lunedì 26 marzo 2018

Isole letterarie: Jón Kalman Stefánsson e Siri Ranva Hjelm Jacobsen a I Boreali

L'articolo che segue è stato pubblicato su Bookavenue

I Boreali Nordic Festival è un'occasione imperdibile per gli amanti della letteratura e cultura del Nord Europa. Organizzato dalla casa editrice Iperborea, che pubblica in italiano una vasta scelta di scrittori boreali (ma anche lettoni, lituani, olandesi, ecc.), si è svolto un mese fa a Milano. Sono quattro anni, tanti quante le edizioni della manifestazione, che sogno a occhi aperti leggendo il programma: chi mi conosce sa della mia passione da groupie per gli scrittori del Nord. Questa volta non ho saputo resistere e con mia somma gioia ho partecipato al Festival, soprattutto perché ad aprire le quattro giornate ricche di presentazioni, conferenze, film e tanto altro c'era lui, il mio scrittore culto, Jón Kalman Stefánsson.
In realtà l'intervento di Stefánsson non era l'occasione per presentare un nuovo libro ma, intervistato dallo scrittore Andrea Vitali, ha parlato della sua scrittura in generale. Se il sospetto leggendo i suoi libri mi era già venuto, sentirlo parlare dal vivo mi ha confermato la sua vena ironica, il suo sapersi prendere non troppo sul serio, ma anche la capacità di rendere poche parole qualcosa di emozionante e suggestivo che ti resta dentro. Se poteste curiosare nella mia libreria vedreste che i suoi libri sono pieni di segnalibri e sottolineature (rigorosamente a matita) per ricordarmi le frasi e i brani da leggere e rileggere intrisi di una poesia asciutta ma che colpisce al cuore. E durante la sua chiacchierata con Vitali, nonostante il tono leggero e in alcuni casi molto da “salotto tv”, qualche perla è arrivata al pubblico. Parlando del valore della scrittura, del bisogno che ha l'uomo della scrittura, Stefánsson ha detto che rimarrà sempre un'attività importante perché gli uomini non riescono davvero a uscire da sé stessi e il cuore ha sempre bisogno di parole. “Se volete rallentare il vostro ritmo e sentire battere il vostro cuore” ha detto “sedetevi e scrivete una lettera a chi volete bene”.
Come era prevedibile si è parlato anche di isole, visto che Stefánsson è islandese, della forte identità culturale che si vive e si respira nella sua nazione. Secondo lo scrittore la sua forza è determinata proprio dal fatto che sono secoli che gli islandesi se ne vanno e poi ritornano. Se si lascia la propria terra per andare all'estero, si capiscono molte cose del luogo da cui si proviene che altrimenti non si comprenderebbero. “È un peccato che tutte le nazioni non siano un'isola perché è importante andarsene”. E mentre si viaggia per il mondo “la lingua che ci unisce è la letteratura, è lì che ci possiamo incontrare”.
Anche Siri Ranva Hjelm Jacobsen è originaria di un'isola, un arcipelago di isole, le Fær Øer, disperse nell'estremo Nord tra il Mare di Norvegia e l'Oceano Atlantico. O meglio, sono originari di quei luoghi i suoi nonni materni emigrati in Danimarca dove lei è nata. Di questo legame con le Fær Øer la giovane scrittrice parla nel suo libro Isola. Un legame che è esistito da sempre perché al suo luogo d'origine è tornata tutte le estati. Ma nel romanzo, dice la Jacobsen, non si parla solo della protagonista, di Abbi (il nonno), di Omma (la nonna), bensì di tutti noi perché spostarsi da un luogo all'altro è un'attività propria di tutta l'umanità, in particolare negli ultimi due secoli. E proprio a questa necessità di spostarsi (che nasce da tanti motivi, non solo quello economico) è legato il problema dell'identità e come conservarla. Nelle nazioni piccole, come le Fær Øer, accade che l'identità sia molto forte e questo è dovuto spesso anche al silenzio, al tacere, come avviene in tutte le piccole comunità. In questo silenzio, spesso, chi emigra perde molti tasselli della propria cultura. Secondo la Jacobsen l'identità è qualcosa di fluido, di mobile come un'isola fluttuante che non sempre ti permette di tornare. Ma allo stesso tempo, e per fortuna, l'identità oggi va al di là di un luogo fisico. Sono questi i temi che animano il romanzo, ma anche la storia di una nipote che – morta la nonna – torna col nonno alla ricerca delle proprie radici.
Insomma, se non conoscete ancora questi due scrittori vi consiglio vivamente di leggerli e di apprezzare la loro letteratura ironica, suggestiva, poetica e ricca di spunti per riflettere.

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