mercoledì 7 marzo 2018

Febbre a 90' di Nick Hornby - Recensione

La recensione che segue è stata pubblicata sulla rivista letteraria online Il Colophon

“Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”.
Nacque così, all’età di 11 anni, per Nick Hornby una grande passione, talmente grande da dedicargli un libro, Febbre a 90', che lo ha reso uno scrittore celebre. Una sorta di autobiografia di sé e dell’Arsenal, nota squadra londinese, scandita dalle partite che ha disputato tra il 1968 e il 1992, anno in cui è uscito il libro. Ogni capitolo infatti descrive un incontro (immagino scelto tra i più degni di nota disputati dalla squadra) ma allo stesso tempo offre lo spunto a Hornby per raccontare la propria vita e provare a descrivere le emozioni che si annidano nell’animo di un tifoso.
Tutto ebbe inizio nel 1968 — appunto — quando il padre di Hornby se ne andò di casa per un’altra donna. L’equilibrio familiare venne sconvolto e lo scrittore e la sorella, pieni di risentimento per il genitore, erano restii a frequentarlo. Perciò il padre cercò di conquistare Nick invitandolo a vedere la finale di Coppa fra West Brom ed Everton: “Gli dissi che il calcio non mi interessava, neppure la finale di Coppa — il che era vero, per quanto ne ero consapevole — ma rimasi comunque incollato alla televisione per l’intera partita. Alcune settimane più tardi guardai, incantato, l’incontro Manchester United — Benfica, con mia mamma, e alla fine di agosto mi alzai presto per sentire com’era andato lo United nella finale della Coppa Intercontinentale. Amavo Bobby Charlton e George Best (non sapevo niente di Denis Law, il terzo della Santissima Trinità, che aveva saltato l’incontro con il Benfica a causa di un infortunio) con un ardore che mi aveva preso completamente di sorpresa; durò tre settimane, finché mio padre non mi portò a Highbury per la prima volta”. Highbury — per chi non lo sapesse — era lo stadio dove giocava l’Arsenal all’epoca.

Chi ama la scrittura di Hornby in Febbre a 90' trova già le premesse che ne hanno fatto uno dei principali scrittori britannici degli ultimi 25 anni, ma c’è dell’altro: in questo libro riesce a esprimere l’essenza del tifo sportivo, a fare respirare anche a coloro che non sono interessati al calcio, e nemmeno allo sport in generale, le sensazioni di chi ha una squadra del cuore e soffre o gioisce per lei. Scrive Hornby nella prefazione: “Febbre a 90' riguarda la condizione del tifoso. Ho letto libri scritti da persone che evidentemente amano il calcio, ma questa è tutta un’altra cosa; e ho letto libri scritti, in mancanza di una parola migliore, da hooligan; ma almeno il 95 per cento dei milioni di spettatori che ogni anno guardano le partite non hanno mai dato un pugno in vita loro. Questo libro quindi è per noialtri, e per chiunque si sia chiesto cosa significhi essere fatti così. Nonostante i particolari qui riportati riguardino solo me, spero stuzzicheranno quanti si siano mai scoperti andare alla deriva, nel bel mezzo di una giornata di lavoro o di un film o di una conversazione, verso un sinistro al volo nel sette di destra, sferrato dieci o quindici o venticinque anni fa”.
Probabilmente proprio una parte del successo del libro è dovuta a questa capacità di rendere giustizia al tifoso, di collegarlo empaticamente col resto del mondo, di farlo vedere sotto una luce diversa dal sempliciotto che si scalda per alcuni uomini in calzoncini che corrono dietro a una palla, di fare capire a chi vede tutto dall’esterno che c’è qualcosa di profondo e genuino nel dedicare le domeniche alla partita.
Addirittura, attraverso la rievocazione delle partite che hanno scandito la sua vita, Hornby trova una chiave di lettura alla propria esistenza, fino alla rivelazione: “Contro l’Aston Villa, una settimana dopo il Wrexham, mi balenò davanti agli occhi tutta la mia vita. Un pareggio 0–0, contro una squadra da niente, in una partita insignificante, di fronte a un pubblico insofferente, di tanto in tanto arrabbiato ma più che altro stancamente tollerante, nel freddo gelido di gennaio… L’unica cosa che mancava era Ian Ure che inciampa su se stesso, e mio papà, che continua a mugugnarmi accanto”.
E dopo avere letto il libro, forse vi scoprirete tifosi persino voi.
Una curiosità: dopo il successo della prima edizione, che vendette più di un milione di copie in Gran Bretagna, Febbre a 90' fu ristampato e regalato agli abbonati dell’Arsenal durante la stagione 2005–06, l’ultima in cui la squadra giocò nello stadio di Highbury.

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