi e a tenersi il fidanzato?
In realtà, è un romanzo di evasione, non c’è un messaggio preciso, tranne forse il fatto che niente è mai come sembra. Che non bisogna trarre delle conclusioni troppo in fretta.
È già al lavoro su un nuovo libro?
Sì, sto scrivendo di una nuova indagine che coinvolgerà Beatrice per la gioia di chi mi ha chiesto un seguito di Pane, marmellata e tè.

giovedì 9 febbraio 2017

Tutti i racconti di Flannery O'Connor - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata nel numero di febbraio 2017 della rivista letteraria on line Il Colophon.

 Flannery O'Connor è considerata una delle migliori autrici di racconti del Novecento e , in generale, della letteratura contemporanea. Varie generazioni di scrittori l'hanno eletta autrice di culto e hanno cercato di carpire dai suoi scritti, le interviste, le lettere, i testi delle sue conferenze, il segreto per dare vita a un racconto perfetto. Questa premessa è a mio avviso necessaria per sapere con chi si ha a che fare quando si inizia a leggere Tutti i racconti, la raccolta completa edita da Bompiani.
Anche il lettore più distratto e superficiale non può fare a meno di notare la nitidezza, il realismo, delle storie, l'innegabile abilità della O'Connor di farci vedere e sentire in modo tangibile le persone, i luoghi, le emozioni. Del resto è ben consapevole di questa sua capacità che ritiene fondamentale nello scrivere narrativa perché essa “opera tramite i sensi. […] Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. La caratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quella di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare”.
Ma la realtà, nelle sue storie, è fatta di personaggi grotteschi, ignoranti, bigotti, razzisti, che si muovono in situazioni pervase di un amaro pessimismo e una cruda violenza che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini. In questo momento nel lettore nascono le prime domande, considerando anche che tutto ciò scaturisce dalla penna di una scrittrice cattolica degli anni '50. Perché esaspera nelle sue storie i peggiori difetti dei suoi conterranei del Sud degli Stati Uniti?
Christian Raimo in Lo stile trascendentale di Flannery O'Connor (prefazione a Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere di Flannery O'Connor, Minimum Fax) ci fa notare che nelle storie della scrittrice si può ritrovare “una filigrana di costanti, legate a una traccia a cui lei stessa si riconosceva fedele: 1) All'inizio ci viene in genere presentata una vicenda di problematiche quotidiane, spesso con qualche riverbero sociale […]. Il tutto riflesso nel punto di vista del protagonista, che è molto spesso un personaggio arcisicuro della propria visione religiosa o sociale o esistenziale che […] cerca di trasmettere a coloro che reputa da convertire […]. 2) In modo violento o insinuante avviene un evento del tutto inaspettato, che altro non è che la manifestazione della grazia. […] 3) Come confessa la stessa scrittrice, di fronte all'intervento del divino, nessun personaggio può lasciare le cose a metà […]. Perché o si accetta la grazia o la si rifiuta”. E tutti i racconti si concludono con uno di questi due esiti, quasi sempre in un crescendo di violenza che lascia raggelati.
Quindi la O'Connor non scrive solo per il gusto di raccontare, ma ha uno scopo edificante, ha scelto – consapevolmente o meno - di usare le sue storie per educare i lettori a comprendere il dono divino della grazia, riconoscerlo ed essere consapevoli di ciò che accade se si sceglie di non accettarlo.
Ma tanta violenza è necessaria? Risponde lei direttamente alla domanda: “Non solo la nostra epoca non ha un occhio molto acuto per le quasi impercettibili intrusioni della grazia, ma non dimostra nemmeno una particolare sensibilità per la natura delle violenze che le precedono e le seguono”. La violenza nei suoi racconti “è stranamente capace di ricondurre i personaggi alla realtà e di prepararli ad accettare il loro momento di grazia. Hanno la testa così dura che non c'è quasi altro sistema. […] Per lo scrittore autentico, la violenza non è mai fine a se stessa. È la situazione estrema che meglio rivela quel che siamo in sostanza”.
Al netto di questi approfondimenti sugli aspetti più evidenti del suo stile narrativo, utili per una lettura più consapevole, restano comunque delle storie coinvolgenti, ironiche, vivide, a volte estreme e inverosimili, altre di grande realismo, che nobilitano il racconto (spesso in Italia genere poco considerato) e offrono una grande prova letteraria.

mercoledì 8 febbraio 2017

Il Colophon febbraio 2017: Per brevità chiamato artista

Protagonisti del primo numero 2017 de Il Colophon, rivista letteraria digitale diretta da Michele Marziani e pubblicata da Antonio Tombolini Editore, sono la narrativa breve, le short story, i racconti.
"Se vi capitasse mai la ventura di tentare la carriera di scrittore - scrive Michele Marziani nell'editoriale - e di farlo con una raccolta di racconti trovereste di fronte a voi una muraglia da fare invidia a quella cinese: «In Italia i racconti non si leggono» vi dirà qualsiasi editore nazionale che si rispetti. Così voi imparereste un’amara verità: in Italia i racconti non si pubblicano quasi mai.
Eppure nelle storie brevi spesso ha sede il cuore della narrativa. Perché scrivere racconti è difficile, inaspettatamente, incredibilmente, infinitamente difficile. Perché è una forma di scrittura che per riuscire impone una disciplina estrema. Un’indagine rapida, spesso invasiva, della quale resta a volte solo un’immagine sfocata. Ma in quella sfocatura sta tutta la bellezza".
Di questa bellezza si parla nel numero intitolato Per brevità chiamato artista, tra interviste, recensioni, racconti, articoli. Tutti interessantissimi e da non perdere.
C'è anche un mio contributo, la recensione a Tutti i racconti di Flannery O'Connor, la regina incontrastata del racconto, che ha molto da insegnare a lettori e scrittori anche oggi.
Come si fa a leggere Il Colophon? basta andare a questo link.

giovedì 2 febbraio 2017

Pane, marmellata e tè: la recensione di Roberto Baldini


Quando leggendo una recensione al tuo libro realizzi che lo scrivente ha colto esattamente lo spirito con cui tu hai lavorato alla storia, ti invade una sensazione bellissima, che ti sprona a scrivere ancora per mantenere vivo il legame empatico con chi ti ha capito.
La bella recensione di Roberto Baldini nel blog Scrivoleggo ha sortito proprio l'effetto apppena descritto.

Ecco cosa scrive Roberto:
"Tre casi per l’impareggiabile Beatrice...
Beatrice Ardenzi, giornalista.
No, non è la recensione di un biglietto da visita, soltanto la presentazione di una ragazza che parla chiaro, è schietta e sincera e sa farsi amare.
Beatrice è a proprio agio tra le tematiche sociali, eppure un bel giorno il suo direttore le appioppa un’inchiesta su di un serial-killer. Un tizio simpatico che fa a pezzetti le persone anziane, un vero simpaticone.
Lei dovrebbe soltanto riportare le notizie e trascriverle su carta, eppure si ritrova a indagare e a partecipare attivamente all’indagine, rischiando di non poter più scrivere articoli causa morte improvvisa…
Fortunatamente tutto finisce nel migliore dei modi e Beatrice pensa di potersi concedere un po’ di relax… sbagliato!
Una vacanza parigina si trasformerà in un’indagine sull’omicidio di un principe ereditario. Beh, se conoscete Beatrice, sapete che non si tirerà certo indietro!
Finalmente un po’ di tranquillità? Ancora no, mancano diverse pagine alla fine del libro e c’è tempo per un mistero che sa di dolce, forse anche troppo…
Carla Casazza ci narra tre storie con una freschezza e una dolcezza davvero rare da trovare in un panorama letterario intasato.
Un libro che sembra un gioco ma che parla di argomenti seri, nonostante lo faccia con una disinvoltura e una semplicità da lasciarci piacevolmente sorpresi.
Un libro da centellinare o assaporare in un sol boccone, magari proprio con una buona tazza di the. Occhio però agli ingredienti, non è detto che Beatrice giunga in tempo a salvarci…"
Se volete leggere la recensione nel blog di Roberto questo è il link.