martedì 17 aprile 2018

UniWoL: una piccola start-up che vuole fare la differenza

Ecco la risposta all'interrogativo - se in qualcuno di voi dieci che mi leggete fosse nato - dove è finita la Casazza?
Ero impegnata in un progetto per conquistare il mondo a cui tengo molto perché sono convinta che possa essere utile nel mare magnum dell'editoria nazionale e internazionale.
Sapete che sono una sintetica, quindi non mi ripeterò qui su cosa è UniWoL e cosa fa, lo potete leggere nell'articolo che mi ha dedicato Luca Balduzzi sul Corriere di Romagna, cliccando sulla foto. Oppure visitando il sito a questo link.
Qui vi vorrei raccontare che all'idea della start-up sto lavorando da almeno quattro anni e che si è potuta realizzare grazie al mio socio Stefano che ha condiviso questo sogno con me, ai collaboratori che in questi mesi mi hanno aiutato e a quel  santo di Davide, lo sviluppatore del sito, che oltre a essere un grande professionista ha anche la pazienza di supportare i miei deliri, perché ragazzi - ve lo dico - progettare un network da zero, anche se hai le idee abbastanza chiare, è davvero una fatica grande.
Una parte del sito è consultabile liberamente, i servizi invece sono a pagamento per due motivi fondamentali: chi lavora nella cultura ha diritto di essere retribuito come in tutti gli altri settori professionali, abbiamo l'ambizione di offrire agli utenti servizi di qualità e ci siamo quindi circondati di uno staff di professionisti italiani e internazionali di valore, valore che va riconosciuto anche monetariamente. Ma siccome siamo pure consapevoli che spesso chi scrive lo fa per passione e come attività collaterale e anche che chi lavora nell'editoria di solito non ha molte risorse economiche, abbiamo stabilito prezzi decorosi e alla portata di tutti. Inoltre periodicamente offriremo promozioni e sconti, quindi se seguirete il sito e vi iscrivere ai nostri social e alla newsletter sarete sempre aggiornati su queste opportunità.
E per chiudere in bellezza vi lascio qui un codice promo per iscrivervi al network con 20% di sconto: SPRING18 che sarà valido fino al 31 maggio.

mercoledì 11 aprile 2018

Racconti da un mondo offeso: Romano Augusto Fiocchi e l'editoria 2.0

Il nuovo progetto editoriale di Romano Augusto Fiocchi viaggia sul filo della sperimentazione con un piccolo brivido finale, perché per pubblicare il libro Racconti da un mondo offeso ha scelto la strada del crowdfunding. Ma lascio spiegare direttamente a Romano di cosa si tratta:

Certo, brivido è la parola giusta. Perché in linea teorica il libro potrebbe essere stampato ma non pubblicato. Mi spiego meglio. Il sistema adottato da Bookabook prevede una campagna di preordini con l’obiettivo minimo di 200 copie in cento giorni. Qualora fosse raggiunto, si passerà al lavoro di editing e di rifinitura grafica, quindi alla stampa e alla distribuzione attraverso Messaggerie Italiane. Il libro entrerà insomma nel catalogo di Bookabook. In caso contrario, verrà sottoposto a un editing molto più leggero e verrà stampato privo di marchio editoriale per i soli acquirenti che hanno effettuato il preordine. È ovvio che per un autore l’obiettivo prioritario sono le 200 copie. Non raggiungerle, dal mio punto di vista, equivale al fallimento del progetto. Ma devo dire che “Racconti da un mondo offeso” sembra messo bene: 130 copie preordinate in soli dodici giorni. E di questo devo ringraziare il nocciolo duro di lettori e amici che mi sta sostenendo, oltre che con l’acquisto, con un vero e proprio tamtam sui social network, via e-mail, di persona. Va aggiunto che l’applicazione del crowdfunding all’editoria (diciamolo in italiano: raccolta di fondi o, se si preferisce, finanziamento collettivo) è cosa ancora tutta sperimentale. Io stesso l’ho scoperto poco tempo fa incappando per caso nella campagna lanciata da Giulio Milani per finanziare una nuova collana di Transeuropa Edizioni. Ebbene, Giulio Milani l’ha condotta con tale abilità che è riuscito a raccogliere i tremila euro necessari all’avvio del progetto editoriale prima ancora della data prestabilita. Dimostrazione di quanto la rete sia davvero imprevedibile.

Com'è intuibile dal titolo, “Racconti da un mondo offeso” non è un romanzo bensì raccoglie alcune storie che danno voce ad alcuni oggetti ma anche alla nostra storia recente. Ci dici qualcosa di più?

Premetto che in Italia, si sa, pubblicare racconti è sempre un dramma. Gli editori ti dicono che i racconti non vendono. Poi pubblicano Carver, la Munro, Borges. Grandi scrittori, d’accordo. Però solo di racconti. Ho allora voluto provare con cinque racconti ma davvero speciali, dove le voci narranti non sono umane ma di cose che normalmente non hanno parola: un libro condannato al rogo, un gatto disegnato, una vecchia barca di pescatori libici, un insetto filosofo, un bonsai cinese. Sono voci che arrivano da mondi offesi di oggi e di ieri: la barbarie del nazismo, la guerra in Iraq, le traversate dei migranti, la rivolta di piazza Tienanmen. Unica eccezione, una descrizione del mondo delle mosche come metafora del mondo degli uomini. E questa è l’unica ambientazione senza tempo. Ho cercato insomma di legare le cinque storie dando loro la compattezza di un romanzo, come se narrassero una e una sola vicenda: che è l’insieme dei mondi offesi da cui derivano. Mondi offesi che sono poi un chiaro richiamo a Conversazione in Sicilia di Vittorini, citato nell’epigrafe: “Digli che come un eremita antico io trascorro qui i miei giorni su queste carte e che scrivo la storia del mondo offeso”.

Come mai hai deciso di tentare questa strada ancora abbastanza inesplorata per l'editoria, invece di  seguire il percorso tradizionale dell'invio alle case editrici o quella più veloce e diretta del self publishing?

Devo essere sincero, le case editrici a cui ho inviato il progetto in questa stessa formula, con la postfazione e tutto quanto, non mi hanno neppure risposto. Fatto salvo un piccolo editore esordiente che molto gentilmente si è giustificato con l’avvio di una collana in cui il testo non poteva rientrare. Sul self publishing ho ancora molte riserve. L’ho sperimentato solo a livello di pubblicazioni digitali (e-book, per intenderci) ed essenzialmente per i miei libri più datati che erano già usciti su carta. Difficile ottenere visibilità e credibilità senza il marchio, anche se piccolo, di un editore. L’editore, in fondo, è un po’ la garanzia del prodotto. Ecco, Bookabook è editore esordiente, sul mercato mi sembra da circa un anno e mezzo. Ma l’impressione che ho avuto è che sta cercando di creare buoni prodotti. “Racconti da un mondo offeso”, come tutti i manoscritti, ha dovuto passare due selezioni prima di essere ammesso alla campagna di crowdfunding. E dietro tutta la macchina editoriale, lo dico dai contatti avuti sinora, c’è una struttura che risponde con competenza ed efficacia.

Nella postfazione parli di una bella esperienza in cui parole e musica si sono incontrate dando vita tridimensionale a due delle storie del libro. Ce la racconti?

Sì, si tratta di “Opernplatz” e “Il gatto del soldato”. Per una serie di circostanze quasi fortuite, raccontate appunto nella postfazione, le due storie sono state musicate  e hanno dato il via a una piccola di tournée di letture. La cosa più bella è che l’iniziativa è stata realizzata da quattro giovani artisti tra i venti e i trent’anni. Ripeto qui chi sono perché meritano di essere citati: l’attrice Isabella Ravetta, i musicisti Riccardo Bertone, Dino Roccuzzo e Nicolò Torciani, tutti di Pavia e dintorni. La voce narrante di Isabella, la chitarra di Riccardo, la tromba di Dino e le percussioni di Nicolò hanno permesso che le storie entrassero in biblioteche, scuole, centri polifunzionali e caffè della zona, persino tra le mura di un carcere di massima sicurezza. E devo ammettere che per la prima volta, grazie alle musiche originali scritte appositamente e grazie alla splendida interpretazione di questa giovane attrice, ho visto davvero materializzarsi il gatto disegnato e il libro parlante come se fossero sempre esistiti anche nella realtà. Chi ha voglia e tempo, su Youtube, digitando il titolo dei due racconti, può trovare alcuni spezzoni di queste “letture con musica” e farsi un’idea di come le storie a volte contengano una loro musica e di come ci siano giovani artisti capaci di riconoscerla ed estrarla.

Se desiderate anche voi sostenere il progetto di Romano e i “Racconti da un mondo offeso”, trovate maggiori informazioni a questo link

lunedì 26 marzo 2018

Isole letterarie: Jón Kalman Stefánsson e Siri Ranva Hjelm Jacobsen a I Boreali

L'articolo che segue è stato pubblicato su Bookavenue

I Boreali Nordic Festival è un'occasione imperdibile per gli amanti della letteratura e cultura del Nord Europa. Organizzato dalla casa editrice Iperborea, che pubblica in italiano una vasta scelta di scrittori boreali (ma anche lettoni, lituani, olandesi, ecc.), si è svolto un mese fa a Milano. Sono quattro anni, tanti quante le edizioni della manifestazione, che sogno a occhi aperti leggendo il programma: chi mi conosce sa della mia passione da groupie per gli scrittori del Nord. Questa volta non ho saputo resistere e con mia somma gioia ho partecipato al Festival, soprattutto perché ad aprire le quattro giornate ricche di presentazioni, conferenze, film e tanto altro c'era lui, il mio scrittore culto, Jón Kalman Stefánsson.
In realtà l'intervento di Stefánsson non era l'occasione per presentare un nuovo libro ma, intervistato dallo scrittore Andrea Vitali, ha parlato della sua scrittura in generale. Se il sospetto leggendo i suoi libri mi era già venuto, sentirlo parlare dal vivo mi ha confermato la sua vena ironica, il suo sapersi prendere non troppo sul serio, ma anche la capacità di rendere poche parole qualcosa di emozionante e suggestivo che ti resta dentro. Se poteste curiosare nella mia libreria vedreste che i suoi libri sono pieni di segnalibri e sottolineature (rigorosamente a matita) per ricordarmi le frasi e i brani da leggere e rileggere intrisi di una poesia asciutta ma che colpisce al cuore. E durante la sua chiacchierata con Vitali, nonostante il tono leggero e in alcuni casi molto da “salotto tv”, qualche perla è arrivata al pubblico. Parlando del valore della scrittura, del bisogno che ha l'uomo della scrittura, Stefánsson ha detto che rimarrà sempre un'attività importante perché gli uomini non riescono davvero a uscire da sé stessi e il cuore ha sempre bisogno di parole. “Se volete rallentare il vostro ritmo e sentire battere il vostro cuore” ha detto “sedetevi e scrivete una lettera a chi volete bene”.
Come era prevedibile si è parlato anche di isole, visto che Stefánsson è islandese, della forte identità culturale che si vive e si respira nella sua nazione. Secondo lo scrittore la sua forza è determinata proprio dal fatto che sono secoli che gli islandesi se ne vanno e poi ritornano. Se si lascia la propria terra per andare all'estero, si capiscono molte cose del luogo da cui si proviene che altrimenti non si comprenderebbero. “È un peccato che tutte le nazioni non siano un'isola perché è importante andarsene”. E mentre si viaggia per il mondo “la lingua che ci unisce è la letteratura, è lì che ci possiamo incontrare”.
Anche Siri Ranva Hjelm Jacobsen è originaria di un'isola, un arcipelago di isole, le Fær Øer, disperse nell'estremo Nord tra il Mare di Norvegia e l'Oceano Atlantico. O meglio, sono originari di quei luoghi i suoi nonni materni emigrati in Danimarca dove lei è nata. Di questo legame con le Fær Øer la giovane scrittrice parla nel suo libro Isola. Un legame che è esistito da sempre perché al suo luogo d'origine è tornata tutte le estati. Ma nel romanzo, dice la Jacobsen, non si parla solo della protagonista, di Abbi (il nonno), di Omma (la nonna), bensì di tutti noi perché spostarsi da un luogo all'altro è un'attività propria di tutta l'umanità, in particolare negli ultimi due secoli. E proprio a questa necessità di spostarsi (che nasce da tanti motivi, non solo quello economico) è legato il problema dell'identità e come conservarla. Nelle nazioni piccole, come le Fær Øer, accade che l'identità sia molto forte e questo è dovuto spesso anche al silenzio, al tacere, come avviene in tutte le piccole comunità. In questo silenzio, spesso, chi emigra perde molti tasselli della propria cultura. Secondo la Jacobsen l'identità è qualcosa di fluido, di mobile come un'isola fluttuante che non sempre ti permette di tornare. Ma allo stesso tempo, e per fortuna, l'identità oggi va al di là di un luogo fisico. Sono questi i temi che animano il romanzo, ma anche la storia di una nipote che – morta la nonna – torna col nonno alla ricerca delle proprie radici.
Insomma, se non conoscete ancora questi due scrittori vi consiglio vivamente di leggerli e di apprezzare la loro letteratura ironica, suggestiva, poetica e ricca di spunti per riflettere.

mercoledì 7 marzo 2018

Febbre a 90' di Nick Hornby - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata sulla rivista letteraria online Il Colophon

“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”.
Nacque così, all’età di 11 anni, per Nick Hornby una grande passione, talmente grande da dedicargli un libro, Febbre a 90', che lo ha reso uno scrittore celebre. Una sorta di autobiografia di sé e dell’Arsenal, nota squadra londinese, scandita dalle partite che ha disputato tra il 1968 e il 1992, anno in cui è uscito il libro. Ogni capitolo infatti descrive un incontro (immagino scelto tra i più degni di nota disputati dalla squadra) ma allo stesso tempo offre lo spunto a Hornby per raccontare la propria vita e provare a descrivere le emozioni che si annidano nell’animo di un tifoso.
Tutto ebbe inizio nel 1968 — appunto — quando il padre di Hornby se ne andò di casa per un’altra donna. L’equilibrio familiare venne sconvolto e lo scrittore e la sorella, pieni di risentimento per il genitore, erano restii a frequentarlo. Perciò il padre cercò di conquistare Nick invitandolo a vedere la finale di Coppa fra West Brom ed Everton: “Gli dissi che il calcio non mi interessava, neppure la finale di Coppa — il che era vero, per quanto ne ero consapevole — ma rimasi comunque incollato alla televisione per l’intera partita. Alcune settimane più tardi guardai, incantato, l’incontro Manchester United — Benfica, con mia mamma, e alla fine di agosto mi alzai presto per sentire com’era andato lo United nella finale della Coppa Intercontinentale. Amavo Bobby Charlton e George Best (non sapevo niente di Denis Law, il terzo della Santissima Trinità, che aveva saltato l’incontro con il Benfica a causa di un infortunio) con un ardore che mi aveva preso completamente di sorpresa; durò tre settimane, finché mio padre non mi portò a Highbury per la prima volta”. Highbury — per chi non lo sapesse — era lo stadio dove giocava l’Arsenal all’epoca.

lunedì 5 marzo 2018

Silenzio operoso

Entro nel blog per caricare una recensione che leggerete tra pochi giorni, e mi rendo conto che è oltre un mese che non pubblico nulla. Non mi ero resa conto che fosse trascorso così tanto tempo.
Ma il mio è un silenzio operoso.
Sto lavorando a dei bei progetti di cui presto parlerò e che mi impegnano molto, sto leggendo libri interessanti e delineando nuovi progetti letterari.
E mi sono presa una breve vacanza: quattro giorni a Milano per seguire il Festival I Boreali e vedere la mostra di Frida Kahlo al Mudec.
Il silenzio ricarica e alimenta la creatività.
Sssssst...
A presto!

venerdì 19 gennaio 2018

Amelia - Un racconto

Attraverso l’amore tutti diventato persone migliori…
Lo diceva sempre la mia cara mamma. Pensò Oreste sorridendo tra sé e sé.
E quanto aveva ragione.
Seduto sull'autobus, stanco dopo una lunga giornata di lavoro, pregustava il rientro a casa e la sua Amelia che lo aspettava.
Amelia: quasi non ci sperava più Oreste di incontrarla, di trovare la donna giusta. Qualcuna che gli piaceva davvero l'aveva conosciuta, ma quando venivano a sapere il lavoro che faceva si intentavano scuse su scuse e sparivano. Invece Amelia era rimasta. Diceva che un lavoro vale l'altro.
I primi mesi di matrimonio erano stati fantastici, poi era iniziato qualche screzio. Ma l'amore aveva appianato tutto. Basta volerlo e si sistema ogni cosa.
Le porte dell'autobus si aprirono ed entrarono numerose persone. Di fronte a Oreste si fermò una vecchina carica di sporte.
«Signora, prego, si sieda» disse Oreste lasciandole il posto.
«Com'è gentile lei» ringraziò la vecchina «ce ne fossero di uomini così!»
Oreste, aggrappato per mantenersi in equilibrio, sorrise alla donna e si crogiolò un po' nell'autocompiacimento. Quando arrivo a casa lo racconto ad Amelia. Si disse.
Amelia. Il sorriso gli si spense sulle labbra al ricordo di quel maledetto giorno.
Lui come al solito era rientrato a casa dal lavoro e lei era lì ad aspettarlo furiosa. Con la valigia in mano. Non voleva sentire ragioni. Era determinata ad andarsene e non tornare più perché con un individuo del genere lei non aveva niente a che spartire. Aveva scoperto cosa teneva in cantina, nel suo laboratorio. Lui cercò di spiegarle che era un hobby, che in fondo non faceva male a nessuno. Amelia era irremovibile.
Si era sentito perso, Oreste. E disperato.

lunedì 8 gennaio 2018

Via da Sparta. Il sogno del ragno di Carlo Menzinger di Preussenthal - Recensione

Cosa sarebbe accaduto se più di 2000 anni fa Sparta non fosse stata sconfitta da Tebe e avesse avuto la possibilità di espandersi tanto da conquistare buona parte dei territori che ora chiamiamo Europa del sud?
Cerca di immaginarlo - e lo fa in modo molto realistico - Carlo Menzinger di Preussenthal ne Il sogno del ragno primo romanzo della trilogia ucronica Via da Sparta, ricreando una realtà alternativa alla nostra in cui si muove la protagonista della storia, Aracne.
Siamo in un'epoca che per datazione  dovrebbe corrispondere ai nostri giorni, ma in un mondo completamente diverso da noi perché la storia si è svolta in tutt'altro modo: Sparta, dopo avere vinto su Tebe, ha distrutto Atene e la sua cultura, ha impedito l'espansione dell'Impero Romano  e ha conquistato tutta l'area del Mediterraneo imponendo i propri principi violenti e guerreschi: non esiste la famiglia tradizionale, uomini e donne vivono separati, è condannato l'uso degli abiti  e sono considerate da deboli - quindi emarginata - la pratica della cultura e dell'arte, le attività che elevano la mente e non riguardano la materialità, il benessere. Non esistono vecchi e malati perché vengono eliminati, così come i bambini deboli o con disabilità. Un mondo duro e brutale in cui la vita degli iloti, coloro cioè non d'origine spartana, è ancora peggiore perché sono schiavi.

giovedì 4 gennaio 2018

Carlo Menzinger recensisce Pane, marmellata e tè

Sono una affezionata lettrice dei libri di Carlo Menzinger (prossimamente vi parlerò del suo ultimo romanzo) perciò è con particolare piacere che pubblico la sua recensione al mio libro Pane, marmellata e tè.

Potete leggerla anche direttamente nel suo blog a questo link.
 
"Sono passati ormai alcuni anni da quando ho letto “Montecuccoli 1937-38”, la ricostruzione storica dell’attività di un Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, narrata dalla nipote Carla Casazza.
Leggo ora il suo nuovo giallo “Pane, marmellata e tè”, che racchiude tre racconti, uno più lungo e gli altri due progressivamente più brevi, che vedono al centro le indagini di una bella e giovane giornalista, Beatrice Ardenzi. Le tre storie sono consequenziali tra loro e quasi unite a formare un’unica vicenda, se non altro dal punto di vista sentimentale.
Si parte da una vera indagine su un serial killer, il cosiddetto “mostro della palude”, occasione per incontrare il Commissario Croci e l’agente Alessio Pelliconi, che si innamorano entrambi della bella giornalista.
Dal giallo si sfuma così nel rosa e Beatrice parte in vacanza con l’agente Pelliconi e lì si troverà a difendere una cara amica dall’accusa di omicidio nientemeno che del principe ereditario del Brunei. La loro storia procede e giungono al fidanzamento, funestato però da una duplice misteriosa morte, nuova occasione per una veloce e facile indagine.
Carla Casazza è una che conosce il mondo della scrittura, non per nulla fa l’agente letterario, l’editor e il manager editoriale e questo si vede nelle pagine di questo volumetto, scritto bene e con cura, scorrevole e gradevole, con dei personaggi che risultano simpatici.
Ritroveremo Beatrice Ardenzi & Co in qualche altra indagine?"

mercoledì 27 dicembre 2017

La figlia del partigiano O'Connor di Michele Marziani - Recensione

Questa recensione è stata pubblicata su BookAvenue

 In certi casi la vita ci riserva delle svolte inaspettate, che possono stordire oppure dare una nuova sferzata di energia, o entrambe le cose. È quello che accade a Pablita O'Connor, vedova sessantenne che vive nelle Alpi piemontesi e si porta dietro un nome ingombrante. Nome che è il ricordo più vivo dell'amato padre, Malachy O'connor, partito dall'Irlanda nel 1936 per combattere accanto agli antifascisti durante la guerra di Spagna e finito, poi, a fare il partigiano sui monti dell'Ossola. Proprio per percorrere le tracce lasciate dal padre, per capire qualcosa di più delle proprie radici, Pablita parte per un viaggio avventuroso e imprevedibile che le riserverà incontri speciali la cambierà per sempre.
Un romanzo bello e scritto con lo stile diretto e accattivante proprio di Michele Marziani che miscela sapientemente vicende storiche, riflessioni, una trama avvincente e il filo  rosso dell'ironia che lega il tutto in una storia di quelle da leggere tutto d'un fiato.
Si scoprono vicende storiche sconosciute ai più, si vede l'Irlanda con nuovi occhi.
Pablita è un personaggio che resta nel cuore. La lenta consapevolezza che in lei si fa strada riguardo al padre, il capire che per conoscere  una persona non basta viverci accanto per tanti anni, comprendere che lo stesso vale per se stessi, sono riflessioni preziose che questo romanzo fa scaturire con garbo e leggerezza.

La figlia del partigiano O'Connor
di Michele Marziani
(Edizioni Clichy, 2017)

mercoledì 13 dicembre 2017

L'anno dei francesi: l’ospite d’onore alla Frankfurt Book Fair 2017 raccontato da me

Questo articolo è stato pubblicato nel numero di dicembre 2017 della rivista letteraria Il Colophon

Confesso che ho una conoscenza piuttosto superficiale della letteratura francese attuale, perciò curiosare nel padiglione dedicato alla Francia, che quest’anno era ospite d’onore alla Frankfurt Book Fair, la fiera editoriale più importante d’Europa, è stato utile e illuminante.
A dire il vero, più che una nazione era rappresentata una lingua (da qui lo slogan Francoforte in francese) perché l’intento degli organizzatori era di porre l’attenzione su tutti gli autori che si esprimono in lingua francese, a prescindere dalla nazionalità o provenienza geografica. Il filosofo Jacques Derrida scrisse: “una lingua non ha appartenenza [geografica, ndr]” ed è particolarmente vero per alcune lingue di origine europea come l’inglese, lo spagnolo e — appunto — il francese, parlate in ampissime aree del mondo. Proprio questa multietnicità salta agli occhi visitando i diversi stand del padiglione o consultando il programma di conferenze e incontri: la letteratura francese (non francofona, si badi bene) di oggi è arricchita da culture “altre” che si stanno velocemente integrando con quella nazionale e offrono un panorama molto più vario di quanto possano fare letterature meno “contaminate” come quella tedesca o italiana. Così, due dei principali protagonisti del panorama editoriale francese attuale sono Michelle Houellebecqu e Yasmina Reza.
Il primo, nato da genitori francesi nell’isola di Reunion e vissuto fino a sei anni in Algeria, è conosciuto in Italia in particolare per il suo romanzo Sottomissione, uscito due anni fa poco prima dell’azione terroristica alla redazione di Charlie Hebdo, in cui lo scrittore racconta un futuro prossimo che vede l’islamizzazione della Francia. La scrittura e i temi scelti da Houellebecqu per i suoi libri sono scomodi, o meglio è scomodo il suo tentativo di infrangere la base di luoghi comuni su cui poggiamo i piedi, spiazza i lettori e può rendere impegnativo affrontare i suoi libri. Ma è indubbia la sua capacità narrativa (al netto dei gusti personali) e analitica.

mercoledì 6 dicembre 2017

Cinque libri da regalare a bambini e ragazzi


Credo fermamente che regalare libri a bambini (anche piccolissimi) e ragazzi sia un atto di amore nei loro confronti, perché non si tratta di un semplice regalo, col libro gli doniamo un passaporto per la libertà di pensare, di fantasticare, di aprire la mente. Anche in questo caso non è semplice scegliere solo cinque titoli, la selezione è stata difficile.
Cominciamo dai più piccoli: i due libri che seguono sono pensati per bambini che sanno leggere bene, dagli otto anni in su, ma le storie che raccontano, se lette dagli adulti, sono adatte anche ai piccolini della materna.
Vampyland: un Natale da ricordare di Federica D'Ascani  è una storia di amicizia ambientata proprio a Natale. E insieme a Danny, il piccolo vampiro, i lettori impareranno che l'amicizia aiuta ad abbattere le barriere.
Anche Naso di cane di Caterina Ferraresi racconta una storia di amicizia, un po' contrastata in questo caso, e che prevede anche una fuga da casa, dei gattini sperduti e un cagnolino eroico.
Per i ragazzi delle medie e gli adolescenti (o young adult che dir si voglia) vi consiglio due storie molto diverse tra loro per genere e stile, ma accomunate da un percorso di formazione e maturazione che accompagnerà i protagonisti  nel corso delle loro avvincenti avventure.
Del primo ho parlato qualche mese fa qui , si intitola Il falco ghibellino ed è stato scritto da Marina Trastulla, ambientato in parte nel medioevo e in parte ai giorni nostri, è una storia travolgente d'amore e avventura che fa appassionare il lettore agli eventi storici dell'Italia centrale duecentesca in cui Guelfi e Ghibellini combattevano per il dominio del territorio.
L'alfabeto della mente di Silvia Lodini ha vinto il Secondo Premio Letterario Nazionale della casa editrice BookTribu. Si tratta di un romanzo distopico ambientato in un futuro prossimo dove i giovani sono catalogati secondo il loro potenziale "mentale" e dove leggere i libri è una attività malvista. L'autrice, giovanissima, racconta una storia di amore e crescita, di misteri e scoperte. Molto avvincente.
L'ultimo non è un libro ma una intera collana! Adatta anche questa ai piccolissimi, ma pure ai più grandi. Si tratta dei Mumin, una famiglia di troll finlandesi creati dalla grande scrittrice per ragazzi Tove Jansson. Fino ad oggi abbiamo potuto leggerne le strisce su Linus, ma ora la casa editrice Iperborea ha creato una collana in cui pubblicherà vari albi a fumetti dedicati a questi teneri personaggi. Già disponibili Mumin e le follie invernali e Mumin e la vita in famiglia.


lunedì 4 dicembre 2017

Pane, marmellata e tè: la recensione di Maggie Van Der Toorn per Ultima Voce

Il 29 novembre scorso la rivista on line Ultima Voce ha scelto Pane, marmellata e tè come libro della settimana e ha pubblicato la recensione molto molto lusingiera di Maggie Van Der Toorn (oltre che giornalista brava scrittrice).
Vi riporto qui la recensione ma potete leggerla direttamente su Ultima Voce e scoprire gli altri articoli interessanti scritti da Maggie.

Si chiama Beatrice ed è una giornalista. Ha da poco perso un amore, e si consola tra casa, lavoro, letto e libri e per riprendere un po’ la vita sociale ha iniziato un corso di panificazione. Così può seguire le orme dell’arte culinaria della nonna, allontanare i pensieri tenebrosi e tuffarsi nella farina bianca. Parlo della protagonista del libro che sto leggendo e che mi sta prendendo parecchio: Pane, marmellata e tè di Carla Casazza. Forse vi chiederete qual è la ragione per cui non riesco a staccarmi dalla lettura? Sicuramente per la costruzione del racconto, per l’intrigante intreccio e la bravura dell’autrice a creare suspense e curiosità con quel pizzico di romanticismo che non guasta in un giallo. Perché sì, questo libro è del genere giallo e si capisce fin dalle prime righe:

 «Ho una splendida notizia per te!»
 Quando il capo inizia così, le vengono i brividi.
«Il sostituto procuratore Santi, a cui è affidato il caso del mostro della palude, ti permetterà di seguire direttamente le indagini».
Beatrice sospira rassegnata mentre lui le fa segno di seguirlo nel suo ufficio. Purtroppo non può rifiutare l’incarico che il caporedattore le ha affidato: il suo contratto sta per scadere e se non si dimostra solerte rischia di dire addio a quel posto conquistato con fatica.
Il mostro della palude. Gli hanno affibbiato quel nome stupido, sembra il titolo di un B movie degli anni Cinquanta. Invece purtroppo è un essere reale, in carne e ossa, che ammazza in modo orribile anziani inoffensivi.


 E così Beatrice incomincia un’indagine giornalistica, collabora con il commissario e ne intuisce più delle forze dell’ordine. Esplora, indaga, sospetta e io la seguo in ogni passo, come se fossi io la protagonista delle sue vicende. Leggendo sostituisco la mia vita con la sua e rabbrividisco con lei per i pericoli che la circondano mentre mi rifugio sotto le coperte del mio letto, al calduccio. Leggo di destini che si incrociano, colpi di scena inaspettati e quel filo rosa così femminile che si sfuma nel giallo.

 Stavolta impastare il pane non è bastato a Beatrice per calmarsi. Continua a trafficare in cucina incurante del caldo di giugno combinato a quello del forno dove sta terminando di cuocersi la pagnotta che ha maltrattato fino a qualche decina di minuti prima.
Dopo lo shock iniziale causato dalla dichiarazione di Croci, è riuscita a riprendersi e a parlargli in modo ragionevole. Gli ha spiegato che lo considera un caro amico ma non potrebbe mai nascere una relazione sentimentale tra loro. Che deve farsene una ragione, frequentare qualche donna interessante e guardare al futuro. Perché non chiede di uscire alla sua amica Giulia con la scusa che sono entrambi testimoni dello sposo? Certo, non sta cercando di trovargli una fidanzata di ripiego.
Ma uscire con persone nuove è un modo divertente per distrarsi.


Per me, come per Beatrice, esiste una ricetta per i momenti difficili: Pane, marmellata e tè. Una fetta di pane fresco, appena sfornato,  con la marmellata all’arancio spalmato sopra e passano tutti i mali. Il sapore è un rifugio che mi consola e mi porta in un mondo più soffice. Ci sono tre casi da risolvere per Beatrice in questo nuovo romanzo, ma c’è molto di più: un nuovo amore e tanti guai che sono un ottimo nutrimento per il mio palato e per la lettura. La narrazione è frizzante e rispecchia una giovane giornalista del linguaggio chiaro e deciso che sa farsi valere e sa come farsi amare. Tre storie con un retrogusto in questo giallo ben strutturato, che evoca un po’ di nostalgia verso gli anni sessanta e che offre quell’incantesimo che tanto ci manca ai giorni nostri. Tre storie con i gusti di ogni tipo (tensione, romanticismo, thriller) ed è per questo che questo giallo/rosa ha il colore di una torta chantilly con tre candeline sopra e una scritta: Brava Carla Casazza!


giovedì 30 novembre 2017

Idee per Natale? Vi consiglio cinque libri

Una delle cose che regalo con frequenza a Natale sono i libri. A essere sinceri una delle cose che regalo con frequenza tutto l'anno. Ma visto che ora impazzano i consigli sui regali di Natale, mi inserisco a gamba tesa e vi suggerisco cinque libri che forse non troverete nelle grandi librerie di catena o nei supermercati, ma che vale la pena di procurarsi e regalare... o regalarsi.
La scelta è stata ardua perché l'elenco sarebbe molto più lungo, ma mi sono contenuta.
Per gli altri titoli potete sempre consultare le recensioni che ho pubblicato qui sul blog.
Inizio con un libro che è tante cose insieme: un'opera d'arte, un "pezzo" raro, un viaggio nel cuore di una città e tanto altro ancora. Si intitola Reno racconta Bologna, è un libro PopUp, tridimensionale, con elementi mobili, il primo di questo genere prodotto a Bologna che ha come protagonista la stessa e i suoi simboli. I disegni sono originali ed è stato tirato in soli 500 esemplari, confezionato a mano ed è venduto in esclusiva alla storica Legatoria Montanari in Via Farini 28 a Bologna. Qui potete leggere qualcosa di più su questo libro magico.
Qui trovate i contatti della Legtoria Montanari  e qui un video dedicato da Repubblica a Reno racconta Bologna.
Se amate la storia recente, l'Irlanda, Barcellona e le donne avventurose (o volete fare un regalo a qualcuno che ha queste passioni) vi consiglio La figlia del partigiano O'Connor di Michele Marziani  di cui prestissimo pubblicherò la recensione.
Per gli animi romantici un romanzo avvincente scritto da una cara amica: Ti raggiungo in Pakistan di Roberta Marcaccio (anche di questo leggerete presto qui sul blog), una storia che colpisce al cuore ma allo stesso tempo affronta temi molto attuali al femminile.
Declinato al femminile, con grinta e tanti spunti per leggersi dentro, è Riprendo fiato di MàgdalaDì e Julka Caporetti, romanzo appena uscito che al momento trovate solo in ebook ma che presto sarà raggiunto anche dalla versione cartacea.
Infine un altro titolo per guardarsi dentro, non è un romanzo ma scorre piacevole e leggero come se lo fosse, benché contenga informazioni molto serie e sia stato scritto da una psicoterapeuta con grande esperienza: L'elogio del barista di Caterina Ferraresi.
E voi che libri mi  consigliate per Natale?

mercoledì 22 novembre 2017

L'ultimo giro di valzer di Morena Fanti e Marco Freccero - Recensione

Capita sempre più spesso che nascano amicizie virtuali grazie a forum, siti, blog, social. Ci si trova a scambiarsi messaggi su una passione comune e scatta la simpatia che spinge ad approfondire la conoscenza. Finché non si sente il bisogno di incontrarsi "dal vivo". E' quello che accade ad Alessandra e Francesca, entrambe con l'hobby delle Cactaceae, i cactus, che dopo essersi scritte per un po' di tempo in un forum dedicato a queste piante decidono di vedersi per una cena. Durante l'incontro, però, Alessandra ha una rivelazione inaspettata che inizialmente farà crescere in lei il rancore ma poi sarà occasione per la nascita di una sincera amicizia con Francesca e la sua piccolissima bambina, Ludovica.
Come è scritto nella quarta di copertina, "Un romanzo che parla di amore e di tradimento, di gelosia e di desiderio di vendetta. Ma anche un romanzo che parla di amicizia e di cambiamento, di famiglia e di vita. Due donne e un uomo: tre vite intrecciate e l’imprevisto che sempre fa agguati alla vita di ciascuno. L’ultimo giro di valzer è una tentazione per tutti e anche Michele non resisterà".
Ma al di là della storia, ben scritta e avvincente, "L'ultimo giro di valzer" è un libro interessante  anche per altri aspetti.

lunedì 20 novembre 2017

Marco Freccero mi ha intervistato

Grazie a Marco Freccero (autore di cui presto leggerete qui) per la bella intervista che mi ha fatto nel suo blog.
Come al solito la riporto qui per i più pigri, ma se volete andare a leggere l'originale il link è questo e nel blog troverete tanti altri post interessanti.

Iniziamo questa intervista partendo dalle “basi”: che cosa fa l’editor?
L’editor rivede il manoscritto affinché sia pronto per la stampa. Oltre a correggere refusi ed errori, lo rende scorrevole e fluido, “lima” le parti in eccesso, verifica le incongruenze, lavora sulla struttura affinché il tutto risulti più armonioso possibile. Controlla che la struttura del racconto sia coerente, che non ci siano incongruenze temporali, storiche, geografiche o di altro tipo. Suggerisce a volte di eliminare o aggiungere un capitolo per alleggerire il testo o completarlo. Può consigliare anche di cambiare il finale o certi passaggi se non li ritiene efficaci. Sempre però nel rispetto dello stile dello scrittore.
Come si diventa editor?
Innanzitutto sarebbe meglio avere alle spalle degli studi umanistici, e in ogni caso conoscere molto bene la grammatica italiana (cosa che non darei per scontata con ciò che si legge in giro). In secondo luogo occorre avere un buon background come lettore perché più libri si leggono (belli o brutti, classici o contemporanei, scritti bene o male) maggiore senso critico letterario sviluppiamo. E conta anche una buona dose di “attività sul campo” per farsi le ossa. Esistono anche corsi di editing, ma senza avere compiuto il percorso che ho appena descritto servono a ben poco (a parte imparare la grammatica che non guasta).

domenica 12 novembre 2017

Un tesoro abbandonato: Villa Muggia di Bel Poggio

Domenica 29 ottobre fa ho partecipato alla visita guidata di quel che resta di un patrimonio architettonico unico nel suo genere: Villa Muggia di Bel Poggio che sorge subito fuori Imola.
Villa Muggia, oltre a essere un pregevole esempio di architettura razionalista, ha una storia interessante: completata nel 1937 inglobando i resti di un casino di caccia del'700, fu progettata dal grande architetto Pietro Bottoni. I proprietari erano una famiglia di industriali bolognesi di origini ebraiche e per questo motivo quando le leggi razziali entrarono in vigore dovettero lasciare l'abitazione, fatta costruire per la villeggiatura, e mettersi in salvo. Durante la guerra la villa venne confiscata per farne un comando tedesco e pochi giorni prima della fine del conflitto un bombardamento distrusse la parte più preziosa dell'edificio.
Dopo decenni di abbandono venne riconosciuta come un esempio unico nel panorama architettonico del Modernismo italiano e posta sotto la tutela del Ministero dei beni culturali.

giovedì 9 novembre 2017

Pane, marmellata e tè con dedica: idea per Natale

Troppo presto per parlare di Natale?
Nei supermercati sono già esposti i panettoni, quindi anche io posso parlare dei regali sotto l'albero.
Se hai letto il mio giallo Pane, marmellata e tè
e ti è piaciuto, potresti regalarlo a qualcuno che ti è caro e ama questo genere di storie. E se il libro ha una dedica personalizzata firmata dall'autrice il pensiero sarà più prezioso.
Pensa poi quando diventerò famosissima e i miei libri auutografati varranno una fortuna!
Se non lo hai letto, invece, potrebbe essere l'occasione per farti un regalo.
In entrambi i casi, posso spedirti il libro con una dedica scritta e sottoscritta di mio pugno.
Come fare?
Scrivi a carlacasazza67@gmail.com e ti spiegherò tutto!

martedì 31 ottobre 2017

Appunti e spunti dalla Fiera del libro di Francoforte 2017

L'articolo che segue è stato pubblicato su Bookavenue

Gli “addetti ai lavori” e i lettori aspettano ogni anno la Fiera del Libro di Francoforte come i bambini attendono l'arrivo del Luna Park (lo attendono ancora con ansia i bambini di oggi? Non so, mi ricordo l'emozione quando a scuola ci distribuivano i volantini che pubblicizzavano l'arrivo delle giostre). Ma al di là della gioia di trovarsi per alcuni giorni immersi tra i libri di tutto il mondo, che aria tira davvero tra i padiglioni della fiera editoriale più importante d'Europa?
Nonostante i grandi numeri, anche i dati ufficiali a conclusione della Frankfurter Buchmesse 2017 non hanno potuto fare a meno di evidenziare che la crisi è ancora in corso: 286.425 visitatori, 3 per cento in più rispetto al 2016, 6,5 per cento in più di visitatori nel fine settimana ma una diminuzione dello 0,2 per cento durante i giorni dedicati agli addetti ai lavori.
In effetti, passeggiando per i padiglioni, non spiccano più alcuni grandi stand dal gusto hollywoodiano che si vedevano qualche anno fa, e i cacciatori di gadgets avranno raccolto un magro bottino di matite, post-it, penne, blocchi ecc. Ma a essere sincera questa versione della fiera più low profile a me non dispiace perché rifocalizza l'attenzione sull'anima di tutto: i libri.
La mia wish list si è arricchita non poco, anche se mi sono chiesta: quanti di questi libri saranno tradotti in italiano? Perché la chiave sta tutta lì, sono le case editrici che scelgono i titoli stranieri di cui acquisire i diritti a determinare ciò che potremo leggere nella nostra lingua. E nelle librerie italiane, a parte gli autori di grido dei principali paesi europei, spesso non si trova molto altro. Lo confermano anche i numeri dell'AIE, l'Associazione Italiana Editori, che come ogni anno durante la fiera di Francoforte comunica i dati annuali: 1 per cento in più per il fatturato del libro di carta, un aumento dell’11 per cento sulla vendita di diritti all’estero di libri italiani (in effetti ho visto molti più romanzi italiani tradotti in varie lingue esposti nei diversi stand rispetto a qualche anno fa) , ma purtroppo cala drasticamente il numero di titoli tradotti in italiano da altre lingue. Il discorso della traduzione è comunque assai ampio e complesso, quindi torniamo alla fiera.
Non mi è parso di cogliere operazioni di marketing insistente su un particolare genere letterario come avvenne, ad esempio, l'anno del lancio delle “Cinquanta sfumature” quando alla fiera era proposta la letteratura erotica in tutte le salse. Di certo, però, il giallo-thriller-noir continua a vendere parecchio in ogni parte del globo. Non ho notato nemmeno massicce campagne di promozione di esordienti o di “casi letterari dell'anno”, mentre si è parlato molto del nuovo libro che Dan Brown ha presentato alla fiera, in esclusiva per la Germania, “Origin” uscito in tutto il mondo il 3 ottobre scorso.
Un altro ritorno molto pubblicizzato è quello di Philip Pullman con “Il libro della polvere” che riprende le vicende della trilogia “Queste oscure materie” grazie alla quale ha vinto importanti premi, primo fra tutti l’Astrid Lindgren Memorial. Merita una menzione, quanto meno per i risvolti “mondani” dell'operazione editoriale “The president is missing” scritto da James Patterson (uno dei giallisti americani più venduti al mondo) assieme a Bill Clinton.
Una fiera importante come quella di Francoforte, oltre a dare “il polso” della situazione editoriale attuale, è soprattutto rappresentativa dei tempi che viviamo, in positivo e in negativo.
Segno dei tempi negativo era la meticolosità con cui venivano perquisite tutte le persone che entravano alla fiera e il grande dispiegamento di polizia. Mai vista prima d'ora una vigilanza così capillare: bisogna prendere tristemente atto che la strategia del terrore cambia le abitudini e lascia segni indelebili.
Ma come Dostoevskij fa dire al principe Myškin ne “L'idiota”, la bellezza salverà il mondo, e di bellezza quest'anno a Francoforte ce n'era tanta, nei libri esposti, ma soprattutto nei tanti titoli ricchi di illustrazioni e tavole a fumetti. Graphic novel e libri illustrati per adulti sono realtà editoriali sempre più sotto l'occhio dei riflettori tanto che una parte consistente della bella mostra allestita nell'area Forum e dedicata alla Francia, Guest of Honour di quest'anno, era riservata ad essi. Curiosando nel ricchissimo padiglione dedicato proprio alla Francia ho scoperto che sono davvero tante le proposte editoriali illustrate e che sono molto seguite dai lettori francesi: dal filone satirico a quello fantasy o storico, persino alle storie a sfondo sociale. In particolare mi ha colpito “Octobre 17”, dedicata alla storia degli eventi della Rivoluzione d'ottobre, sceneggiata da Patrick Rotman e illustrata da Benoît Blary. La graphic novel inaugura un progetto congiunto delle case editrici Seuil e Delcourt che prevede per il 2018 altri due titoli: “La Veille du grand soir. Mai 68” e “Séduire un général. Nelson Mandela face à Constand Viljoen”.

martedì 17 ottobre 2017

Podissea di Stefano Rossini - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue

 Una volta le acque del Po erano popolate da storioni, scomparsi nel dopoguerra a causa dell'inquinamento.
Marco Alieni, giornalista di viaggi ed enogastronomia, dallo storione è ossessionato, in particolare lo storione d'argento, creatura leggendaria che gli è apparso in sogno da bambino.
Dopo avere esitato a lungo, decide infine di partire alla ricerca di questo animale mitologico e coinvolge nel viaggio un giovane collega. Completano la spedizione che risalirà il Po su una barca anche un ragazzo svedese arrivato in Italia quasi per caso e Salamino Sughino, una salama da sugo parlante.
A questo punto della trama è chiaro che la storia raccontata da Stefano  Rossini è un tantino sopra le righe, ma questo non toglie nulla, anzi rende più interessante un romanzo dall'intreccio articolato e avvincente.
Nel corso del viaggio i nostri eroi si troveranno immersi in un microcosmo inaspettato e affascinante in cui si muovono divinità ancestrali, strani (a dir poco) abitanti del fiume, mondi sotterranei e creature inquietanti o fantastiche.
Nel frattempo Dio e Lucifero fanno una scommessa sul viaggio dei quattro avventurieri. Riusciranno a trovare lo storione d'argento? Per saperlo occorre seguire le loro avventure fino all'ultima pagina e percorrere assieme a loro un viaggio alla scoperta di un grande fiume che sarà anche occasione per conoscere meglio se stessi e le proprie potenzialità.
Una sorta di "American gods" all'italiana, ironico e irriverente, con citazioni dotte e digressioni demenziali, scritto con la mano sicura di un giornalista esperto e intriso di sottile umorismo.
Un libro che diverte e coinvolge.


Podissea di Stefano Rossini 
(Antonio Tombolini Editore, 2017) 

martedì 12 settembre 2017

L'esilio dei moscerini danzanti giapponesi di Marino Magliani - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata su Bookavenue 

Se si passeggia sulle spiagge olandesi si possono incontrare sciami di moscerini che paiono danzare sopra le alghe depositate sulla sabbia. Sono una specie di Chironòmidi originari del Giappone e delle isole del Pacifico che negli anni ’60 sono arrivati sulle coste dell’Europa del Nord. Moscerini in esilio volontario, come lo è Marino Magliani che dopo tanto viaggiare ha deciso di fermarmarsi in una cittadina vicino ad Amsterdam autoesiliandosi dalla "sua" Liguria.
E un esiliato è anche il protagonista di questo romanzo, che molto somiglia all'autore, e racconta la propria vita in tanti flash back che fanno rimabalzare continuamente il lettore tra passato e presente.
Un traduttore che ha scelto di vivere nel nord Europa e che guarda alla sua vita passata: l'infanzia in una terra di confine, i ricoveri alla "neuro" nel periodo di maggiore ribellione, il lavoro in Corsica, un amore finito che crede grande e forse non era così intensamente ricambiato.
Una storia per riprendere i fili di un'esistenza complicata e provare a trovarne il bandolo, un modo per alimentare i rimpianti o per cercare di farli tacere.
Una scrittura lineare e schietta intessuta di realismo e poesia. Che ci aiuta (forse) a comprendere la scelta di buttarsi tutto alle spalle e ricominciare da zero in un luogo più lontano culturalmente che geograficamente.

 Marino Magliani
(Exorma, 2017)



domenica 10 settembre 2017

Il libro perfetto di Massimo Lazzari - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata sulla rivista online Bookavenue

A volte l'esistenza ti sembra già tutta programmata, e invece quando meno te l'aspetti ti trovi a una svolta improvvisa che ti disorienta. Succede a Lorenzo, un matrimonio finito da poco e i quarant'anni che si avvicinano inesorabilmente, un lavoro solido ma noioso, la voglia di scrivere  un libro e di vedere nuovi cieli.
Così decide di partire per l’India nel Nord: un viaggio da improvvisare ogni giorno, in solitaria, coi tempi lenti di chi vuole conoscere un luogo davvero e forse l'occasione per scrivere il suo libro di cui conosce la fine, ma non l'inizio. L'istinto lo porta in luoghi che non aveva programmato di visitare e gli fa incontrare persone che lasceranno un segno indelebile nella sua nuova vita. Tra questi un misterioso scrittore, Leo, che assomiglia moltissimo a Lorenzo e ha scritto un libro a cui manca il finale, il libro perfetto.
Una storia ben scritta, ritmata, un po' surreale e ricca di suspense, che affascina per i luoghi altamente evocativi in cui è ambientata: la mistica città di Rishikesh, le regioni del Punjab, del Kashmir, del Ladakh e un monastero nella Valle di Nubra, circondato dalle vette dell’Himalaya.
Ma il viaggio vero, quello che gli cambierà completamente idee e prospettive, Lorenzo lo compirà dentro di sé, interrogandosi, scoprendosi un altro uomo, mettendo in discussione priorità e valori.
Il libro perfetto di Massimo Lazzari è una lettura appassionante che fa crescere il desiderio di partire alla scoperta di luoghi sconosciuti e lontanissimi, oppure così vicini che li racchiudiamo noi stessi.

Il libro perfetto
di Massimo Lazzari
(Antonio Tombolini Editore, 2017)

giovedì 24 agosto 2017

Massimo Lazzari mi intervista per il suo sito

Non vorrei sembrare autoreferenziale, ma che ci posso fare se parlano di me? 😊
Stamattina ho iniziato alla grande con la bellissima intervista che mi ha fatto Massimo Lazzari per il suo sito.
La versione integrale la potete leggere a questo link, ma la riporto anche qui per comodità.


Carla nasce nel 1967 a Pisa, da una famiglia di origine veneta. Vive a Imola da più di 30 anni e ormai la Romagna ce l’ha nel sangue e nel cuore. Ha iniziato nel 1993 – subito dopo la laurea in Scienze dell’educazione – le prime collaborazioni come free-lance per alcune testate locali, a cui, negli anni, ha abbinato l’attività di addetto stampa e curatrice di mostre, coordinamento editoriale, copy per la pubblicità e redattrice per il web. Si è poi specializzata in giornalismo turistico ed enogastronomico.
Ma l’amore per i libri e la letteratura, che la accompagna fin da bambina, negli ultimi dieci anni ha prevalso, così attualmente oltre all’attività giornalistica e di comunicazione, svolge quella di editor, social media manager e consulente editoriale (il suo sito è www.carlacasazza.com).
Dirige Olos, la collana di Antonio Tombolini Editore di saggistica che si occupa di discipline olistiche, bio-naturali e self help . Ha fatto parte del collettivo SIC (Scrittura Industriale Collettiva) che ha pubblicato il romanzo In territorio nemico (Minimum Fax, 2013). Collabora con il sito dedicato ai libri Bookavenue e la rivista letteraria Il Colophon.
Ha pubblicato due saggi storici, Governo ed amministrazione ad Imola nella prima età moderna (ormai esaurito) e Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente (Bacchilega Editore, 2006), la raccolta di racconti Scritto sull’acqua (Narcissus Self Publishing, 2012), il saggio Agente Letterario 3.0 Reloaded (Errant Editions, 2014), e i tre racconti gialli Pane, marmellata e tè (Antonio Tombolini Editore, 2016).
Io ho letto questo suo ultimo lavoro e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Infatti, nonostante il titolo evochi un libro di ricette, o un romanzo rosa per signore, questo libro non è nulla di tutto ciò. È un sorprendente e avvincente giallo in tre atti, dove pane, marmellata e tè diventano gli ingredienti principali di altrettanti casi che Beatrice, la giornalista d’inchiesta protagonista delle storie, è chiamata a risolvere. Un po’ Agatha Christie un po’ Stieg Larsson, Carla ha dimostrato che la narrativa gialla non è prerogativa solo degli autori scandinavi (che tra l’altro mi ha confessato di amare parecchio, con una predilezione particolare per la letteratura islandese).
Ma vediamo di conoscere meglio questa poliedrica autrice che dalla Romagna strizza l’occhio al Nord-Europa.
Carla, perché la scrittura?
Non mi sono mai posta la domanda. Appena sono stata in grado di mettere in fila qualche frase di senso compiuto ho iniziato a scrivere e non ho più smesso. Potrei risponderti che vivo per scrivere e scrivo per vivere. Credo che in questa frase ci sia l’essenza di tutto quello che sono.
Qual è stato il tuo percorso in questo campo?
A parte la scrittura personale e la collaborazione alle superiori con qualche giornale scolastico e di alcune associazioni, ho iniziato a scrivere in modo più serio subito dopo la laurea quando ho iniziato a collaborare con un settimanale della mia città. Sono iscritta all’ordine dei giornalisti da quando avevo 27 anni. E, come si può leggere dalle mie note biografiche, ho fatto della scrittura la mia professione.
La più grande soddisfazione avuta?
La pubblicazione di Montecuccoli 1937-38. Viaggio in Estremo Oriente, un mix tra saggio storico e diario di viaggio che raccoglie le memorie e le bellissime foto di mio nonno, sottufficiale di Marina, uno dei membri della missione italiana che intervenne a Shanghai durante la guerra cino-giapponese salvando molte vite di occidentali e di cinesi. E che visitò il Giappone: furono il primo equipaggio militare italiano a mettere piede in Giappone. Le ricerche per quel libro mi hanno impegnata per anni e non esiste nessun altro documento italiano, a parte il mio saggio, dedicato a quella missione. Il libro è andato esaurito: ho ricevuto mail di lettori provenienti da Pechino, la Svezia, USA, Sud America. Ancora oggi, dopo 11 anni dalla sua uscita, ricevo messaggi di persone che lo hanno letto e apprezzato.
E la delusione più grande?
Nessuna delusione.
Il tuo sogno?
Potermi dedicare solo ai miei libri invece che lavorare per i libri degli altri. Sia chiaro, amo il mio lavoro, ma dopo otto ore di editing, comunicazione, promozione dei libri altrui non sempre ho l’energia per dedicarmi ai miei progetti letterari. Vorrei potergli dedicare più tempo, anche perché ne ho un bel numero che aspettano di essere sviluppati.
Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere questa professione?
Prima di tutto imparare a scrivere bene in italiano, correttamente, senza errori e orrori. Non basta una bella storia, occorre saperla raccontare con un linguaggio fluente e accattivante. E in parallelo: leggere, leggere, leggere e ancora leggere. Libri belli o brutti, impegnati o leggeri. Più si legge più si alimenta il proprio senso critico, si “assorbe” la capacità di scrivere in modo efficace, si capisce in quali errori non cadere, ecc.
A cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto scrivendo il seguito di Pane, marmellata e tè. Mentre però il primo libro è composto da tre racconti collegati tra di loro, il nuovo libro sarà un romanzo. Ho scritto Pane, marmellata e tè quasi per gioco, non immaginavo che venisse accolto così positivamente. In tanti mi hanno chiesto una nuova avventura di Beatrice e Alessio, perciò mi sono messa all’opera e mi sto divertendo molto nelle vesti della Agatha Christie de noartri.

martedì 22 agosto 2017

E' nato il blog Orð North: letteratura e cultura del nord Europa

Chi mi segue con attenzione sa che da qualche mese a questa parte sto lavorando al progetto Orð North: letteratura e cultura del nord Europa, di cui potete leggere nei dettagli a questa pagina.
Uno dei primi passi del progetto è proprio la creazione di un blog a esso dedicato che è on line da qualche settimana.
Se volete curiosarci il link è questo.
Buona lettura!

mercoledì 5 luglio 2017

Il libro perfetto, Pane marmellata e tè e i consigli di lettura di Massimo Lazzari

Confesso che Pane, marmellata e tè mi sta dando delle soddisfazioni inaspettate. Chi è venuto alle mie presentazioni sa che questo libro è nato quasi per gioco, mi sono molto divertita a scriverlo, e non mi aspettavo gli ottimi riscontri che sta ricevendo.
Massimo Lazzari ne parla nel suo interessante articolo in cui consiglia 15 libri per l'estate, articolo che potete leggere integralmente a questo link.
Di "Pane, marmellata e tè" scrive:
"Il titolo evoca un libro di ricette, o un romanzo rosa per signore. E invece questo libro non è nulla di tutto ciò. E’ un sorprendente e avvincente giallo in tre atti, dove pane, marmellata e tè diventano gli ingredienti principali di altrettanti casi che Beatrice, la giornalista d’inchiesta protagonista delle storie, è chiamata a risolvere".
Nell'articolo Massimo cita anche il suo nuovo libro appena uscito, "Il libro perfetto", che sto leggendo proprio in questi giorni e mi sta coinvolgendo molto. Presto quindi ve lo racconterò in una recensione.

Intanto vi consiglio di acquistarlo (trovate qui tutte  le informazioni).
E Pane, marmellata e tè l'avete letto? Cosa ne pensate? Se volete sapere come fate ad acquistarlo leggete qui.

lunedì 3 luglio 2017

Anche "Pane, marmellata e tè" nei consigli di lettura di Manuela Bonfanti

Si parla anche del mio "Pane, marmellata e tè" nel bell'articolo dal titolo Nuove autrici visibili: letture per l’estate, al femminile pubblicato da Manuela Bonfanti nel suo blog Voci dal silenzio.
E sono in ottima compagnia perchè Manuela propone una carrellata di bravissime colleghe, alcune recensite da me qui nel blog.
Vi consiglio quindi la lettura completa dell'articolo a questo link.
Io, per pura vanità, riporto qui la parte relativa a "Pane, marmellata e tè".

"Avete presente La signora in Giallo? Questi tre brevi racconti mi fanno pensare a dei mini-episodi della famosa serie. Divertenti e senza pretese, ma con una trama ben architettata, con gli indizi al posto giusto, si leggono con piacere. Vi accompagneranno volentieri sui mezzi pubblici, sul divano, in spiaggia o prima di poggiare la testa sul guanciale. Dal serial killer di casa nostra ai castelli della Loira per l’assassinio di un principe, seguiamo le avventure dei due protagonisti, la giornalista Beatrice e il poliziotto Alessio che si incontrano casualmente a… un corso di panificazione. Un setting originale e retrò per un incontro che dal giallo di tinge di rosa. Due piccioni con una fava. Ma i personaggi di Pane marmellata e tè, a differenza della Signora in giallo, sono contemporanei, giovani, pieni di vita. Alla Castle, per intenderci. Come se tradizione e modernità si fondessero. Il titolo ci trasporta in un universo casalingo, la cui continuità semantica non lascia presagire il versante giallo. A meno che il pane sia di mais, la marmellata di susine e il tè al gelsomino. Gusti un po’ strani, sì. Ma lasciatevi sorprendere".